Oggi è dom apr 19, 2026 8:27 pm




Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 1 messaggio ] 
Il vecchio e il bambino (Nonno Peppe e le favole di LD) 
Autore Messaggio
Site Admin
Avatar utente

Iscritto il: mar gen 11, 2005 8:58 pm
Messaggi: 1277
Messaggio Il vecchio e il bambino (Nonno Peppe e le favole di LD)
Peppiniello era contento assai, quella mattina.
Ma non perché, il giorno prima, avendo completato le interrogazioni, avesse “chiuso i libri”: questo era sicuramente un buon motivo, ma non sufficiente a spiegare il fatto che si fosse alzato, lui…il dormiglione, presto assai. Quel giorno sarebbe venuto Nonno Peppe e lo avrebbe portato a Perugia, per lo scontro salvezza contro l’Albinoleffe.

L'idea era nata, assolutamente, in modo non voluto. Il giorno prima, il bambino aveva telefonato al nonno per dirgli che, avendo teminato la scuola, avrebbe voluto, la settimana seguente, andare a trascorrere, come ogni anno, un po’ di tempo da lui.
Chi dei due fosse il più felice, al solo pensare di stare insieme, non è facile capire nè dire.
-“Certo…e lo chiedi pure?”- rispose Nonno Peppe.
-"Facciamo così: io domani andrò a Perugia, per la partita; domenica, ritornando, passerò a prenderti e verrai a casa del nonno. Peppiniè, che regalo vuoi per la promozione?"-

-"Portami con te a Perugia, voglio venire alla partita anche io. Ti prego, nonno accontentami"-

Era l’ultimo regalo a cui avrebbe mai pensato quel vecchio, perciò rimase qualche attimo senza parole. Il suo silenzio venne coperto dal piccolo che, come un martello, continuava a urlare:
-"nonno…ti prego…nonno…nonno…nonno…ti prego…dì di sì..."-
e dalla voce della mamma che, chiara, arrivava alla cornetta:
-“Peppiniè, non mettere niente in mezzo. Lo sai che non ti faccio andare…"-

Il piccolo neanche l’aveva sentita sua madre, ma il nonno sì e chiese di parlare con sua figlia.
-“Domattina vengo a prendere Peppiniello e lo porto con me a Perugia. Per le 11 sarò lì”-

-“Ho detto no, è piccolo, è pericoloso, ci possono essere scontri coi tifosi avversari, in questo tipo di gare. Lo prendi al ritorno”-

-“Pericoloso? Ma se l’Albinoleffe neanche li tiene i tifosi?!? Guarda che è più pericoloso quando lo mandi all'Azione cattolica"-

Padre e figlia continuavano a parlare e Peppiniello continuava a strattonare la madre, ripetendo all’infinito:
-"Fammi andare…fammi andare…fammi andare…tanto io scappo col nonno e vado lo stesso..."-

E come faceva a non arrendersi quella donna? Tra il figlio di qua ed il padre di là, si sentiva come accerchiata dagli indiani. Ed agli indiani, dopo un po’, si arrese.
-"Te lo dico sempre che me lo stai rovinando"- e accompagnò la frase con un sospiro di rassegnazione.

-"Lo rovini tu e tuo marito a furia di tenerlo in casa. Vottel miez’ a via e fallo crescere lupo. Passamelo"-

Non ce ne fu bisogno: Peppiniello le aveva già strappato la cornetta dalle mani.
-"Peppiniè, fatti trovare pronto. Massimo alle 11 sarò a casa tua"- le parole del nonno.

Il piccolo andò a letto presto, coltivando l’illusione di rendere più breve l’attesa. In realtà, aveva tardato ad addormentarsi, si era svegliato più di una volta, fino a che, giunto alle sei e qualcosa, aveva deciso di andare incontro al giorno ed al nonno, riguardando, per la millesima volta, il dvd della finale play off; quello della vittoria sul Napoli, la squadra del cuore di suo padre.

Svegliò tutti e, per il padre, fu risveglio amaro.
Più che il volume alto,ed a quell’ora, per giunta, a tormentare il padre era, infatti, il doversi svegliare al suono della colonna sonora di un film odiato:
“Angolo di Millesi, il pallone filtra…Biancolino…reeeteeeeeeeee”…
“alla battuta si porta Moretti, rincorsa, tiro…reteeeeeee…2 a 0”.

Insomma, hai voglia a mettere la testa sotto il cuscino se alla voce del telecronista si aggiunge Peppiniello che allucca ancora di più. Così come hai voglia a fare il padre moderno e comprensivo, se sei costretto ad aprire gli occhi, , a quell’ora, per qualcosa che trafigge le orecchie, ma anche quella vecchia ferita, un anno dopo, ancora aperta.
Non c’è niente da fare: sbotti.
“-Addà passà nu guaio ‘o nonno! Ma possibile che non sono ancora le sette e già dobbiamo svegliarci? Peppiniè…abbassa il volume o ti rompo la televisione in testa!”-, disse il papà.
La mamma lo guardò, gli dedicò un sorriso e solo tre parole:
-“non passa…eh?!?”-

“Ma che non passa…e non passa? Ho diritto di dormire…sì o no? Porca miseria!”

Per evitare casini, la donna si alzò per andare da suo figlio e fargli abbassare il volume. Ma prima lo sfizio di dire al marito -“Volevo vedere se Peppiniello avesse tifato Napoli”- se lo volle proprio togliere.
Andò dal bambino, si avvicinò al televisore, abbassò il volume e chiese:
-“Ma non potevi rimanere a letto un altro po’? Il nonno ha detto che arriva alle undici?”-

-“Non è vero. Il nonno ha detto che sarebbe arrivato massimo alle undici. Sono sicuro che alle 10 sta qua: il nonno dice sempre che allo stadio si deve arrivare presto e si devono calcolare tutti gli imprevisti”-.

-“Vabbè, intanto lavati, vestiti e fa’ colazione”-.

Nel vedere quel piccolo lupo indossare la maglietta di Biancolino, regalatagli dal nonno, sistemare la bandiera, le fu facile rivedere quei momenti delle tante domeniche della sua infanzia, quando suo padre, preparandosi per andare allo stadio, metteva in tasca l’abbonamento ed al collo la vecchia sciarpa dell’Avellino. Così come le fu naturale ripetere le parole di sempre: “speriamo che torni felice”.

Peppiniello stavolta si era sbagliato. Il nonno giunse che erano da poco passate le nove e trenta.

-“Nonno…nonno…il nonno sta già qua”- urlò il piccolo, avendolo visto, dalla finestra, mentre scendeva dalla macchina e gli corse incontro con uno scatto che ricordava quello di Juary.

-“Ti preparo un caffè, siediti”-

-“No, partiamo subito e poi già ne ho presi due. Dai Peppiniè, saluta la mamma”-.

-“Tardi? Ma quanto ci vuole per arrivare a Perugia, ma che ci andate a piedi? Ma la partita non è di sera? Io pensavo che restassi a pranzo da noi e poi sareste partiti.”-

-“Così la giornata non passa mai. Partiamo subito, arriviamo a Perugia per l’ora di pranzo, riposiamo in albergo, poi andiamo a fare un giro attorno allo stadio, ce ne andiamo un po’ per la città e poi aspettiamo i primi tifosi che arrivano. Ja’ non farmi perdere tempo. Peppiniè saluta mamma e andiamo”-.


Partirono. Nell’auto non ci si poteva muovere, tanto si stava stretti. Il vecchio, il bambino, la sciarpa, la bandiera e una speranza grande…immensa.

Cantavano su le note de IL Gladiatore Biancoverde, lanciavano i cori della Curva Sud e Peppiniello, ogni tanto, sventolava, fuori dal finestrino, orgoglioso, la vecchia sciarpa del nonno.

E poi, come deciso, dopo aver ripostato, andarono a vedere lo stadio.

-“Nonno, il Partenio è più bello”- disse il nipote.

Nonno Peppe, nascose la collera e sorrise, per poi lasciarsi andare al silenzio ed ai pensieri. Quelli di sempre. In pochi istanti immaginò tutta la gara. Quando l’arbitrò ebbe fischiato la fine, il vecchio si inginocchiò, portò il suo volto all’altezza di quello di Peppiniello e disse:
-“Lo faremo bello noi, lo pitteremo dei nostri colori e con gli occhi del cuore trasformeremo questa curva nella nostra curva sud. Ecco, guarda, questo è il parcheggio dinanzi alla Montevergine. Girati, alza la testa…guarda lassù..ecco quella è la nostra Montagna e là c’è la nostra Madonna. Hai visto…Peppiniè..stà là: la Madonna di Montevergine è venuta pure Lei”-.

“E’ verooo”- esclamò il bambino, per poi aggiungere - “Ma come ha fatto a venire?”-

-“Si è inventata la scusa che Santa Rita non stava tanto bene, che San Francesco non lo vedeva da tanto tempo e che c’era un convegno dei Santi dell’Umbria, a cui era stata invitata. Così ha convinto Dio a darle il permesso di chiudere un po’ prima il Santuario ed anche stavolta sarà accanto ai suoi devoti ed alla sua squadra.
Peppiniè, bello r ’o nonno, quando uno vuole veramente una cosa la fa. LA DEVE FARE! Se poi quella determinata cosa la si vuole ma non più di tanto, allora si trovano mille peleie. Secondo te, quel tizio che al Partenio, tutte le domeniche, arriva mentre l’arbitro sta fischiando l’inizio e che si mette a salutare a questo e a quello e po’ se mette a chiedere ed a dare spiegazioni su come stanno le rispettive signore...
insomma, quel tizio che se il nonno non gli allucca “ma te vuò assettà…chè è abbiata la partita?”, continuerebbe a stare per tutti i 90 minuti col volto verso il nonno e le spalle verso il campo, dimenticandosi che, forse, era venuto per vedere l’Avellino, po’ essere mai che veniva a Perugia?

E quelli che entrano solo col biglietto omaggio e che, però, sono i primi a dire ai Pugliese che dovevano cacciare i soldi per accattare questo o quello e che se ne vanno sempre dieci minuti prima, per evitare il traffico, po’ essere mai che venivano a Perugia?”-

-“Nonno, però non ti dimenticare quello che hai detto alla mamma: si fa tardi e si rientra dopo le tre, Noi andiamo in albergo, ma chi non può farlo come fa?…”-

-“Peppiniè, ma se era il 31 Dicembre… sai quanti di questi si ritiravano all’alba? Com’è: per il veglione si può fare la nottata e per l’Avellino no? Ascolta: esclusi quelli che davvero, ma davvero…davvero…proprio non hanno potuto e che, siine sicuro, ne stanno soffrendo assai, molti di quelli che mancano sono quelli che non hanno voluto, preferendo una bella pizzeria, si guardano comodamente la partita in TV e poi, domani, dovesse andare male, saranno i primi a dire –lo sapevo…l’ho sempre detto…-ed a spiegarci questo e quello. Peppiniè, mo’ ti dico una cosa e tienila bene in mente:non avere mai considerazione alcuna di questa gente…nun serve! Dai, mancano ancora due ore, sediamoci su quella panchina”.

Mentre, qua e là, aumentavano sempre più le macchie biancoverdi, il piccolo, indicando la classifica sul giornale, disse al nonno:
-“…Nonno, guarda qua: mannaggia…bastavano due punti in più e ci saremmo salvati direttamente.”-

-“Ascolta: il rammarico è giusto averlo. Anche io, da domenica e per un paio di giorni, ho pensato la stessa cosa. Più rivedevo il film di certe partite e più il rammarico cresceva . Ma, sai...ho imparato che il rammarico non va mai coltivato più del giusto o diventa rimpianto. Peppiniè, ricorda sempre ciò che ti dico adesso: la vita non è una pellicola di un film e non si può pensare di modificarne qualche fotogramma, quello che piace meno, lasciando scorrere la storia tale e quale o assicurandosi un finale più bello.
Nella vita, se cambi anche un solo attimo…cambi tutta la storia e non sai mai se quella che verrà sarà migliore o peggiore di ciò che è.
Tu sai come ho conosciuto la nonna? All’Università. Era andata via, aveva dimenticato qualcosa, era ritornata e mi era passata accanto, mentre io ero nel corridoio. Un attimo, nel girarmi vidi una ragazza, amica che non vedevo da tempo, la chiamai, era con la nonna. Proviamo a cambiare quell’attimo? Peppiniè, se io non mi giro, se non vedo quella mia vecchia amica, non incontro la nonna, non mi fidanzo con lei, non la sposo, non nasce tua madre, non nasci tu ed ora non saremmo qui, su questa panchina.
Peppiniè, ciò che sarebbe stata la mia vita, cambiando solo quel piccolo fotogramma è ciò che non saprò mai. Migliore, peggiore…e chi lo sa? Chi lo può dire? Certo è che quel che so mi basta: io so che sono contento assai di ciò che ho avuto in dono dalla vita e sono contento assai di stare qui, ora, su questa panchina, io e te e questa sciarpa che amo tanto.
Ricorda: vive di rimpianti colui che non capisce che la vita offre sempre una occasione in più.
Noi ora l’abbiamo e questo è ciò che conta. Solo chi ha paura di affrontare ciò che impone questa occasione, questa sera e poi mercoledì, si rifugia nel rimpianto di ciò che non è stato. Se andrà male non sarà perché quel giorno, quella gara è andata in un certo modo. No! Sarà perché qui ed ora avremo fatto male. Peppiniè, sei spaventato di essere qui ed ora? Io no, per questo non ho rimpianti.
Ma non fraintendere quando dico che non ho paura: non penso che sarà una passeggiata né che vinceremo di sicuro. Voglio solo dire che non ho paura di affrontare l’occasione che la vita offre, qui ed ora, a me…a te…a noi!. Sai, Peppiniè, devi imparare ad avere rispetto di ogni avversario, apprezzane sempre il valore, non fare lo squarcione...MAI. Ma non fare neanche come quelli che, ogni volta, pare che l'Avellino debba incontrare il Real Madrid....l'avversario è sempre favorito per qualcosa e noi difficilmente ce la faremo. Peppiniè, nun te mettr 'a paura o è meglio che saliamo in macchina e ce ne torniamo a casa! ”-

Peppiniello ascoltava il nonno ogni volta come se scoprisse un tesoro:
-Ho capito. Grazie nonno, non lo dimenticherò. Neanche io ho paura, ora. Nonno, mi racconti una favola di LupoDentrooo, mentre aspettiamo?-

“No, stavolta non ti racconterò nulla; stavolta, la favola la vivi in prima persona”-.

Peppiniello sorrise e disse:
“Nonno, ma allora vinceremo di sicuro? Perché le favole hanno tutte un lieto fine.”-

-“Certo…e se no che favola è? Ma la favola di cui parlo io non finisce questa sera né mercoledì prossimo. Peppiniè, se stasera… e poi mercoledì… dovesse andare male, saremo tristi e ci vorrà qualche giorno, forse parecchi, per mandare via questa tristezza. Di certo non butteremo questa sciarpa. Forse la useremo per asciugare qualche lacrima. Ma non finisce qui. La favola di cui parlo io è quella che continua, quella che ci porterà su un’altra panchina, di un’altra città, in un’altra serata, attendendo un’altra partita. Io sarò più vecchio e tu sarai un giovanotto e quella volta sarai tu che sarai passato a prendere il nonno a casa. Vuoi sapere se vinceremo? Peppiniè, non lo so. So che non vorrei perdere ma, soprattutto, so che non ho paura di perdere.
Un tifoso, come un uomo, solo questo deve sapere, solo questo deve volere. E poi…sarà quel che sarà.. E se invece della panchina di Perugia o di Bologna o di Milano, sarà quella di Teramo o quella di Giulianova o quella di Cittadella a farci compagnia, sarà bello lo stesso esserci.
Chi non capisce questo non ha capito nulla: della vita e dell’Avellino.”-

Quelle macchie biancoverdi, nel frattempo, avevano coperto tutta la zona circostante. Era ora.
I due si alzarono e si avviarono.
Nonno Peppe, ricordò le prime parole di una canzone canzone di Guccini:

Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera


gio giu 01, 2006 2:18 pm
Profilo
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 1 messaggio ] 


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 0 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi

Cerca per:
Vai a:  
Powered by phpBB © phpBB Group
Traduzione italiana by phpBB.it