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Una trasferta un po' così... 
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Super Lupo
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Iscritto il: mar gen 11, 2005 11:51 am
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Messaggio Una trasferta un po' così...
Le trasferte lo conosco poco.
So che ce ne sono di diversi tipi: quelle pericolose, dove si respira l’ odio della tifoseria avversaria, quelle massacranti, per le ore ed ore di viaggio, quelle dove si è accolti con simpatia….

Io vi potrei parlare di trasferte che non sono tali, come quella recente di Crotone, dove tutto era casa nostra: le strade, coperte da un lungo lenzuolo biancoverde, erano nostre; i paesi, che attraversavamo, erano nostri; lo Shida, era nostro…ed al fischio finale, il mondo divenne nostro.

Invece, preferisco parlarvi di una trasferta un po’ così….
Una trasferta che non era tale, almeno sulla carta. Quella partita, contro il Catanzaro, infatti si sarebbe dovuta giocare al Partenio. Ma il nostro stadio, quella domenica, rimase chiuso alle emozioni del calcio, per aprirle al dolore ed alla sofferenza.
Qualche settimana prima aveva tremato per lunghi interminabili attimi e, purtroppo, a scuoterne le fondamenta non eravamo stati noi tifosi, come spesso accadeva in quegli anni : il terremoto, quello vero, ci aveva sorpresi la domenica della partita con l’Ascoli, il 23 novembre. Di quella partita segnata dalla storia, ricordo il risultato: vincemmo 4 a 2 … ci fu un’autorete, un goal di Juary ed una doppietta con un rigore (ma non ricordo di chi).

Che anno…quell’anno, cominciato mesi prima!
C’era stato il calcio scommesse…e temevamo di dover pagare un conto salato. Quando si teme qualcosa, sembra sempre che debba verificarsi per forza ed una mattina, sulla Gazzetta, lessi che saremmo stati condannati alla serie B.
La Gazzetta è pur sempre La Gazzetta, ed in quelle vicenda si era dimostrata sempre molto “informata”….e quel titolo sparato sulla nostra squadra mi fece male assai.
I giorni successivi dimostrarono che a Milano, quella volta, avevano confuso i fatti con le speranze: in serie B ci andarono il Milan e la Lazio ed a noi vennero assegnati 5 punti di penalizzazione.

Cha annata…quell’annata:Vinicio in panchina e Juary a danzare.
E già dopo la prima domenica il -5 si era trasformato in -3 : avevamo vinto 2 a 1 a Brescia.
E ci sentivamo forti….evidentemente eravamo pronti a tutto…ma la sconfitta patita in casa, alla seconda giornata ci aveva riportati alla difficoltà di una impresa che, una volta riuscita, apparve a noi tutti il segno della forza della nostra terra.

Comunque, il Partenio venne destinato a centro di accoglienza….e noi andammo a giocare a Napoli.

In fondo da San Martino V.C. per arrivare al nostro stadio, io e mio cognato, impiegavamo una mezz’oretta e soprattutto d’inverno, la strada ostica, magari imbiancata dalla neve, richiedeva attenzione e cautela. Tutto sommato ci sembrò finanche più comodo recarci al San Paolo: l’Appia, l’autostrada.
Quando però ci mettemmo in macchina, lui mi disse ;
“ Cumpà…oggi è trasferta…secondo te, come reagirà la squadra ?”.
Io credo che giocare in casa, ripetere gli stessi gesti, nello stesso luogo, conoscere gli ingressi, le scale,le stanze, avere i propri armadietti…aiuti e non poco; il fatto poi di giocare in uno stadio più grande del nostro, con un numero di tifosi al seguito prevedibilmente inferiore e maggiormente distanti dal terreno di gioco, credo sia un handicap non da poco. Questo penso e questo pensai allora quando gli risposi.:
“ Ma quale trasferta…oggi accirimmo proprio!”.
La verità è che questa frase la dico sempre a me stesso, tutte le volte che parto per andare allo stadio.

Arrivati a Fuorigrotta, cercammo dove parcheggiare la macchina…”che casino…Cumpà”…mi disse Carlo.
Sì, perché per mio cognato i nomi non esistono…chiama tutti :”Cumpà”.
Finanche mentre vede la partita, se uno è nei pressi dell’area gli urla :
” tiraaa…cumpàààà!”.

Comunque aveva ragione: era un casino davvero.
Noi, da anni, ad Avellino arriviamo tranquilli “dinto ‘a e nocelle”, il proprietario ci conosce da una vita, posiamo l’auto, attraversiamo il ponte sull’ autostrada…e siamo a casa nostra…e gli occhi vedono quello che le orecchie ci anticipano: che spettacolo !.
Provate solo per un attimo ad immaginare, voi che non avete vissuto i tempi della serie A, cosa arrivava all’udito e cosa dopo un po’ vedevano gli occhi, mentre io e lui ci recavamo a vedere Avellino-Juve o Avellino-Inter.
Ma qui a Fuorigrotta le nocelle erano solo sulle bancarelle, per posare la macchina un’impresa, e poi attenti a questo ed a quello, “ ’a sciarpa già ‘a tengo ”, “ i biglietti non ci servono”….” e dove cavolo sta questo settore? ”.
E meno male che al San Paolo ci eravamo stati più volte, sembravamo “ Totò e Peppino a Milano”.

Finalmente entrammo.
“ Cumpà…cà nunn se vede niente” mi disse lui e non aveva torto. Al Partenio, i distinti erano sulla bandierina…e le danze di Juary le vedevamo toccandolo, ma qui se, come speravamo, avesse segnato, per come è piccolo lui, avremmo visto un punto nero che si muoveva…una mosca…praticamente.
Vabbuò esagero, ma ci sentivamo davvero un po’ spaesati.
Accanto a me c’erano alcuni napoletani. Quella domenica, la simpatia con cui tutto sommato avevano sempre seguito l’ Avellino, si trasformò in vera solidarietà.
Fu così che quando, dopo una decina di minuti, il piccolo grande Juary ci regalò un’altra perla ed un’altra danza, mi ritrovai a gioire accompagnato da un grande applauso di chi non aveva il lupo nel sangue.
Quel piccolo uomo di colore, girando attorno alla bandierina, trascinò con sé tutti quelli che erano allo stadio…ed un’intera provincia.
In quei giorni, quando ancora fresche erano le ferite del terremoto e cumuli di macerie riempivano i nostri paesi, ci aggrappammo alla squadra ed a Juary… e quella danza, scoperta per caso, divenne la danza alla vita…

La partita non fu facile, soffrimmo il Catanzaro anche se, in più di un’ occasione, sfiorammo il raddoppio.
Ma sapevamo che tutta l’Irpinia era con noi ad incitare quei calciatori e quegli uomini che, quell’anno, avrebbero scritto una pagina meravigliosa.
Erano forti…erano uomini veri che sapevano quanto fosse importante per noi quella salvezza…ed erano guidati da un leone…un vero leone.

Al fischio finale, il San Paolo si riempì dei nostri cori e quello che prima mi era sembrato uno stadio enorme, divenne piccolo…troppo piccolo per contenere un popolo intero ed il suo orgoglio e la sua passione e la sua voglia di non arrendersi neanche al dramma che stava vivendo.
I calciatori vennero verso di noi per raccogliere, come tante altre volte, i nostri applausi, solo che quel giorno, abbracciando quanti erano sugli spalti, abbracciarono tutta la nostra gente.

All’uscita dallo stadio, mio cognato mi disse :
“Cumpà…hammo vinto pure in trasferta…simmo troppo forti. Pure 'a Juve, domenica prossima, tremerà”.
E’ vero, eravamo davvero forti.

Ma quella fu una trasferta un po’ così…lontani da casa…eppure mai così vicini alla nostra terra.

_________________
C’era una volta…e c’è ancora!


gio apr 14, 2005 12:26 pm
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