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Il pilota, il passeggero e 'o Pateterno 
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Super Lupo
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Iscritto il: mar gen 11, 2005 11:51 am
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Messaggio Il pilota, il passeggero e 'o Pateterno
La scorsa estate, decisi di non fare la solita vacanza:niente mare, niente monti, niente città d'arte.
Desideravo, fortemente, rivisitare un Paese che per dieci anni di fila, a cavallo degli anni '80, avevo puntualmente raggiunto: Salvezza

Apparentemente, si tratta di quei Paesi riservati ai poveri, così lontani da Scudetto e Coppa: località ambite e mete dei potenti e dei ricchi.
Dico apparentemente, perché, in realtà, rientra tra quei posti che, per chi sa cogliere la grandezza delle piccole cose, arricchiscono l'animo e regalano emozioni forti.

Sapevo che il viaggio, per raggiungere la meta, sarebbe stato difficile, scomodo, avrebbe richiesto spirito di adattamento e voglia di sacrificio.
A me tutto questo non mancava di certo…e mi preparai alla partenza... Nella valigia, prima di ogni altra cosa, la vecchia sciarpa e l'entusiasmo di sempre.

Arrivato all' aeroporto, scesi dal taxi, e riconobbi, poco distanti, il Presidente della compagnia aerea ed, accanto a lui, l'uomo che sapevo essere il pilota dell'aereo.
Salutai entrambi e non feci in tempo ad allontanarmi, quando si avvicinò a noi un signore che non conoscevo ma, a giudicare dai colori che portava addosso, doveva di sicuro avere la mia stessa destinazione.

Mi guardò, ci guardò e disse:
" ma tu ti fidi?...sai chi è questo?"

Risposi:
" certo che sì. E' il pilota dell'aereo, perchè?".

"perchè tu non hai capito niente o, forse, non sai: questi, appena appena un anno, fa era alla guida dell'aereo che si schiantò mentre trasportava i tifosi della Salernitana."

" accuminciammo buono" pensai...e le mani lasciarono le valige.

Il pilota ovviamente intervenne:
"Guarda che solo i fessi pensano che sia stata colpa mia. In realtà, in quel caso è stata negligenza del Presidente di quella compagnia. Anzi, più che negligenza, direi malafede e cattiveria: solo per fregarsi i soldi, ha sacrificato la vita di tanta gente. L'aereo era assicurato e lui, ma questa è storia, ha tolto dall'aereo, durante il viaggio i pezzi fondamentali, la strumentazione più costosa e ci siamo schiantati".

uuua'...quante cose pensai in un istante.

Intanto che ci vuole cu.lo: tanti morti e chi si salva? il Pilota.
Poi, non potei fare a meno di riflettere sul fatto che proprio a me dovessero capitare questi due:
uno che aveva, indubbiamente, una macchia grossa sulla carriera di pilota e l’ altro che aveva poca fiducia in chi avrebbe dovuto guidare l’aereo ed iniziai a vedere già più lontana la meta.
Però, sarà stata la mia voglia pazza di giungere in quel posto o la mia voglia di non rassegnarmi e di non rinunciare, valutai una cosa di non secondaria importanza:
qualche volta, è un classico, i genitori degli allievi che non studiano, si rifiutano di vedere la realtà e danno la colpa ai professori.

Il paragone mi sembrò appropriato ed a questo aggiunsi un altro pensiero:
“ Che poteva fare il pilota, se le cose erano andate come egli diceva?”.

Guardai il mio Cassandra e gli dissi:
“Senti, se non hai voglia, se non te la senti, resta a terra. Non abbiamo bisogna di chi ha poca fede”.
Feci l’occhiolino al pilota e mi avviai per iniziare le operazioni d’imbarco.

Notai che a seguirmi, all’ interno dell’aeroporto, erano in due e non in tre: mancava il Presidente.
Mi chiesi come mai ed evidentemente l’ uomo vestito coi colori della mia sciarpa dovette leggermi nel pensiero, se è vero che esclamò:
“ Lui sa pure quanno add’ a murì”….e le mia mani lasciarono, per la seconda volta, le valige.

All’ interno dell’aeroporto, notai molta altra gente con la medesima destinazione e presi coraggio.
Ma il tutto durò pochi secondi, il tempo che il solito signore ebbe a dire:
“…e tu ‘o saje che pure due anni fa, un altro aereo, guidato sempre da questo pilota, si schiantò, dopo appena 5 ore di viaggio?”

“’a faccia ro’ ca.zzo!” esclamai.
Ma questa volta le mani non dovettero lasciare i bagagli, ormai le tenevo fisse in quel posto che avete capito.
E guardai, sconvolto, entrambi.

Il pilota mi disse, subito, per tranquillizzarmi:
“ non dargli ascolto. Questo è uno che dice solo le cose che gli fanno comodo. Perché non ti informa che subito dopo il decollo, su mandato di un capostazione, qualcuno aveva manomesso uno dei motori?"
...e si allontanò, avviandosi all’aereo, cantando:
“ vola….palomma bianca …vola…”.

Lo so quello che state pensando. Non vi nascondo che lo pensai anch’io ma, vi ripeto, sono testardo, sono un lottatore ed invece di rivolgere un va’ a fanc.ulo al pilota, lo indirizzai al mio compagno di avventura, anzi di sventura.
Gli dissi:
“ ascolta, non essere impulsivo: nel primo caso e nel secondo, i morti non sono sulla coscienza del pilota. Il nostro Presidente è amico suo e non lo abbandonerà ad un altro fallimento e noi, aspettavamo questo viaggio da tanti anni, e non lo boicotteremo. Insomma nunn ‘o vuttammo ‘a coppa ‘abbascio alle prime difficoltà di viaggio”.

Pensavo di averlo convinto o di essermene comunque liberato e mi avviai sul pullman che conduce alla scaletta dell’aereo.
Il tempo di scendere dal primo mezzo e di fare due scalini per salire sul secondo e mi trovai dinanzi ancora quella faccia, a me, oramai, antipatica assai.
“Aspè, ti devo dire un’ altra cosa: anche in Turchia, l’aereo che stava conducendo non arrivò alla meta”.

Urlai:
“Madonna ‘e Muntevergine mia…aiutami tu!” e di certo la voce deve essere stata alta assai se è vero, come è vero, che il pilota lasciò la cabina e venne da me a tranquillizzarmi per l’ennesima volta:
“ ma lì la colpa fu dell’aereo vecchio e della poca abitudine al volo che hanno in quel Paese”.

“Po’ essere” pensai e presi posto.

La voglia di raggiungere Salvezza era tanta, il mio dare agli altri sempre un’ altra chance, e la mia fede enorme, questo ed altro ancora mi impedirono di scendere dall’ aereo.

Non vi racconto tutto di quel viaggio, solo le cose che ricordo.
La prima è che quando venne l’Hostess a ricordarmi di allacciare le cinture, mi chiese anche:
“ Vi serve qualche cosa?” …ed io risposi:
“ nu rusario”.

Ho chiaro anche che, sin da subito dopo il decollo, l’ aereo ci fece fare sotto dalla paura…stava lì lì per cadere.
I passeggeri urlavano di tutto, qualcuno si chiedeva a voce alta:
“ma chisto ‘o sape purtà l’ aereo?”…ed io non potei fare altro che pensare alla Cassandra.
Più trascorrevano le ore e sempre peggio quel viaggio: l’aereo sbandava da tutte le parti, rumori strani, si inclinava su un lato…e poi in picchiata.
Molti si fecero prendere dal panico ed io cercai di fare loro coraggio:
“ abbiate fede” non facevo che ripetere.

Oramai era chiaro a tutti che a Salvezza non ci saremmo mai arrivati….e molti iniziarono a chiedere a voce alta:
“Cagnate stu pilota!…chisto nunn’è buono!... Oi Pe’, portalo tu l’aereo…ca forse ce salvammo!”.

Ed io, invece di unirmi al coro, continuai a parlare di fede e di coraggio…e dissi:
“ e smettetela, abbiate un po’ di rispetto almeno per l’uomo. Ma che credete che lui sia contento di come proceda il viaggio e delle botte che stiamo prendendo?...saranno solo vuoti d’aria… e d’altra parte che possiamo fare? Pregate…abbiate fede e confidate in Dio e nel conducente”.

Niente da fare, l’aereo iniziò a cacciare anche del fumo. Così mi decisi ad entrare in cabina piloti e dissi:
“Comandà, ma ce salvammo?”
Con lo sguardo che solo gli uomini forti, quelli che sanno ciò che fanno, posseggono, mi disse:
“ e che dubbio c’è?...sicuro!...anzi, arriviamo pure prima”.

Ed arriviamo al dunque.
Un altro aereo schiantato, il quarto di fila, affidato a quel pilota..
Che strazio, che dolore, quanti morti: tutti i passeggeri. Gli unici superstiti, a parte il Presidente, che alla fine parlando di disgrazia, s’è preso pure i soldi dell’assicurazione e s’è fatto pagare l’aereo per nuovo, il Pilota e qualche addetto al volo.

Mi hanno detto che io, quando sono stato ritrovato, stringevo forte, tra le mani, la mia vecchia sciarpa.

Volete sapere da dove vi sto scrivendo?
Per la verità, fino a qualche settimana fa ero in paradiso poi, per quello che è accaduto dopo, mi hanno trasferito in purgatorio.

Ma voi, nei panni miei che avreste fatto?
Io me ne stavo in un angolo del paradiso, in attesa della resurrezione, riflettevo su quello che era stato e ad un certo punto accesi la televisione.
E chi rivedo? Il pilota che racconta i fatti:
“Se non siamo arrivati alla meta, la colpa è dei passeggeri. Invece di stare seduti al loro posto, si sono alzati e l’aereo è cominciato a sbandare. Poi hanno urlato ed hanno distratto me e l’equipaggio. Io ho fatto tutto il possibile per salvarlo ma, che ci volete fare, ho commesso un grave errore: gli avellinesi sono montagnoli, abituati ai ciucci ed alle carrette, quando mai hanno visto un aereo? Non avrei mai dovuto accettare di guidare un mezzo con loro a bordo.”

Mentre l’ascoltavo, mi venne in mente quella massima orientale:
“E’ inutile dare alle vipere zollette di zucchero, alla fine sanno secernere solo veleno” e quando la mia rabbia raggiunse il culmine, pensai:
“ ma hai avuto fortuna, ti sei salvato anzi, invece di ritirarti il brevetto, ti hanno affidato un altro aereo…e statte almeno zitto se proprio non puoi chiedere scusa alle vittime ed ai parenti. Ma tu tieni proprio ‘a facc ‘e cuorn…ma tu fai proprio schifo…io t’acciresse proprio!”.

Un tuono, una voce:
“Portatelo subito qua!” e due angeli mi sollevarono di peso ed in un attimo mi ritrovai dinanzi a Dio.
“Quello che hai pensato è grave assai, rivela in te presenza di violenza. La rabbia è un brutto sentimento e non puoi stare più in Paradiso. Ed il linguaggio, poi, non ne parliamo. Tu sei un finto buono. Ma come ci sei arrivato in paradiso? Come ti hanno fatto entrare? Chiamatemi San Pietro!”

Appena questi giunse, si sentì rimproverare:
“Ma tu sei proprio scemo? Pietro, mi dici come fa quest’ uomo ad essere in Paradiso?”

“Mio Dio, io non lo conosco, io non l’ho visto mai. Sarà entrato quando ho chiesto il cambio, dovevo pure andare in bagno o no? Tu mi hai sostituito con la Madonna di Montevergine e Lei, vedendolo con la sciarpa in mano, gli avrà aperto le porte del Paradiso. Tu non lo sai, ma qua pure ci sta chi fa politica e si preoccupa del proprio collegio”

Mi sentivo una chiavica, ero tutto mortificato ma non mi sentivo in colpa, perciò mi permisi di interrompere il loro dire:
“ posso dire una parola?...Grazie!
Signore mio, a parte il fatto che Gesù…che è Gesù…pure qualche volta perse la pazienza e si sfogò.
Ma tutto sto casino, solo per aver pensato che acciress proprio?...io l' ho solo detto tra me e me…ma quello ‘a gente l’ha uccisa veramente…e non gli hai fatto niente, anzi...e che giustizia è questa?”.


E Dio tuonò:
“ Anche arrogante, irriverente, presuntuoso e scostumato. Segna…segna. Fissate un nuovo processo e nel frattempo tenetelo in purgatorio.” disse al segretario e con la mano fece il gesto a dire di portarmi via.

Stavo per uscire e mi voltai:
Pateterno mio, posso farti un’ ultima preghiera? No, non nel senso che hai pensato tu, volevo solo pregarti di una cosa:
un nuovo processo mi sta pure bene ma, almeno, non mettere nel collegio giudicante quei Santi con la panza chiena. Ma tu immagini se il Presidente è, tanto per fare un nome, Santo Ambrogio? E quello quando la capisce la sofferenza mia e quello che ho passato?


“Se pò ffa - rispose Dio- In fondo anche Saddam ha ottenuto che a processarlo fossero gli Iracheni.
Segretario scrivete: Presidente Padre Pio. Giudici a latere: San Gennaro e Santa Rosalia.
Imputate sceglietevi un avvocato”
.

“Mr. Fronna, dissi senza tentennamenti, un altro che è morto con la sciarpa in mano”.

Ora sono qui, in attesa del processo. Inutile dire che vi farò sapere.
Quando si terrà?...E questo non lo so, forse ci vuole tempo, anche qui le cose non vanno come dovrebbero:
neanche la giustizia divina funziona troppo bene.

_________________
C’era una volta…e c’è ancora!


gio apr 14, 2005 12:31 pm
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