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Super Lupo
Iscritto il: mar gen 11, 2005 11:51 am Messaggi: 6266
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 La resurrezione di Peppe
Ricordo che, ad ottobre del campionato 2003/2004 avevo sintetizzato tutto con questa frase: “hanno dimenticato di iscriverci al campionato” ed avevo aggiunto, con amara ironia:
“Capita! Perché a voi non è mai capitato di dimenticare di pagare una bolletta?”.
Il disastro tecnico, una squadra che perdeva una domenica sì e l’altra pure, una compagine che aveva atteso mesi e mesi per ottenere una misera vittoria, sempre ultimi o poco più, a distacchi abissali dalla zona salvezza, la befana del campionato, punti a tutti e goal a noi, un tecnico che non amavo, personaggi da operetta ed atteggiamenti da guappo ‘e cartone, presenti nella dirigenza, non erano stati sufficienti a convincermi di evitare di portare la mia croce di tifoso…e la Via Crucis me la feci tutta, dalla prima all’ultima giornata.
Passavo tra due ali di folla ed il peso di quella croce era gravato dagli insulti di quelli che mi dicevano “Strunz., ma non capisci che Casillo li vuole tutti come te?”… “Strunz, statt’ a casa, se hai dignità”…”Strunz, ma speri ancora al miracolo?”, ma anche dal comportamento di chi voleva negare l’evidenza e voleva che si credesse che Casillo non ci avesse truffati e che quello che vedevamo, quella croce che portavamo, non era ciò che vedevamo, ciò che ci spezzava la schiena.
Insomma: per i primi ero nu strunz e per i secondi ero nu fesso che non capiva di calcio. E chella croce pesava sempre di più.
Ma non mi rifiutai di portarla, perché sono un tifoso, nel bene e nel male, avevo scritto nella mia firma e perché ‘a terra nun se lassa mai ca mala annata.
Quando tutto si compì, scrissi, in coincidenza della visione del film La passione di Cristo, “La passione di Peppe”.
Ovviamente speravo di scrivere, un giorno, “La resurrezione di Peppe”, Gino mi disse che l’attendeva. Ci credevamo. Non credo che ci fosse qualcuno pronto a scommettere che avremmo dovuto attendere solo dodici mesi.
Quando poi Casillo andò via, si svelò l’ultimo inganno: neanche la storiella “abbiamo preferito sanare il bilancio” era vera.
Non chiesi conto, non chiesi di chiudere conti nè di riflettere.
Avevo solo voglia di guardare avanti e di sperare ne “La resurrezione di Peppe”.
Avrei martellato, nei giorni a seguire, e per molto tempo, la dolce Natasha, ma, chi mi ha seguito lo sa bene, non per il 4-3-3 o per le tante sconfitte, quanto perché, uno come me, legato alle propria terra, alla propria gente, alla storia della propria squadra, proprio non poteva perdonare le schifezze dette sui tifosi di Avellino, sulla storia dell’Avellino, sul nostro ambiente.
E vennero i F.lli Pugliese.
Chi so’? Che fanno?, Da dove vengono? Chi hanno dietro? Non ci dimentichiamo che ci lasciarono in mano ad Aliberti…ecc.ecc.
Sarà stata la mia voglia di guardare avanti, sarà stata riconoscenza eccessiva solo per il fatto che avevano evitato di farci scomparire (perché non andate a rileggere quello che si scriveva nei giorni e nelle ore antecedenti il passaggio di consegne? Io l’ho fatto. Fatelo e capirete quanto veramente ci caca.ssimo sotto), sarà perché sono Irpini, sarà perché hanno la faccia pulita, sarà per qualsiasi motivo, fatto sta che io (ed i miei topic sono lì a testimoniarlo) ho da subito scommesso su di loro, ho, da subito, creduto in loro ed anche in quel “periodo nero” mi sono aggrappato a loro e su di loro ho puntato. E li ho sempre difesi e sono felice di averlo fatto, perché se siamo in serie B, lo dobbiamo ai calciatori, lo dobbiamo ai tifosi, lo dobbiamo a Pavarese, lo dobbiamo a QQ, lo dobbiamo a Oddo, lo dobbiamo anche alla fortuna ma “lo dobbiamo soprattutto a Marco e Massimo Pugliese”.
A parte i soldi, e scusate se è poco, per la squadra che hanno fatto, per l’intelligenza dimostrata nel capire che, dopo il grave strappo dello scorso anno, l’Avellino doveva, a cominciare dal ritiro, tornare tra la propria gente, per la capacità di mediare senza piegarsi (vedi caso Pavarese), per mille altre cose e, tra le mille, per la capacità di trovare le mosse giuste per rimettere ordine in quello spogliatoio, per motivare quello spogliatoio e per proteggere quello spogliatoio; per la loro capacità di capire quando fosse il momento di dire “i calciatori dell’Avellino sono professionisti seri…ed uomini veri” e quando fosse necessario affermare “c’avite rutt’o ca.zzo mo’ fate quello che dovete fare e chi sbaglia paga” o di dire “vergognatevi”, dopo Ferrara.
Ne ho conosciuto uno che diceva: “va tutto bene, qual ‘è ‘o problema?”. Si chiama Casillo.
Ma i Pugliese non sono Casillo…ed io perciò ho sempre sostenuto i Pugliese e mai ho difeso Casillo.
Solo loro avevano gli strumenti per capire a fondo la situazione e solo loro avevano il modo per rimettere le cose a posto.
Perché le cose, “nel periodo nero”, a posto non erano.
Che cosa abbiamo visto e sentito nelle gare dei play off ed in quelle col Napoli, in particolare?.
Ve lo dico io: che era una squadra vera, una squadra tosta, una squadra che giocava con tanta grinta e carattere, che aveva le palle, che si aiutava…e che per farle un goal bisognava jettà ‘o sang.
E non erano queste le armi, la caratteristica principali di questa squadra fino a Marzo? E nel periodo nero le avete viste queste caratteristiche? Avete visto una squadra che mostrava grinta e carattere? Che cacciava le palle? Che chiedeva l’aiuto del pubblico come fecero Cecere o Ametrano, appena entrato, a Cremona o Puleo ed altri col Napoli? Avete visto, nel periodo nero, giocatori stringere i pugni verso il proprio compagno, come a trasmettergli forza e rabbia? O prendere tra le mani la testa del compagno, come a dirgli “Sei grande, forza…forza”, come abbiamo visto fare a Puleo con Cecere? O, piuttosto, avete visto qualche giocatore che sorrideva come a pigliare per cu.lo qualche altro? O avete visto qualche calciatore che stava in campo come fosse un turista per caso? O avete visto qualche giocatore ignorare sistematicamente un certo giocatore, benché fosse libero? E chi stava come me a Cremona ha visto, subito dopo il goal del 2 a 1 della Reggiana, Ghirardello ed Ametrano dannarsi l’anima in panchina per aiutare i compagni in campo e sotto un solo cocente ha visto, in dieci, giocatori che si mangiavano la palla e gli avversari, sì o no?. Sì! Anche a Martina quei calciatori, hanno preso a muzzechi la palla e gli avversari? Anche col Benevento quei calciatori hanno “divorato” gli avversari? Ma facitm ‘o favore!
Che cosa sia realmente avvenuto in quel periodo in cui una squadra che non pigliava mai goal, prendeva puntualmente goal balordi, una squadra che fino ad allora aveva perso solo due gare (una col furto scandaloso di Foggia) perdeva 3 gare su 4, io non lo so. Non ho mai avuto certezze ed ho sempre detto che non avevo certezze.
Scoppio di invidie e gelosie sopite, alla prima sconfitta, remare contro il tecnico, cedere a sirene o a pressioni, preconfezionarsi alibi, qualcuno “vicino” alla società che ha rotto le scatole… Non lo so.
Ho saputo distinguere però, tra chiacchiere da bar del primo fesso che apriva la bocca, da cose riportate da persone serie, da cose ascoltate direttamente da me da un calciatore, da dichiarazioni pubbliche di alcuni calciatori (alcune anche sul forum), e se QQ si può dire che si sia lamentato di un elemento vicino alla società che ha rotto le pa.lle, magari per ripicca o in un momento di amarezza e tristezza, riascoltatevi un passaggio di Pavarese, in un momento di gioia e soddisfazione massima, con l’Avellino in B.
Mi sono amareggiato, avvilito anche, ma ho saputo trovare la forza per continuare a credere nella capacità dei Pugliese di trovare la chiave, le chiavi per non buttare a mare un grande campionato.
E sono andato a Cremona. E non si fanno 1500 km se nel proprio cuore non esiste la fondata speranza che i propri calciatori abbiano ritrovato la strada maestra, la voglia, l’orgoglio, l’amore per se stessi e per questa gente che, mai come quest’anno, negli ultimi anni, è stata sempre vicina alla squadra.
E quello che ho visto a Cremona l’ho raccontato subito sul forum e da quel momento, non il 2 a 1, ma le scene che ho raccontato e descritto, calciatori che si inginocchiano commossi sul 2 a 0 e tutto il resto, fino all’abbraccio finale con noi sugli spalti, mi fecero capire e dire:
siamo ancora noi, siamo ancora noi e ce la possiamo fare.
Il rispetto per il valore tecnico del Napoli, il considerare il grande girone di ritorno del Napoli, il valutare la forza della tifoseria napoletana, la paura del “peso” del Napoli, e la conoscenza del calcio, non potevano mai farmi pensare, tanto meno dire: “Vinciamo sicuro; siamo i più forti”.
Ma ero sicuro, e l’ho detto e scritto, che avevamo tutto per non far fare la “festa da sballo” all’Irpinese; ero sicuro che l’Avellino potesse farcela.
Le frasi di Millesi ( a cui davvero conto quanto prima di dedicare una favola, non tanto per quello che ha dimostrato sul campo, di certo molto nella fase finale, quanto per le pa.lle dimostrate e per la sua vittoria di uomo), in particolare, “abbiamo il sangue agli occhi”, mi caricavano sempre più.
Alla vigilia della gara del San Paolo, ricevetti una telefonata di uno che aveva parlato con Marco Pugliese ed una seconda telefonata di uno che mi riportava le parole di un nostro calciatore, riferita ai napoletani che gli avevano rotto...due scatole, "c'aggià fa 'o mazzo accussì", poco prima di andare in ritiro…e divenni il più forte dei gladiatori. Mandai Pvt a tanti, li misi al corrente di queste telefonate: “A Napoli i calciatori faranno un partitone!”.
Mi colpì molto la risposta di Ata. Marco, riporto a memoria, mi disse: “Grazie Peppe, stando a Napoli, circondato dalle certezze dei napoletani, mi sentivo quasi avvilito; questo tue notizie mi danno una carica incredibile”.
Ed in quei giorni ho messo in guardia dalla “storia finta” ed è inutile che ci ritorni, i topic sono lì.
Cresceva la mia sicurezza e cresceva la mia paura. Non c’è incoerenza: più vedi una cosa vicina, più sei lì per toccarla e più hai paura di perderla, quella cosa, se ti è davvero cara.
Il Derby di ritorno è troppo vicino per raccontarlo. Posso solo ripresentare le due immagini che ho già dato a voi: un dolore acuto, violento, lancinante, durante il recupero e le lacrime, in macchina, stringendo la mia vecchia sciarpa.
Solo qualche attimo dopo, mi ricordai che avevo un vecchio impegno: avevo da scrivere “La resurrezione di Peppe”.
Un anno incredibile, partito con tante incertezze, con un inizio di campionato entusiasmante, spettatori di una squadra mai doma, la vittoria col Napoli, attesa oltre venti anni, un incredibile duello con una grande squadra, il Rimini, un periodo tormentato, il duello finale, coi romagnoli, sciupato per un niente, i play off vinti, la balena che resta nell'acquario e 'o ciuccio che se sgunocchia sotto il peso della propria presunzione, io che piglio caffè e Nicola che si innervosisce, mio suocero che tiene ancora 'a freva... di tutto e di più, altro che la Rai.
Io che ritorno ad andare in trasferta dopo più di venti anni, vincendo una vecchia paura, solo grazie a grandissimi amici del forum ed alla mia voglia di essere quanto più vicino alla mia squadra, nella ossessiva ricerca della resurrezione.
Peppe è risorto!
Ma Peppe sono io, è Mr. Fronna, è Tina, è Poggio, è Ivan, è Gino, è Emidio, è Midel, è Dario, è Jank, è Sava, è Adorix, è Enzo, è Angelo, è Janna, è Luciano, è Passione, è Leandro, tutti i ragazzi del nucleo di Roma si chiamano Peppe, Hirpinus si chiama Peppe, Caliente si chiama Peppe, Dirceu si chiama Peppe, Grandissima di chiama Peppe, Lupomax si chiama Peppe, Luchino si chiama Peppe, Donato si chiama Peppe, il Professore si chiama Peppe, Barbadillo si chiama Peppe, Geppo il folle, Supernaut, e tutti gli iscritti del forum si chiamano Peppe e tutti quelli che domenica hanno fatto tremare il Partenio, come non accadeva dai tempi della serie A, si chiamano Peppe e chiunque abbia gioito e pianto dinanzi ad una televisione o ascoltando una radio, si chiama Peppe.
Ognuno a modo suo, ognuno con la propria intelligenza o sensibilità, giovinezza o maturità e carattere, domenica è risorto. L'unica discriminante è il cuore.
Chi cerca di sminuire la gioia degli altri, riuscirà solo a rendere meno vera la sua.
Poi ognuno sceglierà una immagine per rappresentare questa resurrezione, come è giusto che sia.
Io non ho dubbi, ho scelto da tempo: quella corsa di Pugliese, sul prato del Partenio, dopo il goal.
Quella corsa è la mia corsa, per le strade di Cittadella: la passione e la felicità di due bambini, due tifosi felici.
In quella corsa di eterno bambino, innamorato di questi colori, c'è come io vivo il calcio, il mio rapporto con l’Avellino: cuore e passione.
Altri modi, “scientifici”, non li ho mai rincorsi. Ho già troppo a che fare con teoremi, logaritmi e disequazioni.
Forza Lupi!
Ps.1
Ci sono persone, sul forum, che stimo e che ormai sono amici, Dago, Partenopeo, EAM, Folon, Samnites ed altri. A loro auguro di vivere presto giornate come quelle che sto vivendo ora io. Di cuore.
ps. 2
contavo di aspettare qualche giorno ancora, avevo solo voglia di "cazzeggiare" su Nicola e su altro. Spero sia chiaro il motivo del mio cambiare idea.
Ora, abbiamo da sognare i nuovi acquisti, dobbiamo lavorare e soffrire per un campionato diverso dall'ultimo in B. Io spero solo che, finalmente, riusciamo a fare dei tranquilli campionati di assestamento. Una buona salvezza! Non facciamo l'errore di sognare l'impossibile. restiamo coi piedi per terra, pensiamo alle ultime due apparizioni nella serie cadetta.
Oddio, se poi...succeress nu miracolo, che facciamo...diciamo "Maronna 'e Muntevergine mia, ci dispiace ma questo miracolo non lo accettiamo?" ....e chella po' se piglia collera :lol:
_________________ C’era una volta…e c’è ancora!
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