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GEA: indagato il figlio di MOGGI!!! 
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Neo Lupo
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Messaggio GEA: indagato il figlio di MOGGI!!!
Roma, 11:09

GEA: LA PROCURA DI ROMA INDAGA SULL'AFFARE LIVERANI
La procura di Roma, che indaga sull'attivita' della Gea World, ha in programma una serie di accertamenti per verificare quanto raccontato agli organi di informazione da Santo Domingo dall'ex presidente del Perugia Luciano Gaucci. In particolare, i pm Luca Palamara e Maria Cristina Palaia vogliono approfondire il capitolo legato alla vendita del giocatore Fabio Liverani dal Perugia alla Lazio: "Un affare da 25 miliardi di lire - ha sostenuto Gaucci - per cui sono stato costretto a pagare il 15% alla Gea di Alessandro Moggi e Chiara Geronzi. Sono andato personalmente, accompagnato dal mio autista, quattro, cinque volte nell'ufficio Gea al centro di Roma. Ogni volta portavo con me una valigetta stipata di contanti. Alla fine, ho versato 3 miliardi e 750 milioni di lire in nero. Sono stato costretto, mi hanno puntato una pistola alla tempia: se non davo quei soldi alla Gea l'affare non si faceva. Sono stati loro a far crescere la valutazione di Liverani da 20 a 25miliardi di lire e poi hanno indicato loro la percentuale della mediazione: intrattabile. Cragnotti neppure lo voleva Liverani". I magistrati della capitale, che aspettano i poter sentire personalmente Gaucci, stanno passando al setaccio, con l'aiuto della guardia di Finanza, altre compravendite di giocatori.


mer feb 15, 2006 12:24 pm
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il calcio ha distrutto gaucci, ora lui farà come Sansone.
Me lo auguro.

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NATI PER SOFFRIRE PERO' CHE PALLE !!!! .


mer feb 15, 2006 12:40 pm
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un terremoto sportivo non sarebbe male.....


mer feb 15, 2006 1:06 pm
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Lo spero di cuore...staremo a vedere :!:

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PUGLIESE NON E' IL MIO PRESIDENTE


mer feb 15, 2006 2:35 pm
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lo spero pure io.
via tutta la monnezza dal calcio.
spero solo che poi non ci finisca il Lupo dentro...


mer feb 15, 2006 2:56 pm
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Sito Repubblica: FONTE
La società di procuratori finita sotto inchiesta per "posizione dominante"
già al centro di un'indagine dell'Antitrust e della Federcalcio
Gea, così i figli dei potenti
hanno messo le mani sul calcio
In scuderia oltre duecento giocatori e allenatori, il caso Siena
Tra i soci, oltre al rampollo di Moggi, anche De Mita e Lippi jr

ROMA - Cosa hanno in comune la figlia di un grande banchiere, il figlio di uno degli allenatori più famosi d'Italia, il rampollo di uno dei politici più potenti della Prima Repubblica e il figlio del direttore generale della più importante squadra di calcio italiana? Per chi segue con attenzione le vicende della serie A la risposta è semplice: gli affari, fatti tutti insieme sotto la sigla "Gea World", la società che fa il bello e il cattivo tempo nel mondo del pallone.

Per chi si intende del "campionato più bello del mondo" non è neppure troppo difficile attribuire ad ogni definizione il nome giusto: la figlia del grande banchiere è Chiara Geronzi, primogenita del presidente di Capitalia Cesare Geronzi; il figlio dell'allenatore è Davide Lippi e suo papà al momento siede niente meno che sulla panchina degli Azzurri; il figlio del potente uomo politico è Giuseppe De Mita, l'erede dell'ex presidente del consiglio e segretario della Dc Ciriaco; il figlio del direttore generale è Alessandro Moggi, il pargolo di Luciano, boss della Juventus e del calciomercato.

Una società dagli agganci e le conoscenze influenti. Ai vertici, oltre ai figli famosi, che all'epoca della nascita del sodalizio occupavano tutti posti chiave in vari club di A, c'è anche Franco Zavaglia, ex procuratore di Francesco Totti e in passato ne facevano parte anche parenti di altri illustri personaggi caduti nel frattempo in disgrazia come Andrea Cragnotti, figlio dell'ex presidente della Lazio travolto dallo scandalo Cirio e Francesca Tanzi, la figlia dell'ex patron del Parma spazzato via dal crac della Parmalat.

Complessivamente la Gea World cura gli interessi di circa duecento calciatori tra serie A e B e nella lista dei clienti ci sono molti nomi celebri: Nesta, Di Vaio, Oddo, Giannichedda, Tacchinardi, Materazzi, Liverani, più vari allenatori, come Mancini, Guidolin, De Canio e Del Neri. Una società che i detrattori dipingono come il male numero uno del calcio, una sorta di clan in grado di influire su tutto il mercato, dal costo degli ingaggi alle valutazioni di tecnici e giocatori. Ed effettivamente l'ampiezza del parco clienti, il possibile conflitto di interessi dovuto alle tante parentele influenti e i presunti metodi non proprio ortodossi sono stati più volte oggetto di indagini e sospetti.

La notizia che Alessandro Moggi risulta iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma non è certo un fulmine a ciel sereno, ma solo l'ultimo capitolo di una lunga storia.

Nel marzo 2002 la Federcalcio aveva formato una commissione di dieci membri per cercare di fare chiarezza. Nove mesi dopo ha stabilito che "la Gea World opera legittimamente e senza commettere violazioni regolamentari". Forse dal punto di vista strettamente regolamentare era tutto a posto, ma certo fece storcere più di un naso il fatto che le convocazioni dell'allenatore della Nazionale potessero essere macchiate dal sospetto di un tornaconto economico per il figlio procuratore (stupì in particolare la chiamata in azzurro da parte di Lippi della giovane promessa della scuderia Gea Marco Cassetti).

Ancora più inquietanti, per quanto tutte da verificare, le affermazioni di uno che il calcio professionistico lo ha vissuto dal di dentro. "È storia di queste settimane - raccontava a Repubblica esattamente un anno fa l'ex presidente dell'Ancona Ermanno Pieroni - Il Siena, penultimo in classifica, ha fatto il miglior mercato d'inverno. Ha preso sei uomini di peso, persino un difensore di prima fila della Juventus, Tudor, fin lì negato a tutti. Che cosa è successo? La Gea è riuscita a far cacciare Gigi Simoni, un gentiluomo del calcio italiano, per mettere in panchina un suo assistito, Luigi De Canio. Simoni si è sempre rifiutato di entrare nel parco Gea e ora paga".

Pieroni si lanciava poi in altre accuse (costategli un'annuncio di querela) e in un pronostico: "Moggi, sa - raccontava ancora - è riuscito a far litigare lo storico direttore sportivo del Siena, Nelso Ricci, con il presidente De Luca: la storia del rinnovo del contratto del brasiliano Taddei. Quindi, ha piazzato al suo posto il fido Perinetti, uno che di Moggi conosce tutti i segreti. Sono pronto a scommettere: Taddei a giugno finisce alla Juventus o alla Roma". Almeno su quest'ultimo punto i fatti hanno dato ragione a Pieroni.

Affermazioni simili sono state espresse negli anni passati anche da un altro veterano del calcio italiano come il procuratore Dario Canovi. "Questi personaggi - lamentava - mettono in pratica l'arroganza del potere, evidentemente sanno di non rischiare nulla (...) esprimo anch'io dubbi sulla regolarità del campionato: ci sono perfino presidenti che hanno costretto loro giocatori a cambiare procuratore".

I sospetti, insomma, sono rimasti tutti in piedi e a riaccenderli ci ha pensato l'Antitrust avviando un'indagine conoscitiva sul rischio di una posizione dominante da parte della gea World. Dubbi che si sono sommati a quelli di natura fiscale avanzati dalla Guardia di Finanza, che nel 2004 ha iniziato a passare al setaccio i conti della Gea World a caccia anche di elementi utili alle indagini sulla bancarotta della Cirio e a quelle sul cosiddetto "doping amministrativo" nel calcio. E sarebbe da questi accertamenti, ai quali si sono aggiunte le recenti accuse della famiglia Gaucci sulla vicenda Liverani, che avrebbe preso le mosse l'inchiesta di cui si è avuta notizia solo oggi.

(15 febbraio 2006)


mer feb 15, 2006 4:39 pm
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Lupus_in_fabula ha scritto:
Sono pronto a scommettere: Taddei a giugno finisce alla Juventus o alla Roma". Almeno su quest'ultimo punto i fatti hanno dato ragione a Pieroni.


è come dire 1X2... :?
anche le pietre sapevano che Taddei aveva un contratto firmato con la Roma già da un anno


mer feb 15, 2006 4:43 pm
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Ogni altro commento è superfluo...
Che dire?? Mi auguro che almeno stavolta lo mettano dentro... :mrgreen:

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STAGIONE 2003-2004: COSA CI SIAMO PERSI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


mer feb 15, 2006 10:31 pm
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io spero che l'inter vince presto uno scudetto e vedrete che tutto si calma... :wink:


mer feb 15, 2006 10:49 pm
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Credo che non ci siano da fare troppi salti di gioia.

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la ...?... è una discarica di sogni.......

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mer feb 15, 2006 10:59 pm
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allora ever mi sa ke vedremo prima il lupo in A..... :ciao:

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mer feb 15, 2006 11:01 pm
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Finira' tutto in una bolla di sapone....troppe le toghe rosse in giro!!!!


mer feb 15, 2006 11:05 pm
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evergreen79 ha scritto:
io spero che l'inter vince presto uno scudetto e vedrete che tutto si calma... :wink:

Quando accadrà il calcio forse sarà tornato sport come una volta.
Ora è un'arena, troppi soldi che girano e doping, speriamo che arrivi presto questo giorno speciale per l'Inter :wink: .

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mer feb 15, 2006 11:40 pm
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Messaggio Re: GEA: indagato il figlio di MOGGI!!!
Lupus_in_fabula ha scritto:
Roma, 11:09

GEA: LA PROCURA DI ROMA INDAGA SULL'AFFARE LIVERANI
La procura di Roma, che indaga sull'attivita' della Gea World, ha in programma una serie di accertamenti per verificare quanto raccontato agli organi di informazione da Santo Domingo dall'ex presidente del Perugia Luciano Gaucci. In particolare, i pm Luca Palamara e Maria Cristina Palaia vogliono approfondire il capitolo legato alla vendita del giocatore Fabio Liverani dal Perugia alla Lazio: "Un affare da 25 miliardi di lire - ha sostenuto Gaucci - per cui sono stato costretto a pagare il 15% alla Gea di Alessandro Moggi e Chiara Geronzi. Sono andato personalmente, accompagnato dal mio autista, quattro, cinque volte nell'ufficio Gea al centro di Roma. Ogni volta portavo con me una valigetta stipata di contanti. Alla fine, ho versato 3 miliardi e 750 milioni di lire in nero. Sono stato costretto, mi hanno puntato una pistola alla tempia: se non davo quei soldi alla Gea l'affare non si faceva. Sono stati loro a far crescere la valutazione di Liverani da 20 a 25miliardi di lire e poi hanno indicato loro la percentuale della mediazione: intrattabile. Cragnotti neppure lo voleva Liverani". I magistrati della capitale, che aspettano i poter sentire personalmente Gaucci, stanno passando al setaccio, con l'aiuto della guardia di Finanza, altre compravendite di

giocatori.




GRAN BELLA NOTIZIA!


ven feb 17, 2006 4:46 am
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"Corruzione, Berlusconi a processo"
I pm: "Pagò il silenzio di Mills"

MILANO - L'ultima indagine contro Silvio Berlusconi finisce ieri mattina, con un avviso in busta chiusa che parte verso due inquisiti. Uno è il Presidente del Consiglio. L'altro è David Mills, l'avvocato inglese che Berlusconi, secondo la Procura, corruppe perché testimoniasse il falso davanti alla magistratura italiana. Berlusconi e Mills sono accusati di corruzione in atti giudiziari. Solo i venti giorni previsti dal codice per le ultime mosse delle difese separano ora il Cavaliere dalla richiesta di rinvio a giudizio: che rischia di piombare nella fase più calda della campagna elettorale.

A lungo, nei giorni scorsi, i pm Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale avevano ragionato sulle possibilità di evitare questa coincidenza di tempi, foriera di inevitabili polemiche. Ma alla fine hanno ritenuto che non ci fosse altra strada praticabile. E le polemiche, inevitabili, arrivano: a partire da Nicolò Ghedini, deputato di Forza Italia e difensore del premier, che attacca a testa bassa, "trovo straordinaria la chiusura di questa indagine a pochi giorni dalla campagna elettorale, considerato che si tratta di un'inchiesta che dura da molti anni e che, comunque, trova una conclusione proprio ora". Ghedini annuncia che si batterà per dimostrare la "totale insussistenza" delle accuse.

Ma non dice se Berlusconi, nella bagarre pre-elettorale, troverà il tempo per venirsi a fare interrogare a Milano: quel tempo che non trovò alla fine del novembre scorso, quando non rispose all'invito dei due pm a causa dei propri impegni istituzionali.
Quello che si chiude ieri era l'ultimo stralcio d'inchiesta ancora aperto della nutrita serie di processi milanesi a carico di Silvio Berlusconi.

Mills, marito di un ministro del governo laburista britannico, specialista in alchimie finanziarie e societarie, è accusato di avere mentito (a pagamento) nel corso di due dei primi processi iniziali di questa serie, dieci anni fa: quello che vedeva il Cavaliere accusato di avere corrotto diversi ufficiali della Guardia di Finanza, e quello per i soldi sottobanco al premier socialista Bettino Craxi.

Si legge nell'atto notificato ieri: "Deponendo Mills in qualità di testimone nei processi "Arces + altri" e "All Iberian", accettava la promessa e successivamente riceveva da Carlo Bernasconi (manager Fininvest, morto nel 2001, ndr), a seguito di disposizione di Silvio Berlusconi, la somma di 600mila dollari, investita dallo steso Mills in unità del fond Giano Capital e l'anno successivo reinvestita nel Torrey Global Offshore Fund, per compiere atti contrari ai doveri d'ufficio di testimone: come in effetti faceva affermando il falso e tacendo in tutto o in parte ciò che era a sua conoscenza in ordine al ruolo di Silvio Berlusconi nella struttura di società offshore creata dallo stesso Mills, struttura fuori bilancio utilizzata nel corso del tempo per attività illegali e operazioni riservate del gruppo Fininvest".

Davanti ai giudici, in particolare, Mills "ometteva di dichiarare quanto a sua conoscenza in ordine alla proprietà e al controllo delle società offshore del Fininvest B group e di conseguenza non rivelava che delle stesse erano beneficiari Silvio Berlusconi, Carlo Bernasconi e Livio Gironi, e che il controllo sulle stesse era esercitato da fiduciari della famiglia Berlusconi"; inoltre "ometteva di riferire la circostanza del colloquio telefonico intercorso nella notte del 24 novembre 1995 con Silvio Berlusconi in ordine alla società All Iberian e al finanziamento da 10 miliardi di lire erogato tramite All Iberian a Bettino Craxi".

Bugie ricompensate, secondo la Procura, con quei 600mila dollari riciclati da Mills in fondi riservati. Anche se il legale di Mills, Federico Cecconi, ieri fa presente che "l'analisi dei conti correnti a suo tempo fornita ai pm costituisca prova insormontabile che i 580mila euro oggetto della presunta corruzione non hanno alcuna forma di attinenza col gruppo Fininvest e con Silvio Berlusconi e che quindi la contestazione è destituita di ogni fondamento".

(17 febbraio 2006)


ven feb 17, 2006 9:34 am
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All Iberian, Berlusconi assolto
"perché il fatto non è più reato"

MILANO - Silvio Berlusconi e tre ex manager Fininvest sono stati prosciolti, al termine del processo All Iberian, in cui erano imputati per falso in bilancio e false attestazioni, in quanto, in base alla nuova normativa sui reati societari, i fatti non sono più previsti dalla legge come reato. Lo scrivono i giudici della seconda sezione penale di Milano nelle motivazioni della sentenza, che nel settembre scorso ha posto fine a una vicenda giudiziaria cominciata nel '95.

Riguardo al falso in bilancio, i magistrati fanno notare che alla luce delle novità legislative sull'argomento (volute proprio dal governo Berlusconi) il pubblico ministero "non ha contestato uno degli elementi specializzanti previsti dalla novella (le nuove norme, ndr), ovvero il superamento delle soglie di punibilità: né tale circostanza può ritenersi contestata implicitamente, atteso il tenore delle imputazioni che, attribuendo le entità delle omissioni oggetto del reato a più annualità, non consente, tramite il raffronto con i bilanci, di considerare all'evidenza superate le soglie in relazione alle singole annualità".

E dunque, visto che per i giudici non risulta contestato "uno degli elementi costitutivi" del reato così come configurato dalle nuove norme, gli imputati devono essere prosciolti perché il fatto in sé "non è più previsto dalla legge come reato".

Nel corso del dibattimento, su questo punto, erano state presentate due tesi contrapposte. Secondo il pm, Francesco Greco, il reato di falso in bilancio doveva essere considerato come prescritto; mentre per i difensori del presidente del Consiglio il falso in bilancio non costituisce più reato. E, come si legge adesso nelle motivazioni, il collegio giudicante ha accolto gli argomenti della difesa.

Stessa conclusione anche per il secondo capo di imputazione, le false attestazioni alla società di revisione Arthur Andersen.


ven feb 17, 2006 9:35 am
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Iscritto il: ven gen 07, 2005 12:58 am
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Che coincidenza, Berlusca assolto :lol: :lol: mi puzza qualcosa non sò perchè :twisted:

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ven feb 17, 2006 8:36 pm
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