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PALLAVOLO - SEMIFINALE ITALIA-BRASILE 
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Messaggio PALLAVOLO - SEMIFINALE ITALIA-BRASILE
SARA' ANCHE PALLAVOLO MA ITALIA - BRASILE HA SEMPRE IL SUO FASCINO

STASERA A ROMA, AL PALALOTTOMATICA, VA DI SCENA LA SEMIFINALE MONDIALE

LA VINCENTE AFFRONTERA' IN FINALE UNA TRA SERBIA E CUBA.

FORZA AZZURRI SPEZZIAMO L'EGEMONIA BRASILIANA DEGLI ULTIMI 8 ANNI(NEL 2002 CI BATTERONO IN SEMIFINALE A CASA LORO, E DA QUEL MOMENTO HANNO SEMPRE VINTO)

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sab ott 09, 2010 7:05 pm
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Messaggio Re: PALLAVOLO - SEMIFINALE ITALIA-BRASILE
Italia-Brasile, la sfida infinita
Per cambiare ancora la storia
La semifinale mondiale di stasera è un confronto di scuole e filosofie opposte. Sintesi di una rivalità intensa, fatta di vittorie e grandi traguardi: dal 1978 in poi, passando per la Generazione dei Fenomeni azzurri, fino ai successi verdeoro a Pechino e Atene

ROMA, 9 ottobre 2010 - Quella del settembre ’78 non fu la prima sfida tra Italia e Brasile, ma fu una di quelle che ha cambiato la storia d’Italia. Grazie a una mano di Marco Negri che andava a bloccare un attacco brasiliano. La storia ufficiale non lo racconta, ma a dare un aiuto agli azzurri di Pittera, quella volta, venne anche qualche decisione arbitrale. Si può raccontare perché quegli “aiutini” non sminuirono poi il significato dell’argento nel primo Mondiale italiano.

Filosofie opposte — Brasile-Italia è stata una sfida che ha messo di fronte non solo due Nazionali fra le più forti del mondo, ma anche due scuole pallavolistiche, due filosofie. Come nel 1990 quando fu il Brasile a ospitare il torneo iridato e il fatto che sulla panchina italiana ci fosse un argentino (Julio Velasco) fece alzare il livello dell’adrenalina. Il Maracanazinho, lo dice il nome, è il figliolo coperto del celebre Maracanà, un impianto con aperture senza vetri dai quali entrano passerotti. Ma l’immagine bucolica si ferma quando si gioca la semifinale il 27 ottobre. La torcida non dà tregua e i 22 mila (o 25 mila la cifra esatta forse non la si saprà mai) torceador vestiti di giallo (molto) e verde (poco) sembrano far sussultare perfino i gradoni di cemento. Il frastuono è assordante e continuo, ma non distrae gli uomini di Velasco che proprio contro il Brasile capiscono che possono arrivare fino in fondo. Sulla panchina dei padroni di casa, alla guida di una squadra giovane (che avrebbe vinto l’oro olimpico a Barcellona), c’è Bebeto che poi intersecherà la sua strada con quella azzurra, qualche stagione più tardi. Quel giorno è Luca Cantagalli il grande mattatore della giornata, ma l’ultimo punto lo firma, quasi per caso (dal punto di vista tecnico) Andrea Lucchetta, un centrale, il capitano. L’Italia ammutolisce la torcida e mura Tande e compagni: l’azzurro sta per entrare nella leggenda.

Generazione di fenomeni — La scena si ripete 5 anni più tardi nello stesso impianto, per la finale di World League: apparentemente un successo minore, ma di straordinaria importanza, perché quella volta a vincere non sono i senatori, ma i “giovani” esponenti di quella che era stata battezzata come la Generazione dei Fenomeni: Giani, Gravina, Papi, Meoni, che schiantano le ambizioni del Brasile condannandolo a una mortificazione dalla quale si riprenderà solo molti anni più tardi. La “maledizione” italiana per i verdeoro non si interrompe nel 1998, quando, nella semifinale iridata (gli abbinamenti sono gli stessi di questo 2010…), allo Yoyogi di Tokyo, Gardini e compagni, girano una partita che sembrava già persa e che Giba, il capitano del Brasile attuale finisce di guardare in panchina con una caviglia dolorante. Il Brasile è ancora una volta sommerso e due anni più tardi (senza incontrare gli azzurri) naufraga a Sydney. Dove si decide che la sterzata la può dare solo Bernardinho, il tecnico che ha vinto con la Nazionale femminile.


L'Italia a muro contro il Brasile nella semifinale di Atene 2004. Ap passaggio di consegne — L’ex palleggiatore porta qualcosa di nuovo nel Brasile e dal 2002 comincia da dettare legge, guarda caso, battendo gli azzurri (di Anastasi) in un quarto di finale iridato, riservato a cuori robusti: l’Italia è sotto 0-2, risale fino al due pari, ma condizionata dagli infortuni abdica 15-13 al tiebreak. È il passaggio di consegne, la scuola Bernardo diventa una dittatura e per l’Italia il confronto (fatto nel computo totale più di sconfitte che di vittorie), diventa sempre più difficile. È storia recente, la finale olimpica di Atene 2004 e la semifinale di Pechino 2008, il gruppo sudamericano si rinnova, ma continua a vincere. Sarà lo stesso anche stasera al Palalottomatica o la storia cambierà di nuovo?

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sab ott 09, 2010 7:06 pm
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Messaggio Re: PALLAVOLO - SEMIFINALE ITALIA-BRASILE
si ferma il sogno italiano

Italia-Brasile 1-3 :-(

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dom ott 10, 2010 5:23 pm
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Messaggio Re: PALLAVOLO - SEMIFINALE ITALIA-BRASILE
Purtroppo si perde anche la medaglia di bronzo

Italia - Serbia 1-3

Finiamo giustamente quarti, chi ci ha battuto lo ha fatto in maniera meritata

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lun ott 11, 2010 10:08 am
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Messaggio Re: PALLAVOLO - SEMIFINALE ITALIA-BRASILE
Mondiali, terzo posto alla Serbia
Italia sconfitta 3-1: è quarta
I serbi chiudono 25-19 nel quarto set e centrano la medaglia di bronzo: gli azzurri avevano regito nella terza frazione dopo essere andato sotto 2-0. Questi i parziali: 25-21, 25-20, 26-28, 25-19. Alessandro Fei, fischiato, se ne va arrabbiato.

Savani contro il muro azzurro. Ap ROMA, 10 ottobre 2010 - Fuori dal podio e anche con rabbia. L’Italia lascia il bronzo a una Serbia che resetta dalla mente la semifinale persa da Cuba con tanti rimpianti. La rabbia è quella di Alessandro Fei, che lascia il campo mentre i compagni al centro del campo applaudono il pubblico che li ha sostenuti in questi giorni. Fox, come annunciato, lascia la Nazionale, ma la sua ultima prestazione non è degna della sua carriera azzurra, cominciata in Giappone nel ’98 con un titolo Mondiale. Rispetto per l’uomo, che prende subito in braccio la sua piccola per consolarsi, ma i numeri sono implacabili. E il suo 33 per cento in attacco su 36 palloni giocati, i 6 errori al servizio senza un ace, e lo zero alla voce muri spiega molto della sconfitta dell’Italia. Comprensibili anche i fischi del pubblico che a lungo ha invocato Lasko in campo. Anastasi forse lo ha schierato tardivamente, ma c’è anche da tener conto che sostituirlo significava mentalmente perdere l’opposto e senza di lui l’Italia di oggi poca strada poteva fare.

E’ MANCATA LA CATTIVERIA — Fuori dai denti, gli azzurri come livello sono arrivati dove potevano, forse in certi momenti ci si poteva attendere una maggiore cattiveria agonistica, quel di più che – unito alla spinta del pubblico – avrebbe potuto concederci qualcosa in più. Non tanto sabato col Brasile, ma oggi con una Serbia non del tutto invulnerabile. Se da anni, dopo i successi dei Novanta, il movimento si è cullato senza curare la crescita e la maturazione di nuovi talenti, poi non puoi sperare nei miracoli in un Mondiale che vede meritate finaliste Brasile e Cuba, piene di giovani non solo promettenti, ma già maturi a questi livelli.

SEGNALI NUOVI DAI TRE “STRANIERI” — Volendo cercare di guardare avanti in positivo, si può dire che la personalità mostrata nel finale dai nostri tre “stranieri” tutti figli d’arte – il palleggiatore Travica, l’opposto non più giovanisismo Lasko e lo schiacciatore Zaitsev – possono essere un punto di ripartenza. Unitamente con la mentalità del libero Davide Marra che non ha mai mollato nei momenti difficili. Ma occorre che federazione e lega facciano un bagno di umiltà per cominciare a progettare qualcosa di serio, altrimenti i piccoli progressi di questa stagione rimarranno fini a se stessi.

FUTURO E INTERROGATIVI — E sul futuro della guida non c'è certezza, perché il presidente federale Carlo Magri e il c.t. Andrea Anastasi non ne hanno ancora parlato e il contratto è scaduto. Dice Anastasi a caldo: "I miei sentimenti in questo momento sono contrastanti. Per la felicità di aver portato la squadra in semifinale, con dei progressi notevoli rispetto all'ultima stagione, ma al tempo stesso sono deluso per quello che non abbiamo fatto in queste ultime due partite. Devo rifletterci. E poi bisogna chiedere alla Federazione. Io ho un rapporto di oltre 20 anni con Carlo Magri. Lo rispetto tanto e dunque se ne parlerà al momento opportuno e vedremo se potremo continuare insieme il cammino".

AMAREZZA E CARATTERE — Sulla partita il tecnico risponde anche alle critiche: "La gente invocava Lasko, ma non mi pare abbia cambiato la partita. Fei ha dato quello che poteva, so che avrebbe voluto di più visto che ha detto che lascerà la Nazionale, dunque questa era la sua ultima partita". Poi la risposta che spiega meglio l'Italia di oggi: "Il carattere dei ragazzi? Mi conoscete, sapete che tipo di giocatore ero. Ma certe valutazioni sui ragazzi le tengo per me, fanno parte del mio bagaglio di allenatore. Ma il carattere non è una cosa che puoi allenare: o ce l'hai o non ce l'hai".

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lun ott 11, 2010 10:12 am
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Messaggio Re: PALLAVOLO - SEMIFINALE ITALIA-BRASILE
Mondiale vinto, ancora una volta e STRAMERITATATMENTE, dal Brasile

RICEZIONE UNICA e attacco preciso le armi della corazzata verdeoro nonostante il cambio generazionale

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lun ott 11, 2010 10:13 am
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Messaggio Re: PALLAVOLO - SEMIFINALE ITALIA-BRASILE
Nella finale di Roma i verdeoro travolgono i caraibici e per la terza volta vincono il Mondiale: ci era riuscita solo l'Italia. Gli uomini di Bernardinho si confermano i dominatori di questo millennio
ROMA, 10 ottobre 2010 - Onore ai più forti. Il Brasile è il dominatore di questo millennio. Al PalaLottomatica conquista il terzo Mondiale consecutivo, eguagliando l’Italia che aveva fatto lo stesso negli anni Novanta. Troppo forti i ragazzi di Bernardinho, cui i 12 mila spettatori – con l’eccezione delle poche centinaia di tifosi brasiliani – hanno riservato un comportamento ostile, sino all’ultimo punto, quando l’applauso diventa ammirazione sportiva. Un po’ meno sportivo, e questa è l’unica macchia dei campioni, è stata la partita “a perdere” con la Bulgaria per evitare un certo girone, comportamento recidivo come all’Olimpiade di Atene. Il Brasile stravince perché riesce a tenere sempre a distanza di sicurezza una Cuba che non riesce mai a trovare i propri meccanismi, specie in un muro deficitario (solo 4). Bene il giovanissimo Leon, dal futuro garantito, troppo poco per contrastare i tri-campioni: quella di Bernardinho è un’orchestra quasi perfetta. Con Murilo (miglior giocatore del torneo) eccellente in ricezione, affidabile in attacco e riferimento di una squadra senza punti deboli, che in questi anni ha saputo cambiare, evolvendosi nel gioco senza mai perdere competitività. Cuba ha giovani assai interessanti ma ha toppato la partita decisiva. Annullare con grinta 3 match-ball ai brasiliani è troppo poco per poter cambiare la storia di questo Mondiale.

esperienza brasiliana — La partita inizia con grandi difficoltà in ricezione sulla battuta di Vissotto, e primo break (6-2) per i brasiliani. Poi ci pensa ancora Dante dal servizio, i cubani sentono parecchio il peso della finale e fanno fatica a sbloccarsi. D’altronde i due martelli-ricevitori accumulano in due 39 anni e un po’ di emozione è comprensibile. Il Brasile vola 9-4. Un muro risveglia Cuba. Leon si toglie la paura da dosso e comincia a schiacciare con continuità. Però Lucas e gli altri non concedono molto fino al 14-20. Quando un muro di Leal su Murilo e una invasione dalla seconda linea di Dante, costringono Bernardinho chiedere time out sul 17-20. Un ace di Hernandez avvicina ancora Cuba: 19-21. Discutibile fischio dell’arbitro turco Sokullu che toglie spettacolarità a una grande difesa cubana e Brasile che vola 24-20. Simon dal servizio annulla due set ball, ma Dante chiude 25-22.


Il muro di Cuba non ha funzionato. Ap niente muri — Anche nel secondo tempo, Cuba ci mette un po’ a entrare nel clima giusto, intanto i brasiliani volano 7-1. Poi i caraibici si risvegliano, difendono di più, ma il cambio di palleggiatore – ora c’è Diaz in regia – non aiuta i tempi d’attacco. I sudamericani variano aggirando il muro cubano, assai meno efficace che nella semifinale con la Serbia. Bravo Bruno a tenere il braccio caldo a tutte le sue bocche da fuoco. Per capire il momento topico dell’attacco, basta dire che Cuba non becca neanche un muro. E chiude a secco in questo fondamentale il numero uno di questo mondiale, quel Simon che vanta una media di 5 blocchi vincenti a partita. Il c.t. Samuel ruota i suoi uomini e il Brasile chiude più in fretta 25-14.

Cuba cambia tattica — Nel terzo set Leon passa opposto, rimane Diaz in palleggio e in ricezione con Leal c’è Bell. Ora Cuba rimane attaccata punto a punto. Ma nei momenti manca il muro e ci sono errori pure in attacco. Al secondo time out tecnico il Brasile ha 4 lunghezze di vantaggio: 16-12. Un tesoro che una squadra esperta come quella verdeoro non disperde. L’ultimo a cedere fra i caraibici è il 17enne Wilfredo Venero Leon, che in attacco passa sugli altissimi muri brasiliani, con una personalità incredibile. Per lui il futuro è già una certezza. Ma il presente continua a parlare brasiliano.

Cuba-Brasile (22-25,14-25, 22-25)

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lun ott 11, 2010 10:52 am
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Messaggio Re: PALLAVOLO - SEMIFINALE ITALIA-BRASILE
sololupo1912 ha scritto:
Purtroppo si perde anche la medaglia di bronzo

Italia - Serbia 1-3

Finiamo giustamente quarti, chi ci ha battuto lo ha fatto in maniera meritata



se si giocava dopo ieri sera chissà cosa sarebbe successo :boh:

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mer ott 13, 2010 9:55 am
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