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Lupissimo
Iscritto il: mer gen 31, 2007 7:54 pm Messaggi: 4047
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 Re: o.t. morti 6 militari italiani a kabul.
Qst articolo che ho trovato su internet rispecchia a pieno il mio pensiero:
Siamo tutti molto colpiti dalla tragica morte dei nostri militari a Kabul, ma permettetemi alcune considerazioni. Premetto, perché non vorrei essere frainteso: sono dispiaciuto e addolorato. Una vita umana è preziosa. Se pensiamo poi a tutti gli affetti che s’incatenano con i sentimenti di una persona anche la morte di un gattino si può definire un evento tragico, figuriamoci quella di un essere umano. Ciò detto e sottolineato, il punto è che sono morti sei militari… ovvero sei lavoratori. Chi sceglie questa carriera, in alcuni casi, ha veramente la “mentalità” militare: patria, nemico, eroismo sono al centro dei suoi pensieri, in tempo di pace si trova quasi a disagio. Nella stragrande maggioranza dei casi, però, gli uomini impiegati in queste missioni sono persone che scelgono un periodo più o meno lungo di ferma per poter mettere da parte i soldi necessari a sposarsi o comprarsi una casa. Persone normalissime con bisogni normalissimi, comuni ad ogni emigrato, minatore o muratore che perde la vita in un incidente sul lavoro. Con questo non voglio sminuire il valore dei nostri militari caduti a Kabul: anzi ! Capisco anche che rappresentano la nostra Patria e che questo possa essere, almeno per qualcuno, un “valore aggiunto”. Però mi sento di dire che sono Eroi al pari di ogni Padre di Famiglia che sul luogo di lavoro, per un qualsiasi motivo, è caduto da un’impalcatura o è rimasto schiacciato in porto durante le operazioni di carico delle navi… senza che i media gli dedicassero più di un trafiletto in quarta pagina. Non voglio “meno” onori per questi soldati caduti, sia chiaro: ma vorrei molti “più” onori per tutti coloro che perdono la vita sul lavoro, quasi sempre per colpa di chi li ha costretti a trovarsi in pericolo di vita. Non possiamo chiamare “eroi” solo coloro il cui datore di lavoro è lo Stato. Non possiamo mascherare il fatto che siano morti dei ragazzi sbandierandone l’eroismo, perché prima bisognerebbe chiedere a loro cosa ne pensano: sono andati là per morire da eroi, oppure ci sono andati sperando di tornare a casa con un buono stipendio, che li tutelasse per il futuro e gli permettesse di mettere su famiglia, cosa che magari NON riuscivano a fare in altro modo, grazie proprio a uno Stato che tutela solo gli interessi dei ricchi? A loro non possiamo più chiederlo: ai loro compagni, però, sì. E vorrei sentire le loro opinioni, prima di dare per scontato che morire in guerra fosse davvero il massimo delle loro aspirazioni. Sì, “guerra”: perché noi là non siamo là in missione di pace. Noi siamo in guerra. Forse dovremmo cominciare a ricercare qualche altra ottica per studiare questi avvenimenti. Dovremmo cominciare a sentirli più vicini, a capire davvero cosa fanno e perché lo fanno, gli uni e gli altri. ca**o, una vita è una vita! Ci hanno abituato ai numeri dei morti come ai giorni di pioggia: UNA SCOCCIATURA NECESSARIA. I famigerati “respingimenti”al confronto sono marachelle di scolaretti. Smettiamola di crederci “i più bravi”, smettiamola di considerare eroi solo quelli che la pensano come noi o che stanno dalla nostra parte. La guerra è guerra per tutti, tutti sono convinti di essere dalla parte della ragione: una guerra buona, una guerra “giusta” in assoluto non può esistere. L’immagine del militare buono che da i biscotti ai bambini veniva già usata dagli americani durante la seconda guerra mondiale; ma quello è lo stesso militare che sgancia le bombe sulle città, ricordiamocelo. E tutte le vite dovrebbero avere lo stesso valore, di qualsiasi colore, forma o religione siano. Chiedo scusa se eventualmente ho urtato i sentimenti di qualcuno, non è mio interesse offendere: ma a queste cose, e all’orrore di qualsiasi guerra, pensiamoci un po’ di più.
_________________ NESSUNO TOCCHI IL FORMICOSO!
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