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MasterLupo
Iscritto il: mer mag 11, 2005 11:29 pm Messaggi: 8451 Località: Benevento
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 La Strage di Erba (CO)
Prologo
Uccide quattro persone e brucia la casa
Tre donne e un bambino ritrovati senza vita nell'appartamento in fiamme. Caccia al convivente tunisino di una delle vittime
ERBA (Como) - È proseguita per tutta la notte, finora senza esito, la caccia al 25enne tunisino Abdel Fami Marzouk, il pregiudicato - uscito dal carcere per indulto - ricercato per l' atroce massacro avvenuto lunedì sera in un appartamento in via Diaz, nel centro di Erba, nel Comasco.
Marzouk, secondo gli investigatori,
è scomparso dopo aver ucciso a coltellate alla gola e in altre parti del corpo la moglie Raffaella Castagna, di 30 anni, il figlio Yousef di 2 anni, la suocera Paola Galli, 60, e una vicina di casa, Valeria Cherubini, 50enne, accorsa assieme al marito alle grida delle prime vittime. Anche il marito della vicina, Mario Frigerio, di 60 anni, è stato colpito dal pluriomocida: ora è ricoverato, in condizioni molto gravi, per le coltellate e per le ustioni riportate nell'incendio appiccato all'appartamento dall'assassino prima della fuga. Il tunisino è scappato a bordo di un furgone poi trovato, poco prima di mezzanotte, a Merone paesino tra Como e Lecco, nei pressi dell'abitazione del fratello di Fami Marzouk.
Solo a tarda notte i corpi delle quattro vittime sono stati rimossi, su autorizzazione del magistrato, dalla vecchia casa di corte ristrutturata in cui Marzouk viveva con il piccolo Yousef e con la moglie Raffaella, figlia di un notissimo commerciante di mobili della zona.
LA RICOSTRUZIONE - L'allarme per l'incendio è stato dato alle 20.30 di lunedì da una vicina di casa. Quando i pompieri sono entrati nell'abitazione, che si trova a Erba in via Diaz, hanno trovato i corpi senza vita delle quattro persone. Sul posto, oltre ai Carabinieri e ai vigili del Fuoco, si sono recati il procuratore della Repubblica di Como, Alessandro Maria Lodolini, e il pm di turno, Simone Pizzotti. Sul conto di Marzouk, scomparso senza lasciare tracce, vi sono precedenti penali per spaccio e rapina. Dalle prime notizie risulta che vi fossero stati da parte del tunisino diversi episodi di aggressività e violenza nei confronti della convivente. Secondo una prima ipotesi, lunedì sera l'uomo avrebbe ancora una volta aggredito la donna, che avrebbe chiesto aiuto facendo accorrere i due vicini e la madre, che abitava nelle immediate vicinanze. Contro la convivente, il figlio e le persone accorse l'uomo si sarebbe scatenato con furia selvaggia, per poi dare fuoco alla casa. Il tragico fatto di sangue ha suscitato orrore e profonda commozione a Erba, anche per la notorietà del padre di Raffaella Castagna, Carlo. Si tratta infatti di uno storico imprenditore del mobile brianzolo, conosciuto in città e in tutta la zona non solo per la sua attività imprenditoriale ma anche per le sue iniziative a sfondo benefico. L'ex cascina ristrutturata di via Diaz, nella quale è stata compiuta la strage, risulta seriamente danneggiata dalle fiamme.
12 dicembre 2006
_________________ PUGLIESE NON E' IL MIO PRESIDENTE
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| gio gen 11, 2007 9:38 pm |
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MasterLupo
Iscritto il: mer mag 11, 2005 11:29 pm Messaggi: 8451 Località: Benevento
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«E' stato lui, mi ha preso e tagliato la gola»
La testimonianza di Mario Frigerio, unico superstite della strage di Erba. Nuovi rilievi del Ris, tracce di sangue nell'auto di Romano
ERBA (Como) — L'avvocato non ha avuto bisogno di dire granché. «L'hanno arrestato», ha tagliato corto. Mario Frigerio ha chiuso gli occhi: «Bene, avvocato. Per me è una conferma». «C'è un'altra cosa, è in carcere anche lei» ha aggiunto il legale, Manuel Gabrielli. Sapeva che questa seconda informazione l'avrebbe stupito e così è stato. Ma lo stupore di Frigerio, il sopravvissuto della strage di Erba, non è durato che un attimo. I pensieri, ieri, erano tutti per la sua Valeria, la moglie uccisa nella carneficina dell'11 dicembre assieme a Raffaella Castagna, al suo piccolo Youssef e a sua madre, Paola Galli. Per il massacro di quella sera sono in carcere da due giorni Olindo Romano e Rosa Bazzi, i coniugi vicini di casa di Frigerio. Lui accusato di omicidio volontario plurimo aggravato, lei di concorso in omicidio. «I Romano e i Castagna si odiavano. Ma noi cosa c'entriamo? — si dispera Frigerio in lacrime — Non abbiamo fatto niente... Io ho aiutato la procura. Adesso chiedo che mi ridiano mia moglie».
LA DONNA — Se sul conto di lei gli inquirenti si dicono consapevoli di rischiare la scarcerazione di un eventuale Tribunale del riesame perché gli indizi sarebbero «per adesso meno gravi», lui — Olindo Romano — dovrà difendersi dal punto chiave dell'indagine, la testimonianza di Frigerio. Che non ha ricostruito la scena della strage soltanto con «indicazioni confuse», come ripetono gli inquirenti. Ha raccontato tutto in dettaglio ai magistrati, precisando ogni volta di più. E l'ultima volta è stato il 2 di gennaio.
IL VERBALE — «La porta si è aperta all'inizio piano piano, poi di colpo. Ho visto lui, il mio vicino Olindo. Sembrava un indemoniato». Il supertestimone racconta che Olindo non ha detto una parola, descrive l'espressione rabbiosa del suo volto. «Mi ha sollevato di peso e mi ha sbattuto per terra» ricorda. Poi si è chinato e lo ha riempito di pugni e calci. «Sentivo Valeria che gridava, lui continuava a colpirmi». Frigerio si ritrova a faccia in giù, incassa botte in testa, sulla schiena, sul collo. «Poi mi si è messo a cavalcioni sulla schiena, non potevo muovermi». Il superstite, sottile di statura, rivive in ogni deposizione l'immobilità e il senso di impotenza di quei momenti. Ricorda che un peso enorme lo teneva schiacciato a terra. Sente la mano di quell'uomo, che a lui sembra quella di un gigante, mentre gli afferra la testa e gliela tira indietro. Descrive un gesto simile a quello visto nei video dei terroristi islamici che sgozzano l'ostaggio. Ecco. «Mi ha sollevato la testa e ho sentito una lama che mi ha tagliato la gola». Frigerio spiega le sensazioni di quel taglio, il sangue, sua moglie che urla più forte e che probabilmente lo salva. Perché a quel punto, mentre lui è faccia a terra, la furia cieca dell'assassino si sposta sulla moglie Valeria. Lei scappa, su, per le scale. Lui la rincorre e la uccide. Le ultime parole che Frigerio sente sono «Mario aiutami». Ma lui non può muoversi. Resta lì, davanti alla porta di Raffaella Castagna mentre il «demonio» scappa e il fuoco appiccato dall'assassino si avvicina sempre più. Frigerio (che ha anche ustioni al viso) adesso sta meglio. Ci vorrà molto tempo per rimettersi fisicamente. Non basterà tutto il tempo che gli resta da vivere, invece, per riprendersi emotivamente. Anche se qualche volta è lui che consola i figli. Che chiede come va, quando saranno i funerali.
IRIS — Prima di concedere l'autorizzazione per la sepoltura, la procura aspetta gli esami scientifici dei Ris previsti fra oggi e domani. In particolare quelli sulle macchie di sangue scovate con il «luminol» nella Seat Arosa di Olindo Romano: diverse e tutte sul sedile del lato guida. I test del Dna daranno chiarimenti anche sulle presunte tracce ematiche ritrovate sugli indumenti lavati (specie un paio di pantaloni) prelevati nel garage- dependance della coppia che oggi sarà interrogata in carcere dal giudice delle indagini preliminari per la convalida del provvedimento di fermo. Saranno poi analizzati anche dei sassi prelevati nella stessa lavanderia. Nell'interrogatorio di lunedì sera i due (difesi da Pietro Troiano, giovane penalista nominato prima d'ufficio e poi scelto come legale di fiducia) si sono detti tutti innocenti. Ripetono di non aver niente a che fare con il massacro dei vicini e raccontano l'alibi del «giro per negozi» e poi della cena fuori, in un locale di Como. Ma lui si sarebbe parzialmente contraddetto nella ricostruzione oraria. E poi l'alibi è quantomai debole: solo lo scontrino di una paninoteca nel centro storico di Como (dove nessuno ricorda di quei due), rilasciato a un'ora che sarebbe compatibile con l'esecuzione della strage e per di più senza alcuna indicazione del pasto consumato. Soltanto la cifra pagata. E anche il «giro per negozi», a Erba, è risultato senza riscontri: nessuno che rammenti di aver visto la coppia comprare o guardare qualcosa oltre la vetrata.
10 gennaio 2007
_________________ PUGLIESE NON E' IL MIO PRESIDENTE
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| gio gen 11, 2007 9:40 pm |
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MasterLupo
Iscritto il: mer mag 11, 2005 11:29 pm Messaggi: 8451 Località: Benevento
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Erba: «I coniugi hanno confessato»
Il legale della coppia: «Non hanno confermato la versione dell’altro giorno»
ERBA - Vicino a una svolta il caso dell'omicidio a Erba l'11 dicembre di Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, la madre della donna, Paola Galli, una loro vicina di casa, Valeria Cherubini. Dai coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, nel corso del lungo interrogatorio di ieri, terminato intorno alla mezzanotte, sarebbe venuta una sostanziale confessione. Lo si è appreso a margine dell'interrogatorio al quale sono stati sottoposti per oltre otto ore.
L'AVVOCATO - Pietro Troiano, lasciando il carcere del Basson dove i coniugi sono stati sottoposti a interrogatorio dal Procuratore capo di Como, Alessandro Maria Lodolini, e dai quattro sui sostituti che indagano sul massacro, ha spiegato che Romano e la Bazzi «non hanno confermato la stessa versione, ci sono state parziali ammissioni». Chi dei due coniugi le abbia fatte al momento non è dato a sapersi.
LO SCONTRINO - Nei loro interrogatori, a piede libero e dopo il fermo, i coniugi Romano hanno sempre sostenuto che, all'ora del delitto, si trovavano a Como, in un locale. Questo locale è il McDonald's nei pressi del lungolago e, a dimostrazione di questo, la coppia aveva messo a disposizione degli scontrini. Gli scontrini riportano l'orario delle 21.30. Il delitto è accaduto, invece, intorno alle 20.00 e, secondo gli investigatori, gli orari sarebbero compatibili con una presenza dei coniugi Romano a Erba. I militari, sempre a quanto si è saputo, hanno chiesto ai responsabili dell'esercizio pubblico copia degli scontrini di tutta quanta la giornata dell' 11 dicembre, giorno della strage, e indicazioni sul momento del servizio in cui vengono emessi.
11 gennaio 2007
Strage di Erba, gli inquirenti: «I vicini hanno confessato»
«Per uccidere usati due coltelli e una spranga». «Nell’auto di Romano sangue del testimone»
COMO — «Questo è sangue di Mario Frigerio. È stato trovato sulla Seat Arosa. Comela mettiamo?». Il procuratore capo Alessandro Maria Lodolini sapeva che davanti a una prova del genere sarebbe stato impossibile reggere. E così è stato. Olindo Romano e Rosa Bazzi, i coniugi arrestati per la strage di Erba, ieri hanno confessato. Non soltanto «parziali ammissioni », come ha rivelato il loro legale, Pietro Troiano. Ma di più, molto di più.
Sono loro, quindi, gli autori della carneficina che l’11 dicembre, esattamente un mese fa, costò la vita a Raffaella Castagna, a suo figlio Youssef, a sua madre Paola Galli e alla vicina di casa di Raffaella, Valeria Cherubini, moglie dell’unico sopravvissuto al massacro, Mario Frigerio. Mentre sgozzava Frigerio, Olindo Romano si è macchiato del suo sangue e poi, quando è salito in macchina per correre a Como a crearsi l’alibi, non ha notato le piccole macchie lasciate sul sedile, lato guida. Un errore dei tanti commesso dalla coppia, che ha spiegato che i quattro sono stati uccisi con due coltelli e una spranga. Sul ruolo di lei saranno resi noti oggi maggiori dettagli. Sembra che sia stato «attivo» (e anche l’ipotesi di concorso in omicidio lo conferma) ma non si capisce ancora fino a che punto abbia partecipato alla carneficina. Forse ha usato uno di quei due coltelli. L’avvocato Troiano ha già fatto sapere che per la donna chiederà la scarcerazione, quindi non è escluso che il suo sia stato un favoreggiamento e che ieri la sua confessione abbia riguardato più che altro le fasi concitate per coprire il massacro e aiutare il marito a farla franca.
Il faccia a faccia tra i due, il procuratore e i quattro pubblici ministeri che hanno seguito l’inchiesta (Simone Pizzotti, Mariano Fadda, Antonio Nalesso e Massimo Astori) è durato più di dieci ore. Dieci drammatiche ore di dettagli, di ricostruzioni, di ammissioni. E di conferme del racconto di Frigerio, superstite che ha dato il contributo fondamentale alle indagini facendo il nome del vicino e rilevando anche i più piccoli particolari di quei momenti di orrore. Era stato Frigerio stesso a parlare della lama di un coltello (le armi fino a ieri non sono state ritrovate) che gli tagliava la gola. Anche quando l’autopsia non aveva ancora detto di che arma poteva trattarsi. Aveva descritto come la lama gli era entrata nel collo, addirittura che sensazione aveva provato. Aveva parlato dell’espressione «indemoniata» di Olindo mentre lo picchiava, lo schiacciava a terra e lo sgozzava.
La «pistola fumante» per incastrare Olindo Romano e sua moglie è di ieri mattina. Gli esiti sulle macchie di sangue sulla Seat non lasciavano scampo, soprattutto per lui che è il solo a guidarla. E poi i carabinieri avevano avuto la certezza che la coppia non fosse davvero stata a Como nel lasso di tempo della strage. Non erano a cena quella sera, come avevano voluto far credere presentando uno scontrino che secondo loro avrebbe dovuto scagionarli. Era la ricevuta di un McDonald’s del centro città. Il totale, l’ora e nemmeno un dettaglio di quel che avevano ordinato. L’orario su quel pezzettino di carta diceva 21.30, ampiamente «compatibile», dicevano già prima della confessione gli inquirenti, con l’esecuzione della strage.
Olindo e Rosa hanno fatto di tutto per nascondere le tracce, hanno fatto sparire le armi e sono corsi nel capoluogo, una quindicina chilometri da Erba. Poi, poco prima di mezzanotte, sono rientrati a casa per farsi notare dai vicini e dai vigili del fuoco, per dire che erano stati fuori a cena, per mostrare sgomento davanti al racconto di chi quella sera trovò i cadaveri. Oggi, a un mese da quello scenario di sangue e fuoco (incendiarono l’appartamento di Raffaella) il giallo è risolto e i quattro morti potranno finalmente essere restituiti alle famiglie. Sono stati concessi i nulla osta per i funerali, come Mario Frigerio aveva chiesto ieri al procuratore. «Ridatemi mia moglie, anche se l’ho persa per sempre».
_________________ PUGLIESE NON E' IL MIO PRESIDENTE
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| gio gen 11, 2007 9:42 pm |
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MasterLupo
Iscritto il: mer mag 11, 2005 11:29 pm Messaggi: 8451 Località: Benevento
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Per questa gente di merd*,per questi assassini senza cuore,per questi non c'è giustizia che possa funzionare se non quella dei CARCERATI
.....
B R U C I A T E L I
_________________ PUGLIESE NON E' IL MIO PRESIDENTE
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| gio gen 11, 2007 9:45 pm |
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MegaLupo
Iscritto il: gio gen 20, 2005 5:41 pm Messaggi: 10404 Località: Pietrastornina
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IMPICCATELI!!!
PENA DI MORTE PER QUESTI SOGGETTONI!!!
PENA CAPITALE!!!
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| ven gen 12, 2007 11:16 am |
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