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L'epopea delle radio private avellinesi... 
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Messaggio L'epopea delle radio private avellinesi...
A volte tendiamo a dare le cose per scontate.

Accendiamo una radio, cambiamo la sintonia e passiamo attraverso decine di emittenti finché non troviamo la canzone che ci piace. Sembra del tutto normale avere la possibilità di scegliere tra così tante opzioni diverse e non ci poniamo affatto il problema che questa vasta scelta è stata una vera e propria conquista raggiunta grazie al lavoro di tanti pionieri che negli anni ’70 hanno creato la radiofonia privata e l’hanno fatta evolvere (e a volte, purtroppo, involvere) fino alle dimensioni da network raggiunte dalle attuali emittenti.

Quella delle radio private avellinesi, nel suo piccolo, è stata una vera e propria epopea che merita di essere raccontata, anche solo parzialmente.

In principio fu Radio Avellino. Era il 1976 e fino a poco tempo prima chi ascoltava la radio aveva dovuto accontentarsi dei programmi RAI. In altre zone d’Italia il fenomeno della radiofonia privata stava esplodendo in maniera deflagrante e anche la nostra città contribuì con passione ai fermenti libertari che attraversavano l’etere in FM.

In seguito all’avventura pionieristica di Radio Avellino nacquero ben presto nuove emittenti come Radio Irpinia, diretta dal prof. Impagliazzo e particolarmente indirizzata all’approfondimento giornalistico, Radio A3, nella quale si è formato il futuro giornalista RAI Gianni Porcelli, Radio Alfa, Studio 95, Radio Colombo ecc.

Tutte queste emittenti crearono un modo nuovo e inedito di comunicare nella nostra provincia. Inevitabilmente erano i più giovani ad identificarsi in questo nuovo linguaggio: i programmi di dediche e richieste erano seguitissimi e permettevano una vera e propria interazione con il mezzo di comunicazione. Ma erano anche anni nei quali il marketing e la “commerciabilità” della musica trasmessa erano ancora concetti relativamente astratti e, di conseguenza, era possibile trasmettere musica rock più “difficile”. In questo senso, le radio private svolsero una fondamentale funzione di educazione delle masse alla musica di qualità. Molti ascoltatori appassionati, poi, vollero provare ad attraversare lo specchio e proporsi a loro volta come speaker radiofonici e qualcuno, a volte, riusciva a diventare persino un piccolo idolo di provincia (addirittura con fenomeni di “groupismo”!). Insomma, per alcuni anni, le radio private ad Avellino diedero vita ad un inesausto flusso collettivo di coscienza che sarebbe bene cercare di non dimenticare e non disperdere nell’individualismo becero degli ultimi anni.

In realtà, non erano solo i giovani dell’epoca a seguire le radio private: un grande catalizzatore dell’attenzione collettiva sulle radio private era l’US Avellino che proprio a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 stava vivendo la sua stagione più gloriosa. Chi non ricorda il programma di approfondimento calcistico in diretta su Radio Irpinia ogni domenica mattina? Era un vero e proprio happening: ricordo che io e mio fratello ascoltavamo il programma nei nostri lettini mentre fuori, come al solito, infuriava il vento gelido e la pioggia degli inverni avellinesi. Mezza città, letteralmente, era sintonizzata su Radio Irpinia e, come accade oggi nel dopo partita di RPN, tantissimi telefonavano da casa.

Sono stati anni gloriosi, credetemi.

Il declino delle radio private avellinesi ebbe inizio e giunse rapidamente a compimento verso la metà degli anni ’80. Come spesso accade quando un fenomeno ha successo, ormai l’etere era inflazionato da piccole emittenti di qualità infima, mentre le radio più importanti investivano forti somme per trasformarsi in veri e propri network nazionali in grado di competere con il colosso RAI.

Sospese a metà tra le miriadi di radio insulse e i nuovi giganti della radiofonia, le emittenti “medie” come quelle avellinesi subirono un altro duro colpo dalla nuova tendenza nazionale di rinunciare alla conduzione parlata per interminabili non-stop di sola musica intervallata dalla pubblicità. Proprio all’insegna di questa nuova tendenza nacque Radio Magic a Paternopoli.

Lentamente, progressivamente, ma inesorabilmente le emittenti locali si spensero o si trasformarono in piccoli network abbastanza impersonali e lontani dal concetto originario di radio “dialogata” con il pubblico da casa.

Attualmente ascolto pochissima radio: che io sappia in Irpinia sopravvivono tre grosse emittenti, RPN a Cesinali, sui 99 mhz, che conosciamo tutti benissimo per le radiocronache dell’Avellino, la già citata Radio Magic a Paternopoli (100,4 mhz) e ARC, che trasmette (credo) dalle parti di San Mango, sui 95,8.

L’ultima emittente rimasta ad Avellino è Radio Tenda (96,4) che purtroppo paga evidenti limiti tecnici, ma che lodevolmente trasmette ogni domenica la diretta della partita della Scandone.

Siamo ben lontani dai fasti di un tempo.


gio mar 29, 2007 5:46 pm
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Ho cominciato ad appassionarmi seriamente alla storia ed alle vicende delle radio private avellinesi nel 1986-7 circa, quando sedicenne scoprì la musica rock “alternativa” grazie ai programmi di Studio 95, come Radio Carolina 199, condotto da Tino Gubitosa e Radio Baby Notte, condotto da Gianfranco Turis.

Fino ad allora avevo ascoltato principalmente musica pop ed ero totalmente ignaro dell’esistenza di “altra” musica. Riuscì a scoprirla grazie a Studio 95 e mi si aprì letteralmente un mondo nuovo.

Non dimenticherò mai quando ascoltai su Radio Carolina “The One I Love” dei R.E.M. (tratta da “Document”, 1987). Fu un vero shock. Non ho mai conosciuto personalmente Tino Gubitosa, lo speaker del programma, e non ho mai potuto ringraziarlo personalmente, ma, se avrà la possibilità di leggere questo mio topic, sappia che, in qualche modo, il suo programma mi ha cambiato la vita.

In breve divenni un accanito frequentatore di Ananas&Bananas e, grazie ai consigli di Michele Acampora e all’accanimento con il quale divoravo riviste specializzate ed enciclopedie del rock, riuscì a formarmi una decente conoscenza dell’argomento.

La passione per la radio nata ascoltando i programmi rock di Studio 95 continuava a bruciare, così tra il ’91 e il ’92, mi proposi come speaker a Radio Colombo, una piccola emittente di antica e gloriosa tradizione, che trasmetteva da Aiello del Sabato.

E’ stata una bellissima esperienza che ricordo davvero con grande affetto, sia per la fraterna amicizia nata con Tonino Stella, il direttore e factotum della radio, sia perché mi ha dato modo di “attraversare lo specchio” ed entrare a conoscere un mondo affascinante, un attimo prima che questo scomparisse, travolto inevitabilmente dalla modernità.

Si, perché nel 1992 in radio si lavorava ancora con i vinili e le cassette e il fruscio dei dischi rigati era considerato un corollario ineliminabile dalla fruizione di musica. Grazie a quell’esperienza a Radio Colombo ho imparato ad usare un mixer e ho vinto definitivamente la inevitabile timidezza del dover parlare ad un microfono.

Ricordo ancora la strana sensazione del leggero ritorno della propria voce in cuffia e la consapevolezza che dall’altra parte del microfono qualcuno era in ascolto.

Una sensazione narcisista, d’accordo, ma assolutamente gratificante, come gratificante era poter scegliere quale musica passare e non dover “subire” le scalette pensate da altri. Poter finalmente consigliare e non “essere consigliato”, finalmente il compimento di anni di ascolti inesausti e di vinili consumati sul piatto di casa, la CONSACRAZIONE in qualche modo ad esperto (tutte palle: all’epoca non sapevo un caz.zo, tuttora ho delle lacune imbarazzanti).

Su Radio Colombo conducevo uno spazio di rock che avevo baldanzosamente intitolato “Hey Hey, My My”, dall’omonima canzone di Neil Young, contenuta su “Rust never sleeps” del 1979. Erano da poco usciti capolavori come “Blood Sugar Sex Magik” dei Red Hot Chili Peppers o “Nevermind” dei Nirvana e mi piace pensare che nel mio piccolo anch’io ho contribuito a far conoscere “Smells like teen spirits” o “Under the bridge”.

Inoltre Radio Colombo era un affascinante coacervo di varia umanità che scatenava un uragano di scherzi, di sparate, di scazzi e di risate.

Un’esperienza breve (per mia volontà, sono uno str.onzo volubile), ma bellissima che davvero non dimenticherò mai e che, tutto sommato, si riaffaccia ancora nella mia vita (proprio mentre sto scrivendo mi ha chiamato Mauro, un amico conosciuto a Radio Colombo e che frequento tuttora).

Nel ’96-7 poi, ho completato il mio “cursus honorum” lavorando alla pagina della cultura di un quotidiano locale (ebbene si, sono stato anch’io un giornalaio). L’esperienza è stata professionalmente interessante ma umanamente piuttosto deludente, in quanto posso dire di aver conosciuto persone di una pochezza devastante… ma questa è un’altra storia.

Durante la mia permanenza al giornale, memore della mia passione per le radio private, scrissi degli articoli monografici sulle vicende di alcune emittenti avellinesi, attraverso lunghe interviste a testimoni dell’epoca come Michele Acampora, Tonino Stella e Gianfranco Turis.

Nei prossimi giorni cercherò di postare gli articoli che trovo tutto sommato interessanti, soprattutto come spaccato dell’epoca d’oro delle radio avellinesi.

E mo’ mi vaco affa’ quatto passi, che aggio scritto troppo e mi so’ no poco rutt’o cazz… ;)

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gio mar 29, 2007 5:47 pm
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Lone, complimenti davvero: sei un vulcano di idee e ricordi.
Ma come fai??

Io 'ncapo tengo soltanto alfieri e cavalli che sfrecciano tra i pochi neuroni rimasti :roll:

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Sono il Signor Wolf, risolvo problemi. Immagine


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enri io certe radio nn le conosco x nioente.. xò ti leggo sempre piacevolmente anke dal libano

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SOSTENGO LA MIA CITTA' NON UNA MATRICOLA...


gio mar 29, 2007 8:04 pm
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Ecco l’intervista a Michele Acampora che realizzai nel 1997: ho eliminato solo alcune parti meno significative.

Allora Michele, quando è cominciata la tua avventura nelle radio private?
Nel 1976 con Radio Avellino, la prima emittente radiofonica avellinese. Trasmetteva sui 100 mhz, in un etere quasi totalmente sgombro da proposte radiofoniche che non fossero quelle della Rai.

Come ricordi quella esperienza?
Come una splendida pionieristica avventura nella quale tentammo di trasmettere anche i messaggi e i contenuti intrinseci dei quali la buona musica è da sempre portatrice. Questo tentativo è stato una costante anche delle mie successive esperienze radiofoniche.

Come fu la risposta della gente al vostro tentativo?
Molto buona. Del resto devi sapere che considero Avellino una città molto evoluta per quanto riguarda la cultura musicale.

Cosa accadde dopo Radio Avellino?
Nacquero nuove emittenti, come Radio Irpinia, che coniugava informazione giornalistica, intrattenimento musicale e tanto sport. Oppure Radio A3, emittente aggressiva e di notevole vivacità, con una forte caratterizzazione ideologica. Anche a livello nazionale, grazie ad una legislazione più aperta, si ebbe una grande fioritura di realtà radiofoniche private.

Quando nacque Radio Alfa?
Nel giugno 1977, per iniziativa di un gruppo di imprenditori e giornalisti che vollero operare una sintesi tra l’alto livello musicale di Radio Avellino e la caratterizzazione giornalistica di Radio Irpinia.

Perché lasciasti Radio Avellino per Radio Alfa?
Per una indiscutibile differenza di qualità tecnica fra le due emittenti e per tentare una nuova e più sostanziosa esperienza.

Come furono i primi anni di Radio Alfa?
Il primo quadriennio della radio fu vivacissimo: uscivamo con varie edizioni del radiogiornale, curavamo radiocronache sportive ed avevamo un palinsesto modernissimo, organizzato per fasce orarie, grazie ad un attento studio dell’utenza e con un’ottima alternanza musicale. Ricordo inoltre una bellissima atmosfera: la sera ci riunivamo per chiacchierare, bere qualcosa assieme o per giocare a pallone al campetto S. Rita.

Che programma curavi all’interno della radio?
Conducevo, a giorni alterni con Umberto Villano, “Camarillo Brillo”, un programma d’informazione rock che dava ampio spazio alle novità discografiche, per le quali raccoglievamo le notizie anche da riviste straniere come “Melody Maker”. Avevamo inoltre spazi retrospettivi per la musica del passato e realizzavamo un consuntivo con i migliori dischi dell’anno. Ricordo godevamo di un grande riscontro di pubblico, sia attraverso le telefonate che attraverso gli incontri con i nostri ascoltatori.

E Lou Reed?
La presenza di Lou Reed ad Avellino, nel 1980, fu un grosso colpo di fortuna. Infatti il concerto venne dirottato nella nostra città per la mancata concessione dello stadio S. Paolo di Napoli. Radio Alfa fornì appoggio promozionale alla manifestazione ed io condussi la radiocronaca diretta del concerto. Fu un’esperienza bella ed intensa, forse l’apice della storia musicale di Radio Alfa.

Come fu il concerto?
Grande, per la stessa ammissione di Lou Reed, che confidò ad alcuni roadies di aver molto apprezzato la data avellinese. Nella precedente tournée italiana, il cantante aveva infatti avuto problemi per de i violenti scontri tra autonomi e polizia e quindi temeva molto quel ritorno in Italia. Il clima tranquillo delle decine di migliaia presenti al Partenio contribuì molto a rilassare Lou Reed che concesse anche un lungo ed apprezzato bis.

Cosa accadde con il terremoto?
Fu un momento tragico, durante il quale cercammo di operare da radio di servizio, a reti unificate con Studio 95. Davamo notizie e smistavamo i soccorsi, tentando di mettere in contatto persone disperse nelle confusione di quei giorni.

Quando è cominciato il declino?
Nel 1981, al termine del grande quadriennio del quale ti parlavo, è cominciato il lento declino, favorito anche dal mancato ricambio generazionale di coloro che abbandonavano la radio, spesso per mancanza di una adeguata gratificazione economica.

Quando si è chiusa la tua esperienza con Radio Alfa?
Nel 1984, quando impegni professionali hanno preso il sopravvento.


ven mar 30, 2007 12:27 am
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Io ricordo anche radio avellino centro.
Enrì, insomma sei un camarillo brillo?!

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Io non posso giudicare nessuno. Non ho remore contro alcuno. Tuttavia penso sia giunto il momento che voi tutti iniziate a guardare voi stessi, e giudichiate la menzogna nella quale vivete.»
ho il dono dell'ubiquità!!!


ven mar 30, 2007 12:42 am
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ARBATAX1 ha scritto:
Io ricordo anche radio avellino centro.
Enrì, insomma sei un camarillo brillo?!


... 'na vota ero discretamente brillo... :roll:

... con l'età sono diventato quasi astemio... :oops:

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ven mar 30, 2007 12:45 am
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She had that
Camarillo brillo
Flamin' out along her head,
I mean her Mendocino bean-o
By where some bugs had made it red

She ruled the Toads of the Short Forest
And every newt in Idaho
And every cricket who had chorused
By the bush in Buffalo

She said she was
A Magic Mama
And she could throw a mean Tarot
And carried on without a comma
That she was someone I should know

She had a snake for a pet
And an amulet
And she was breeding a dwarf
But she wasn't done yet
She had gray-green skin
A doll with a pin
I told her she was awright
But I couldn't come in
(I couldn't come in right then . . . )

And so she wandered
Through the door-way
Just like a shadow from the tomb
She said her stereo was four-way
An' I'd just love it in her room

Well, I was born
To have adventure
So I just followed up the steps
Right past her fuming incense stencher
To where she hung her castanets

She stripped away
Her rancid poncho
An' laid out naked by the door
We did it till we were un-concho
An' it was useless any more

She had a snake for a pet
And an amulet
And she was breeding a dwarf
But she wasn't done yet
She had gray-green skin
A doll with a pin
I told her she was awright
But I couldn't come in
(actually, I was very busy then)

And so she wandered
Through the door-way
Just like a shadow from the tomb
She said her stereo was four-way
An' I'd just love it in her room

Well, I was born
To have adventure
So I just followed up the steps
Right past her fuming incense stencher
To where she hung her castanets

She said she was
A Magic Mama
And she could throw a mean Tarot
And carried on without a comma
That she was someone I should know

(Is that a real poncho . . . I mean
Is that a Mexican poncho or is that a Sears poncho?
Hmmm . . . no foolin' . . . )

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ven mar 30, 2007 12:58 am
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Ricordo che per un breve periodo di tempo, Michele Acampora ha fatto una trasmissione televisva, in onda sulla scomparsa Rete News che si chimava proprio camarillo Brillo.

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Io non posso giudicare nessuno. Non ho remore contro alcuno. Tuttavia penso sia giunto il momento che voi tutti iniziate a guardare voi stessi, e giudichiate la menzogna nella quale vivete.»
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ven mar 30, 2007 1:47 pm
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Radio Alta Irpinia il Dialogo

chi la conosceva???
trasmetteva dal Dialogo di Sant'Angelo dei Lombardi, prima del terremoto e per quanche anno, anche dopo.
Subito dopo il terremoto io e Marco D'Acunto facevamo un programma per bambini (come noi) con le dediche mettendo on air le canzoni dello zecchino d'oro e le sigle dei caroni animati...
:shock1:

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CUORE, GRINTA, UMILTA'.


sab mar 31, 2007 12:05 am
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ARBATAX1 ha scritto:
Ricordo che per un breve periodo di tempo, Michele Acampora ha fatto una trasmissione televisva, in onda sulla scomparsa Rete News che si chimava proprio camarillo Brillo.


Si, me lo ricordo...


sab mar 31, 2007 12:17 am
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comobiancoverde ha scritto:
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Radio Alta Irpinia il Dialogo

chi la conosceva???
trasmetteva dal Dialogo di Sant'Angelo dei Lombardi, prima del terremoto e per quanche anno, anche dopo.
Subito dopo il terremoto io e Marco D'Acunto facevamo un programma per bambini (come noi) con le dediche mettendo on air le canzoni dello zecchino d'oro e le sigle dei caroni animati...
:shock1:


Non la conosco... non credo che il segnale arrivasse fino ad Avellino...


sab mar 31, 2007 12:19 am
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Ecco un’altra intervista che realizzai nel ’97 sul tema delle radio private: questa volta il mio interlocutore è Gianfranco Turis di Studio 95. Ritengo il colloquio interessante in quanto offre molti squarci sull’Avellino degli anni ’70-’80. Come al solito ho eliminato le parti meno significative.

Allora Gianfranco, parlaci dell’esperienza di Studio 95.
Studio 95 nacque nel 1979 in seguito alla disgregazione di Radio Avellino, la prima radio avellinese alla quale collaborai attivamente per alcuni anni e dalle cui ceneri sarebbe poi nata anche Radio Alfa. Chiusa l’esperienza di Radio Avellino, decisi di fondare una radio tutta mia.

Fu dura? Dovesti affrontare molti sacrifici?
Sicuramente: in particolare fu oneroso l’investimento iniziale, tre milioni e mezzo, che per l’epoca erano una bella cifra.

Quali altre difficoltà hai dovuto affrontare nei primi tempi?
I problemi erano all’ordine del giorno, ma riuscivamo a superarli grazie al grande entusiasmo che riversavamo in quell’avventura. A volte le difficoltà erano anche di natura ambientale.

E cioè?
Ricordo che spesso abbiamo dovuto scontrarci con l’ostilità dei condomini dei palazzi dove la radio di volta in volta ebbe sede. Non ho mai capito perché, ma la presenza della radio era mal vista. Si temevano chissà quali turbative. Una volta, a via Guarini, dovemmo montare di notte il traliccio dell’antenna (alta circa 20 metri!) per aggirare l’opposizione dei condomini. Il mattino dopo, a cose fatte, dovettero arrendersi all’evidenza.

Cosa caratterizzava Studio 95 rispetto a Radio Avellino e alle altre radio locali?
Uno dei motivi per i quali si chiuse l’esperienza di Radio Avellino, per quanto mi riguarda, fu l’artigianalità e la scarsità di attrezzature sulle quali la radio poteva contare. Con la mia nuova emittente decisi d’imprimere una forte svolta in senso tecnologico, offrendo un segnale molto pulito. Nell’evoluzione tecnologica della radio potei contare sulla indispensabile collaborazione di Gianpiero Matarazzo, uno dei maggiori esperti di elettroacustica. Così potemmo contare su attrezzature all’avanguardia per l’epoca: già nel 1979 acquistammo un mixer Munter e fummo tra i primi ad utilizzare un trasmettitore Itelco.

Quali programmi caratterizzarono Studio 95?
Potevamo contare su di un palinsesto molto compatto, con delle connotazioni ben precise in chiave musicale. La nostra era un’emittente non esattamente di massa, ma molto amata da strati giovanili che si riconoscevano in un determinato immaginario. Potrei definire Studio 95 una radio estremamente “intransigente” da un punto di vista musicale.

Era evidente la caratterizzazione rock della tua radio…
Il rock era la nostra grande passione. La punta di diamante del nostro palinsesto erano programmi rock come Radio Carolina 199 (che prendeva il nome da una radio privata che trasmetteva da una nave nel Mare del Nord e che si opponeva ai monopoli nazionali dell’emittenza radiofonica); oppure come Radio Baby Notte, un programma notturno di enorme consenso nonostante gli orari.

Quali furono i principali collaboratori di Studio 95?
In 14 anni di storia ho potuto contare su un numero vastissimo di collaboratori, tra i quali Tino Gubitosa, Ciro Grafner, Carmine Marrone, Paolo Godas.

Quali furono le altre iniziative della tua radio?
La vita di Studio 95 non si esauriva nella programmazione. Ricordo che all’inizio degli anni ’80 organizzavamo delle feste rock presso la discoteca “Cactus”, alle quali partecipavano migliaia di persone. Questi raduni, che mi piace considerare come una sorta di rave ante litteram, li improvvisavamo solo due o tre giorni prima. Imponevo il libero ingresso del pubblico e l’unico introito del locale erano le consumazioni al bar.

La musica che programmavate veniva apprezzata come musica da ballo?
Certo, ballavamo con il blues di John Mayall, come con il reggae rock di Eric Clapton. Oggi può sembrare un po’ ingenuo tutto questo, ma quelle feste erano dei veri e propri riti collettivi, degli happenings dirompenti che non si esaurivano in una celebrazione edonistica, ma in qualche modo creavano una sorta di stordimento culturale, grazie alla ricchezza dei riferimenti e delle citazioni della musica che trasmettevamo.

Altra iniziativa importante è stata l’organizzazione di concerti…Oltre i Mercy Seat di Gordon Gano e Roberto Ciotti, nell’85 siamo riusciti a portare in città uno dei gruppi più importanti del rock americano di quegli anni, i Green on Red di Dan Stuart. Al cinema Partenio c’erano circa 650 spettatori e nonostante questo andai sotto di un paio di milioni, oltre che di un lavandino…

Un lavandino?
Già… dovetti risarcire il Partenio per un lavandino sfondato dal chitarrista del gruppo.

E le altre iniziative di Studio 95?
Beh, portavamo la nostra musica anche nei pub, come l’Hot Shit di Gerardo Leoncavallo, agli inizi degli anni ’80, con una buona risposta da parte dei giovani. Per diversi anni ci occupammo di sport, seguendo non solo il calcio, ma anche il basket e gli sport minori.

Com’era Avellino all’epoca dei primi passi delle radio locali?
Tra gli anni ’60 e i ’70 c’erano più energie di quante ne riesca a vedere in giro oggi. Io a 15 anni suonavo la batteria in un gruppo chiamato Carnaby Street Band: andavamo nelle cantine e nei locali adibiti al ballo, come una ex segheria alle spalle di via Carducci. Suonavamo pezzi dei Creedence, Beatles, Rolling Stones e beat italiano. Era un microcosmo di provincia denso di passione ed energia. Non si usciva dai confini del Corso e per le corse in moto alla Easy Rider sui Ducati Scrambler o sulle prime Kawasaki truccate si utilizzava la Variante. Per sognare ci si riuniva in Piazzetta Perugini a guardare le stelle stesi sulle aiuole. Programmi come Radio Baby Notte erano seguitissimi da ragazzi che, per telefonarci, si nascondevano negli armadi per non svegliare i genitori, oppure scendevano in strada in pigiama a chiamare dalle cabine. Era una grande comunità solidale, legata da affinità elettive e ricca di pulsioni che trovavano nella radio privata un grande centro di aggregazione. Una sorta di “running on empty”, una corsa fino allo sfinimento che ci coinvolgeva tutti.

Quindi anche sulla quieta Avellino aleggiava l’ombra di Kerouac?
Certo, un Kerouac calato in una realtà di provincia, molto ruspante, ma tuttavia viva e vitale.

Come vedi la situazione attuale?
Non la vedo, non mi riconosco in questa nuova realtà giovanile. Mi sembra manchi la voglia, l’energia… del resto questa mancanza è stata una delle cause della fine di Studio 95.

Racconta com’è andata.
Intorno al ’93 il governo avviò una politica tesa alla scrematura delle piccole realtà radiofoniche in favore dei network, aumentando le nostre difficoltà. Mi sono poi reso conto del calo d’interesse nei confronti delle radio private. Studio 95, che aveva resistito 14 anni, non ha retto alla fine di quella comunità solidale della quale ti parlavo poco fa ed è esplosa in maniera drammatica, come un vaso che va in mille pezzi.

Ascolti ancora la radio?
Molto poco, solo i notiziari. Mi sembra che la radio amica, viva e vitale, che cercavamo di portare aventi si sia ridotta ad un mero ed indistinto sottofondo musicale e la cosa è piuttosto triste.


sab mar 31, 2007 12:24 am
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comobiancoverde ha scritto:
R.A.I.D 104,400

Radio Alta Irpinia il Dialogo

chi la conosceva???
trasmetteva dal Dialogo di Sant'Angelo dei Lombardi, prima del terremoto e per quanche anno, anche dopo.
Subito dopo il terremoto io e Marco D'Acunto facevamo un programma per bambini (come noi) con le dediche mettendo on air le canzoni dello zecchino d'oro e le sigle dei caroni animati...
:shock1:


Non avevo mai sentito parlare di Radio Alta Irpinia il Dialogo ache perchè ad essere sincero non mi sono mai interessato delle radio,cmq bella iniziativa!
Ma scusate non c'è anche Studio Elle(101.60),credo che la sede sia a Torrette di Mercogliano,non vorrei sbagliarmi!


sab mar 31, 2007 2:31 pm
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Si, hai ragione... avevo dimenticato Studio Elle...

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sab mar 31, 2007 3:58 pm
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Mi pare che nessuno abbia citato Radio City Sound che negli anni '80 trasmetteva da Via Serafino Soldi con programmi abbastanza differenziati: dalla musica leggera italiana alla musica classica senza colpo ferire!!!!!........ :)


lun apr 02, 2007 10:17 pm
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Messaggio Re: Radio di Avellino
Fuoritempo ha scritto:
Mi pare che nessuno abbia citato Radio City Sound...


Mi aspettavo una risposta qualsiasi da Lone su questa radio.
Forse non se la ricorda :shock: ???????????


mar apr 03, 2007 2:29 pm
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Lone ha scritto:
Si, hai ragione... avevo dimenticato Studio Elle...

SI STUDIO ELLE LA ASCOLTAVO PRIMA CHE NASCESSERO I SITI INTERNET SULL'AVELLINO CALCIO, E MI RICORDO ANCORA QUANDO IL CONDUTTORE FACEVA I TG, SI UDIVANO IN SOTTOFONDO PORTE CHE SBATTEVANO E CITOFONI CHE SUONAVANO, PROPRIO UNA RADIO FATTA IN CASA! :lol:

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Io non posso giudicare nessuno. Non ho remore contro alcuno. Tuttavia penso sia giunto il momento che voi tutti iniziate a guardare voi stessi, e giudichiate la menzogna nella quale vivete.»
ho il dono dell'ubiquità!!!


mar apr 03, 2007 2:30 pm
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Messaggio Re: Radio di Avellino
Fuoritempo ha scritto:
Fuoritempo ha scritto:
Mi pare che nessuno abbia citato Radio City Sound...


Mi aspettavo una risposta qualsiasi da Lone su questa radio.
Forse non se la ricorda :shock: ???????????


La risposta non te l'ho data per pudore... :lol:

... ricordo perfettamente Radio City Sound... diciamo che non era ai vertici della tecnologia dell'epoca... :wink:

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mar apr 03, 2007 5:31 pm
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Ecco l’ultima delle interviste che realizzai nel ’97 sul tema della radiofonia privata avellinese: questa volta il mio interlocutore è Tonino Stella di Radio Colombo. Come sempre ometto le parti meno significative o superate dal tempo.

Allora Tonino, parlaci di Radio Colombo.
Radio Colombo nacque a S. Stefano del Sole, nel gennaio ’78, per iniziativa di Felice Gagliardi Colombo (da cui il nome) e Pasquale Gaeta, che ne fu il primo direttore. A quell’epoca vivevo a Roma, dove ebbi modo di conoscere le radio private collaborando a Radio Roll. Di ritorno ad Avellino, cominciai a lavorare a Radio Colombo, diventandone direttore a soli 18 anni. Nel 1981, assieme a Renato Remigetto e altri soci, rilevai la proprietà dell’emittente, che trasferimmo nell’82 a Tavernola S. Felice e, infine, nell’85 ad Aiello del Sabato, dove è rimasta per ben otto anni, fino alla chiusura avvenuta nel dicembre ’93.

Quali sono stati i programmi più significativi di Radio Colombo?
Nel nostro palinsesto spiccava sicuramente “Dimensione Sport”, che ho condotto dall’81 al ’92 e che diventò celebre per i collegamenti che compivamo in diretta con i grandi nomi dello sport. Ricordo che intervistammo personaggi come Gianni Brera, Ferruccio Valcareggi, Lionello Manfredonia, Roberto Pruzzo, Franco Baresi, Ottavio Bianchi e Carlo Ancellotti. Un altro programma legato allo sport che mandammo in onda dal ’79 all’88 fu “Indovina il Minuto”, che metteva in palio i biglietti per le partite dell’Avellino.

Lo sport è stato una delle vostre grandi passioni, a quanto pare…
Certo: un nostro piccolo orgoglio è stato sicuramente la squadra di calcio della radio, che ha anche stravinto diversi trofei.

Musicalmente, invece, come si connotava Radio Colombo?
Seguivamo tutti i generi musicali, cercando di soddisfare le esigenze di tutti. Sicuramente, però, l’iniziativa musicale di punta della nostra radio fu l’organizzazione, dall’87 al ’92, di “Avellino Musica Zero”, una rassegna musicale che durava tre mesi aperta ai gruppi emergenti che ci spedivano i loro demo tapes. Avellino Musica Zero che, a mio parere, costituiva una svolta nello stagnante panorama della musica avellinese, dava vita anche ad una carovana itinerante con decine di spettacoli estivi.

Avete organizzato anche dei concerti?
Certo: oltre al trascinante bluesman bianco Andy J. Forrest, nel marzo dell’89 abbiamo portato il rocker Elliott Murphy ad esibirsi con il suo gruppo al cinema Eliseo, davanti a 450 persone entusiaste.

Che tipo era Murphy?
Simpatico: ricordo che cenammo all’Hotel Cappuccino e lui apprezzò in particolare delle tagliatelle al sugo di lepre. Un fatto curioso fu che prima di suonare pretesero ben 5 kg di mozzarella, oltre a 4 bottiglie di whisky e svariati chili di frutta fresca.

Le altre iniziative della tua radio?
Con la nostra discoteca mobile organizzammo centinaia di feste, lanciando anche qualche dj che avrebbe fatto una buona carriera.

Quale fu l’impatto sociale di Radio Colombo?
Nei primi tempi venivamo considerati quasi degli extraterrestri dediti a strane attività. All’epoca c’erano pochi stereo e scarsa cultura musicale, per cui un po’ di diffidenza era inevitabile. Quest’atteggiamento, però, durò poco: ben presto avemmo un grande riscontro di ascoltatori appassionati che venivano spesso a trovarci e ci consideravano quasi degl’idoli. Può sembrare buffo, ma ti assicuro che c’erano tantissime ragazzine che s’innamoravano delle voci che sentivano ogni giorno e che marinavano la scuola pur di ascoltarci. Era un fenomeno incredibile: figurati che una volta ho dovuto perfino firmare degli autografi con dedica sui diari di scuola! C’era inoltre una grandissima voglia di trasmettere: agl’inizi degli anni ’80 era una processione continua di ragazzi che venivano a chiederci d’insegnargli. Insomma: all’epoca era palpabile una grandissima voglia di radio privata.

Quando hai capito che la situazione stava cambiando?
Verso la metà degli anni ’80 l’affermazione dei primi network ha determinato l’inizio della parabola discendente delle piccole emittenti. Il pubblico cominciò a percepire la differenza tecnologica ed iniziò progressivamente ad abbandonarci. Inoltre si affermarono i programmi non-stop, privi di conduzione parlata, che erano invece la punta di diamante del nostro modo di fare radio. La decadenza fu così lenta ma inesorabile. I problemi economici che da tempo ci accompagnavano, aggravati da provvedimenti governativi come la legge Mammì, all’inizio dei ’90, hanno dato il definitivo colpo di grazia ad una bella storia che durava da 15 anni.

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mar apr 03, 2007 5:33 pm
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