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Una della tante storie... 
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Super Lupo
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Messaggio Una della tante storie...
In quegli anni, in quel paese della Valle Caudina, conca del beneventano, lì dove le province di Avellino e Benevento si danno la mano, a proposito di calcio, io non ricordo nessuno che tifasse Benevento: Napoli, soprattutto, poi solo Inter, Juve, Milan, due o tre Avellino, ma erano di San Martino V. C. e Roccabascerano, lavoravano ad Avellino e venivano per giocare a boccette e la zecchinetta, tra fumo e bestiemme. Sempre a proposito di tifo dei grandi del paese, c’èra poi Zi’ Carmelo: non che mi fosse zio, è che allora agli adulti ci rivolgevamo anteponendo ai loro nomi la forma tronca “Zi’”: Zì Carmelo, Zi’ Luigi, Zì’ Antonio… Tifava per il Bologna e non ho mai capito il perché: non era di origine bolognese, forse perché aveva la salumeria e, si sa, da quelle parti, quanto a salumi…

Oltre che il Bar Texas, c’erano il Club Napoli, Totonno Juliano, e il Club Inter a fare da punto di ritrovo degli adulti, circondati da mocciosi col ghiacciolo Eldorado in mano. Il più gettonato era quello arcobaleno. Il cornetto era un lusso che a pochi di noi era concesso.

Quei bambini erano lo specchio del tifo dei papà. Io no, a mio padre il calcio proprio non interessava e non ero schierato. Pensando ai calciatori, c’era chi si sentiva Rivera, chi Mazzola, chi Bulgarelli, chi Sivori e tanti Totonno Juliano e Altafini. Più avanti, sarebbero comparsi tanti e tanti Gigggi Riva. Di magliette neanche l’ombra su quei bambini e le scarpette erano le normali scarpe, portate troppe volte a riparare; le squadre erano di mille colori e qualche volta, quando cerano le sfide con quelli degli altri rioni, avevano tutte le magliette bianche, diversificate dalle nostre mamme che vi avevano cucito il nastro usato per il fiocco delle elementari, rosso, verde, azzurro… chi orizzontale e chi obliquo.

Però le bandiere c’erano e c’erano le sciarpe. Più prossimo alla stazione di San Martino V. C. che alla Piazza Croce di Montesarchio, una sera dell’Estate Sammartinese vidi una sciarpa su una bancarella: mi piacevano i colori, bianco e verde. Erano i più belli. Soprattutto mi piaceva il lupo che c’era sopra. Lo amai subito. Dissi a papà che la volevo. La ebbi, nonostante le sue perplessità (“ma che ne devi fare?, prenditi un giocattolo”), e, da quella sera, mi avrebbe fatto compagnia per un tempo infinito. Solo per questo, per quella desiderata sciarpa, da bambino iniziai a dire che tifavo Avellino. La mia cara, vecchia sciarpa, compagna di un viaggio bellissimo e quale volta doloroso. Ma dell’Avellino, come squadra, io non sapevo niente e quel nome per la prima volta, alcuni anni dopo, lo lessi sul giornale del bar del paese per la partita Avellino Acquapozzillo, 0 a 0: la ricorderò sempre e solo per quello strano nome. Acquapozzillo.

L’anno dopo, campionato 1971/72, il mio padrino, tifoso dell’Avellino, mi portò a vedere due partite. Cominciò così.

Fu il campionato successivo che non me ne persi una: Giammarinaro e suoi uomini, Miniussi, Zucchini, Fraccapane…Palazzesi, che sulla fascia correva come il vento, Pantani, Marchesi e Nobili e quel testa a testa con il Lecce, campionato 1972-73, avevano preso tutti. E io fui rapito.

“LeCCe con due C come vuoi andare in B”…e ci andammo noi.

Quattordici, quindici anni: era l’età dei primi amori…e fu amore vero. Una lunga storia d’amore. Un romanzo incredibile fatto di emozioni, gioie e tante lacrime. Di felicità o di dolore, ma tante lacrime.

La serie A fu l’apoteosi, a Genova io c’ero quando la concquistammo, quel treno mi vide passeggero e io vidi il goal di Mario Piga …e il cuore che faceva da tamburo mentre cantavo su quei gradoni.Cuore che a più di uno giocò un brutto scherzo, quando quella palla calciata dal numero 8 si insaccò, ad inizio di ripresa.

Seguirono dieci anni di salvezze su salvezze. L’Italia intera parlava di noi. Cosa non avete visto e vissuto, voi giovani tifosi. Per fortuna vostra, anche il terremoto non avete conosciuto: ero stato al Partenio, quella domenica: Avellino Ascoli 4-2. La danza del mio idolo, Juary, la felicità…e poi fu morte e distruzione. Ho sempre pensato che il legame così forte, carnale, che abbiamo con la nostra squadra sia anche e soprattutto figlio di quel terremoto e di come l’Avellino, in quei giorni, sia stata l’unica forza che ci strappasse al dolore. Quella danza attorno alla bandierina io l’avrei poi chiamata “danza alla vita”.
Che squadra…e che uomini. A mio avviso quello dell’Avellino di Vinicio è stato il calcio più bello che abbiamo visto: la salvezza dei miracoli.

Ma, col tempo, ho imparato che l’intera serie A fu tutta un lungo miracolo. Vissuto intensamente. Sempre presente. Anche quando, sposato, mi trasferii nell’aversano, quando tutte le gare al Partenio erano per me trasferte da fare, 120 km tra andata e ritorno, con nebbia, pioggia o neve, me ne sarò perse un paio, forse tre.

Che anni, quanti ricordi, quanti protagonisti: Gil De Ponti, Piotti, Di Somma, Juary, Tacconi, Vignola, Colomba, Ramon Diaz e Barbadillo, Dirceu...il grande capitano Adriano Lombardi e Tagliaferri e quel cane…Ma la lista sarebbe lunga. Conservo un ricordo nitido e incorniciato del goal di Colombo:la neve incredibile caduta ad Avellino, i tifosi che corrono con le pale a liberare il terreno di gioco e il Verona dello scudetto che china la testa dinanzi al lupo. Era l’Avellino di Angellillo. Non vorrei sbagliare, ma quel Verona perse in tutto il campionato solo un’altra partita.

Poi l’ultimo fotogramma, amaro, che conservo della massima serie è la traversa di Bertoni a San Siro. Quanto piansi quel giorno, in mezzo a tanti che piangevano con me a Milano. Non era solo la fine della Serie A, finiva un’epoca.

Il ritorno in B, l’arresto di Graziano che ci lasciò nel baratro: la X nei calendari al posto dell’Avellino io me la ricordo bene. La Bonatti di Callisto Tanzi a salvarci, Marino Presidente, Fascetti allenatore…quel giugno dell’87, io c’ero. Un vero e proprio spareggio per il ritorno in Serie A, Avellino Cremonese: rigore per noi, Marulla…il portiere che respinge, Baldieri che ribatte in rete. Poi ancora Baldieri, 2 a 0…è fatta! Il ritorno in serie A era cosa reale.

Ma la ripresa come si può spiegare a chi non l’ha vissuta?

Due a due in quaranta secondi, finanche il rischio del 2-3 a poco dalla fine… e addio. Ma come è possibile?
Tanto dolore, tanta rabbia, ma soprattutto incredulità. Non piansi quella volta, ero solo seduto, immobile, la testa china tra le mani, gelato.
Passerà alla Storia come “la partita del mistero”. Fascetti disse nel dopogara: “Tra dieci anni racconterò cosa è successo nell’intervallo”. Sto ancora aspettando.

Mai più tornammo in A, anzi, dopo salvezze risicate, l’arrivo di Tedeschi al posto di Marino, retrocedemmo in C con Graziani in panchina…e, tanto per cambiare, furono lacrime.

Per vedere quelle di gioia dovetti attendere il ritorno di Sibilia... e i rigori di Pescara: finale con il Gualdo, Boniek in panca, Landucci...: “ce ne andiamo…ce ne andiamo….ce ne andiamo in Serie B…Serie B…Serie B…”.

Poi la Mercedes di Sibilia…il Toro di Sora, …i suoi 19 goal….e nonostante questo…fu nuovamente Serie C.
Pasquale Luiso, era nato a Napoli, ma era cresciuto e viveva ad Aversa. Abitava a due passi da me. Il venerdì prima della gara interna con la Reggiana, presi dall’elenco telefonico il numero di casa dei suoi genitori (C’erano solo due Luiso e lo beccai subito):

“Buona sera, sono un tifoso dell’Avellino, c’è Pasquale? Posso salutarlo?”.

Arrivò subito.

”Ciao sono un tuo grande tifoso, volevo dirti grazie per quello che stai facendo” (era novembre e aveva già segnato quattro o cinque goal. Che coppia con Criniti!).

Il tempo della sua risposta e gli chiesi la maglia, era per mia figlia che era rimasta colpito da quella sua esultanza e la voleva.

“Domenica vieni al Partenio?”

-“Certo, ci sono sempre”.

“Allora aspettami al termine della partita, vieni all’uscita e te la regalo”-


Non la ebbi, perdemmo tre a zero, era la Reggiana di Ancelotti e la squadra fu trattenuta negli spogliatoi. Capii che non era il caso. Non so se ero più triste io per la sconfitta o mia figlia a cui dovetti spiegare che era venuta inutilmente.

Sibilia lasciava. Sognavamo Berlusconi, ci rispose con la famosa frase sulla Patagonia a smentire le voci, a seppellire ogni speranza.

Seguì la tarantella Pugliese-Aliberti…poi arrivò Casillo…ed arrivò la Promozione del 2002-2003. Vullo, Cecere, Ignoffo, Puleo….Molino, Biancolino…e Marra…
Crotone…e il ritorno ad Avellino di un fiume biancoverde…che cantava. In quel fiume, c’ero anche io. Da Crotone ad Avellino, io non ricordo di aver visto mai l’asfalto: solo auto e pullman e bandiere e sciarpe. Io sventolavo la mia … “ce ne andiamo…ce ne andiamo….ce ne andiamo in Serie B…Serie B…Serie B…”.

Ma poi arrivò Zeman….e ci portò pure suo figlio…e gli zemaniani. Mamma mio quanto li trovavo insopportabili, gente che dell’Avellino non conosceva neanche i colori che spiegava a noi questo e quello.

Ne scrissi di racconti, quell’anno maledetto: “Illustrissima Signora Ambrosio”, “La passione di Peppe”, “Il treno che va a quel paese”, “Il branco e il Bisonte”, “Una giornata con Casillo”,“Il processo”, “Il pilota, il passeggero e ‘o Paterno”…pagine di amore e urla di dolore.

La retrocessione, inevitabile e ancora lacrime…diverse dalle solite solo perché versate e diluite lungo tutto il campionato. L’unica gioia: Kutuzov che purgò i pisciaiuoli. Poi solo lacrime.

Ma le asciugai e andai incontro a un’altra pagina bellissima di questo amore per il lupo: la promozione più incredibile contro il Napoli milionario. Ma come ca**o batteva il cuore mentre un gruppo di “lupi con i co****i da toro” (avrebbe detto Ghiradello) rispedivano a casa gli arroganti e presuntuosi partenopei.

Quella volta ci fu un mare di lacrime: “Lacrime Napulitane”, amare, le loro e lacrime di gioia, le mie, le nostre.

Ma in quegli anni salivamo e scendevamo, per cui le lacrime coprivano la gioie e le gioie asciugavano le lacrime.

Poi….nuova sofferenza...Perugia… spareggio play out…nuova retrocessione e vecchie lacrime.

Ero già pronto a versarne altre l’anno dopo al Partenio: stavano lì lì per scendere, tra imprecazioni e sigarette che divoravo….quando…..“Rivaldooooooooooooo”…e diedi un zumpo…che mi trafisse il muscolo della gamba, una coltellata, ero distrutto…e non soffrivo….cantavo:“ce ne andiamo…ce ne andiamo….ce ne andiamo in Serie B…Serie B…Serie B…”… al 2 e poi al 3 a 0.

Smisi di cantare solo all’uscita, mi sedetti a terra, accanto al muretto della Montevergine, stringevo la mia vecchia sciarpa, distrutto, mentre i miei amici mi facevano chi l’elemosina…e chi la foto, che conservo ancora.

Quanti amici nuovi e cari in quegli anni: Avellincalcio.net, Il Pianetabiancoverede, ForzAvellino. Per non fare torto ad alcuno, non ne cito nessuno o dovrei per ognuno scrivere un papiello…e finiremmo tra un anno. Ma li ho nel cuore e per qualcuno ho anche pregato. RIP e festeggia in paradiso, oggi. Mi feci pure tanti nemici tra i professionisti (?) della informazione. Scrissi: “Gli avvelenatori dei pozzi”. Ma contro questi signori eravamo sempre a dare battaglia noi del Pianetabiancoverde: Ottopagine, Il Corriere dello Sport… ed è così che nel mio libro dei ricordi c’è spazio pure per una querela che uno di loro fece a noi del sito, della quale è rimasta solo una cartellina contenente la querela, il verbale dell’interrogatorio della Polizia Postale… e il nulla cui ha fatto seguito.

Poi arrivò Sturno, Sarri, l’uomo in nero, quello con cui litigai invitandolo a fare l’allenatore o ad andare via subito se non ci credeva, invece di aggiungere problemi a problemi.

Lo fece alla vigilia dell’inizio del campionato, lasciò partire la squadra senza tecnico. Ma vaffanculo va’…ovunque sei.
Carboni, Calori, nuova retrocessione e il fallimento del Messina grazie al quale rimanemmo in B. Per un solo anno, il solito unico maledettissimo anno: anche per la penalizzaione di tre punti, i pegni da pagare dei Pugliese, Incocciati…Campilongo…alla fine fu comunque serie C. Retrocessione anche sfortunata: ho sempre pensato che se non si fosse fatto male Sforzini ce l’avemmo fatta a salvarci. Ma…tant’è. Di nuovo lacrime.

Ora che ci ripenso, ma quanto ca**o ho pianto, di gioia o di dolore, per questo vecchio lupo?

Non quanto l’avrei fatto quell’estate del 2009, il comunicato dei Pugliese….e la morte del lupo. Quasi cento anni di storia cancellati così. Vissi proprio male quei giorni; ricordo che la sera della scomparsa, mentre cenavo, caddero lacrime nel piatto. Mia figlia si alzò e venne ad accarezzarmi con dolcezza il volto. Non mi disse che era solo calcio, conosceva la mia passione, mi disse: “Ti capisco”. Lo sguardo perso. Fu davvero dura. Che senso ha? Mi chiedevo.

Già, lacrime, lacrime, lacrime…di gioia o di dolore, tanto dolore quell’estate maledetta. Qualche volta anche risate, amare.

Ve li ricordate Galasso, Biazzo che “è andato a Napoli a cercare i finanziatori”…e Avellino in trepidante attesa? Che barzellette.

E il Dott. Mendoza e i F.lli Carino? Che personaggi.
Il progetto: "l’organigramma elettrico su base piramidale con effetto boomerang", “gli aspirapolvere biancoverdi con il lupo swarovski sul manico” e “le biciclette con manubrio a forma di lupo”. Ma, ve li ricordate? Ma per piacere! Rido ancora oggi, a ripensarci.

1912… una storia cancellata in un secondo da gente senza cuore. Basta, finisce qua. Basta! Non era una questione di “buatta”, la famosa matricola, il famoso logo. Era di più, molto di più.

Ma poi, a rompere i miei tormenti ed i miei dubbi, fu LupoDan: nessuno come lui era capace di racchiudere in tre o quattro minuti l’essenza di ogni cosa. Quel video, The Wolf, che vedevo, che rivedevo e consumavo, mi fece ripartire, con l’entusiasmo di sempre. In fondo, il lupo non era morto…era vivo, c’era solo una nuova veste. E fu Avellino.12 SSD.

Mi emozionavo ancora e solo questo contava.

Con la complicità di Ieppariello, Puleo mi aveva telefonato una sera d’estate, mi conosceva perché mi leggeva sul forum, aveva letto le parole che avevo scritto quando iniziò a parlarsi di un suo ritorno: “Ciao, LupoDentroo, indovina chi sono?”. La stessa emozione di bambino che avevo provato quando mi aveva telefonato Galderisi.

Lo stesso battere del cuore.

“Il cuore e non la ragione sente Dio” dice Pascal e, per me, il tifo è questo: è il cuore che batte.

Simone lo avrei sentito per giorni e giorni: mi aggiornava, mi spiegava e si raccomandava di non dire nulla sul forum. Poi l’ultima telefonata: “E’ fatta, ho risolto, torno a casa”. Andai a Capodichino ad accoglierlo, ci abbracciamo e scappò via con chi era venuto per portarlo ad Avellino.
Anche io partii: nuove strade a proseguimento di un cammino iniziato che ero bambino. Fu un anno di partite su campi impolverati e di periferie. Serie D, girone I, Sambiase, Rosarno, Sapro, Adrano….

Da giovane, avevo ascoltato e cantato un successo dei Santo California: “Tornerò”. In quel tempo c’era il servizio di leva obbligatorio: un anno. “…il tempo passerà, un anno non è un secolo…tornerò”. Ora lo contavo pensando che ci saremmo stati solo un anno in serie D. Presuntuoso, ma anche ignaro di cosa fosse quel campionato, pensavo che li avremmo stracciati tutti. Non stracciammo nessuno, facemmo solo i play-off che perdemmo.

Che delusione.
Ma anche quell’anno ero al mio posto al Partenio e mi attaccavo alla voce di Daniele Miceli; gioii, come sempre, dopo aver superato il Trapani in semifinale e mi incazzai, come sempre, quando perdemmo col la Vigor Lamezia la finale. Come sempre! Non era cambiato nulla ed ero pronto a ripartire, feci richiesta della tessera del tifoso..

Ma il 4 agosto del 2010 cambiò tutto.

L’Avellino aveva che mancato la promozione…si ritrovò promosso a tavolino per il terremoto che aveva investito oltre venti società. Non mi scoprii contento e non furono nè gioia e né lacrime. Solo indifferenza.
Ma che è questa roba qua?
“Qundi non la traversa che ci condanna all’inferno e non un goal per un tiro incredibile di Rivaldo decreteranno retrocessioni e promozioni, lacrime di dolore o di gioia? Devo sperare che non ci sia un altro Pugliese per non andare all’Inferno e che ci siano altri Pugliese da qualche parte per uscire dall’Inferno?
E’ questo? Cuore, ma io non ti sento, tu che dici?”


Rispose: “…e non mi senti perché sono io che non sento niente”.

Sì, a livello di testa e di ragionamento, lo so che avrei dovuto vivere tutto come una compensazione delle lacrime versate per la fine di cento anni di vita decretata per ragioni economiche. Lo so! Ma la testa ed i ragionamenti con la mia passione hanno avuto poco e nulla a che fare: il re di questa lunga storia d’amore è stato sempre il cuore! Se una promozione non dice nulla al cuore e il cuore non risponde, io dove vado?

A fine agosto vidi la prima in casa, fu anche l’ultima. Dopo l’ingresso mostrando la semplice domanda della tessera, sarei dovuto andare ad Avellino per ritirarla: era il lasciapassare per consentire alla mia passione di continuare a vivere. Ma cosa è una passione che non fa più battere il cuore? Cosa è?

Non andai mai a ritirarla, passai alcuni giorni a stampare pagine del libro di LupoDentroo, le raccolsi, così come le foto, le riviste, i ritagli di giornali, il disco di Juary, il libro sulla storia dell’Avellino, la maglietta di Porcari, quella “Dove sarai…sarò”, la targa che mi fece ForzAvellino per i miei racconti, la cartellina della querela, alcune matrice dei primi abbonamenti. C’era tutto. Mancava solo la sciarpa di quel bambino innamorato, col tempo diventata vecchia, vecchia come iniziavo ad esserlo io. Non l’avevo più: l’avevo data al mio pastore tedesco, Punky, quando era morto. “Punky, usciamo!”, aprivo il cassetto che la custodiva ed è incredibile come la prendesse e riuscisse a tenerla in bocca senza rovinarla per nulla, con quelle sue zanne enormi e bianche…e quante foto che aveva con quella sciarpa al collo.

Raccolsi tutto, misi in uno scatolone, sigillai, scrissi con un pennarello “LupoDentrooo” e depositai in uno sgabuzzino. LupoDentrooo era morto.

In tutti questi anni neanche ho seguito più il calcio, ancora meno l’Avellino: meno solo perché nelle televisioni non di Avellino parlano di Juve, Inter, Napoli…
Ogni tanto, come ho avuto modo di dire a voi che ho recentemente ritrovato, il vento mi ha portato qualche notizia; la serie in cui stava, Taccone e la B perduta…solo la morte di Mimmo Cecere mi ha trafitto il cuore. Insomma, per capirci, neanche so dei calciatori che hanno vestito la nostra maglia e quali dirigenti e allenatori si sono succeduti.

E’ così. Un amore quando finisce va fatto andare via, gli puoi augurare ogni bene, ma non deve più riguardarti ciò che vive. E così è stato. Ho sepolto tutto e dimenticato. Come è stato possibile? Come ci sono riuscito? Forse così mi sono protetto. Boh!

Finché un giorno di gennaio, quest’anno, sistemando scatoloni dopo un trasloco in altra regione, ho visto quello con su scritto “LupoDentrooo”.
Non so cosa mi abbia spinto ad aprirlo: anche qui..boh! Le cose accadono.

Forse l’età e il conto già iniziato con la mia vita e ciò che è stata. So solo che l’ho fatto: ho tolto l’adesivo, l’ho aperto ed ho preso in mano ciò che per ultimo vi avevo messo dentro e, ora, era sopra a tutto: le foto.
La prima mi ha fatto sobbalzare: è in bianco e nero, riprende il terreno del Partenio dalla curva nord, come era un tempo, prima di Rozzi, proprio sull’angolo della bandierina. C’è un grande albero e accanto due più piccoli con tifosi arrampicati sopra a guardare la partita: “Mio Dio, quanti anni avevo?”

Mentre facevo il conto ho sentito battere forte il cuore. Sempre più forte, via via che guardavo le altre: “Questa è…sì, era l’anno…la partita….”… “E questa?...Questa la scattammo….”….”e guarda questa…questa me la mandò Angelo, è Galderisi mentre parla a telefono con me”. Caro Angelo…ho saputo…quanti ricordi….

“…Qua era Crotone”…..”e questa è Tina con Puleo”; Tina, non ho mai visto una tifosa come lei. Mai!

“Ohhh….IL NAPOLETANO nella Terminio…il lupo napoletano” …”qua è Sturno mentre mi incazzavo con Sarri”. Tante foto, tanti ricordi. Quanti anni…una vita.
I
l disco del mio idolo, di Juary, “la Vita è così”, 1981, me lo feci autografare al termine della partita. Lo risento dopo un secolo: ”la vita corre e se ne va…..sarà così…. Juary….Juary…”, samba.

Gli abbonamenti, anzi i blocchetti, quelli con i fogli che si staccavano…

Poi, in ultimo, i fogli con le favole e i racconti di Lupodentrooo, in ordine di date, l’ho preso e dopo cena ho riletto tutto.
Sì, certo, i papielli eranto tanti e, soprattutto, tanto lunghi, ma se ho terminato che era quasi l’alba è perché ad ogni stazione che ho incontrato mi sono fermato a ricordare, a pensare…a fermare il tempo.

Cominciò così:
“Io sono Lupodentrooo, figlio della terra di Lupilandia, tifoso della tribù dei Grandi Lupi….”

E poi da “Nonno Peppe e le favole di LupoDentroo”:
“L’inizio era sempre lo stesso, tanto che i bambini dopo la prima parola, dopo il classico “c’era una volta…”…continuavano in coro:
“…tanto tempo fa, un grande tifoso di una piccola grande squadra: il suo nome era LupoDentrooo e la squadra era l’Avellino…”.


E ancora…“Saliamo sul treno, dopo un poco partiamo. Quale sia la meta non mi interessa…mi basta essere assieme a chi ama come me l’Avellino…in fondo è solo l’ennesimo viaggio di una storia infinita…”

E da “Ora che pare tutto perduto“:
“…Ora che pare tutto perduto… e poi riprese il suo cammino, perché, Nonno Peppe, sapeva che lungo le strade di una grande passione non ci si ferma mai”.

Nell’ultimo, “Il lupo e il cavalluccio”:
“…Vidi un lupo guardare alla luna e sentii un fortissimo ululato, lanciato come a chiamare alla vita, senza arrendersi alla morte…..
vidi lupi giovani ritornare a correre e vidi le immagini dei luoghi a me cari”.


A me cari! Come ho potuto voltare le spalle a tutto questo? E come ho potuto non interessarmi più di un grande amore, iniziato per una sciarpa, in quel paese della Valle Caudina, che ero un bambino e seguito follemente dalla età dei primi amori e per oltre quarant’anni? Non lo so! Non so spiegarlo, so solo che non mi batteva più il cuore quando lo lasciai e so solo che sono passati quasi quindici anni.

Da un certo punto in poi la vita scorre troppo velocemente, eppure questa notte quindici anni mi appaiono una eternità. Ma non sono triste, sono contento di aver riaperto quello scatolone. E’ banale, forse fin troppo, lo so, ma è così: “Certi amori non finiscono/fanno dei giri immensi e poi ritornano/amori indivisibili, indissolubili, inseparabili”.

Ora, ora che ho rivisto tutti i testimoni di una storia bellissima e che avevo seppellito in uno scatolone, sento che devo andare a cercare il mio lupo e i miei compagni di un tempo. Ho visto che c’era Biancolino a guidare i lupi. Già, il Pitone: uno che ha il lupo sulla pelle, nella carne, nel cuore. Lui che mi ha regalato gioie immense. Non è un caso, nulla accade per caso: io ritorno dopo tanto tempo e lui è ancora a lottare per questo lupo, per questi colori, per la nostra gente. Ho scoperto che era subentrato che eravamo nei bassifondi e ora, gennaio, il sogno è possibile. "Fa’ che accada!" Anche per lui, per vederlo coronare il suo sogno, ho tifato come forse mai avevo fatto.

Poi giorni a cercare video e filmati, di questo anno e degli ultimi. Youtube l’ho consumato, pagine che non ho vissuto…. Volevo sapere, volevo capire, volevo imparare. Su tutto, la serie B rubata. Ancora! Taccone: colui che non ho mai considerato la soluzione migliore, quando la politica gli consegnò l’Avellino, e che oggi, in ritardo, ascolto in interviste e conferenze mai sentite prima e che confermano la bontà del mio giudizio di allora.

Sì…certo, poi ci sono i palazzi romani, il potere schifoso, lo stesso che quando ha voluto ha fatto passare cartelline vuote (Maradona) come contratti depositato in tempo..), quello che ha tenuto in vita società sepolte di debiti e che meritavano di scomparire, quello che di schifezze ne ha fatte passare in quantità industriale, ha ancora una volta mostrato il proprio volto, schifoso. Ma le immagini che ora vedo di Taccone che, invece di piangere e chiedere scusa a un popolo, anche nel giorno della tragedia mostra la postura e la voce dell’arroganza…beh, meglio che me le sia risparmiate, allora: un’altra querela l’avrei collezionata.

Infine, ho cercato se ci fossero luoghi dove incontrare gli amici di un tempo. Ho ritrovato lo spazio che voi avete protetto in tutti questi anni e sono entrato.
Ho scorso velocemente le pagine ed i topic: “Peccato, sono rimasti in pochi. Davvero pochi, ma il numero così risicato rende solo più grande…grande…grande ciò che hanno fatto per tenere in vita questo spazio.”.

A questo punto, scrivere mi è stato facile. Così è ricominciata la vita di LupoDentrooo…così ho ritrovato il mio vecchio lupo.

Qundi, ho fatto l’abbonamento a Now…ed ho iniziato a gridare “goooool”….e “gooooool…. e “gooooool “…..e ancora e “gooooool “…partita dopo partita.
Ho temuto dopo Foggia, poi ho ripreso a credere, a vedere sempre più vicina l’impresa e mi ripetevo “non succede…ma se succede”. Ogni vittoria mi ripetevo “non succede…ma se succede”.

Dopo Catania non ho avuto più alcun dubbio o paura: quella vittoria non era solo una importante questione di classifica, determinatasi dopo quella giornata, ma aveva il potere di dare all’Avellino una spinta incredibile e al Cerignola una mazzata da tramortire. In mezzo secolo qualcosa ho imparato: correre in testa, senza pressioni, è leggero, ma appena hanno sentito il fiato addosso, ancora di più dopo il sorpasso, i pigliesi avevano mostrato chiaramente di non reggere la pressione e solo tanto c**o (a proposito del c**o nostro che, soprattutto nel finale di alcune gare, pure abbiamo avuto)…dicevo…solo il c**o aveva consentito loro certe vittorie (quella col Monopoli grida ancora vendetta).

Il cedimento psicologico lo vedevo evidente e per loro restava solo l’aggrapparsi con le unghie alla nostra difficile trasferta in Sicilia). Io me li vedo mentre si dicevano, dirigenti, allenatore, calciatori e tifosi: “A Catania, l’Avellino perderà. A Catania l’Avellino non vincerà…”.

Il capolavoro di Patierno, il raddoppio e il fischio finale li ha uccisi. A quel punto, ero sicuro: a noi non ci avrebbe fermato niente e nessuno e loro erano già morti.

Benevento, che comunque avevo visto bene contro di noi, sarebbe stato una montagna altissima e non avrebbero vinto. Così è stato. Anzi, han perso.

Certo che ai peneventani non ne va bene una: sognano….sbandierano, sfottono (le risate che mi sono fatte in questi giorni, ascoltandoli su Youtube quando ci avevano a distanza siderale ahahahaha) e poi iniziano il crollo, cambiano tecnico, ci liberano di Pazienza e ci fanno un favore, finché la perdono, la pazienza, e lo mandano via. Ritorna Auteri, sognano l’unica magra soddisfazione…. invece perdono al Partenio e vincono a Cerignola, facendo un favore agli odiati avellinesi…per poi riprendere subito a perdere.

Peggio di cosi…il cane che mozzica lo stracciato…ahahahah. Ma io, io che quando ero bambino non vedeveo un solo tifoso del Benevento, ho sempre pensato a loro come al nulla, calcisticamente parlando, ed oggi non posso che confermare…
…e a loro un pensiero poetico, quello finale del filmino di LupoDan, “The Wolf”: “Io so’ io….e voi non siete un ca**o!”.

Dopo quel turno dovevano scorrere solo le ore. E, finalmente, il giorno di Potenza e della Serie B è arrivato.

Siamo in Serie B!

…stavolta io non ho pianto, felice fino a toccare il cielo, ma niente lacrime, la gioia la esprimevo pensando ogni istante a quale fantastica storia è la mia: ritorno dopo quindici anni, iniziano le vittorie su vittorie e assisto a una impresa memorabile. Storica, non è esagerato: guardate che col tempo si capirà meglio, ma partire alla quinta giornata con quella posizione in classifica e quel distacco, arrivare non ai play off ma vincere il campionato, neanche all’ultima partita, passerà alla storia. Ne sono certo!

Ok, ho imparato la storia della Ferrari, la conosco (anche se penso, dopo mesi che seguo l’Avellino e il campionato, che il livello sia molto, molto basso), ma la Ferrari data a Biancolino aveva il motore scassato e le gomme bucate. Non va dimenticato! …E poi la Ferrari se non la guidi bene va facilmente a sbattere e ti scassi la capa. Soprattutto, credete che una cosa incredibile come questa si possa realizzare per la capacità di un gesto tecnico in più o in meno? Per una manovra ben studiata, uno schema, un modulo e questa roba qua? Follia! Tutto ciò può accadere solo se gli attori hanno cuore e senso di appartenenza, soltanto se ogni singolo non pensa di dover vincere per sé, ma per la propria gente: ”quella che ama perdutamente”. Queste cose si realizzano solo se si capisce di essere espressione di una terra, di un popolo che ha sofferto e a cui si sente di ricambiare l’amore che sa dare e si vuole ferocemente dargli una immensa felicità.

Senza mischiare il sacro ed il profano, è quel che accadde con l’Avellino di Vinicio, quello dell’anno del terremoto, quello con la penalizzazione di cinque punti (la vittoria valeva 2 punti, non 3, ed era serie A a 16 squadre…lo specifico per i più giovani), Sempre per chi non visse quella tragedia e quel campionato, andate a cercare le interviste di Vinicio, di Di Somma, di Tacconi…vi spiegheranno cosa li spingesse domenica dopo domenica a compiere l’impresa, a realizzare la salvezza del miracolo.

Ma il volto di Biancolino lo avete visto? Le sue parole le avete ascoltate? Le sue lacrime le avete viste e capite? E le parole col pianto trattenuto a stento di quello del cuppino e della maglietta della salute? Ne vogliamo parlare? Nessuno più di loro poteva riuscire. NESSUNO!...fosse anche Capello.

E della maturità della Curva Sud dopo Foggia?

Ho ascoltato Giovanni D’agostino, non parlo delle interviste andate in questi giorni, sul terreno di Potenza e sul balcone dei festeggiamenti. Parlo della conferenza stampa, nella stadio, a Potenza, vista nel servizio “ Il B day al Viniani”: io non lo conoscevo, Giovanni, ma quelle parole sono un compendio di equilibrio, intelligenza, maturità, lungimiranza, amore e orgoglio. Da applausi a scena aperta.

E, soprattutto, fanno stare tranquilli.

A D’Agostino padre, anche dopo aver visto e scoperto certi brutti striscioni che in passato gli sono stati dedicati, io voglio solo dire “grazie”. A lui, il mio grazie e una considerazione maturata ascoltandolo da gennaio e dopo che sono andato a cercare sue interviste del passato: un presidente così umile, così gentile, così perbene io ad Avellino non lo ricordo. Sommato, ho appreso, ai tanti soldi messi, beh…che Iddio lo protegga e la speranza che noi tutti sapremo tenercelo stretto.

Un grazie lo voglio dire pure ad alcuni protagonisti della stampa che con il loro lavoro e le loro parole mi hanno raccontato e fatto vivere questo nuovo capitolo della mia storia di tifoso. Li vedo su Youtube e grazie a loro io mi sento a casa e mi sento abbracciato alla mia squadra, al mio vecchio lupo. Parlo di Losco, colonna sonora delle pagine e delle emozioni più belle che come tifoso io abbia vissuto nel dopo serie A; parlo di Ieppariello, il caro Massimo, che rivedo oggi seguire e raccontare l’Avellino sempre col cuore grande di tifoso (professionalità e amore vero per il lupo); parlo, in generale, di SporChannel214, per l’enorme sforzo che compie al servizio di chi ama l’Avellino.

In particolare parlo (udite, udite) di Titti Festa. Io non dimentico le mie, le nostre battaglie del passato contro “gli avvelenatori dei pozzi”; sentirla oggi usare questa definizione, vederla, oggi, fare certe battaglie, le nostre di un tempo, è bella cosa: è proprio vero che col tempo si cresce e si migliora. Non che tocchi a me fare le classifiche, tuttavia, come non apprezzare ed applaudire il taglio dei suoi servizi, il lato “umano”, la narrazione delle “persone” e dei sentimenti, più che quello strettamente calcistico? Forse più di tutti ha colto che una impresa come questa è fatta da uomini, con le loro storie, più che da calciatori. Il lungo collegamento fino a notte tarda, dopo la gara con l’Altamura, quello in cui aspetta all’uscita dagli spogliati, quello in cui coglie e ci consegna le emozioni e la commozione dei familiari dei calciatori, le loro fragilità umane, le lacrime trattenute a stento dal padre che ricorda i primi passi mossi da suo figlio (“Dove non sono andato per lui? In posti dove mai mi sarei recato”), mi ha emozionato e mi è parso una pagina di vero e antico giornalismo.

A loro la mia mano, il mio apprezzamento ed il mio grazie.

A voi, amici di un tempo, a quelli che ci sono sempre stati e che ho ritrovato, il grazie l’ho già detto, per aver resistito e tenuto in vita uno dei posti del mio passato. Aggiungo solo che la gioia di accompagnarmi nuovamente al vostro cammino è dolce e quella per la promozione è doppia perché penso a voi, a quello che avete sofferto. Non meritavate tutto quello che avete patito. No, non lo meritavate.

Avete attraversato un deserto lungo e vissuto giorni amari.
“Dio mio, per loro ti chiedo questo miracolo…riempi di gioia loro e io sarò doppiamente contento”, credetemi, l’ho pensato in continuazione da gennaio.

Nessuno come voi e più di voi meritava questa promozione.

Una sola preghiera, oltre che un consiglio, poiché anche in tv ho ascoltato più volte rivendicare posti in prima fila…”noi che ci siamo sempre stati”: smettetela, perché è stupido e dannoso.

Se vi riferite a chi viene solo se ci sono i risultati, mostrate di non conoscere molto il calcio e, in particolare, la storia dell’Avellino. Ai tempi della Serie A, sapete per quanti spettatori era omologato il Partenio? Quarantamila…e parliamo di posti ufficiali. Si faceva il tutto esaurito e poi c’erano una marea di portoghesi. Io allora ho vagato per tutti i settori, c’erano anche i distinti, vi dico che due ore prima, in certe partite anche tre, eravamo tre file per ogni gradone; quando pioveva, con gli ombrelli, per vedere il terreno lo sguardo doveva fare lo slalom e la testa non stava mai ferma, per potere seguire il pallone. Nella Montevergine, poi, accadeva questo (ahahaha): all’ingresso c’era chi attendava con in mano fogli di carta pieni pieni…pieni di nomi. Andavi, dicevi il nome, lui controllava che fosse nella lista, depennava e tu entravi. Ma chi si prensentava non diceva: “Avvocato Tizio”…magari! Magari! Le perole erano queste: “Avvocato Tizio.. più due…più tre”. Avete capito di quali numeri parliamo? E In serie B e poi serie C dove stavano più? E in B, in C o in D quando eravamo primi o nelle finali c’era lo stesso numero delle partite anonime o per la salvezza? Certo che no. E allora dove è la novità che vi indigna?

Se poi vi riferite a quelli che in serie D hanno abbandonato, sappiate che la storia del tifo dell’Avellino è fatta di tante storie, che la Storia è fatta non solo da eroi l che la passione e l’amore per questa squadra si manifesta in tanti modi. Dovremmo ricordare anche quando non si entrava per protesta e si lasciava il lupo, solo…in nome del lupo o dei diffidati?

A volte, leggendo in giro, ascoltando certe telefonate e in qualche intervento di alcuni commentatori professionisti, avverto finanche un certo loro fastidio, quasi di infantile gelosia: “Il Lupo è solo mio…tu che c’entri? Chi sei? Dove stavi?”. E questo mi strappa un sorriso.

Ascoltate me: lasciate stare ed, anzi, siate contenti di vedere tanta gente, soprattutto se nuova.

Mentre scorrevano le immagini, le emozioni più grandi le ho provate vedendo i bambini, allo stadio e per le strade. Incredibile, ne ho visti proprio tanti: come neanche dopo le promozioni ai danni del Napoli e del Foggia. Forse solo dopo Crotone. Sì, certo, meno della promozione di Giammarinaro e ancor meno di Genova, ma per queste ultime parliamo di un’altra epoca ed era un altro calcio…e a muoversi erano intere famiglie.
Sono abbastanza sicuro che qualcuno di quei tanti bambini visti oggi fosse lì come a una festa del paese, portato dal papà e per la gioia di sventolare la bandierina, senza una piena consapevolezza del perché si gioisse.

Però mi piace immaginare che tra questi ci sia lo stesso bambino che, quasi sessant’anni fa, stringeva felice tra le mani una sciarpa, ignaro di quello che realmente rappresentasse. E che un giorno anche lui racconterà…una lunga storia d’amore.

Ecco, ripercorrere tuto il cammino, come è iniziato, come è ripreso, quanta passione mi abbia accompagnato, fino alla gioia per la recente promozione mi è sembrato il modo migliore e più giusto per aggiornare il libro dei papielli di Lupodentroo.

L’ho scritto pensando ai compagni di tifo conosciuti grazie ai forum: a voi che ci siete sempre stati e ho ritrovato, a voi che ci siete sempre ma oggi non ho rivisto, sperando che in qualche modo vi raggiunga, e a quelli che si sono perduti lungo il cammino, come mi ero perduto io…

Ma, soprattutto, l’ho scritto nel ricordo di quelli che non ci sono più perché volati in cielo. Alla mia età, a cominciare dal mio padrino, quello che mi portò per la prima volta al Partenio, ne ho perduti non pochi di compagni con cui ho condiviso gioie e sofferenze. E’ il tempo che scorre! Li ricordo tutti e come ha detto qualcuno,: “ricordare chi non c’è più è il modo migliore per farlo vivere ancora.”. Per questo ho sentito brividi nel vedere in tv quello striscione, Biancolino che mostra la maglietta con la scritta “Cecere”, ascoltare Riccio e quel suo “mi manca”, pensando alla sorella.

Questa volta non una favola di Nonno Peppe e Lupodentroo, ma una storia vera.

Una delle tante storie….che testimoniano il legame tra il lupo e la sua gente.
“Forza vecchio lupo…”


Non importa quanti anni ho
(di José Saramago)
“……….
Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.
Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.
Quanti anni ho, io? A chi importa!
Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento”.

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C’era una volta…e c’è ancora!


sab mag 03, 2025 11:56 am
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Messaggio Re: Una della tante storie...
:applausoo: :applausoo: :applausoo:
Beh, che dire? Mi hai fatto fare un giro gratis sulla giostra dei ricordi.
Grazie.

P.S. Un paio di anni fa chiesi a Fascetti cosa fosse successo negli spogliatoi tra il primo e secondo tempo di Avellino-Cremonese.
Mi guardò, sorrise amaro e mi disse: "Lascia stare, meglio non parlarne anche se penso che tu lo abbia capito benissimo".


sab mag 03, 2025 4:49 pm
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Messaggio Re: Una della tante storie...
Mi hai riportato bambino ... grazie per il bellissimo racconto :applauso:

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sab mag 03, 2025 8:03 pm
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Messaggio Re: Una della tante storie...
LupoDentrooo ha scritto:
In quegli anni, in quel paese della Valle Caudina, conca del beneventano, lì dove le province di Avellino e Benevento si danno la mano, a proposito di calcio, io non ricordo nessuno che tifasse Benevento: Napoli, soprattutto, poi solo Inter, Juve, Milan, due o tre Avellino, ma erano di San Martino V. C. e Roccabascerano, lavoravano ad Avellino e venivano per giocare a boccette e la zecchinetta, tra fumo e bestiemme. Sempre a proposito di tifo dei grandi del paese, c’èra poi Zi’ Carmelo: non che mi fosse zio, è che allora agli adulti ci rivolgevamo anteponendo ai loro nomi la forma tronca “Zi’”: Zì Carmelo, Zi’ Luigi, Zì’ Antonio… Tifava per il Bologna e non ho mai capito il perché: non era di origine bolognese, forse perché aveva la salumeria e, si sa, da quelle parti, quanto a salumi…

Oltre che il Bar Texas, c’erano il Club Napoli, Totonno Juliano, e il Club Inter a fare da punto di ritrovo degli adulti, circondati da mocciosi col ghiacciolo Eldorado in mano. Il più gettonato era quello arcobaleno. Il cornetto era un lusso che a pochi di noi era concesso.

Quei bambini erano lo specchio del tifo dei papà. Io no, a mio padre il calcio proprio non interessava e non ero schierato. Pensando ai calciatori, c’era chi si sentiva Rivera, chi Mazzola, chi Bulgarelli, chi Sivori e tanti Totonno Juliano e Altafini. Più avanti, sarebbero comparsi tanti e tanti Gigggi Riva. Di magliette neanche l’ombra su quei bambini e le scarpette erano le normali scarpe, portate troppe volte a riparare; le squadre erano di mille colori e qualche volta, quando cerano le sfide con quelli degli altri rioni, avevano tutte le magliette bianche, diversificate dalle nostre mamme che vi avevano cucito il nastro usato per il fiocco delle elementari, rosso, verde, azzurro… chi orizzontale e chi obliquo.

Però le bandiere c’erano e c’erano le sciarpe. Più prossimo alla stazione di San Martino V. C. che alla Piazza Croce di Montesarchio, una sera dell’Estate Sammartinese vidi una sciarpa su una bancarella: mi piacevano i colori, bianco e verde. Erano i più belli. Soprattutto mi piaceva il lupo che c’era sopra. Lo amai subito. Dissi a papà che la volevo. La ebbi, nonostante le sue perplessità (“ma che ne devi fare?, prenditi un giocattolo”), e, da quella sera, mi avrebbe fatto compagnia per un tempo infinito. Solo per questo, per quella desiderata sciarpa, da bambino iniziai a dire che tifavo Avellino. La mia cara, vecchia sciarpa, compagna di un viaggio bellissimo e quale volta doloroso. Ma dell’Avellino, come squadra, io non sapevo niente e quel nome per la prima volta, alcuni anni dopo, lo lessi sul giornale del bar del paese per la partita Avellino Acquapozzillo, 0 a 0: la ricorderò sempre e solo per quello strano nome. Acquapozzillo.

L’anno dopo, campionato 1971/72, il mio padrino, tifoso dell’Avellino, mi portò a vedere due partite. Cominciò così.

Fu il campionato successivo che non me ne persi una: Giammarinaro e suoi uomini, Miniussi, Zucchini, Fraccapane…Palazzesi, che sulla fascia correva come il vento, Pantani, Marchesi e Nobili e quel testa a testa con il Lecce, campionato 1972-73, avevano preso tutti. E io fui rapito.

“LeCCe con due C come vuoi andare in B”…e ci andammo noi.

Quattordici, quindici anni: era l’età dei primi amori…e fu amore vero. Una lunga storia d’amore. Un romanzo incredibile fatto di emozioni, gioie e tante lacrime. Di felicità o di dolore, ma tante lacrime.

La serie A fu l’apoteosi, a Genova io c’ero quando la concquistammo, quel treno mi vide passeggero e io vidi il goal di Mario Piga …e il cuore che faceva da tamburo mentre cantavo su quei gradoni.Cuore che a più di uno giocò un brutto scherzo, quando quella palla calciata dal numero 8 si insaccò, ad inizio di ripresa.

Seguirono dieci anni di salvezze su salvezze. L’Italia intera parlava di noi. Cosa non avete visto e vissuto, voi giovani tifosi. Per fortuna vostra, anche il terremoto non avete conosciuto: ero stato al Partenio, quella domenica: Avellino Ascoli 4-2. La danza del mio idolo, Juary, la felicità…e poi fu morte e distruzione. Ho sempre pensato che il legame così forte, carnale, che abbiamo con la nostra squadra sia anche e soprattutto figlio di quel terremoto e di come l’Avellino, in quei giorni, sia stata l’unica forza che ci strappasse al dolore. Quella danza attorno alla bandierina io l’avrei poi chiamata “danza alla vita”.
Che squadra…e che uomini. A mio avviso quello dell’Avellino di Vinicio è stato il calcio più bello che abbiamo visto: la salvezza dei miracoli.

Ma, col tempo, ho imparato che l’intera serie A fu tutta un lungo miracolo. Vissuto intensamente. Sempre presente. Anche quando, sposato, mi trasferii nell’aversano, quando tutte le gare al Partenio erano per me trasferte da fare, 120 km tra andata e ritorno, con nebbia, pioggia o neve, me ne sarò perse un paio, forse tre.

Che anni, quanti ricordi, quanti protagonisti: Gil De Ponti, Piotti, Di Somma, Juary, Tacconi, Vignola, Colomba, Ramon Diaz e Barbadillo, Dirceu...il grande capitano Adriano Lombardi e Tagliaferri e quel cane…Ma la lista sarebbe lunga. Conservo un ricordo nitido e incorniciato del goal di Colombo:la neve incredibile caduta ad Avellino, i tifosi che corrono con le pale a liberare il terreno di gioco e il Verona dello scudetto che china la testa dinanzi al lupo. Era l’Avellino di Angellillo. Non vorrei sbagliare, ma quel Verona perse in tutto il campionato solo un’altra partita.

Poi l’ultimo fotogramma, amaro, che conservo della massima serie è la traversa di Bertoni a San Siro. Quanto piansi quel giorno, in mezzo a tanti che piangevano con me a Milano. Non era solo la fine della Serie A, finiva un’epoca.

Il ritorno in B, l’arresto di Graziano che ci lasciò nel baratro: la X nei calendari al posto dell’Avellino io me la ricordo bene. La Bonatti di Callisto Tanzi a salvarci, Marino Presidente, Fascetti allenatore…quel giugno dell’87, io c’ero. Un vero e proprio spareggio per il ritorno in Serie A, Avellino Cremonese: rigore per noi, Marulla…il portiere che respinge, Baldieri che ribatte in rete. Poi ancora Baldieri, 2 a 0…è fatta! Il ritorno in serie A era cosa reale.

Ma la ripresa come si può spiegare a chi non l’ha vissuta?

Due a due in quaranta secondi, finanche il rischio del 2-3 a poco dalla fine… e addio. Ma come è possibile?
Tanto dolore, tanta rabbia, ma soprattutto incredulità. Non piansi quella volta, ero solo seduto, immobile, la testa china tra le mani, gelato.
Passerà alla Storia come “la partita del mistero”. Fascetti disse nel dopogara: “Tra dieci anni racconterò cosa è successo nell’intervallo”. Sto ancora aspettando.

Mai più tornammo in A, anzi, dopo salvezze risicate, l’arrivo di Tedeschi al posto di Marino, retrocedemmo in C con Graziani in panchina…e, tanto per cambiare, furono lacrime.

Per vedere quelle di gioia dovetti attendere il ritorno di Sibilia... e i rigori di Pescara: finale con il Gualdo, Boniek in panca, Landucci...: “ce ne andiamo…ce ne andiamo….ce ne andiamo in Serie B…Serie B…Serie B…”.

Poi la Mercedes di Sibilia…il Toro di Sora, …i suoi 19 goal….e nonostante questo…fu nuovamente Serie C.
Pasquale Luiso, era nato a Napoli, ma era cresciuto e viveva ad Aversa. Abitava a due passi da me. Il venerdì prima della gara interna con la Reggiana, presi dall’elenco telefonico il numero di casa dei suoi genitori (C’erano solo due Luiso e lo beccai subito):

“Buona sera, sono un tifoso dell’Avellino, c’è Pasquale? Posso salutarlo?”.

Arrivò subito.

”Ciao sono un tuo grande tifoso, volevo dirti grazie per quello che stai facendo” (era novembre e aveva già segnato quattro o cinque goal. Che coppia con Criniti!).

Il tempo della sua risposta e gli chiesi la maglia, era per mia figlia che era rimasta colpito da quella sua esultanza e la voleva.

“Domenica vieni al Partenio?”

-“Certo, ci sono sempre”.

“Allora aspettami al termine della partita, vieni all’uscita e te la regalo”-


Non la ebbi, perdemmo tre a zero, era la Reggiana di Ancelotti e la squadra fu trattenuta negli spogliatoi. Capii che non era il caso. Non so se ero più triste io per la sconfitta o mia figlia a cui dovetti spiegare che era venuta inutilmente.

Sibilia lasciava. Sognavamo Berlusconi, ci rispose con la famosa frase sulla Patagonia a smentire le voci, a seppellire ogni speranza.

Seguì la tarantella Pugliese-Aliberti…poi arrivò Casillo…ed arrivò la Promozione del 2002-2003. Vullo, Cecere, Ignoffo, Puleo….Molino, Biancolino…e Marra…
Crotone…e il ritorno ad Avellino di un fiume biancoverde…che cantava. In quel fiume, c’ero anche io. Da Crotone ad Avellino, io non ricordo di aver visto mai l’asfalto: solo auto e pullman e bandiere e sciarpe. Io sventolavo la mia … “ce ne andiamo…ce ne andiamo….ce ne andiamo in Serie B…Serie B…Serie B…”.

Ma poi arrivò Zeman….e ci portò pure suo figlio…e gli zemaniani. Mamma mio quanto li trovavo insopportabili, gente che dell’Avellino non conosceva neanche i colori che spiegava a noi questo e quello.

Ne scrissi di racconti, quell’anno maledetto: “Illustrissima Signora Ambrosio”, “La passione di Peppe”, “Il treno che va a quel paese”, “Il branco e il Bisonte”, “Una giornata con Casillo”,“Il processo”, “Il pilota, il passeggero e ‘o Paterno”…pagine di amore e urla di dolore.

La retrocessione, inevitabile e ancora lacrime…diverse dalle solite solo perché versate e diluite lungo tutto il campionato. L’unica gioia: Kutuzov che purgò i pisciaiuoli. Poi solo lacrime.

Ma le asciugai e andai incontro a un’altra pagina bellissima di questo amore per il lupo: la promozione più incredibile contro il Napoli milionario. Ma come ca**o batteva il cuore mentre un gruppo di “lupi con i co****i da toro” (avrebbe detto Ghiradello) rispedivano a casa gli arroganti e presuntuosi partenopei.

Quella volta ci fu un mare di lacrime: “Lacrime Napulitane”, amare, le loro e lacrime di gioia, le mie, le nostre.

Ma in quegli anni salivamo e scendevamo, per cui le lacrime coprivano la gioie e le gioie asciugavano le lacrime.

Poi….nuova sofferenza...Perugia… spareggio play out…nuova retrocessione e vecchie lacrime.

Ero già pronto a versarne altre l’anno dopo al Partenio: stavano lì lì per scendere, tra imprecazioni e sigarette che divoravo….quando…..“Rivaldooooooooooooo”…e diedi un zumpo…che mi trafisse il muscolo della gamba, una coltellata, ero distrutto…e non soffrivo….cantavo:“ce ne andiamo…ce ne andiamo….ce ne andiamo in Serie B…Serie B…Serie B…”… al 2 e poi al 3 a 0.

Smisi di cantare solo all’uscita, mi sedetti a terra, accanto al muretto della Montevergine, stringevo la mia vecchia sciarpa, distrutto, mentre i miei amici mi facevano chi l’elemosina…e chi la foto, che conservo ancora.

Quanti amici nuovi e cari in quegli anni: Avellincalcio.net, Il Pianetabiancoverede, ForzAvellino. Per non fare torto ad alcuno, non ne cito nessuno o dovrei per ognuno scrivere un papiello…e finiremmo tra un anno. Ma li ho nel cuore e per qualcuno ho anche pregato. RIP e festeggia in paradiso, oggi. Mi feci pure tanti nemici tra i professionisti (?) della informazione. Scrissi: “Gli avvelenatori dei pozzi”. Ma contro questi signori eravamo sempre a dare battaglia noi del Pianetabiancoverde: Ottopagine, Il Corriere dello Sport… ed è così che nel mio libro dei ricordi c’è spazio pure per una querela che uno di loro fece a noi del sito, della quale è rimasta solo una cartellina contenente la querela, il verbale dell’interrogatorio della Polizia Postale… e il nulla cui ha fatto seguito.

Poi arrivò Sturno, Sarri, l’uomo in nero, quello con cui litigai invitandolo a fare l’allenatore o ad andare via subito se non ci credeva, invece di aggiungere problemi a problemi.

Lo fece alla vigilia dell’inizio del campionato, lasciò partire la squadra senza tecnico. Ma vaffanculo va’…ovunque sei.
Carboni, Calori, nuova retrocessione e il fallimento del Messina grazie al quale rimanemmo in B. Per un solo anno, il solito unico maledettissimo anno: anche per la penalizzaione di tre punti, i pegni da pagare dei Pugliese, Incocciati…Campilongo…alla fine fu comunque serie C. Retrocessione anche sfortunata: ho sempre pensato che se non si fosse fatto male Sforzini ce l’avemmo fatta a salvarci. Ma…tant’è. Di nuovo lacrime.

Ora che ci ripenso, ma quanto ca**o ho pianto, di gioia o di dolore, per questo vecchio lupo?

Non quanto l’avrei fatto quell’estate del 2009, il comunicato dei Pugliese….e la morte del lupo. Quasi cento anni di storia cancellati così. Vissi proprio male quei giorni; ricordo che la sera della scomparsa, mentre cenavo, caddero lacrime nel piatto. Mia figlia si alzò e venne ad accarezzarmi con dolcezza il volto. Non mi disse che era solo calcio, conosceva la mia passione, mi disse: “Ti capisco”. Lo sguardo perso. Fu davvero dura. Che senso ha? Mi chiedevo.

Già, lacrime, lacrime, lacrime…di gioia o di dolore, tanto dolore quell’estate maledetta. Qualche volta anche risate, amare.

Ve li ricordate Galasso, Biazzo che “è andato a Napoli a cercare i finanziatori”…e Avellino in trepidante attesa? Che barzellette.

E il Dott. Mendoza e i F.lli Carino? Che personaggi.
Il progetto: "l’organigramma elettrico su base piramidale con effetto boomerang", “gli aspirapolvere biancoverdi con il lupo swarovski sul manico” e “le biciclette con manubrio a forma di lupo”. Ma, ve li ricordate? Ma per piacere! Rido ancora oggi, a ripensarci.

1912… una storia cancellata in un secondo da gente senza cuore. Basta, finisce qua. Basta! Non era una questione di “buatta”, la famosa matricola, il famoso logo. Era di più, molto di più.

Ma poi, a rompere i miei tormenti ed i miei dubbi, fu LupoDan: nessuno come lui era capace di racchiudere in tre o quattro minuti l’essenza di ogni cosa. Quel video, The Wolf, che vedevo, che rivedevo e consumavo, mi fece ripartire, con l’entusiasmo di sempre. In fondo, il lupo non era morto…era vivo, c’era solo una nuova veste. E fu Avellino.12 SSD.

Mi emozionavo ancora e solo questo contava.

Con la complicità di Ieppariello, Puleo mi aveva telefonato una sera d’estate, mi conosceva perché mi leggeva sul forum, aveva letto le parole che avevo scritto quando iniziò a parlarsi di un suo ritorno: “Ciao, LupoDentroo, indovina chi sono?”. La stessa emozione di bambino che avevo provato quando mi aveva telefonato Galderisi.

Lo stesso battere del cuore.

“Il cuore e non la ragione sente Dio” dice Pascal e, per me, il tifo è questo: è il cuore che batte.

Simone lo avrei sentito per giorni e giorni: mi aggiornava, mi spiegava e si raccomandava di non dire nulla sul forum. Poi l’ultima telefonata: “E’ fatta, ho risolto, torno a casa”. Andai a Capodichino ad accoglierlo, ci abbracciamo e scappò via con chi era venuto per portarlo ad Avellino.
Anche io partii: nuove strade a proseguimento di un cammino iniziato che ero bambino. Fu un anno di partite su campi impolverati e di periferie. Serie D, girone I, Sambiase, Rosarno, Sapro, Adrano….

Da giovane, avevo ascoltato e cantato un successo dei Santo California: “Tornerò”. In quel tempo c’era il servizio di leva obbligatorio: un anno. “…il tempo passerà, un anno non è un secolo…tornerò”. Ora lo contavo pensando che ci saremmo stati solo un anno in serie D. Presuntuoso, ma anche ignaro di cosa fosse quel campionato, pensavo che li avremmo stracciati tutti. Non stracciammo nessuno, facemmo solo i play-off che perdemmo.

Che delusione.
Ma anche quell’anno ero al mio posto al Partenio e mi attaccavo alla voce di Daniele Miceli; gioii, come sempre, dopo aver superato il Trapani in semifinale e mi incazzai, come sempre, quando perdemmo col la Vigor Lamezia la finale. Come sempre! Non era cambiato nulla ed ero pronto a ripartire, feci richiesta della tessera del tifoso..

Ma il 4 agosto del 2010 cambiò tutto.

L’Avellino aveva che mancato la promozione…si ritrovò promosso a tavolino per il terremoto che aveva investito oltre venti società. Non mi scoprii contento e non furono nè gioia e né lacrime. Solo indifferenza.
Ma che è questa roba qua?
“Qundi non la traversa che ci condanna all’inferno e non un goal per un tiro incredibile di Rivaldo decreteranno retrocessioni e promozioni, lacrime di dolore o di gioia? Devo sperare che non ci sia un altro Pugliese per non andare all’Inferno e che ci siano altri Pugliese da qualche parte per uscire dall’Inferno?
E’ questo? Cuore, ma io non ti sento, tu che dici?”


Rispose: “…e non mi senti perché sono io che non sento niente”.

Sì, a livello di testa e di ragionamento, lo so che avrei dovuto vivere tutto come una compensazione delle lacrime versate per la fine di cento anni di vita decretata per ragioni economiche. Lo so! Ma la testa ed i ragionamenti con la mia passione hanno avuto poco e nulla a che fare: il re di questa lunga storia d’amore è stato sempre il cuore! Se una promozione non dice nulla al cuore e il cuore non risponde, io dove vado?

A fine agosto vidi la prima in casa, fu anche l’ultima. Dopo l’ingresso mostrando la semplice domanda della tessera, sarei dovuto andare ad Avellino per ritirarla: era il lasciapassare per consentire alla mia passione di continuare a vivere. Ma cosa è una passione che non fa più battere il cuore? Cosa è?

Non andai mai a ritirarla, passai alcuni giorni a stampare pagine del libro di LupoDentroo, le raccolsi, così come le foto, le riviste, i ritagli di giornali, il disco di Juary, il libro sulla storia dell’Avellino, la maglietta di Porcari, quella “Dove sarai…sarò”, la targa che mi fece ForzAvellino per i miei racconti, la cartellina della querela, alcune matrice dei primi abbonamenti. C’era tutto. Mancava solo la sciarpa di quel bambino innamorato, col tempo diventata vecchia, vecchia come iniziavo ad esserlo io. Non l’avevo più: l’avevo data al mio pastore tedesco, Punky, quando era morto. “Punky, usciamo!”, aprivo il cassetto che la custodiva ed è incredibile come la prendesse e riuscisse a tenerla in bocca senza rovinarla per nulla, con quelle sue zanne enormi e bianche…e quante foto che aveva con quella sciarpa al collo.

Raccolsi tutto, misi in uno scatolone, sigillai, scrissi con un pennarello “LupoDentrooo” e depositai in uno sgabuzzino. LupoDentrooo era morto.

In tutti questi anni neanche ho seguito più il calcio, ancora meno l’Avellino: meno solo perché nelle televisioni non di Avellino parlano di Juve, Inter, Napoli…
Ogni tanto, come ho avuto modo di dire a voi che ho recentemente ritrovato, il vento mi ha portato qualche notizia; la serie in cui stava, Taccone e la B perduta…solo la morte di Mimmo Cecere mi ha trafitto il cuore. Insomma, per capirci, neanche so dei calciatori che hanno vestito la nostra maglia e quali dirigenti e allenatori si sono succeduti.

E’ così. Un amore quando finisce va fatto andare via, gli puoi augurare ogni bene, ma non deve più riguardarti ciò che vive. E così è stato. Ho sepolto tutto e dimenticato. Come è stato possibile? Come ci sono riuscito? Forse così mi sono protetto. Boh!

Finché un giorno di gennaio, quest’anno, sistemando scatoloni dopo un trasloco in altra regione, ho visto quello con su scritto “LupoDentrooo”.
Non so cosa mi abbia spinto ad aprirlo: anche qui..boh! Le cose accadono.

Forse l’età e il conto già iniziato con la mia vita e ciò che è stata. So solo che l’ho fatto: ho tolto l’adesivo, l’ho aperto ed ho preso in mano ciò che per ultimo vi avevo messo dentro e, ora, era sopra a tutto: le foto.
La prima mi ha fatto sobbalzare: è in bianco e nero, riprende il terreno del Partenio dalla curva nord, come era un tempo, prima di Rozzi, proprio sull’angolo della bandierina. C’è un grande albero e accanto due più piccoli con tifosi arrampicati sopra a guardare la partita: “Mio Dio, quanti anni avevo?”

Mentre facevo il conto ho sentito battere forte il cuore. Sempre più forte, via via che guardavo le altre: “Questa è…sì, era l’anno…la partita….”… “E questa?...Questa la scattammo….”….”e guarda questa…questa me la mandò Angelo, è Galderisi mentre parla a telefono con me”. Caro Angelo…ho saputo…quanti ricordi….

“…Qua era Crotone”…..”e questa è Tina con Puleo”; Tina, non ho mai visto una tifosa come lei. Mai!

“Ohhh….IL NAPOLETANO nella Terminio…il lupo napoletano” …”qua è Sturno mentre mi incazzavo con Sarri”. Tante foto, tanti ricordi. Quanti anni…una vita.
I
l disco del mio idolo, di Juary, “la Vita è così”, 1981, me lo feci autografare al termine della partita. Lo risento dopo un secolo: ”la vita corre e se ne va…..sarà così…. Juary….Juary…”, samba.

Gli abbonamenti, anzi i blocchetti, quelli con i fogli che si staccavano…

Poi, in ultimo, i fogli con le favole e i racconti di Lupodentrooo, in ordine di date, l’ho preso e dopo cena ho riletto tutto.
Sì, certo, i papielli eranto tanti e, soprattutto, tanto lunghi, ma se ho terminato che era quasi l’alba è perché ad ogni stazione che ho incontrato mi sono fermato a ricordare, a pensare…a fermare il tempo.

Cominciò così:
“Io sono Lupodentrooo, figlio della terra di Lupilandia, tifoso della tribù dei Grandi Lupi….”

E poi da “Nonno Peppe e le favole di LupoDentroo”:
“L’inizio era sempre lo stesso, tanto che i bambini dopo la prima parola, dopo il classico “c’era una volta…”…continuavano in coro:
“…tanto tempo fa, un grande tifoso di una piccola grande squadra: il suo nome era LupoDentrooo e la squadra era l’Avellino…”.


E ancora…“Saliamo sul treno, dopo un poco partiamo. Quale sia la meta non mi interessa…mi basta essere assieme a chi ama come me l’Avellino…in fondo è solo l’ennesimo viaggio di una storia infinita…”

E da “Ora che pare tutto perduto“:
“…Ora che pare tutto perduto… e poi riprese il suo cammino, perché, Nonno Peppe, sapeva che lungo le strade di una grande passione non ci si ferma mai”.

Nell’ultimo, “Il lupo e il cavalluccio”:
“…Vidi un lupo guardare alla luna e sentii un fortissimo ululato, lanciato come a chiamare alla vita, senza arrendersi alla morte…..
vidi lupi giovani ritornare a correre e vidi le immagini dei luoghi a me cari”.


A me cari! Come ho potuto voltare le spalle a tutto questo? E come ho potuto non interessarmi più di un grande amore, iniziato per una sciarpa, in quel paese della Valle Caudina, che ero un bambino e seguito follemente dalla età dei primi amori e per oltre quarant’anni? Non lo so! Non so spiegarlo, so solo che non mi batteva più il cuore quando lo lasciai e so solo che sono passati quasi quindici anni.

Da un certo punto in poi la vita scorre troppo velocemente, eppure questa notte quindici anni mi appaiono una eternità. Ma non sono triste, sono contento di aver riaperto quello scatolone. E’ banale, forse fin troppo, lo so, ma è così: “Certi amori non finiscono/fanno dei giri immensi e poi ritornano/amori indivisibili, indissolubili, inseparabili”.

Ora, ora che ho rivisto tutti i testimoni di una storia bellissima e che avevo seppellito in uno scatolone, sento che devo andare a cercare il mio lupo e i miei compagni di un tempo. Ho visto che c’era Biancolino a guidare i lupi. Già, il Pitone: uno che ha il lupo sulla pelle, nella carne, nel cuore. Lui che mi ha regalato gioie immense. Non è un caso, nulla accade per caso: io ritorno dopo tanto tempo e lui è ancora a lottare per questo lupo, per questi colori, per la nostra gente. Ho scoperto che era subentrato che eravamo nei bassifondi e ora, gennaio, il sogno è possibile. "Fa’ che accada!" Anche per lui, per vederlo coronare il suo sogno, ho tifato come forse mai avevo fatto.

Poi giorni a cercare video e filmati, di questo anno e degli ultimi. Youtube l’ho consumato, pagine che non ho vissuto…. Volevo sapere, volevo capire, volevo imparare. Su tutto, la serie B rubata. Ancora! Taccone: colui che non ho mai considerato la soluzione migliore, quando la politica gli consegnò l’Avellino, e che oggi, in ritardo, ascolto in interviste e conferenze mai sentite prima e che confermano la bontà del mio giudizio di allora.

Sì…certo, poi ci sono i palazzi romani, il potere schifoso, lo stesso che quando ha voluto ha fatto passare cartelline vuote (Maradona) come contratti depositato in tempo..), quello che ha tenuto in vita società sepolte di debiti e che meritavano di scomparire, quello che di schifezze ne ha fatte passare in quantità industriale, ha ancora una volta mostrato il proprio volto, schifoso. Ma le immagini che ora vedo di Taccone che, invece di piangere e chiedere scusa a un popolo, anche nel giorno della tragedia mostra la postura e la voce dell’arroganza…beh, meglio che me le sia risparmiate, allora: un’altra querela l’avrei collezionata.

Infine, ho cercato se ci fossero luoghi dove incontrare gli amici di un tempo. Ho ritrovato lo spazio che voi avete protetto in tutti questi anni e sono entrato.
Ho scorso velocemente le pagine ed i topic: “Peccato, sono rimasti in pochi. Davvero pochi, ma il numero così risicato rende solo più grande…grande…grande ciò che hanno fatto per tenere in vita questo spazio.”.

A questo punto, scrivere mi è stato facile. Così è ricominciata la vita di LupoDentrooo…così ho ritrovato il mio vecchio lupo.

Qundi, ho fatto l’abbonamento a Now…ed ho iniziato a gridare “goooool”….e “gooooool…. e “gooooool “…..e ancora e “gooooool “…partita dopo partita.
Ho temuto dopo Foggia, poi ho ripreso a credere, a vedere sempre più vicina l’impresa e mi ripetevo “non succede…ma se succede”. Ogni vittoria mi ripetevo “non succede…ma se succede”.

Dopo Catania non ho avuto più alcun dubbio o paura: quella vittoria non era solo una importante questione di classifica, determinatasi dopo quella giornata, ma aveva il potere di dare all’Avellino una spinta incredibile e al Cerignola una mazzata da tramortire. In mezzo secolo qualcosa ho imparato: correre in testa, senza pressioni, è leggero, ma appena hanno sentito il fiato addosso, ancora di più dopo il sorpasso, i pigliesi avevano mostrato chiaramente di non reggere la pressione e solo tanto c**o (a proposito del c**o nostro che, soprattutto nel finale di alcune gare, pure abbiamo avuto)…dicevo…solo il c**o aveva consentito loro certe vittorie (quella col Monopoli grida ancora vendetta).

Il cedimento psicologico lo vedevo evidente e per loro restava solo l’aggrapparsi con le unghie alla nostra difficile trasferta in Sicilia). Io me li vedo mentre si dicevano, dirigenti, allenatore, calciatori e tifosi: “A Catania, l’Avellino perderà. A Catania l’Avellino non vincerà…”.

Il capolavoro di Patierno, il raddoppio e il fischio finale li ha uccisi. A quel punto, ero sicuro: a noi non ci avrebbe fermato niente e nessuno e loro erano già morti.

Benevento, che comunque avevo visto bene contro di noi, sarebbe stato una montagna altissima e non avrebbero vinto. Così è stato. Anzi, han perso.

Certo che ai peneventani non ne va bene una: sognano….sbandierano, sfottono (le risate che mi sono fatte in questi giorni, ascoltandoli su Youtube quando ci avevano a distanza siderale ahahahaha) e poi iniziano il crollo, cambiano tecnico, ci liberano di Pazienza e ci fanno un favore, finché la perdono, la pazienza, e lo mandano via. Ritorna Auteri, sognano l’unica magra soddisfazione…. invece perdono al Partenio e vincono a Cerignola, facendo un favore agli odiati avellinesi…per poi riprendere subito a perdere.

Peggio di cosi…il cane che mozzica lo stracciato…ahahahah. Ma io, io che quando ero bambino non vedeveo un solo tifoso del Benevento, ho sempre pensato a loro come al nulla, calcisticamente parlando, ed oggi non posso che confermare…
…e a loro un pensiero poetico, quello finale del filmino di LupoDan, “The Wolf”: “Io so’ io….e voi non siete un ca**o!”.

Dopo quel turno dovevano scorrere solo le ore. E, finalmente, il giorno di Potenza e della Serie B è arrivato.

Siamo in Serie B!

…stavolta io non ho pianto, felice fino a toccare il cielo, ma niente lacrime, la gioia la esprimevo pensando ogni istante a quale fantastica storia è la mia: ritorno dopo quindici anni, iniziano le vittorie su vittorie e assisto a una impresa memorabile. Storica, non è esagerato: guardate che col tempo si capirà meglio, ma partire alla quinta giornata con quella posizione in classifica e quel distacco, arrivare non ai play off ma vincere il campionato, neanche all’ultima partita, passerà alla storia. Ne sono certo!

Ok, ho imparato la storia della Ferrari, la conosco (anche se penso, dopo mesi che seguo l’Avellino e il campionato, che il livello sia molto, molto basso), ma la Ferrari data a Biancolino aveva il motore scassato e le gomme bucate. Non va dimenticato! …E poi la Ferrari se non la guidi bene va facilmente a sbattere e ti scassi la capa. Soprattutto, credete che una cosa incredibile come questa si possa realizzare per la capacità di un gesto tecnico in più o in meno? Per una manovra ben studiata, uno schema, un modulo e questa roba qua? Follia! Tutto ciò può accadere solo se gli attori hanno cuore e senso di appartenenza, soltanto se ogni singolo non pensa di dover vincere per sé, ma per la propria gente: ”quella che ama perdutamente”. Queste cose si realizzano solo se si capisce di essere espressione di una terra, di un popolo che ha sofferto e a cui si sente di ricambiare l’amore che sa dare e si vuole ferocemente dargli una immensa felicità.

Senza mischiare il sacro ed il profano, è quel che accadde con l’Avellino di Vinicio, quello dell’anno del terremoto, quello con la penalizzazione di cinque punti (la vittoria valeva 2 punti, non 3, ed era serie A a 16 squadre…lo specifico per i più giovani), Sempre per chi non visse quella tragedia e quel campionato, andate a cercare le interviste di Vinicio, di Di Somma, di Tacconi…vi spiegheranno cosa li spingesse domenica dopo domenica a compiere l’impresa, a realizzare la salvezza del miracolo.

Ma il volto di Biancolino lo avete visto? Le sue parole le avete ascoltate? Le sue lacrime le avete viste e capite? E le parole col pianto trattenuto a stento di quello del cuppino e della maglietta della salute? Ne vogliamo parlare? Nessuno più di loro poteva riuscire. NESSUNO!...fosse anche Capello.

E della maturità della Curva Sud dopo Foggia?

Ho ascoltato Giovanni D’agostino, non parlo delle interviste andate in questi giorni, sul terreno di Potenza e sul balcone dei festeggiamenti. Parlo della conferenza stampa, nella stadio, a Potenza, vista nel servizio “ Il B day al Viniani”: io non lo conoscevo, Giovanni, ma quelle parole sono un compendio di equilibrio, intelligenza, maturità, lungimiranza, amore e orgoglio. Da applausi a scena aperta.

E, soprattutto, fanno stare tranquilli.

A D’Agostino padre, anche dopo aver visto e scoperto certi brutti striscioni che in passato gli sono stati dedicati, io voglio solo dire “grazie”. A lui, il mio grazie e una considerazione maturata ascoltandolo da gennaio e dopo che sono andato a cercare sue interviste del passato: un presidente così umile, così gentile, così perbene io ad Avellino non lo ricordo. Sommato, ho appreso, ai tanti soldi messi, beh…che Iddio lo protegga e la speranza che noi tutti sapremo tenercelo stretto.

Un grazie lo voglio dire pure ad alcuni protagonisti della stampa che con il loro lavoro e le loro parole mi hanno raccontato e fatto vivere questo nuovo capitolo della mia storia di tifoso. Li vedo su Youtube e grazie a loro io mi sento a casa e mi sento abbracciato alla mia squadra, al mio vecchio lupo. Parlo di Losco, colonna sonora delle pagine e delle emozioni più belle che come tifoso io abbia vissuto nel dopo serie A; parlo di Ieppariello, il caro Massimo, che rivedo oggi seguire e raccontare l’Avellino sempre col cuore grande di tifoso (professionalità e amore vero per il lupo); parlo, in generale, di SporChannel214, per l’enorme sforzo che compie al servizio di chi ama l’Avellino.

In particolare parlo (udite, udite) di Titti Festa. Io non dimentico le mie, le nostre battaglie del passato contro “gli avvelenatori dei pozzi”; sentirla oggi usare questa definizione, vederla, oggi, fare certe battaglie, le nostre di un tempo, è bella cosa: è proprio vero che col tempo si cresce e si migliora. Non che tocchi a me fare le classifiche, tuttavia, come non apprezzare ed applaudire il taglio dei suoi servizi, il lato “umano”, la narrazione delle “persone” e dei sentimenti, più che quello strettamente calcistico? Forse più di tutti ha colto che una impresa come questa è fatta da uomini, con le loro storie, più che da calciatori. Il lungo collegamento fino a notte tarda, dopo la gara con l’Altamura, quello in cui aspetta all’uscita dagli spogliati, quello in cui coglie e ci consegna le emozioni e la commozione dei familiari dei calciatori, le loro fragilità umane, le lacrime trattenute a stento dal padre che ricorda i primi passi mossi da suo figlio (“Dove non sono andato per lui? In posti dove mai mi sarei recato”), mi ha emozionato e mi è parso una pagina di vero e antico giornalismo.

A loro la mia mano, il mio apprezzamento ed il mio grazie.

A voi, amici di un tempo, a quelli che ci sono sempre stati e che ho ritrovato, il grazie l’ho già detto, per aver resistito e tenuto in vita uno dei posti del mio passato. Aggiungo solo che la gioia di accompagnarmi nuovamente al vostro cammino è dolce e quella per la promozione è doppia perché penso a voi, a quello che avete sofferto. Non meritavate tutto quello che avete patito. No, non lo meritavate.

Avete attraversato un deserto lungo e vissuto giorni amari.
“Dio mio, per loro ti chiedo questo miracolo…riempi di gioia loro e io sarò doppiamente contento”, credetemi, l’ho pensato in continuazione da gennaio.

Nessuno come voi e più di voi meritava questa promozione.

Una sola preghiera, oltre che un consiglio, poiché anche in tv ho ascoltato più volte rivendicare posti in prima fila…”noi che ci siamo sempre stati”: smettetela, perché è stupido e dannoso.

Se vi riferite a chi viene solo se ci sono i risultati, mostrate di non conoscere molto il calcio e, in particolare, la storia dell’Avellino. Ai tempi della Serie A, sapete per quanti spettatori era omologato il Partenio? Quarantamila…e parliamo di posti ufficiali. Si faceva il tutto esaurito e poi c’erano una marea di portoghesi. Io allora ho vagato per tutti i settori, c’erano anche i distinti, vi dico che due ore prima, in certe partite anche tre, eravamo tre file per ogni gradone; quando pioveva, con gli ombrelli, per vedere il terreno lo sguardo doveva fare lo slalom e la testa non stava mai ferma, per potere seguire il pallone. Nella Montevergine, poi, accadeva questo (ahahaha): all’ingresso c’era chi attendava con in mano fogli di carta pieni pieni…pieni di nomi. Andavi, dicevi il nome, lui controllava che fosse nella lista, depennava e tu entravi. Ma chi si prensentava non diceva: “Avvocato Tizio”…magari! Magari! Le perole erano queste: “Avvocato Tizio.. più due…più tre”. Avete capito di quali numeri parliamo? E In serie B e poi serie C dove stavano più? E in B, in C o in D quando eravamo primi o nelle finali c’era lo stesso numero delle partite anonime o per la salvezza? Certo che no. E allora dove è la novità che vi indigna?

Se poi vi riferite a quelli che in serie D hanno abbandonato, sappiate che la storia del tifo dell’Avellino è fatta di tante storie, che la Storia è fatta non solo da eroi l che la passione e l’amore per questa squadra si manifesta in tanti modi. Dovremmo ricordare anche quando non si entrava per protesta e si lasciava il lupo, solo…in nome del lupo o dei diffidati?

A volte, leggendo in giro, ascoltando certe telefonate e in qualche intervento di alcuni commentatori professionisti, avverto finanche un certo loro fastidio, quasi di infantile gelosia: “Il Lupo è solo mio…tu che c’entri? Chi sei? Dove stavi?”. E questo mi strappa un sorriso.

Ascoltate me: lasciate stare ed, anzi, siate contenti di vedere tanta gente, soprattutto se nuova.

Mentre scorrevano le immagini, le emozioni più grandi le ho provate vedendo i bambini, allo stadio e per le strade. Incredibile, ne ho visti proprio tanti: come neanche dopo le promozioni ai danni del Napoli e del Foggia. Forse solo dopo Crotone. Sì, certo, meno della promozione di Giammarinaro e ancor meno di Genova, ma per queste ultime parliamo di un’altra epoca ed era un altro calcio…e a muoversi erano intere famiglie.
Sono abbastanza sicuro che qualcuno di quei tanti bambini visti oggi fosse lì come a una festa del paese, portato dal papà e per la gioia di sventolare la bandierina, senza una piena consapevolezza del perché si gioisse.

Però mi piace immaginare che tra questi ci sia lo stesso bambino che, quasi sessant’anni fa, stringeva felice tra le mani una sciarpa, ignaro di quello che realmente rappresentasse. E che un giorno anche lui racconterà…una lunga storia d’amore.

Ecco, ripercorrere tuto il cammino, come è iniziato, come è ripreso, quanta passione mi abbia accompagnato, fino alla gioia per la recente promozione mi è sembrato il modo migliore e più giusto per aggiornare il libro dei papielli di Lupodentroo.

L’ho scritto pensando ai compagni di tifo conosciuti grazie ai forum: a voi che ci siete sempre stati e ho ritrovato, a voi che ci siete sempre ma oggi non ho rivisto, sperando che in qualche modo vi raggiunga, e a quelli che si sono perduti lungo il cammino, come mi ero perduto io…

Ma, soprattutto, l’ho scritto nel ricordo di quelli che non ci sono più perché volati in cielo. Alla mia età, a cominciare dal mio padrino, quello che mi portò per la prima volta al Partenio, ne ho perduti non pochi di compagni con cui ho condiviso gioie e sofferenze. E’ il tempo che scorre! Li ricordo tutti e come ha detto qualcuno,: “ricordare chi non c’è più è il modo migliore per farlo vivere ancora.”. Per questo ho sentito brividi nel vedere in tv quello striscione, Biancolino che mostra la maglietta con la scritta “Cecere”, ascoltare Riccio e quel suo “mi manca”, pensando alla sorella.

Questa volta non una favola di Nonno Peppe e Lupodentroo, ma una storia vera.

Una delle tante storie….che testimoniano il legame tra il lupo e la sua gente.
“Forza vecchio lupo…”


Non importa quanti anni ho
(di José Saramago)
“……….
Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.
Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.
Quanti anni ho, io? A chi importa!
Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento”.


Che dire, mi hai commosso, come sempre! Ho qualche anno meno di te, classe 1980, nato 8 giorni dopo il terremoto, sarei dovuto nascere un paio di giorni prima ma all'ospedale Capone ngoppa o "ponte a Ferriera" c'era carenza di medici e così nacqui che ero scuro scuro per il lungo travaglio... Della serie A ricordo pochissimo, abitavo a via morelli e silvati nei prefabbricati vecchi assegnati ai terremotati,ricordo la maglietta Dyal che indossava mio cugino più grande, ma il primo ricordo sfocato allo stadio con papà è quello in serie B con Pierpaolo Marino presidente... Quello più limpido qualche anno dopo con Tedeschi presidente, la Bonatti, l'acquisto di Stringara col quale mio papà con tanta convinzione mi disse che saremmo tornati in serie A... Gentilini, bertuccelli e invece... Retrocessione. Ma non voglio fare il giro dei ricordi, perché quello che hai scritto è di una bellezza unica, è umanità e passione, è amore e depressione, è luce e buio ma è anche morte e resurrezione, ed è questa resurrezione che quest'anno vogliamo celebrare con tanta gioia, poco importa se io livello è molto più basso, se il nostro girone era il più semplice etc etc etc... D'Agostino figlio ha detto la cosa giusta, questa è la vittoria di tutti, anche di chi sale sul carro all'ultimo momento, di chi ci torna dopo tanto tempo, di chi ci è sempre stato, di chi era deluso e amareggiato, di chi ha criticato, critica e criticherà, è la vittoria di tutti, è di chi ama questa squadra perché rappresenta la nostra terra, il nostro sangue, la nostra carne.

Grazie Lupodentrooo, davvero di cuore, grazie, mi sei mancato, tante volte ti ho cercato e mai trovato, i forum (vedi pianetaBV) erano inaccessibili e tu sembravi scomparso nel nulla, ed invece sei ancora qui, ancora a regalarci perle di umanità che solo le persone umili e di cuore sanno dare.

Ti voglio bene fratello lupo!


dom mag 04, 2025 1:16 am
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Iscritto il: dom ott 01, 2006 8:32 pm
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Messaggio Re: Una della tante storie...
Posso solo ringraziarti di cuore per quello che hai scritto :applausoo: … mi hai regalato un mix di emozioni, dolore e gioia! Non ho vissuto tutto ciò che hai vissuto tu, perché ho qualche anno in meno. La mia storia con l’Avellino cominciò infatti nell’ultimo anno di Serie A. Mio padre mi portò, adolescente, sia a Como (dove probabilmente perdemmo la Serie A…maledetto Lanese) che a Milano. Quel 15 maggio 1988 a San Siro non lo dimenticherò mai…quei pianti per tutto il viaggio di ritorno in macchina…no, non potrò mai dimenticarli.

Il resto della storia lo hai raccontato tu, in modo dettagliato e preciso. Certo, per me che vivo a più di 1000 km da Avellino, seguire il Lupo non è mai stato facile…ma ti assicuro che di chilometri ne ho macinati, e tanti, pur di stare vicino alla mia squadra del cuore.

Il tuo racconto è stato un tuffo nei ricordi, tra passato e presente….molto toccante, davvero bello. Come avrebbe detto il grande e mitico Pizzul: "Tutto molto bello!"

Grazie, caro Beppe. Grazie di cuore. Il tuo ritorno doveva coincidere con qualcosa di speciale…e così è stato!

Ps. Spero che un giorno tu possa postare su questo forum anche quella mitica foto di te seduto per terra fuori dal Partenio…..una foto tremendamente emozionante! In quella foto è racchiusa l’essenza dell’uomo "Lupodentrooo"!


dom mag 04, 2025 9:08 pm
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Messaggio Re: Una della tante storie...
Oi Pè, te mitti n'ata vota a scrive papielli comm facivi tanno ?
Un abbraccio giovanotto, LupoDentrooo is back !!!

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mar mag 06, 2025 3:25 pm
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Messaggio Re: Una della tante storie...
Grandissimo Peppe, che emozione rileggere uno dei tuoi mitici papielli………..
Un forte abbraccio
Massimo (ex PB)

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mar mag 06, 2025 3:44 pm
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Messaggio Re: Una della tante storie...
Passionelupi ha scritto:
Oi Pè, te mitti n'ata vota a scrive papielli comm facivi tanno ?
Un abbraccio giovanotto, LupoDentrooo is back !!!

Un abbraccio a te

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C’era una volta…e c’è ancora!


mar mag 06, 2025 3:50 pm
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Iscritto il: mar gen 11, 2005 11:51 am
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Messaggio Re: Una della tante storie...
avellino64 ha scritto:
Grandissimo Peppe, che emozione rileggere uno dei tuoi mitici papielli………..
Un forte abbraccio
Massimo (ex PB)

Ciao Massimo, che bello risentirti

Davvero contento

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C’era una volta…e c’è ancora!


mar mag 06, 2025 3:51 pm
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