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Lupo Intergalattico
Iscritto il: mer ago 15, 2007 10:34 pm Messaggi: 43386 Località: Verona
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 Re: brava flavia.........
"Francesca, una predestinata. E io..."
Uno sguardo da vicino alle due più forti giocatrici d'Italia, Francesca Schiavone e Flavia Pennetta. Raccontate da chi le ha allenate da giovani: Barbara Rossi (prima parte dell'intervista)
Per la nostra rubrica "Il rovescio della medaglia" abbiamo incontrato questa settimana la 'voce' femminile dei tornei trasmessi da Eurosport, Barbara Rossi; con lei abbiamo parlato del momento positivo del tennis azzurro e in particolare delle nostre 'primedonne', Flavia Pennetta e Francesca Schiavone. Barbara le conosce molto bene, avendole allenate entrambe!
Assieme a Gianluca Pozzi e Maurizio Riva, Barbara Rossi allena alla scuola tennis dell'Harbour Club di Milano e del Tc Garden di Novate Milanese. Ex giocatrice professionista (è stata numero 1 d'Italia, numero 60 del mondo e giocatrice di Fed Cup), ha allenato in passato anche Giulia Casoni ed Alberta Brianti e attualmente segue, tra le altre, due giovani promettenti come la 19enne Claudia Giovine (cugina della Pennetta) e la 15enne Francesca Palmigiano, che di recente ha vinto il titolo nazionale Under 16 ed è stata semifinalista al Torneo dell'Avvenire. Iniziamo la nostra chiacchierata con Barbara parlando di Francesca Schiavone.
Barbara, hai seguito la Schiavone dai 12 anni fino alla maggiore età. Francesca mostrava da giovane la stessa indole da combattente di adesso? Era possibile fin da allora riconoscere in lei le stimmate della campionessa?
"Mi è subito parso evidente che Francesca avesse delle enormi potenzialità. Possedeva già allora una grande varietà di colpi, ma era confusionaria, faceva fatica a mettere tutto assieme secondo uno schema logico. Eppure aveva una voglia incredibile di lavorare, piangeva quando non le riusciva qualcosa, però il suo carattere vulcanico' spesso la portava a strafare. Si trattava semplicemente di mettere assieme i pezzi' del suo gioco. Sai, se colpisci la palla come tante russe, che fin da bambine puntano solo a picchiare da fondo, è più facile, non devi pensare molto in campo. Lei invece doveva imparare a fare tante cose".
In Fed Cup la Schiavone è spesso riuscita ad ottenere grandi risultati anche quando attraversava momenti negativi nei tornei individuali. Come te lo spieghi?
"La Schiavone ha un carattere 'individualista' per quanto concerne l'aspetto sportivo, e ciò nonostante nelle competizioni a squadre riesce sempre a dare qualcosa di più: lottare per la maglia azzurra, sentire l'appoggio delle compagne, sapere di essere importante per il gruppo, sono tutti fattori che riescono ad esaltarla".
Dopo Daniel Panajotti, la Schiavone ha interrotto anche la collaborazione con l'allenatore della Pennetta, Gabriel Urpi. Pensi che la mancanza di un coach costantemente al suo fianco possa avere influito sulle sue prestazioni?
"In effetti tutti questi cambiamenti l'hanno un po' spaesata. Lei ha sempre voluto lavorare molto su se stessa, alla continua ricerca di qualcosa da modificare o migliorare. Tutto ciò talvolta l'ha portata a perdersi... A mio parere avrebbe dovuto rendersi conto che il suo gioco l'aveva già trovato, bastava solo renderlo più solido. Al torneo di Mosca è stata seguita da Barazzutti, con il quale ha un ottimo rapporto, ma ormai Francesca sa gestirsi da sola, il coach non è più così importante; in questo senso è anche una questione di carattere. Flavia Pennetta, per esempio, non potrebbe stare senza allenatore, ha sempre bisogno di ricevere input e stimoli diversi".
Francesca sta chiudendo alla grande il 2009 ma l'inizio di stagione non era stato esaltante....
"E' vero, ma lei non ha mai perso la fiducia in se stessa, anche nei momenti più difficili. E' sempre stata in grado di rialzarsi. Sta bene fisicamente, e poi adesso ha una motivazione in più, che deriva dai risultati ottenuti dalla Pennetta, dal desiderio di eguagliarla".
Prima di Mosca, la Schiavone aveva vinto un solo torneo, nel 2007 a Bad Gastein, ma si trattava di un WTA di livello inferiore. Quanto può rivelarsi importante per lei il successo alla Kremlin Cup, anche per il proseguo della sua carriera?
"E' importante la vittoria a Mosca ma più in generale lo sono i risultati ottenuti quest'anno. Penso alla semifinale di 's-Hertogenbosch e ai quarti di Wimbledon: l'erba non è mai stata la sua superficie preferita; non le piaceva giocare i tornei sull'erba, ma desso le cose sono cambiate, ha preso consapevolezza di poter competere anche su questi campi. Ricordo quando si allenava a Wimbledon con Martina Navratilova.... "Non giochi male - le diceva lei - il problema è che sbagli troppo!".
_________________ Il lupo perde il pelo ma non il vizio
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