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ULTRAS controcultura o sottocultura? 
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Neo Lupo
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Iscritto il: mer ott 26, 2005 8:12 pm
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Messaggio ULTRAS controcultura o sottocultura?
Questo è il tema che, se tutto va bene, utilizzeremo per un dibattito pubblico?
Voi cari utenti di forzavellino.net cosa ne pensate in merito?
Ringrazio anticipatamente i lupi, ultras, tifosi e appassionati, che esprimeranno il loro obiettivo punto di vista.


mer nov 09, 2005 3:36 am
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Neo Lupo
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Iscritto il: gio nov 03, 2005 2:30 am
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che andassero a lavorare :ciao:
ridicoli ultras mercenari

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FUORI GLI INFEDELI
PUGLIESE VIA TORNA A FRIGENTO!!!


mer nov 09, 2005 7:00 am
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Grande Lupo
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Iscritto il: gio gen 06, 2005 9:32 pm
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Adesso penso che sia sottocultura

io ho vissuto il movimento ultras nella fine degli anni 80 e 90, in quei tempi si parlava veramente di ultras,

adesso è solo sottocultura, è un movimento che si atteggia ad esercito (perchè non vi arruolate?) si è contro lo stato (polizia) e contro la televisione....

ma perchè?

perchè secondo qualcuno la televisione fa andare meno persone allo stadio?...
NO.... meno persone allo stadio fa andare lo show di Avellino-Napoli del 2003
meno persone allo stadio fa andare il motorino di san siro,
meno persone allo stadio fa andare Paparelli, il razzo di Ascoli ecc ecc

partite intere a cantare contro sky....???sky??? ma se sky non trasmette nanche più le partite di serie B....

intere partite a cantare contro la polizia.....ma quante volte la polizia ci ha salvato il c**o?

intere partite a cantare contro il sistema e non per la squadra.....MENTRE GLI ARBITRI FANNO IL COMODO LORO.....ai miei tempi gli arbitri che facevano i fessi uscivano scortati dalla porta carraia.....adesso NO.....mentre l'arbitro CI PENALIZZA....noi pensiamo ai diffidati, sky, polizia, carabinieri, gdf, forestale ecc ecc

questo è SOTTOCULTURA!


mer nov 09, 2005 9:38 am
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Iscritto il: mar gen 11, 2005 10:17 am
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Località: IRPINIA REGIONE!
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ULTRAS..CULTURA E UNICO STILE DI VITA....

MENTRE IL CALCIO VA A ROTOLI,SOLO GLI ULTRAS PROSEGUONO PER LA LORO MENTALITA'!

ULTRAS CULTURA..E STILE DI VITA! :ciao: :ciao: :ciao:

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ORA E SEMPRE, FORZA MAGICO LUPO...
LOTTARE SEMPRE : FINO ALL'ULTIMA GOCCIA DI SUDORE, FINO ALL'ULTIMA GOCCIA DI SANGUE!!!


mer nov 09, 2005 10:27 am
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Lupissimo
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Iscritto il: lun feb 07, 2005 7:04 pm
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Premetto te tutto ciò che sto per dire riguarda Avellino perchè non credo di avere la capacità di analizzare un fenomeno così vasto che riguarda il mondo intero.

Il mondo ultras è cambiato, se in meglio o in peggio questo è tutto da definire.
Qui ognuno può esprimere il proprio pensiero partendo da quello che ha vissuto, da quello che ha visto in passato e da quello che sta vedendo oggi.
Io ho qualche anno in più di Vegeta, il mio "esordio" al Partenio è avvenuto in Tribuna Terminio alla fine degli anni '70. Lì, nell'anello superiore c'erano gli ultras, persone che avevano a cuore le sorti dell'Avellino Calcio e che organizzate con tamburi e bandiere facevano un tifo indiavolato per 90 minuti. Questo al centro della Tribuna Terminio. Sul lato sinistro verso la curva nord, c'erano gli ultras, tifosi che quando la curva era piena di milanisti, interisti romanisti ecc. ecc. si dannavano l'anima a riempirli di epiteti certamente poco piacevoli ma che nel mondo del calcio ci stanno tutti (e magari li accompagnavano anche con sputi e mazzate a ridosso delle inferriate che separavano i settori). Nella Tribuna Montevergine in quegli anni c'erano gli ultras, persone che (all'occorrenza) si azzuffavano se qualche tifoso avversario alzava troppo i toni (le sane sca.zzottate). In curva sud c'erano gli ultras, tifosi che come tutti gli altri seguivano la gara e tifavano per il Lupo fino al 90°. Insomma lo stadio Partenio la domenica era la tana del Lupo ed era gremito di ultras, individui uniti dalla fede eterna negli stessi colori, (tutti) pronti a difendere il proprio ideale con il tifo, poi a parole e se non bastava con le mani. Questo ho visto io da piccolo e sfido chiunque a smentirmi.
Poi verso la fine degli anni '80 qualcosa è cambiato. Gli ultras hanno cominciato a spostarsi tutti nella Sud perchè molti di loro non avevano più voglia di vedere la partita al fianco dei numerosi "allenatori" che sono nati al Partenio e che ti esasperano con i loro continui commenti tecnico-tattici e che aprono bocca solo per criticare ogni minimo errore, così il Partenio è diventato una succursale di Coverciano, mentre gli ultras hanno continuato a cantare (con la guida di personaggi forse ambigui ma indubbiamente carismatici) per i colori biancoverdi.
Negli anni '90 il nostro Avellino ha vissuto i campionati più difficili. Lo stadio si è andato progressivamente svuotando e sugli spalti sono rimasti solo gli irriducibili sostenitori dei colori biancoverdi che hanno continuato a fare il loro "dovere" anche quando l'Avellino ha toccato il fondo (e in trasferta si andava con il solo striscione NOI QUI SOLO PER LA MAGLIA). Credo che in questi anni sia avvenuto poi il cambiamento della "mentalità" almeno ad Avellino. Gli ultras hanno iniziato ha scontrarsi con nuove regole dettate dal Sistema che hanno cominciato a reprimere la libertà di movimento sia all'esterno che all'interno degli stadi e questo chiaramente è apparso come una limitazione della propria libertà personale e ha fatto nascere il fenomeno della contestazione verso le Forze dell'Ordine (o all'occorrenza del disordine, perchè molte volte è anche farina del loro sacco). Successivamente è arrivata la Tv che con i suoi soldoni ha fatto prostituire il mondo del calcio e ha stravolto le regole cercando da farci sedere tutti in poltrona davanti la scatoletta, quindi un altro nemico da combattere e contestare. Insomma, per nn tirarla lunga nè cultura nè sottocultura, semplicemente un modo di essere "contro" regole (dettate di volta in volta dalla Società civile a seconda del periodo che si vive) che limitano quella che alcune persone reputino essere la loro libertà.


mer nov 09, 2005 11:19 am
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Iscritto il: mer lug 13, 2005 10:48 am
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Scusate eh, ma che c'azzecca la parola "cultura" col mondo ultras???
La cultura ha a che fare con la personalità, la spiritualità ed il gusto estetico che sono caratteristiche proprie di ogni singolo individuo.
Se il "direttivo" mi dice cosa devo o non devo dire, cosa devo o non devo fare, io non sono più neppure un singolo individuo ma parte, nemmeno indispensabile, di un tutto.
E la forte, gridata denuncia di sentirsi "diversi" dal resto non sottende alcun fenomeno da doversi studiare come "culturale" e neppure folkloristico, ma solo l'incoscia autocommiserazione di chi, pur di far sentire la sua voce, sottomette il suo libero arbitrio.

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Sono il Signor Wolf, risolvo problemi. Immagine


mer nov 09, 2005 11:39 am
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riporto qui la presentazione di supertifo:

ANNI 50-60
E' dall'inizio degli anni cinquanta che i tifosi di tutte le squadre hanno cominciato ad organizzarsi in club, a seguire sempre più numerosi la propria in trasferta, a promuovere ogni sorta di iniziative, da quelle celebrative a quelle coreografiche, seppure ancora pionieristico e rudimentale.
Già all'epoca delle Olimpiadi nell'antica Grecia esisteva la pratica del tifo anche se mancano testimonianze scritte e con il passare del tempo è cambiato il modo di sostenere i "colori" della squadra amata, lasciando immutata il concetto di "animazione", con la voce, le bandiere, gli striscioni.
Con l'esplosione del fenomeno calcistico in Italia nel periodo successivo al dopoguerra, i club organizzati dei tifosi si diffondono e moltiplicano rapidamente. Negli anni '60 si formano le prime vere strutture associative di tifosi, denominate "centri di coordinamento". Inoltre nascono dei club che coagulano tifosi più accesi e attivamente organizzati, come i "Fedelissimi", dicitura mutuata da innumerevoli tifoserie.
Fu il mago Helenio Herrera, allenatore della grande squadra neroazzurra, a dare impulso alla creazione di un coordinamento che fungesse da riferimento per la numerosa tifoseria interista. La storia del tifo organizzato in Italia inizia in questo modo: "Presidente Moratti, non comprendo perché non abbiamo tifosi quando giochiamo in trasferta" chiese il tecnico argentino.
Da questa idea prendeva forma il primo gruppo di tifosi, i "Moschettieri neroazzurri", disposti a seguire gran parte delle trasferte, pagando lo scotto di costosi sacrifici. Da allora sono passati trenta anni ed il tifo organizzato è divenuto uno dei principali fenomeni di aggregazione sociale.

ANNI '70: LA NASCITA DEGLI ULTRA'
Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta nascono in Italia i primi nuclei di ultrà, gruppi di sostenitori fra i 15 e i 20 anni che si distaccano nettamente dal modello "classico", adulto, dello spettatore calcistico. Raccolti nei settori popolari degli stadi, dove le società stimolano l'afflusso giovanile tramite speciali campagne di abbonamenti a prezzo ridotto, gli ultrà manifestano immediatamente una serie di caratteristiche che li rende un fenomeno originale nel calcio italiano: dal senso di identificazione con il proprio "territorio", ovvero quel settore di curva delimitato da uno o più striscioni con il nome e il simbolo del gruppo, a un look paramilitare ripreso da quello in voga nelle organizzazioni politiche estremiste: eskimo, anfibi, tute mimetiche e giacconi militari ricoperti di "toppe" della propria squadra, a cui si aggiunge la sciarpa con i colori sociali della squadra.
Ma gli ultrà si distinguono soprattutto per l'adozione di elementi del tutto innovativi nel modo di sostenere la squadra e, più in generale, di assistere alla partita. Dalle "torcidas" brasiliane viene ripreso l'uso di trombe e tamburi; dalle tifoserie inglesi la "sciarpata" (le sciarpe vengono alzate e distese dai tifosi, dando l'effetto ottico delle onde del mare) e l'accompagnamento corale delle azioni di gioco. fino ad assumere un carattere ossessivo volto a incoraggiare i propri beniamini e a frastornare e intimidire i giocatori avversari.
Il tifo viene dunque considerato parte della strategia e della tattica adottate per vincere un incontro: diviene il cosiddetto "dodicesimo giocatore". Si diffonde inoltre l'uso di articoli pirotecnici (fuochi a mano per segnalazioni marittime, candelotti fumogeni, razzi e bengala a luce colorata), destinati a dare un tocco di vivacità supplementare alle gradinate. Subentra così per la prima volta il concetto di "coreografia della curva", una pratica del tutto originale che si evolverà di pari passo con il grado di organizzazione dei gruppi ultrà. La coreografia diviene il marchio dello stile italiano. Spettacoli e scenografie su vasta scala, di grande impatto, fantasmagoriche, enormi, multicromatiche. E' la fantasia, tutta italiana, al potere. Dal sipario della Gradinata Nord di Genova che ha scomodato persino il quotidiano francese "Le Monde" alla curva Fiesole di Firenze che disegna i contorni dei monumenti fiorentini rifacendosi alla pianta topografica originaria. Il gruppo ultrà più antico è la Fossa dei Leoni del Milan, fondato nel 1968, che adotta il nome del vecchio campo d'allenamento dei rossoneri e trova posto nel settore dei popolari alla Rampa 17 (rettilineo centrale).
Anche già nel 1951 a Torino era sorto il club dei "Fedelissimi Granata" che ancora oggi è presente nello schieramento dei gruppi della curva Maratona. Nel 1969 nascono anche gli Ultras Tito Cucchiaroni della Sampdoria (primi a usare la denominazione "Ultras") e, subito dopo, i Boys dell'Inter. Con gli anni Settanta si assiste a un processo di aggregazione degli innumerevoli microgruppi giovanili che popolano ormai le curve delle squadre maggiori: nascono le Brigate Gialloblu del Verona e, dal nome della piazza in cui si radunano, il Viola Club Vieusseux della Fiorentina (1971); gli Ultrà del Napoli (1972); le Brigate Rossonere del Milan, la Fossa dei Grifoni del Genoa e gli Ultrà Granata del Torino (1973); i Forever Ultrà del Bologna (1974); i Fighters della Juventus (1975); le Brigate Neroazzurre dell'Atalanta (1976); gli Eagles' Supporters della Lazio e il Commando Ultrà Curva Sud della Roma (1977). Come si può notare anche solo dalle maggiori tifoserie, la diffusione del movimento è maggiore nell'Italia settentrionale. Se si escludono Napoli, Bari, Cagliari e Catanzaro, negli anni Settanta non esistono altre città del Sud in cui gli ultrà costituiscano un'entità davvero apprezzabile (a Palermo, Catania, Taranto, Foggia o Cosenza il movimento prenderà piede in misura sensibile solo negli anni Ottanta).
Alcuni si distaccano da club di tifosi già esistenti, sia per la diversa mentalità di fondo che per dissidi interni (i Boys prendono origine dall'Inter Club Fossati, mentre gli Ultrà Granata si scindono dal Club Fedelissimi; altri provengono da gruppetti durati pochi mesi e poi sciolti o riunificati (i Forever Ultrà del Bologna sono gli eredi delle Brigate Rossoblu; i Fighters lo sono dei Panthers Juve; il Commando Ultrà Curva Sud nasce dalla fusione di Boys, Guerriglieri Giallorossi, Fossa dei Lupi, Brigate Giallorosse e Pantere). Alla base di alcuni gruppi vi è la provenienza da una determinata area urbana (il nucleo originario degli ultrà sampdoriani viene dal quartiere di Sestri Ponente) o da un gruppo di coetanei che ha come luogo di ritrovo un bar, una scuola o una sala-giochi. Parecchi giovani, infine, risultano già aggregati in gruppi e movimenti politici.
E sono proprio alcune caratteristiche dei gruppi politici estremisti, quali il senso di coesione e di cameratismo, la sfida all'autorità costituita, il senso di conflittualità, a dare sostanza ai gruppi ultrà che in breve tempo riescono a radunare decine e decine di giovani. Un altro aspetto peculiare degli ultrà è il forte senso di territorialità. Le curve, infatti, vengono a poco a poco abbandonate dai club dei tifosi cosiddetti "normali", che trasferiscono altrove i propri vessilli per lasciare spazio agli striscioni ultrà. Su queste nuove insegne campeggiano per lo più le teste di belve feroci (leoni, pantere e tigri in particolare), l'immancabile teschio bendato con le tibie incrociate (Jolly Rogers, emblema della pirateria), armi o elementi che richiamano comunque la violenza (il viso del Piccolo Alex, protagonista del film di Stanley Kubrick "Arancia meccanica"). I simboli politici veri e propri (bandiere con croci celtiche, immagini di Che Guevara) o i "bambulé" inneggianti alla marijuana fanno solo timide comparse, almeno nei primi anni del movimento. Le attività di gruppo, nei primi anni, vengono comunque finanziate quasi sempre da collette o autotassazioni e ogni membro ha dei compiti ben precisi: dall'organizzazione delle trasferte al seguito della squadra all'acquisto di stoffa, pelli per tamburi, aste da bandiera e barattoli di vernice. La spontaneità del precedente modo di tifare annega in questo senso di partecipazione collettiva all'evento sportivo, differenziandosi da quel modello inglese in cui la coesione del gruppo si registra soltanto nel momento dello scontro fisico, mentre l'incitamento - pur eseguendo i rituali inni di vittoria o di offesa ai rivali - non registra un livello di organizzazione altrettanto sofisticato.
Con l'avvento degli ultrà, anche le intemperanze del pubblico cambiano completamente aspetto. Pur resistendo nei primi anni del decennio, a partire all'incirca dal 1974 comportamenti quali l'invasione di campo (o la caccia all'arbitro) tendono a diminuire, mentre si moltiplicano gli scontri fra i giovani delle fazioni opposte. E' il caso dei match Torino-Sampdoria e Roma-Lazio del marzo '74: inizialmente gli spettatori iniziano a lanciare ogni sorta d'oggetto in campo, quindi scoppiano violente risse tra gruppi contrapposti di tifosi, che obbligano la polizia a intervenire con un fitto lancio di lacrimogeni sugli spalti. Gli incidenti si spostano quindi fuori dallo stadio, acquisendo le sembianze di una vera e propria guerriglia urbana: autobus distrutti, macchine ribaltate, ecc. Molti di questi disordini affondano le loro radici nelle rivalità tradizionali (i derby fra squadre della stessa città o le partite in cui rivivono antichi dissapori di campanile), altri dipendono dalle colorazioni politiche delle tifoserie (ad esempio la storica rivalità tra Red-White Panthers del Vicenza, di sinistra, e le fascistoidi Brigate Gialloblu di Verona).
La violenza rimane comunque circoscritta entro un ambito territoriale limitato, ossia lo stadio e le sue più immediate adiacenze. Gli scontri più duri avvengono infatti sugli spalti, anche perché non vi è ancora soluzione di continuità fra il settore riservato agli ospiti e il resto della folla. Anche in Italia compare il gioco inglese dello "holding the end" (occupa la curva): se la tifoseria ospite è numerosa e compatta, può tentare d'impossessarsi del territorio altrui invadendo il settore di stadio riservato agli ultrà locali e rubando bandiere e striscioni, che si trasformano in trofei di guerra. Non mancano, infine, i tafferugli fra gli ultrà e il pubblico comune, dovuti quasi sempre a motivi di visibilità del gioco. I giovani assistono alla partita rigorosamente in piedi; gli spettatori più anziani, abituati a sedersi sulle gradinate, mal si adattano a questo cambiamento tanto drastico. I primi episodi di reale gravità non tardano purtroppo a manifestarsi. (un accoltellamento a Lazio-Napoli, la scena si ripete nel 1975 durante Milan-Juventus. Nel 1977, durante Atalanta-Torino, gli ultrà si scontrano a colpi di spranghe di ferro, e per Inter-Milan si assiste a uno scontro al coltello tra Boys interisti e Brigate Rossonere.
L'anno successivo, a Vicenza-Verona, le due tifoserie si affrontano in maniera altrettanto violenta, lasciando sul campo diversi feritii). Il 28 ottobre 1979, durante il derby di Roma, un tifoso laziale, Vincenzo Paparelli, viene raggiunto alla testa da un razzo sparato da un Fedayn romanista della curva sud, morendo in pochi minuti.
Nella stessa domenica si verificano gravi incidenti ad Ascoli (Ascoli-Bologna, 7 feriti), Milano (Inter-Milan, 18 feriti) e Brescia (Brescia-Como, diversi feriti). La tragedia dell'Olimpico, aggravata dal clima di violenza che si manifesta contemporaneamente in molti altri stadi, scuote l'opinione pubblica.
Per la prima volta anche in Italia il fenomeno della violenza calcistica diviene al centro dell'attenzione della stampa e delle istituzioni. Vengono prese drastiche misure repressive: per alcuni mesi viene proibito l'ingresso allo stadio di aste di bandiera, tamburi e persino striscioni dai nomi bellicosi.

ANNI '80
In questo decennio assistiamo a un progressivo e costante ingrandimento dei gruppi ultrà, le cui file sono ormai composte non più da decine, ma da centinaia - e in alcuni casi anche migliaia - di aderenti. Dal Nord e dal Centro Italia il fenomeno si sposta anche nel meridione, mentre in altre città i gruppi già esistenti si rafforzano ulteriormente.
Il tifo ultrà arriva anche nelle categorie minori, ed entro la fine del decennio non c'è squadra, dalla serie A alla C/2, che non venga seguita da più o meno numerose frange giovanili organizzate. Questo moltiplicarsi dei gruppi porta, quasi necessariamente, alla nascita di una complessa rete di amicizie e di rivalità.
tra le coalizioni più solide di questo periodo, ricordiamo Roma-Atalanta-Juventus, Sampdoria-Fiorentina-Inter, Lazio-Bari-Torino, Milan-Genoa-Bologna, ed è curioso notare come oggi questi rapporti, un tempo cordiali, si siano in gran parte deteriorati e siano stati sostituiti da altre alleanze, trasformandosi talora in feroci rivalità. In alcuni casi, peraltro piuttosto rari, si è anche verificato il contrario.
Oggi, infatti, per fare un esempio si registrano buoni rapporti fra gli ultrà di Verona e quelli dell'Inter. In ogni caso, tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta si assiste a un deciso incremento degli incidenti tra ultrà contrapposti lontano dagli stadi: vengono investiti, come nel modello inglese, i centri delle cittadine, le stazioni e le vetture ferroviarie, i percorsi della metropolitana.
Il 1982 passa alla storia per il trionfo italiano ai campionati mondiali di calcio disputati in Spagna. La finale si gioca contro la Germania Ovest, a Madrid, davanti a oltre 100 mila spettatori, in larghissima maggioranza italiani. Numerosi sono gli striscioni dei gruppi ultrà, ma questo rimane l'unico vero momento aggregativo a livello nazionale, un caso pressoché unico in Europa se si considera quanto caratterizza le scene britanniche, tedesche e olandesi. Le ragioni di questa divisione insanabile tra gli ultrà italiani, che non riesce a ricomporsi nel tifo per la nazionale, sono probabilmente da ricercarsi nelle rivalità campanilistiche radicate fra alcune nostre città.
L'immagine degli ultrà italiani si propone come modello continentale, dando il via a un movimento che toccherà l'Europa intera. Gli ultrà latini, pur ammettendo le influenze inglesi, si considerano superiori agli hooligans nordici sia nel tifo che nella "forza d'urto". Negli anni Ottanta le squadre godono poi di un seguito assai più ampio e costante rispetto al passato.
La trasferta diviene un momento fondamentale nella vita di un ultrà, a cui partecipano solo i tifosi più fedeli e incuranti del pericolo che essa può comportare. Andare in trasferta diviene un modo per selezionare il gruppo e scoprire quanto ognuno si senta attaccato ai suoi compagni. Presentarsi in alcuni stadi "caldi" è un'esclusiva di pochi; farlo senza portare il proprio striscione è considerato un disonore, un sintomo di timore, cos" come rubare le insegne dei tifosi ospiti rappresenta la vittoria suprema per il gruppo che difende il proprio territorio.
L'aumento del pubblico in trasferta corrisponde a un notevole sforzo organizzativo per le Ferrovie dello Stato, che destinano convogli straordinari agli sportivi per non intasare ogni domenica i già affollati treni di linea. Sono i cosiddetti "treni speciali" che "meglio di chiunque altro possono dire di aver vissuto in prima persona la storia del movimento ultrà in Italia [...] come quello che portò a Genova i tifosi del Pisa, nel 1982.
Gli spettacoli organizzati dagli ultrà coinvolgono intere gradinate, migliaia di persone. Acquistare migliaia di palloncini o di pon-pon colorati costa milioni, ma la gara dell'originalità è accesissima. Mentre gli ultrà sampdoriani allestiscono una bandiera di 90 metri per 32, quelli della Roma distribuiscono al pubblico 10 mila cartoncini gialli e rossi; i tifosi del Torino coprono la curva Maratona di strisce di stoffa bianche e granata, e quelli del Napoli lanciano in campo migliaia di rotoli di carta igienica.
Gli introiti provenienti dalla vendita di adesivi e magliette non bastano più, per cui alcuni gruppi chiedono aiuto alle loro società calcistiche, sebbene nessuno lo ammetta apertamente. Altri ricorrono a degli sponsor esterni (il bandierone delle Brigate Gialloblu di Verona porta il nome della Canon, quello dei Boys interisti reclamizza le borse Cattel, ecc.). Di pari passo con le note di colore, anche la cronaca nera deve occuparsi di quanto accade negli stadi.
Si diffonde l'uso delle armi da taglio, soprattutto a Milano e a Roma, mentre gli ultrà atalantini diventano famosi per essere sì molto turbolenti, ma pronti a usare solo pugni e calci. I disordini si moltiplicano anche nei piccoli centri, dove le rivalità nascono spesso solo per emulare i gruppi più famosi e guadagnare considerazione. Nel febbraio '84, la partita di Coppa Italia fra Triestina e Udinese si conclude con gravi scontri; un giovane triestino, Stefano Furlan, viene ripetutamente colpito al capo dalle manganellate degli agenti, entrando in coma e morendo il giorno successivo. Otto mesi più tardi, al termine di Milan-Cremonese, viene accoltellato a morte Marco Fonghessi. L'assassino, Giovanni Centrone, è poco più che maggiorenne.
Il collegamento fra ultrà e politica sembra invece, nei primi anni Ottanta, affievolirsi. Il riflusso nel privato che pervade le fasce giovanili tende a manifestarsi anche negli stadi. I gemellaggi fra tifoserie orientate in senso opposto (Fiorentina-Verona, Udinese-Bologna, ecc.) testimoniano ulteriormente quanto le amicizie fra ultrà siano ormai assolutamente indipendenti da fattori politici. In questo periodo, piuttosto, si segnala un aumento nell'uso delle sostanze stupefacenti dentro gli stadi. Mentre i tossicomani abituali, frequenti negli anni Settanta, spariscono dalle curve a causa delle perquisizioni sempre più severe, i fumatori di cannabis si moltiplicano in numero impressionante.
La stessa simbologia ultrà viene radicalmente trasformata e le immagini della foglia di marijuana o il bambulé compaiono su decine e decine di striscioni. Quando a Cosenza nascono i Nuclei Sconvolti, il loro nome riscuote un incredibile successo in tutta Italia e molti altri gruppi lo adottano.
A metà degli anni Ottanta il movimento ultrà italiano può dirsi dunque sulla cresta dell'onda. I gruppi contano su moltissimi aderenti (la Fossa dei Leoni del Milan, ad esempio, registrerà nella stagione 1987-88 quindicimila iscritti), hanno rapporti più o meno stabili con le società sportive, ognuno di essi è strutturato secondo scale gerarchiche e organizzative e dalle curve scompaiono i club dei semplici spettatori.
Alcuni gruppi, come il Commando Ultrà Curva B di Napoli, hanno un'impostazione su canoni manageriali (soci archiviati in una banca-dati, una rivista organica al gruppo, un tv e un leader, Gennaro Montuori "Palummella", con agganci politici importanti e in odor di entrare nella dirigenza partenopea, al punto da far coniare l'espressione "professione ultrà". Diversi gruppi ultrà entrano poi in conflitto con quegli enti - centri di coordinamento, o federazioni dei club - accusati di vivere alle spalle delle società calcistiche senza dare un sostegno attivo al tifo. Per sfottere, sbeffeggiare e innervosire, perfino umiliare il nemico, si inventano slogan, striscioni ironici e invettivi, cori offensivi.
La gamma è infinita e molti suscitano ilarità. Un esempio? Como-Fiorentina, i tifosi fiorentini espongono lo striscione "Voi comaschi noi con le femmine".

ANNI 90: I GRANDI CAMBIAMENTI DEL TIFO ORGANIZZATO
Negli anni Novanta il mondo ultrà è travolto da profondi cambiamenti e da una crisi di identità. Molti dei valori fondanti che stavano alla base dell'essere ultras negli anni passati sono sentiti in maniera diversa, più debole, dalle nuove generazioni.
Questo perché l'essere ultras diventa un fenomeno di "moda". Ma c'è anche l'altra faccia della medaglia, quella di un movimento ultras che, senza raggiungere ancora una piena unità d'intenti essendo invalicabili alcuni steccati di rivalità campanilistica e ideologia politica, si rende consapevole delle necessità di reagire per sopravvivere.
Dopo trent'anni di storia gli ultrà sono parte integrante del sistema calcistico, sono insostituibili e influenti, determinanti perfino nelle strategie societarie, nelle cacciata di allenatori o nell'acquisto di calciatori. I capi-ultrà, come Palummella a Napoli, diventano dei personaggi famosi, gli ultrà sono nel mirino, nel bene e nel male, coreografie da mille e notte, canti dello stadio ripresi da trasmissioni nazionalpopolari o nei cortei di propaganda elettorale. La seconda metà degli anni '90 è segnata fatalmente dall'uccisione del tifoso genoano Vincenzo Spagnolo nel gennaio del 1995.
Questo episodio devastante mette a repentaglio la vita stessa del movimento ultras, già profondamente colpito da un lento ricambio generazionale, dal frazionamento delle curve in tante piccole "schegge", acuito dallo scompiglio portato negli stadi dai "cani sciolti", cioè tifosi allo sbando, e dalla crisi di identità che si aggrava con lo scioglimento di alcuni grandi gruppi ultrà che fino a quel momento rappresentavano un punto di riferimento per le rispettive tifoserie che si trovano smarrite e disorientate.
Dal raduno ultrà di Genova, in occasione del quale i campionati di calcio si fermano, scaturisce un comunicato scarno e crudo, ispirato dagli ultrà bergamaschi e dalla loro mentalità ruvida e conservatrice, dal titolo "basta lame, basta infami". Una regola che avrebbe dovuto cambiare le "modalità" dello scontro tra i gruppi, ma che negli anni successivi saranno raramente osservate dalla nuova generazione, più sbandata e poco incline a sottostare a gerarchie e codici di comportamenti, anche etici, che si erano consolidati nei gruppi ultras sino agli inizi degli anni '90.
Comportamenti non codificati che avevano evitato conseguenze gravi in un mondo, quello del calcio, che sposta centinaia di persone e forti interessi economici. Un nuovo spaccato, più indecifrabile. La continuazione dei raduni ha tuttavia segnato una presa di coscienza del pericolo di una concreta estinzione, o quantomeno di un ridimensionamento, dipeso dall'inasprirsi della violenza negli stadi, dalla conflittualità con le forze dell'ordine, da innovazioni epocali come quella della pay-tv e da una serie di disposizioni restrittive (su tutte il provvedimento di interdizione dagli stadi, la diffida o il divieto di vendere biglietti ai botteghini per i tifosi in trasferta).
In precedenza alcuni gruppi storici come le Brigate Gialloblù del Verona e la Fossa dei Grifoni del Genoa si sono sciolti ("non ci rispecchiano più nelle nuove leve di ultrà" affermano quest'ultimi nel comunicato, una vera e propria rottura generazionale) innescando un periodo di appannamento che si è protratto fino a quest'ultimi anni che hanno visto lo scioglimento anche del CUCS e l'abdicazione dei Viking-Nab e l'assorbimento di tutti i gruppi della Sud di Torino operata dal gruppo dei "Fighters 1977 Black & White".
L'overdose del calcio, gli stravolgimenti dei calendari sempre più frammentati, gli anticipi e i posticipi, il declino dello strapotere di molti club che avevano proliferato a partire dagli anni '60 e il calo di presenze negli stadi (specie in trasferta), in gran parte dovuto agli effetti di risucchio e snaturamento provocati dalla tv criptata, cioè da un calcio d'elite e non più popolare hanno dato vita ad una strisciante e incisiva rivoluzione, le cui conseguenze sono ancora tutte da interpretare. Anche se i riflessi sono già evidenti, in prevalenza negativi per un fenomeno, quello ultrà, caratterizzato da un forte senso di militanza e identificazione. Il gruppo degli "ASR Ultras" diffonde sul proprio web un manifesto contro il "calcio moderno", riscontrando le adesioni di molti tifosi.
Le nuove generazioni calciofile sono "teledipendenti" e parecchie curve si sono date una struttura manageriale per stare al passo con i tempi, con la metamorfosi del gruppo ultrà d'azione come era nell'iconografia anni '70 ad una sorta di nuovo club (sede, materiale ultrà ricercato e curato seguendo i dettami modaioli, allargamento degli orizzonti al semplice tifoso) contravvenendo a molti di quei principi che sono stati per due decenni alla base della tanto sbandierata "mentalità ultras". Le coreografie su vasta scala, sempre più costose, sbalorditive, originali, diventato l'attrattiva di ogni partita-evento. Gli ultrà non possono deludere le aspettative che ruotano intorno ad un derby o ad un match di cartello, dove uno spettacolo scenografico della curva non può e non deve mancare mai.
Il fenomeno delle "megacoreografie", imitato nel resto dei paesi europei, per i quali il tifo italiano è un modello-scuola, dilaga e con sé ha annessa la diffusione di aziende e negozi specializzati sia nella produzione e vendita di materiale e oggettistica da stadio che nella fornitura di materiale coreografico. Scenografie sontuose, spettacolari e assai costose che nelle maggiori curve italiane hanno in parte soppiantato le coreografie incentrate su coriandoli e fumogeni degli anni precedenti. Ma negli anni '90 c'è stata un'altra importante inversione di tendenza per quanto riguarda soprattutto le mode da stadio e l'aspetto esteriore delle curve. Nel 1991, in seguito allo scioglimento delle Brigate Gialloblù di Verona, fautori di uno stile di tifo di stampo britannico, molte curve ripongono lo striscione, sostituendolo con tanti stendardi a "due aste".
Nasce una contrapposizione, per lo più a livello teorico, tra lo schieramento dei tradizionalisti, talvolta nazionalisti, fautori del modello classico all'italiana (i baresi espongono uno striscione "Stampo Italiano"), e i simpatizzanti del modello all'inglese, tutto battimani e stendardi. Gli ultrà romanisti prendendo in giro la curva laziale che aveva scelto questa linea estetica, risponde con un pungente "levate quegli stracci che s˜ asciutti". Adesso ma maggioranza segue un'impostazione "mista", una via di mezzo tra il modello italiano (organizzazione del gruppo, identità, coreografie permanenti) e il modello inglese (cori spontanei, stendardi, trasferte con il treno ordinario).
Sul piano delle relazioni tra gruppi ultras si registra una crisi dei gemellaggi. Molti rapporti di amicizia consolidati da tempo si incrinano fino ad arrivare a delle vere e proprie rotture. Una crisi, per˜ solo apparente, come confermato dal fatto che sono rimasti in piedi gemellaggi storici, come quello tra Genoa e Torino oppure Reggina e Bari. Del resto il ricambio avvenuto nelle curve ha indotto a preferire una relazione più flebile e autentica, senza mettere a repentaglio il gemellaggio per colpa di gesti sconsiderati di tifosi isolati.
Contro la repressione e il controverso tema delle diffide (oltre 1700 i tifosi diffidati) gli ultras si fanno sentire, attraverso le fanzine, giornalini autoprodotti con un taglio anticonformista che si diffondono in tutte le curve, e anche internet (ormai centinaia di gruppi, piccoli e grandi, hanno la loro pagina web con la quale si raccontano e informano gli iscritti, senza filtri esterni). Non c'è ancora un "fronte comune" contro le problematiche, ma ci sono segnali di unità da parte del più longevo dei movimenti di aggregazione giovanile (oltre trent'anni). Una tribù che vanta centinaia di seguaci, alla ricerca di una "via alternativa" per sopravvivere ai cambiamenti del nuovo millennio.

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mer nov 09, 2005 11:42 am
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più che di cultura parlerei di mentalità oppure di fenomeno...la cultura è un'altra cosa,lasciamola stare :wink:
per il resto quoto greenvegeta


mer nov 09, 2005 12:52 pm
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GreenVegeta4 ha scritto:
Adesso penso che sia sottocultura

io ho vissuto il movimento ultras nella fine degli anni 80 e 90, in quei tempi si parlava veramente di ultras,

adesso è solo sottocultura, è un movimento che si atteggia ad esercito (perchè non vi arruolate?) si è contro lo stato (polizia) e contro la televisione....

ma perchè?

perchè secondo qualcuno la televisione fa andare meno persone allo stadio?...
NO.... meno persone allo stadio fa andare lo show di Avellino-Napoli del 2003
meno persone allo stadio fa andare il motorino di san siro,
meno persone allo stadio fa andare Paparelli, il razzo di Ascoli ecc ecc

partite intere a cantare contro sky....???sky??? ma se sky non trasmette nanche più le partite di serie B....

intere partite a cantare contro la polizia.....ma quante volte la polizia ci ha salvato il c**o?

intere partite a cantare contro il sistema e non per la squadra.....MENTRE GLI ARBITRI FANNO IL COMODO LORO.....ai miei tempi gli arbitri che facevano i fessi uscivano scortati dalla porta carraia.....adesso NO.....mentre l'arbitro CI PENALIZZA....noi pensiamo ai diffidati, sky, polizia, carabinieri, gdf, forestale ecc ecc

questo è SOTTOCULTURA!




:applauso: :applauso: :applauso: :applauso: :applauso: :applauso: :applauso: :applauso:
:applauso: :applauso: :applauso: :applauso: :applauso: :applauso: :applauso: :applauso:

COMPLIMENTI RENZO!





doppiosenso ha scritto:
Premetto te tutto ciò che sto per dire riguarda Avellino perchè non credo di avere la capacità di analizzare un fenomeno così vasto che riguarda il mondo intero.

Il mondo ultras è cambiato, se in meglio o in peggio questo è tutto da definire.
Qui ognuno può esprimere il proprio pensiero partendo da quello che ha vissuto, da quello che ha visto in passato e da quello che sta vedendo oggi.
Io ho qualche anno in più di Vegeta, il mio "esordio" al Partenio è avvenuto in Tribuna Terminio alla fine degli anni '70. Lì, nell'anello superiore c'erano gli ultras, persone che avevano a cuore le sorti dell'Avellino Calcio e che organizzate con tamburi e bandiere facevano un tifo indiavolato per 90 minuti. Questo al centro della Tribuna Terminio. Sul lato sinistro verso la curva nord, c'erano gli ultras, tifosi che quando la curva era piena di milanisti, interisti romanisti ecc. ecc. si dannavano l'anima a riempirli di epiteti certamente poco piacevoli ma che nel mondo del calcio ci stanno tutti (e magari li accompagnavano anche con sputi e mazzate a ridosso delle inferriate che separavano i settori). Nella Tribuna Montevergine in quegli anni c'erano gli ultras, persone che (all'occorrenza) si azzuffavano se qualche tifoso avversario alzava troppo i toni (le sane sca.zzottate). In curva sud c'erano gli ultras, tifosi che come tutti gli altri seguivano la gara e tifavano per il Lupo fino al 90°. Insomma lo stadio Partenio la domenica era la tana del Lupo ed era gremito di ultras, individui uniti dalla fede eterna negli stessi colori, (tutti) pronti a difendere il proprio ideale con il tifo, poi a parole e se non bastava con le mani. Questo ho visto io da piccolo e sfido chiunque a smentirmi.
Poi verso la fine degli anni '80 qualcosa è cambiato. Gli ultras hanno cominciato a spostarsi tutti nella Sud perchè molti di loro non avevano più voglia di vedere la partita al fianco dei numerosi "allenatori" che sono nati al Partenio e che ti esasperano con i loro continui commenti tecnico-tattici e che aprono bocca solo per criticare ogni minimo errore, così il Partenio è diventato una succursale di Coverciano, mentre gli ultras hanno continuato a cantare (con la guida di personaggi forse ambigui ma indubbiamente carismatici) per i colori biancoverdi.
Negli anni '90 il nostro Avellino ha vissuto i campionati più difficili. Lo stadio si è andato progressivamente svuotando e sugli spalti sono rimasti solo gli irriducibili sostenitori dei colori biancoverdi che hanno continuato a fare il loro "dovere" anche quando l'Avellino ha toccato il fondo (e in trasferta si andava con il solo striscione NOI QUI SOLO PER LA MAGLIA). Credo che in questi anni sia avvenuto poi il cambiamento della "mentalità" almeno ad Avellino. Gli ultras hanno iniziato ha scontrarsi con nuove regole dettate dal Sistema che hanno cominciato a reprimere la libertà di movimento sia all'esterno che all'interno degli stadi e questo chiaramente è apparso come una limitazione della propria libertà personale e ha fatto nascere il fenomeno della contestazione verso le Forze dell'Ordine (o all'occorrenza del disordine, perchè molte volte è anche farina del loro sacco). Successivamente è arrivata la Tv che con i suoi soldoni ha fatto prostituire il mondo del calcio e ha stravolto le regole cercando da farci sedere tutti in poltrona davanti la scatoletta, quindi un altro nemico da combattere e contestare. Insomma, per nn tirarla lunga nè cultura nè sottocultura, semplicemente un modo di essere "contro" regole (dettate di volta in volta dalla Società civile a seconda del periodo che si vive) che limitano quella che alcune persone reputino essere la loro libertà.


Ottima disamina Ivà, in generale concordo... però l'essere "contro le regole" non deve superare l'essere a favore dell'Avellino :twisted:
Ti ho letto attentamente ed ho anche appreso qualcosa in più. :wink:






Valè (Cervinara Clan),
quello che mi chiedo io è:
Ma è proprio necessario inneggiare contro la Polizia per essere ULTRAS di una squadra di CALCIO?
Ma è proprio necessario fare la distinzione tra calcio antico e moderno solo perchè il mondo si è evoluto (e per fortuna!) ed esistono svariati modi per assistere alle partite?
Ma è proprio necessario assumere atteggiamenti ostili, sempre e comunque, nei confronti di chi si fa il mazzo così per gestire una società di calcio e dunque GARANTIRE, seppur indirettamente, l'esistenza di un movimento ULTRAS ad Avellino? (No, perchè vorrei vedere realmente, AL DI LA' DELLE CHIACCHIERE che si fanno per simili supposizioni, dove va a finire il "movimento" con i Lupi in 1a categoria. Che magari non sono più Lupi, ma Fagiani -il nuovo stemma- ). :roll:

Le mie domande sono tutte sincere (fanno parte del dibattito), senza alcuna ironia o retorica.
Avrai capito che, se non ci fossero tutte queste cose che non riesco a spiegarmi, probabilmente sarei l'ULTRAS più sfegatato di Avellino. :roll:

Ciao Valè :ciao:


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mer nov 09, 2005 2:09 pm
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doppiosenso ha scritto:
Premetto te tutto ciò che sto per dire riguarda Avellino perchè non credo di avere la capacità di analizzare un fenomeno così vasto che riguarda il mondo intero.

Il mondo ultras è cambiato, se in meglio o in peggio questo è tutto da definire.
Qui ognuno può esprimere il proprio pensiero partendo da quello che ha vissuto, da quello che ha visto in passato e da quello che sta vedendo oggi.
Io ho qualche anno in più di Vegeta, il mio "esordio" al Partenio è avvenuto in Tribuna Terminio alla fine degli anni '70. Lì, nell'anello superiore c'erano gli ultras, persone che avevano a cuore le sorti dell'Avellino Calcio e che organizzate con tamburi e bandiere facevano un tifo indiavolato per 90 minuti. Questo al centro della Tribuna Terminio. Sul lato sinistro verso la curva nord, c'erano gli ultras, tifosi che quando la curva era piena di milanisti, interisti romanisti ecc. ecc. si dannavano l'anima a riempirli di epiteti certamente poco piacevoli ma che nel mondo del calcio ci stanno tutti (e magari li accompagnavano anche con sputi e mazzate a ridosso delle inferriate che separavano i settori). Nella Tribuna Montevergine in quegli anni c'erano gli ultras, persone che (all'occorrenza) si azzuffavano se qualche tifoso avversario alzava troppo i toni (le sane sca.zzottate). In curva sud c'erano gli ultras, tifosi che come tutti gli altri seguivano la gara e tifavano per il Lupo fino al 90°. Insomma lo stadio Partenio la domenica era la tana del Lupo ed era gremito di ultras, individui uniti dalla fede eterna negli stessi colori, (tutti) pronti a difendere il proprio ideale con il tifo, poi a parole e se non bastava con le mani. Questo ho visto io da piccolo e sfido chiunque a smentirmi.
Poi verso la fine degli anni '80 qualcosa è cambiato. Gli ultras hanno cominciato a spostarsi tutti nella Sud perchè molti di loro non avevano più voglia di vedere la partita al fianco dei numerosi "allenatori" che sono nati al Partenio e che ti esasperano con i loro continui commenti tecnico-tattici e che aprono bocca solo per criticare ogni minimo errore, così il Partenio è diventato una succursale di Coverciano, mentre gli ultras hanno continuato a cantare (con la guida di personaggi forse ambigui ma indubbiamente carismatici) per i colori biancoverdi.
Negli anni '90 il nostro Avellino ha vissuto i campionati più difficili. Lo stadio si è andato progressivamente svuotando e sugli spalti sono rimasti solo gli irriducibili sostenitori dei colori biancoverdi che hanno continuato a fare il loro "dovere" anche quando l'Avellino ha toccato il fondo (e in trasferta si andava con il solo striscione NOI QUI SOLO PER LA MAGLIA). Credo che in questi anni sia avvenuto poi il cambiamento della "mentalità" almeno ad Avellino. Gli ultras hanno iniziato ha scontrarsi con nuove regole dettate dal Sistema che hanno cominciato a reprimere la libertà di movimento sia all'esterno che all'interno degli stadi e questo chiaramente è apparso come una limitazione della propria libertà personale e ha fatto nascere il fenomeno della contestazione verso le Forze dell'Ordine (o all'occorrenza del disordine, perchè molte volte è anche farina del loro sacco). Successivamente è arrivata la Tv che con i suoi soldoni ha fatto prostituire il mondo del calcio e ha stravolto le regole cercando da farci sedere tutti in poltrona davanti la scatoletta, quindi un altro nemico da combattere e contestare. Insomma, per nn tirarla lunga nè cultura nè sottocultura, semplicemente un modo di essere "contro" regole (dettate di volta in volta dalla Società civile a seconda del periodo che si vive) che limitano quella che alcune persone reputino essere la loro libertà.


doppio senso nn ho parole x definire il tuo intervento... forse l'unico veramente sentito e vero ke ho letto ultimamente... ottima analisi...l'unica casa ke nn condivido è nn è un modo di essere..ma una scelta di vitax molti e x altri solo fenomeno di massa

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se si è ultras per seguire solo le vicende calcistiche legate alla squadra del cuore, ok! QUESTO IO DEFINISCO ULTRAS!!! E HA TUTTO IL MIO RISPETTO!!!
Altrimenti sono solo "CHIACHIELLI" che si nascondono dietro ai colori per combattere lo stato, le forze dell'ordine e inneggiare alla violenza!


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un fenomeno di massa?
l'hai detta grossa.

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Io non posso giudicare nessuno. Non ho remore contro alcuno. Tuttavia penso sia giunto il momento che voi tutti iniziate a guardare voi stessi, e giudichiate la menzogna nella quale vivete.»
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lupo_randagio ha scritto:
Scusate eh, ma che c'azzecca la parola "cultura" col mondo ultras???
La cultura ha a che fare con la personalità, la spiritualità ed il gusto estetico che sono caratteristiche proprie di ogni singolo individuo.
Se il "direttivo" mi dice cosa devo o non devo dire, cosa devo o non devo fare, io non sono più neppure un singolo individuo ma parte, nemmeno indispensabile, di un tutto.
E la forte, gridata denuncia di sentirsi "diversi" dal resto non sottende alcun fenomeno da doversi studiare come "culturale" e neppure folkloristico, ma solo l'incoscia autocommiserazione di chi, pur di far sentire la sua voce, sottomette il suo libero arbitrio.


:roll: :roll: :roll: :roll: :?: :?: :?: :sonno: :sonno:

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altered BEAST ha scritto:
che andassero a lavorare :ciao:
ridicoli ultras mercenari


mi sa tanto ke tu si nato ke trase omaggio

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mer nov 09, 2005 2:28 pm
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dove sarai... sarò ha scritto:
altered BEAST ha scritto:
che andassero a lavorare :ciao:
ridicoli ultras mercenari


mi sa tanto ke tu si nato ke trase omaggio


meglio entrare con omaggi, che scavalcare in continuazione senza pagare il biglietto.

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mer nov 09, 2005 2:31 pm
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Lupo Caliente ha scritto:
Valè (Cervinara Clan),
quello che mi chiedo io è:
Ma è proprio necessario inneggiare contro la Polizia per essere ULTRAS di una squadra di CALCIO?
Ma è proprio necessario fare la distinzione tra calcio antico e moderno solo perchè il mondo si è evoluto (e per fortuna!) ed esistono svariati modi per assistere alle partite?
Ma è proprio necessario assumere atteggiamenti ostili, sempre e comunque, nei confronti di chi si fa il mazzo così per gestire una società di calcio e dunque GARANTIRE, seppur indirettamente, l'esistenza di un movimento ULTRAS ad Avellino? (No, perchè vorrei vedere realmente, AL DI LA' DELLE CHIACCHIERE che si fanno per simili supposizioni, dove va a finire il "movimento" con i Lupi in 1a categoria. Che magari non sono più Lupi, ma Fagiani -il nuovo stemma- ). :roll:

Le mie domande sono tutte sincere (fanno parte del dibattito), senza alcuna ironia o retorica.
Avrai capito che, se non ci fossero tutte queste cose che non riesco a spiegarmi, probabilmente sarei l'ULTRAS più sfegatato di Avellino. :roll:

Ciao Valè :ciao:


caro caliens nn ti psiace di rispondo io...
l'inneggiare contro la polizia scaturisce dal fatto ke molti blu si lasciano prendere la mano e nn seguono alla lettera il manuale del buon celerino, è pure vero ke tra noi ci sono i soliti testa di cavolo ke nn sanno stare al loro posto.. tuttavia in merito ai blu ti riporto un episodio ke mi ha visto protagonista...
eravamo a cremona x i play-off come potrai ricordare faceva un caldo della madonna e quelli ke vendevano le bottigliette d'acqua erano al di la della recinsione,io ero li x comprare l'acqua e di fianco a me c'era una persona anzian con 1 bimbo ke aveva messo il braccio tra le cancellate..quando la polizia ha aperto iil cancello senza guardare ki ci fosse dietro e il vecchio quasi ci lasciava il braccio.. quando il signore ha fatto notare cio 1 dei blu si è giroto e gli ha detto" la prox volta nn lo metti braccio e senn te ne vaqi te lo spezzo io".....
ora questo è solo 1 piccol anedoto x farti capire ke anke i puffi hanno la loro responsabilità e nn è sempre l'ultras..
la distinzione tra il calcio moderno e il calcio passato è 1 riflessione di come il sisterma stia cambiando... nn raccontiamoci cavolate sul fatto ke allo stadio va meno gente.. nn è solo colpa degl'ultras... ma secondo è concepibile una partita una crva a 50 euro o 25.... secondo te è onesto...
con questo kiudo e spero di essere stato kiaro

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mer nov 09, 2005 2:41 pm
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ARBATAX1 ha scritto:
dove sarai... sarò ha scritto:
altered BEAST ha scritto:
che andassero a lavorare :ciao:
ridicoli ultras mercenari


mi sa tanto ke tu si nato ke trase omaggio


meglio entrare con omaggi, che scavalcare in continuazione senza pagare il biglietto.


arbatx ma da ragazzino nn hai mai fatto il portoghese????
lo posso concepire in un 14 enne.. ma una persona ke si vuole vedere a partita in tribuna montevergine qualke soldino deve averlo e andare a piangere x un omaggio o entrare con l'amico dell'amico nn è molto bello

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dove sarai... sarò ha scritto:
Lupo Caliente ha scritto:
Valè (Cervinara Clan),
quello che mi chiedo io è:
Ma è proprio necessario inneggiare contro la Polizia per essere ULTRAS di una squadra di CALCIO?
Ma è proprio necessario fare la distinzione tra calcio antico e moderno solo perchè il mondo si è evoluto (e per fortuna!) ed esistono svariati modi per assistere alle partite?
Ma è proprio necessario assumere atteggiamenti ostili, sempre e comunque, nei confronti di chi si fa il mazzo così per gestire una società di calcio e dunque GARANTIRE, seppur indirettamente, l'esistenza di un movimento ULTRAS ad Avellino? (No, perchè vorrei vedere realmente, AL DI LA' DELLE CHIACCHIERE che si fanno per simili supposizioni, dove va a finire il "movimento" con i Lupi in 1a categoria. Che magari non sono più Lupi, ma Fagiani -il nuovo stemma- ). :roll:

Le mie domande sono tutte sincere (fanno parte del dibattito), senza alcuna ironia o retorica.
Avrai capito che, se non ci fossero tutte queste cose che non riesco a spiegarmi, probabilmente sarei l'ULTRAS più sfegatato di Avellino. :roll:

Ciao Valè :ciao:


caro caliens nn ti psiace di rispondo io...
l'inneggiare contro la polizia scaturisce dal fatto ke molti blu si lasciano prendere la mano e nn seguono alla lettera il manuale del buon celerino, è pure vero ke tra noi ci sono i soliti testa di cavolo ke nn sanno stare al loro posto.. tuttavia in merito ai blu ti riporto un episodio ke mi ha visto protagonista...
eravamo a cremona x i play-off come potrai ricordare faceva un caldo della madonna e quelli ke vendevano le bottigliette d'acqua erano al di la della recinsione,io ero li x comprare l'acqua e di fianco a me c'era una persona anzian con 1 bimbo ke aveva messo il braccio tra le cancellate..quando la polizia ha aperto iil cancello senza guardare ki ci fosse dietro e il vecchio quasi ci lasciava il braccio.. quando il signore ha fatto notare cio 1 dei blu si è giroto e gli ha detto" la prox volta nn lo metti braccio e senn te ne vaqi te lo spezzo io".....
ora questo è solo 1 piccol anedoto x farti capire ke anke i puffi hanno la loro responsabilità e nn è sempre l'ultras..
la distinzione tra il calcio moderno e il calcio passato è 1 riflessione di come il sisterma stia cambiando... nn raccontiamoci cavolate sul fatto ke allo stadio va meno gente.. nn è solo colpa degl'ultras... ma secondo è concepibile una partita una crva a 50 euro o 25.... secondo te è onesto...
con questo kiudo e spero di essere stato kiaro


probabilmente quando non c'è collaborazione fra le parti, si tende ad estremizzare le cose sia da una parte che dall'altra, non credi?

Anche a me sono capitate cose strane ed asurde, sia in trasferta che in casa,ma a volte penso anche a mettermi nei loro panni.

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mer nov 09, 2005 2:46 pm
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sicuramente... ma mettiti pure nei panni di molte volte viene etichettato x colpa di cani sciolti

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mer nov 09, 2005 3:05 pm
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:hand2: altered BEAST :hand2:

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mer nov 09, 2005 3:06 pm
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