Sezione dedicata a immagini,racconti, poesie e componimenti degli utenti di ForzAvellino.net sul nostro amato Lupo.
gio apr 14, 2005 12:45 pm
‘On Pasquale aveva da poco ricevuto le analisi che aspettava da giorni, le guardò e riguardò, rigirò quei fogli tra le mani, e dalla sua faccia si intuì che le cose non stavano affatto bene: nonostante la promozione l’Avellino non navigava nell’oro e per attrezzare una squadra competitiva era richiesto un sacrificio economico.
L’uomo di San Giuseppe era uno che parlava sempre, un vero attore; molti dicevano che era uno spettacolo quando faceva le sue sceneggiate, parecchi si schiattavano dalle risate ma, negli ultimi tempi, si narra che avesse fatto piangere molta gente, ad Avellino e provincia…e non solo.
Quando non c’era chi potesse ascoltarlo, amava mettersi dinanzi allo specchio.
Anche quella mattina, con i fogli in mano, muovendoli su e giù, come a volerne modificare la sostanza, iniziò a parlare, avendo solo se stesso come spettatore:
- “ Nu’ sacrificio?...e che so’ Babbo Natale io? E sì…io po’ m’ aggiù accattato chesta squadra per fare sacrifici? Pasquà…e tua moglie sai come ti spara? Quella ogni volta che deve cacciare una lira fa’ un sacco di storie…dice sempre che non lo dobbiamo far sapere in giro…che è l’ultima volta…che nun se po’ fa’…che quei soldi è non si possono toccare…che essa stipa ed io consumo. Nooo…nooo, anzi, non compro proprio nessuno, mi vendo quelli che costano di più…e gli avellinesi se non sono contenti so’ pigliassero co ‘On Antonio…che’ io sto ancora pagando i guai suoi…”
E chi lo avrebbe detto agli avellinesi?
Ma comme, torniamo in cadetteria dopo tanti anni, abbiamo fatto gli abbonamenti, ci saranno i soldi della Lega, gli sponsor, la pay-tv…e non abbiamo una lira per comprare dei buoni calciatori?
‘On Pasquale immaginò le contestazioni e si fece dinanzi agli occhi i quattro debosciati.
Era anche spaventato ma, come gli accadeva in questi frangenti, vinse la paura aumentando la posta.
Un fulmine andò a colpire proprio il suo volto, lo illuminò ed i suoi occhi rivelarono un’ idea geniale: ‘o miracolo!
Perché solo con un miracolo avrebbe potuto sperare di fare accettare ai tifosi una squadra di
sconosciuti e solo con un miracolo avrebbe potuto ottenere la salvezza…e i miracoli, a parte Dio, uno solo li faceva, nel loro ambiente:
l’amico del cuore, Zdenek.
Le loro strade si erano separate da tempo, ma il tempo non aveva indebolito il loro profondo legame.
Senza perdere secondi preziosi, il patron chiamò Peppino, terzo rappresentante di una comune immensa amicizia.
Gli chiese di raggiungerlo immediatamente a casa sua e lui, che si trovava in zona, arrivò dopo circa un’ ora.
Insieme avevano vissuto momenti indimenticabili e poi, in seguito, avevano continuato a scambiarsi favori; insomma, si conoscevano bene.
Per questo, dalla voce dell’amico, Peppino aveva intuito che si trattasse di qualcosa di grave ed ora, che poteva osservarne lo sguardo, non aveva alcun dubbio:
- “Pasquale, che è stato?...tu tieni una faccia?...non farmi mettere paura? Dimmi di che si tratta.”
Eccolo lì il grande attore: ‘On Pasquale si portò la mano alla fronte, la abbassò, scosse leggermente il capo e con voce trascinata cominciò :
-“ Peppì…ue’…Peppino mio. Ma proprio ‘a me doveva succedere?….io stavo tanto bene in C.
Qualche prestito, qualche giovane…gli incassi …e mo’…mi hanno consegnato le analisi e non sono uscite buone.
Peppì…’o bilancio nunn’è bbuono. Peppì aggia fa’ ‘a serie B…senza na’ lira!”
E Peppino rispose per consolarlo:
-“ Ma le lire non ce l’ha nessuno più ormai”
-“ Ahe…nisciuno!...’o Napule…qualche altro…”
-“No, Pasquà…nessuno, te l’assicuro, le lire le hanno tolto di mezzo, ora ci sono gli Euro”
-“Peppì…e io manco gli euro tengo. Tenevo le lire e me le hanno bloccate…gli euro che mi hanno dato li ho già consumati…e mo’ mi serve una mano”
L’amico in qualche modo era rinfrancato, in fondo aveva temuto di peggio, per questo non ebbe difficoltà a pronunciare queste parole:
-“Pasquà…e gli amici che ci stanno a fare? Tu lo sai che non ho una grande disponibilità ma qualcosa posso fare: qualche assegno post-datato, ti posso aiutare a scontare qualche cambiale…insomma qualcosa appariamo, tranquillizzati”
Il Patron neanche sentì quello che aveva detto l’amico e, mentre si aggiustava la cravatta, con aria apparentemente sicura disse:
- “Voglio chiedere a Zdenek di venire ad Avellino…”
-“ No…Pasquà questo non glielo puoi chiedere, lo sai che come sente la Campania quello non ci vede più”
- “Ah…Peppì….ohhhh …e che diamine…cumm’ ‘a fai esagerata!...non ci vede…non ci vede, in fondo, a parte l’amicizia profonda, io lo pago…e tu ‘o saje che ‘e soldi fanno venì ‘a vista ai cecati”
L’amico, tra i due, sempre stato più riflessivo, cercò inutilmente di dissuaderlo; sapeva bene che il rischio di un rifiuto e della conseguente rottura di un grande rapporto era serio:
-“Pasquale, non farlo…ti prego pensa ad un’altra soluzione”
- “Peppì…questo è il momento di vedere se mi vuole bene…e se anche tu me ne vuoi.
Perché anche tu devi venire a lavorare per l’ Avellino…anzi, mentre io vado da lui…tu inizia a darti da fare….vedi che giù al palazzo, nel parcheggio antistante, ci stanno i guagliuni che giocano a pallone tutto il giorno, comincia a vedere se trovi qualcuno che fa’ al caso nostro”
Peppino non era per niente convinto ma sapeva anche che nulla avrebbe potuto fargli cambiare idea, così, giusto per non perdere tempo, si affacciò al balcone e vedendo alcuni ragazzi, che in strada rincorrevano la palla, fu attratto da uno di loro.
- “Pasquà…vieni subito qua. Vieni, lo vedi quello con la maglietta verde?...lo vedi che bella corsa che tiene?...Oddio…si tratta di spiegargli che il pallone è quello rotondo, bianco e nero, si tratta di lavorarci su…ma sono convinto che faccia al caso nostro. Pasquà…ufficializza pure il primo acquisto…mo’ scendo e gli faccio firmare il contratto”
- “Peppì…ma tu dici che in serie B andrà bene?”
-“Azz…andrà bene…quello appena impara a riconoscere il pallone, appena gli spieghiamo la differenza tra segnalinee e arbitro, appena riusciamo a fargli capire che cosa è il fuorigioco, appena gli spieghiamo che si gioca in undici contro undici e che si deve buttare la palla in fondo alla porta avversaria, appena riuscirà ad arrivare sul fondo, ci resterà da insegnargli a crossare…ed avremo un grande campione”
- “ Peppì…ma tu dici che tenimmo ‘o tiempo necessario?...co’ tutte ste cose che s’addà imparà…fa’ primmo ‘a se piglià ‘o diploma? ”
- “Fidati amico mio. Ti ho mai deluso? E allora…statte tranquillo…e va’ a convincere Zdenek”
Zdenek sentì suonare il citofono e tuzzuliare insistentemente sulla porta.
Grande fu la sua meraviglia nel trovarsi dinanzi il caro vecchio amico Pasquale; lo fece accomodare nella stanza dove passava le sue giornate, intento a studiare il calcio nei minimi dettagli.
Alla parete una lavagna enorme raffigurante un rettangolo verde; su di essa vi erano disegnati numeri e linee, radici quadrate e logaritmi, in alto a destra la formula della diagonale, mancavano solo i calciatori ma questi, per lui, non erano mai contati molto…nel gioco del calcio.
Al centro della stanza, un enorme tavolo da disegno, quello che normalmente usano gli ingegneri.
Pasquale diede uno sguardo, non capì nulla, rimase tuttavia impressionato da tutti quei grafici e soprattutto da un libro…e dal titolo:
“ I postulati della geometria di Euclide”.
Lo prese tra le mani e chiese a Zdenek:
-“Dove gioca Euclide? ma è un oriundo?”
Il tecnico rispose con amorevole commiserazione:
-“ Pasquà…sempre più ignorante eh?...Euclide non c’ entra niente col calcio…la geometria…sì”
-”azz…pur ‘e femmene mo’?...Gaucci aveva ragggione”
- “ Quale femmene?”
- “ Geometria...”
- “Pasquà, lasciamo perdere. Dimmi piuttosto che ti è successo, tieni una faccia!”
Ed il patron, calandosi sempre più nei panni del povero Cristo, accentuando la sua sofferenza, rispose:
-“ Prima di raccontartelo, ti devo fare una domanda e tu devi rispondere sinceramente:
ma tu me vuo’ bene?-”
- “ E che domande sono queste? Ma certo che ti voglio bene…e come potrei non volertene dopo tutto quello che abbiamo fatto assieme.”
‘On Pasquale si avvicinò al suo amico e tenendogli la testa tra le mani e tirandolo a sé, gli disse:
-“…E damme nu’ vase…amico mio!”
Dopo essersi a stento liberato dalla tenaglia amorevole del suo amico, Zdenek riprese a parlare:
“ Ma ora mi vuoi dire che ti è successo?”
- “Eh…amico mio…sapessi che guaio?...tu ‘o ssaje che mo’ sto in serie B?”
- “ Come potrei non saperlo? Si parla di te su tutti i giornali; ieri ho letto sul Corriere dello Sport che dove metti le mani tu…tutto diventa oro…”
Il patron, appizzanno ‘o musso…e scuotendo la testa:
-“ Eppure…Zdenek…ci sta chi dice che dove metto le mani io…scompare tutto l’oro”.
-“Noooo, quella è solo invidia. Gente cattiva che non perdona i successi, pensa che qualcuno sostiene che dove metto le mani io…scompaiono le categorie di appartenenza…e si retrocede”
- “ Hai ragggione…amico mio…hai proprio ragggione…solo invidia. Ma tu me vuò bbene?”
- “Ancora?…e quante volte te lo devo dire?...io ti ho voluto sempre bene, ma dopo aver avuto a che fare con quello di Salerno…ti ho apprezzato e voluto bene anche di più. Sono sicuro che tu non mi avresti mai esonerato…e ci saremmo salvati. Tu lo sai che a primavera, col caldo, i campi asciutti, i frutti della preparazione fisica, i calciatori che imparano la geometria, le linee difensive, il baricentro alto, le diagonali, la rotazione, la sovrapposizione, gli altri che hanno i campioni che però non amano allenarsi e poi scoppiano…insomma nessuno meglio di te sa che avremmo fatto un girone di ritorno eccezionale e ci saremmo salvati”
‘On Pasquale, più per sfogarsi di un torto grave subito da quello di Salerno che per confortare l’amico, accompagnando la frase con un gesto della mano dichiarò sicuro:
-“ Ma chillo è nu’ strunz! Ma uno che fa 28 punti comm' 'o vuo’ chiammà?
Io ti conosco e ti apprezzo tantissimo…anche per questo ho pensato a te…” e lasciò cadere l’ultima affermazione, giusto per vedere la reazione dell’amico.
- “ Scusa, ma hai pensato a me in che senso?...Pasquà…io te voglio bbene…ma nun fa’ ‘o fess”
ed il patron immediatamente, come se non volesse farlo pensare troppo:
“E che è…mo’ parli pure napoletano?”
- “ Dopo tanti anni che ti frequento, dopo l’esperienza di Napoli e quella di Salerno…per forza. Pasquà; ma fammi capire, di che si tratta?”
‘On Pasquale, lo prese sottobraccio:
-“Vedi, amico mio, io nun tengo soldi, se annuncio che non posso acquistare grandi nomi e poi come allenatore porto anche uno sconosciuto in panchina, uno che ha fatto solo la serie C…i tifosi me pigliano ca mazza…e non mi posso salvare né dai tifosi…né dalla retrocessione. Allora ho pensato a te, amico mio del cuore, tu solo mi puoi aiutare a fare questo miracolo…e quindi devi venire ad Avellino cu’ mme….ma tu me vuò bene?”
La faccia del tecnico era più immobile che mai, la stessa rigidità di chi ha appreso di un lutto in famiglia, gli occhi persi nel vuoto, allarmato come quei giovani che, ricevendo la cartolina precetto, apprendono di doversi recare a Cuneo…
- “Nun tanto” rispose…e si accasciò, svenuto, sul divano.
‘On Pasquale si spaventò tantissimo, temette di aver perso un grande amico e , con lui, l’ultima occasione per fare soldi, pure questi amici del cuore.
Corse in cucina, prese un bicchiere d’acqua ed iniziò a schiaffeggiare Zdenek; dopo un po’ questi si riprese, aprì gli occhi e trovandosi dinanzi il faccione del vecchio amico…esclamò:
-“ Maroooonna….Avellino….”…e svenne di nuovo.
Il Consulente stavolta si pigliò anche collera, pensò:
- “Che capa ‘e cazz…e che diamine…ma mica gli ho proposto di andare ad allenare na squadretta di prima categoria?...e poì è stato in Turchia…e mo’ se spavent ‘e venì Avellino?...ma fa’ che s’è muntato ‘e capa pure chist?”…e riprese a schiaffeggiarlo, questa volta anche più forte di prima, fin quando l’amico riaprì gli occhi e sorseggiò un po’ d’acqua.
Zdenek, pallido in volto, si rivolse all’amico:
-“Pasquà…ma nun se fann sti’ scherzi…ca’ se more…mannaggia ‘a capa toje…”
‘On Pasquale, tranquillizzatosi che l’amico e la possibilità di fare soldi fossero salvi, riprese la sua recita:
-“ Zdenek…hai detto bene…se more. Sì tu nun me dai na mano…ad Avellino mi uccidono…e tu me puorti ‘ncopp’ ‘a coscienza. Vuo’ tene sto’ scrupolo?
Fai conto che io sono un condannato a morte...e che questo è il mio ultimo desiderio. Riprenditi un attimo e parliamone”
Il tecnico si sistemò sul divano, cercò di riordinare le idee:
-“Pasquà fammi capire meglio, io devo venire a darti una mano ad Avellino, non ci sono molti soldi…e dobbiamo salvarci. Ma quanto puoi spendere?...parlami chiaro.
Almeno Sicignano e Vignaroli li puoi prendere?”
- “ E io tenev ‘e soldi p’accatta’ a Vignaroli e venivo a pregà a te?...Zdenek…nun tengo manco na’ lira…l’ho detto pure a Peppino, anche lui fa’ parte del progetto. Quando sono partito stava per recarsi nel parcheggio dove giocano a pallone i guagliuni…di sicuro mi porta qualcosa…lui è bravo a scovare giovani calciatori”
Zdenek, sempre più convinto di aver passato un guaio grosso e sempre più meravigliato, non potè fare a meno di ricorrere al suo napoletano:
-“Azz dint’ ‘o parcheggio?...allora ‘e meglio chillo ‘e Salerno…almeno quello, prima di venderseli, li ha comprati i calciatori!!!
Pasquà…non si fa così.
Vabbuò, che ti devo dire?...sono pur sempre il tuo amico del cuore, accetto!
Mo’ parliamo del mio ingaggio”
E questa volta svenne ‘On Pasquale!
Quando si riprese toccò a lui ripetere la frase detta prima dall’amico:
-“Zdenek…ma nun se fann sti’ scherzi…ca’ se more…mannaggia ‘a capa toje…”
- “Pasquà…nessuno scherzo…io accetto, rinuncio a Vignaroli, alleno pure quelli che giocano in strada…ma non toccare il mio ingaggio…nun pazziammo!!!”
‘On Pasquale capì che l’amico non stava affatto scherzando e tentò solo di risparmiare qualche cosa:
-“ E vabbuò…ma famme almeno nu’ bello sconto…in nome della nostra amicizia”.
Zdenek che su certe cose non transige, come la lotta al doping e la lotta a difesa del suo ingaggio, non lo fece nemmeno finire di parlare:
-“ Pasquà…’e soldi so’ na cosa…è l’amicizia ne è ‘nata. Chiedimi tutto, ma non toccarmi l’ingaggio…o ce pigliammo collera”…e si accese una sigaretta.
Il Patron , ormai rassegnato, pensò:
-“Vorrà dire che sparagno qualche altra cosa ‘ncoppa i giocatori…eh …c’aggia fa’?!?…”.
Prese il telefono e chiamò con aria avvilita il d.s.
-“ Peppì…quando hai finito nel parcheggio…allongati fino ad Aversa, mi hanno detto che c’è un posto dove alcuni giocano a pallone…un pallone che nessuno vede… pare che si chiamino tra di loro Diego, Michel , Karl Hainz e che si accontentino di poco…vuonne sulo ‘e sigarette…non si sa mai…tante volte…
Piglia ‘a penna e segnati l’indirizzo, per favore :
Via San Francesco d’Assisi, numero 2…sulla strada per Lusciano”
La voce di Peppino, molto alterata, uscì dalla cornetta:
-“ Pasquà…ma addu’ cazz me manni?…chist è l’indirizzo del manicomio di Aversa, quei Diego e Michel, non sono giocatori…sono i pazzi”
- “Aaaah…Peppì…ma pecchè nui che simmo?...e mo’ te l’ho finito di dire che vulimmo fa’ a serie B senza caccià na lira? Pensa che pure ‘o sponsor nostro, appena ha saputo il fatto ha detto –Chist so’ pazzi…chist so’ proprio pazzi.-…e nun te ce mett pure tu mo’…che già Zdenek parla a schiove.:
primm vuleva ‘a Vignaroli…mo’ vole na barca ‘e soldi. ja’…spicciati”
La telefonata tra ‘On Pasquale e Peppino ebbe il potere di deprimere ulteriormente il tecnico che davvero fu tentato di dire no al suo amico del cuore; ma rompere una amicizia così grande non si poteva…e rinunciare a tutti quei soldi…nemmeno!
Perché, lui sapeva benissimo che, in giro, tecnici tanto pagati non ce ne erano molti, anche in serie A, sapeva che veniva da stagioni con risultati scadenti…e poi, lui intelligente e riflessivo come sempre, in pochi istanti valutò anche un’ altra cosa:
se il miracolo si fosse compiuto…sarebbe diventato un vero Dio…e se le cose fossero andate male, in molti avrebbero evidenziato che comunque gli erano stati dati mezzi scarsi assai.
Insomma, in un modo o nell’altro, si sarebbe rilanciato…e di questo aveva bisogno.
Senza considerare poi l’immensa fiducia che poneva in se stesso.
Questo lui pensò mentre tracciò sulla lavagna l’ennesima linea, con lo sguardo compiaciuto simile ad un grande artista che dipinge un capolavoro.
Contemporaneamente, con la calcolatrice in mano, ‘On Pasquale rifece i calcoli, guardò di nuovo le analisi e timidamente, giusto per farlo, accennò ad un ulteriore timido tentativo, come fanno le vecchiette al mercato:
-“ Proprio nun me può fa’ sparagnà niente?”
Ovvia la risposta:
-“Pasquà, l’hai sempre detto anche tu…che io faccio vincere lo scudetto del bilancio...e poi oltre alla mia scienza calcistica, ti porto anche un sacco di tifosi personali…pieni di entusiasmo ed affidabile: gente che se dico di buttarsi in un pozzo lo fa immediatamente.
Pasquà…dai retta a me…ci salviamo, valorizziamo i calciatori, paghi a me, risani il bilancio…e ti acconci pure tu…e ti prendi pure na’ bella soddisfazione con quello di Salerno”.
E partirono per Avellino.
L’idea di salvarsi comunque, di farsi un sacco di soldi, coi tanti giovani pagati due lire e poi venduti, una volta plasmati dalle sapienti mani di Zdenek, la voglia di togliersi lo sfizio con l’acerrimo nemico di Salerno ebbero il potere di far volare ‘On Pasquale, fiero della scelta fatta e orgoglioso dell’amico del cuore.
E volò così alto che perse di vista le cose terrene: credette che ogni azzardo gli fosse concesso, iniziò a sentirsi più forte di tutto e di tutti, iniziò la sua battaglia al mondo, come preso in un gioco più grande di lui, vide nemici dappertutto, non cercò mai una mano tesa…e non tese mai la mano a nessuno.
“Chi non è con me è contro di me” divenne il suo motto.
Abbagliato dalla sua stessa presunta furbizia, continuò le sue sceneggiate, mentre attorno tutto crollava, sostenuto dall’amico del cuore, che dispensava certezze, svanite nel silenzio che poi sopraggiunse, per mesi.
Furono sofferenza ed umiliazioni per tutti: per lui, per Peppino, per l’amico del cuore e, soprattutto, per i tanti tifosi.
Giusto un anno dopo, com’era lontana Crotone!
Di una immensa speranza, di un patrimonio di entusiasmo e di passione rimasero solo macerie e null’altro.
Non c’erano più gli eroi dell’anno prima, non c’erano più bandiere al vento e non c’era più nemmeno l’amico del cuore.
Le loro strade si erano separate di nuovo, era ritornato nella massima serie, il posto che compete ai maestri.
Qualcuno dice che il dialogo raccontato, tra ‘On Pasquale e l’amico del cuore, sia andato diversamente e che il tecnico abbia chiesto solo garanzie per la squadra, mai mantenute.
A parte loro due, anzi tre, compreso Peppino, nessuno avrà mai la certezza dei fatti ed ognuno ha il diritto di immaginarlo come vuole.
Le conferenze stampa però le abbiamo ascoltate e ci rifiutiamo di credere che fossero una recita o dovremmo dedurre di avere a che fare con dei guitti: chi specializzato in sceneggiate e chi in commedie da quattro soldi.
Spettatori paganti, purtroppo non solo economicamente, i tifosi e la gente di Avellino.
E se avessero ragione loro, quanti sostengono che si sia trattato di un atto di fede dell’amico del cuore, mi augurerei di non averne mai uno così: perché un amico deve avere il coraggio, sentire il dovere, di mettermi con le spalle al muro, quando dovessi provocare danni seri a me ed agli altri.
Non averlo fatto, averne difeso le scelte, averne condiviso gli errori, avergli perdonato anche la farsa di Gennaio, aver taciuto fino all’ultimo è molto grave...mille volte più grave di scelte tecniche condivisibili o meno.
Ognuno, ovviamente, continuerà a coltivare, in pieno diritto, le proprie convinzioni sulle sue capacità di allenatore e sul valore dell’uomo.
Ma, ora, il punto non è questo.
Mi piacerebbe riavvolgere il nastro, essere presente, il giorno dell’incontro tra ‘On Pasquale e Zdenek, chiedere la parola per dire soltanto una cosa:
"Questo matrimonio è contro natura…e questo progetto è una pazzia”.
Ma il nastro non si può riavvolgere e quell’incontro, comunque esso si sia svolto, ha portato al matrimonio…il matrimonio al progetto…il progetto al fallimento...ed il fallimento all'annata più disgraziata della storia della mia squadra.
Ed ora, da giorni, prigioniero della mia tristezza, continuo a chiedermi quanto tempo ancora debba io sopportare me stesso, ammorbato e con la testa rivolta a ciò che è stato.
Ho voglia di guardare avanti, ho voglia di buttare via amarezza e collera, ho voglia di sorridere con i miei nuovi amici, ho voglia di parlare della prossima partita e della formazione da mandare in campo…e chi se ne fotte se sarà di nuovo serie C…
Perciò Lupo mio, si tu m’addimanne in questo preciso istante:
“ Oi Pe’…tu me vuò bene?”…
io t’arrisponno:
“Assai…ricominciamo!!!”