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Lupo Galattico
Iscritto il: gio nov 03, 2005 1:38 pm Messaggi: 27235 Località: Rivoli (TO)
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 la vecchia dogana
Sembra quasi un «maleficio medievale». Non c’è pace per la Dogana di Avellino, uno dei monumenti più insigni della città, la «porta» commerciale dell’Avellino che fu, prima danneggiata dal terremoto del 1980, poi devastata e semidistrutta da un incendio e ora collabente, in stato di terribile degrado, in attesa di una destinazione finale che tarda ad arrivare. La Provincia di Avellino, com’è noto, intende acquistare l’immobile dai proprietari, la famiglia Sarchiola di Avellino, ad un prezzo che non è stato ancora stabilito (trattative sono in corso ma esistono ancora differenze ...di vedute). La pratica è seguita da vicino dal vicepresidente Colucci. Appare certo, però, che da Bari siano imminenti rivendicazioni parziali sulla facciata e in particolare sulle statue (attualmente custodite dalla Sovrintendenza, per evitare furti ed ulteriore degrado) che ne costituiscono un particolarissimo corredo (basta scorrere vecchie fotografie ed osservare i dipinti). Gli eredi del Marchese Imperiali, che in passato avevano proprietà sull’intero palazzo e che hanno sempre «tenuto» alle statue, dalla Puglia starebbero per avviare un contenzioso giudiziario per rivendicare la proprietà proprio delle numerose statue che facevano parte della Dogana. Quanto inciderà, e se inciderà, questa vicenda sulle trattative tra i Sarchiola e la Provincia per l’alienazione finale del bene resta tutto da vedere. Dal canto loro i Sarchiola sono forti di una sentenza del Tribunale di Avellino del 21 maggio 1996 -intervenuta in un contenzioso con la Provincia - in cui fu stabilito che i Sarchiola erano «esclusivi proprietari della statua denominata Pothos», una delle statue della Dogana, rovinata dal terremoto e custodita nel museo provinciale. Nella sentenza si disponeva la «immediata restituzione della statua agli stessi» (anche se la statua è ancora presso la Pinacoteca di corso Europa). Ma è proprio sull’intera «statuaria» che adornava la facciata del palazzo della Dogana che aprono nuove rivendicazioni gli eredi degli Imperiali. Come si vede, una faccenda intigrata e complessa. Utile a comprendere può apparire una ricostruzione di oltre un secolo di storia. Il palazzo della Dogana arrivò, per eredità, al Marchese Marino Imperiali. Il titolo di proprietà fu confermato dal Tribunale di Avellino il 21 febbraio 1899. La proprietà restò poco tempo nelle mani del Marchese. In data 8 settembre 1904, a mezzo del Notaio Capriolo, l’Imperiali vendeva a Michele Vietri, intraprendente commerciante del capoluogo «il fabbricato medesimo» riservandosi, tuttavia, di riscattarlo fra quattro anni «pel prezzo convenuto di lire diecimila». Tuttavia, anticipando il termine di riscatto, l'11 aprile 1906, i predetti Marchese Imperiali e Michele Vietri provvidero a sciogliere la precedente vendita. Poco dopo il Marchese Imperiale procedette a Giuseppina Sellitti, baronessa di Ceppaloni. Questa volta il Marchese Imperiali precisò che «per patto espresso non sono in alcun modo comprese in detta vendita e non ne fanno parte, le statue tutte,…». . Intanto il 13 dicembre 1932 la baronessa Sellitti alienò ad Umberto Sarchiola la Dogana, allo stesso locata dal 1925 e adibita a cinema. Anche in questo atto si ribadisce la clausola sulle statue. Quelle statue che ora gli eredi Imperiali sono intenzionati a rivendicare.
prendo spunto da questo articol per parlare di quello ke secondo me insieme alla torre dell'orologio è un simbolo della nostracittà... ma com'è possibile ke a distnaza di anni sia ancora in quelle condizioni??xkè nessuno muove un dito???
_________________ SOSTENGO LA MIA CITTA' NON UNA MATRICOLA...
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