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cosa c'è da vedere in Irpinia 
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Messaggio cosa c'è da vedere in Irpinia
apro questo topic dove mi piacerebbe racchiudere quelle sono le bellezze della nostra terra..intento ogni tipo di bellezza dal borgo antico..al castello medievale..dal monte allago..tutto insomma inizio io...

Castello Candriano a torella dei lombardi...
Costruito nel XII-XIII secolo, per opera della famiglia dei Saraceno, su strutture preesistenti d’epoca longobarda, fu numerose volte modificato ed ampliato nei secoli successivi. Dopo il sisma del 1466, fu munito di due torri cilindriche tuttora visitabili: una con funzione difensiva che accoglieva le postazioni di tiro, l’altra con funzione di servizio.A metà del 1500, divenuto proprietà dei Caracciolo fu trasformato in casa palaziata.
I Caracciolo tennero il possesso dell’edificio fino al 1959, quando divenne proprietà comunale. All’interno del castello, ricostruito nuovamente a seguito del terremoto del 1980, è possibile apprezzare gli ambienti con scene graffite realizzate nel XIV secolo, le torri e i locali sotterranei che permettono l’accesso al museo dove 12 vetrine distribuite in cinque sale offrono un’esauriente campionatura rispetto ai circa 30.000 reperti rinvenuti nel corso degli scavi archeologici. Insieme ai manufatti d’uso domestico, fittili e in metallo, sono esposti un proiettile d’artiglieria e monete. L’esposizione enfatizza alcune delle produzioni più significative del Medioevo non solo italiano.
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gio feb 07, 2008 12:12 am
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Messaggio Re: cosa c'è da vedere in Irpinia
secondo me da vedere c'è DSS....che è tutto uno spettacolo .... :D


gio feb 07, 2008 1:36 pm
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Messaggio Re: cosa c'è da vedere in Irpinia
MasterX ha scritto:
secondo me da vedere c'è DSS....che è tutto uno spettacolo .... :D


x il cazzeggio c'è l'oo topic...

+ 1 :mrgreen: x masternano

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gio feb 07, 2008 1:43 pm
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Messaggio Re: cosa c'è da vedere in Irpinia
AIELLO DEL SABATO

Il comune irpino di Aiello del Sabato si trova a 7 km dall'autostrada Napoli - Bari, con uscita al casello di Avellino Ovest, è raggiungibile anche mediante la Nazionale Variante Est, che dista 4 km dal bivio di Bellizzi Irpino.Situata a media altezza, domina la valle del fiume Sabato, questa amena e ridente cittadina, posta a 425 metri sul livello del mare, infoltita di verde per la sua abbondante flora, è definita da molti visitatori e turisti " un piccolo lembo della Svizzera ".L'agricoltura è la principale risorsa economica di Aiello del Sabato fin dai tempi più antichi, questo grazie alle condizioni climatiche favorevoli e alla ricchezza delle acque sorgive.I suoi 1083 ettari sono,infatti, coltivati a cereali, vigne e alberi da frutta.Il vasto patrimonio boschivo ha favorito lo sviluppo di attività artigianali legate alla lavorazione del legno.E’ circondata a Nord-Est dal monte Tuoro di Chiusano, dal Taburno, dal Terminio e dal Cervialto; ad Ovest dal Partenio e dal Vallatrone.Tra le più importanti frazioni: Tavernola S. Felice e Sabina .La stazione FS più vicina è quella di Avellino sulla linea Avellino-Benevento.Il comune è raggiungibile anche mediante autobus di autolinee private sulla linea Avellino-Aiello-Cesinali, con collegamenti per Avellino e per Cesinali.
La Storia di Aiello del Sabato:La denominazione del paese sembra alludere alla sua antica tradizione rurale: Aiello deriverebbe infatti da agellus (piccolo podere); la seconda parte del toponimo (del Sabato, per alcuni dal nome del fiume, per altri quello della città di Sabatia) è invece stata aggiunta all'indomani dell'Unità d'Italia per delibera del consiglio municipale e, successivamente, per Decreto regio al fine di distinguere il paese da altri due comuni omonimi.Alcuni storici attribuiscono la fondazione di Aiello del Sabato ai profughi di Sabatia, (antica città sannitica distrutta dai romani) ma recenti studi hanno smentito la tesi, dimostrando che i ruderi della Civita di Ogliara non sono altro che i resti di fortificazioni di epoca longobarda.In età imperiale il territorio di Aiello del Sabato entrava nella giurisdizione della colonia di Abellinum (città che sorgeva nei pressi dell'odierna Atripalda).Lo stesso nome della frazione Sabina starebbe a testimoniare la presenza in zona di una villa rurale, probabilmente proprio quella gens Sabina che molte iscrizioni attestano come una delle famiglie più nobili della colonia.Un'epigrafe ritrovata presso la sorgente di Acquaro ricorda l'acquedotto, fatto costruire da Augusto in questa regione, che passava da Aiello del Sabato e arrivava per via sotterranea fino a Montoro. in epoca longobarda Aiello del Sabato fu uno dei "casali" appartenenti al feudo di Atripalda.Nel 1045 era proprietà del chierico Rodelfiero, lo dimostra un documento in cui lui otteneva, dal principe di Benevento, l'esenzione dalle imposte su vari possedimenti.In seguito le vicende storiche e politiche di Aiello del Sabato rimasero legate a quelle di Atripalda. Nel corso dei secoli il piccolo centro fu proprietà delle varie famiglie che si avvicendarono alla guida del feudo, fra cui i Capece, gli Orsini, i Castriota e, infine (dal 1536 al 1806), i Caracciolo, principi di Avellino.

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gio feb 07, 2008 2:59 pm
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Messaggio Re: cosa c'è da vedere in Irpinia
Altavilla Irpina

Altavilla Irpina,sorge a 334 metri d’altezza su tre colli che dominano la conca del fiume Sabato, in una posizione che facilita escursioni naturalistiche.Nel comune di Altavilla Irpina risiedono circa 5127 abitanti, detti altavillesi, su una superficie di 14,10 kmq.Il paese ha una consistente produzione di nocciole ed è tra i produttori del vino bianco Greco di Tufo DOCG.La Storia di Altavilla Irpina:Secondo alcuni studiosi Altavilla Irpina è sorta sull’antica Altacauda, in una zona frequentata già nella preistoria: lo dimostrano ritrovamenti in località Tufara e in altre aree,custoditi nel Museo Civico.È certo che si chiamasse “Scandiano”( da un praedium Scantinianum) prima che divenisse feudo di Luigi de Capua, che le diede il nome attuale in onore della normanna Hauteville, dalla quale proveniva la sua famiglia.Nel XV secolo Altavilla Irpina assunse una propria identità cittadina e si arricchì di nuove strutture.Altavilla Irpina nel Decennio Francese ebbe inizio un periodo di trasformazione sociale ed economica.La scoperta delle miniere di zolfo nel 1866 diede impulso demografico e urbanistico.


Museo Civico

" della gente senza storia "

Nel museo civico di Altavilla, accanto alla storia della cittadina, è presentato un singolare recupero del costume popolare effettuato attraverso lo studio ed il restauro dei materiali provenienti dall'ossario sito nella cripta della Chiesa Madre. I costumi finora restaurati sono pertinenti ad un periodo assai poco noto attraverso i documenti reali, ma conosciuto solo all'iconografia fornita da stampe e disegni. Il recupero di questi reperti ha permesso di riscoprire e valorizzare l'antico urbano in quella ricerca delle proprie radici,oggi tanto rivalutata. La riappropriazione di questo patrimonio costituisce la garanzia migliore per la tutela dei beni e dei valori che appartennero alle popolazioni passate.

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Palazzo comitale ( sec. XV-XVI)

E’ considerato uno degli esempi più belli del "Rinascimento" campano. La fabbrica ,iniziata dal feudatario Andrea De Capua in occasione del suo matrimonio con Costanza di Chiaromonte (ex regina e moglie ripudiata del re Ladislao D’Angiò Durazzo) ebbe termine nella seconda metà del ‘500. Il palazzo, il cui aspetto non è quello di un castello turrito ma di superbo maniero, ornato di intagli pregevoli , ha forma quadrata, con ampio portale d’ingresso, cortile e scala a doppia rampa attraverso la quale si accede al piano nobile. I lavori di restauro, ormai in fase di ultimazione, permetteranno, di utilizzare il fabbricato come sede di attività connesse all'università di Benevento.

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Miniere di Zolfo

Il giacimento di zolfo nel territorio di Altavilla fu scoperto nel 1866 da Federico Capone, personaggio eclettico, garibaldino, deputato di fede repubblicana e pioniere nei primi tentativi del volo. Le miniere giacciono sulla riva destra del fiume Sabato.L'arteria di estrazione predominante è il piano inclinato, fornito di appositi binari sui quali i carrelli, animati dalla forza elettrica, corrono e si sprofondano dentro il sottosuolo. Del minerale grezzo che si estrae, una minima parte, la più povera, si macina allo stato naturale e, ridotta in polvere finissima e poi ventilata o vegliata, viene impiegata per usi agricoli nella solforazione de vigneti. La rimanente parte subisce il trattamento dei forni dove si compie la fusione o raffinazione o purificazione, e da cui si ottengono i vari prodotti finiti. Gli operai dopo la prima guerra mondiale raggiunsero le ottocento unità lavorative e la produzione annua complessiva era di circa 50 mila tonnellate, pari al 3% di quella mondiale. Oggi, purtroppo, l'estrazione non viene più effettuata a causa degli alti costi ma continua la lavorazione in superficie dove viene utilizzato lo zolfo che in altre parti d'Italia si ottiene come sottoprodotto nella raffinazione del petrolio. Dall'antico impianto però restano gran parte delle vecchie strutture, dei capannoni, delle turbine, della centrale idroelettrica per cui una visita allo stabilimento offre molti spunti di interesse soprattutto per il fatto che le miniere di zolfo di Altavilla, insieme con quelle di Tufo, rappresentano, specie per l'Irpinia, uno degli esempi più importanti di archeologia industriale.

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gio feb 07, 2008 3:02 pm
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Messaggio Re: cosa c'è da vedere in Irpinia
Bel topic DSS, vedrò di fare qualcosa

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gio feb 07, 2008 8:56 pm
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Messaggio Re: cosa c'è da vedere in Irpinia
Ariano Irpino

Il castello di Ariano IrpinoIn posizione panoramica, che dischiude nei giorni di cielo terso un ampio orizzonte (Monte Vulture, Matese, Partenio, Taburno, Terminio, Formicoso, San Vito, Molara e Cervialto), allo spartiacque tre i bacini dell'Ufita e del Cervaro, sui colli Castello, Calvario e San Bartolomeo, Ariano Irpino, detta "Città del Tricolle", è da sempre un importante crocevia tra Tirreno ed Adriatico e tra Appennino e Puglia. Centro agricolo, commerciale ed industriale, è la seconda cittadina dell'Irpinia in ordine d'importanza sia per popolazione, che dal punto di vista amministrativo. Ariano Irpino è, infatti, sede del tribunale, secondo per importanza in Irpinia, dell'A.S.L. 1, il cui bacino d'utenza è l'Alta Irpinia, dell'Agenzia delle entrate, di altri uffici pubblici, di Diocesi, della Comunità Montana dell'Ufita, del GAL UFITA, di organizzazioni private. Funge da polo culturale ed economico per i Comuni limitrofi e sta espandendosi molto in contrada Cardito, perdendo parte della sua caratteristica storica fondamentale, l'arroccamento collinare tipico delle città da difesa. Tuttavia, il centro storico ha mantenuto l'assetto urbanistico originario delle stradine, dei vicoli stretti e tortuosi, delle scalinate che consentono di superare i ripetuti dislivelli, limitando l'uso dei veicoli a motore e quasi imponendo l'attraversamento a piedi.

Dati essenziali: a 817 metri s.l.m., con una superficie di 185,22 kmq (uno dei più estesi Comuni d'Italia), Ariano Irpino ospita poco più di 23000 arianesi, con una tendenza demografica lievemente positiva. La distanza da Avellino è di poco superiore ai 50 chilometri. Il Santo Patrono è S. Ottone (23 marzo), ma altri tre Santi godono di tale "Status": S. Elziario (il primo vescovo, festeggiato il 15 maggio), la beata Delfina e S. Elziario. Molti gli eventi: Carnevale arianese (Martedì Grasso), falò di S. Giuseppe (19 marzo), Rito del Venerdì santo, Sagra della ciliegia (seconda decade giugno), Estate arianese (luglio-agosto), Sagra dello spezzatino e della minestra maritata (primi giorni di agosto), Rievocazione storica del dono delle Sacre spine (seconda settimana di agosto), Bbufata de li strazzati (festa in abiti medioevali con cena, balli, canti e musiche d'epoca che si tiene il 13 agosto), Fiera città di Ariano (importante appuntamento per gli operatori economici del Mezzogiorno che si tiene verso la metà di agosto), Sagra delle ciammaruche (delle lumache, prima decade di settembre). L'affollato mercato si tiene il mercoledì. Ariano Irpino si raggiunge uscendo a Grottaminarda (Autostrada A16 Napoli-Bari) ed imboccando la SS 90 delle Puglie. Servizi giornalieri di corriere la collegano ad Avellino, Foggia, Napoli e Roma. In Contrada Cerreto, a sette chilometri dal centro, il centro irpino è servito dalla stazione ferroviaria sulla linea Benevento-Foggia.

Vale davvero la pena superare le tante curve e salite che conducono al punto più alto di Ariano Irpino, la villa comunale. Da qui è possibile ammirare il verde paesaggio circostante, ancora incontaminato, con i suoi boschi e corsi d'acqua, i colori dell'area rurale sottostante, con i suoi campi coltivati, le piccole aziende agricole (mele, pere, ortaggi, olive, uva, amarene, ciliege, grano, aglio, vini Aglianico e Malvasia). Suggestivo è il tramonto che si gode da questo punto, in cui spiccano i contorni degli elementi ambientali circostanti. Tra le bellezze che si possono ammirare nell'arianese ricordiamo: Valle del Miscano, Valle dell'Ufita, Serra Montefalco, Piani del Nuzzo, Monte Cippone, Monte degli Amanti in prossimità di Contrada Grignano, Monte Verzale, Monte S. Regina. Non va dimenticato, infine, che il territorio arianese rappresenta una delle zone a maggiore sismicità in Italia, tanto che la città del Tricolle è stata devastata più volte da sismi di magnitudo elevata.

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gio feb 07, 2008 8:59 pm
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Messaggio Re: cosa c'è da vedere in Irpinia
Bagnoli Irpino

Prodotti tipici BagnolesiRacchiuso nell'alta e vasta Valle del fiume Calore, ai piedi di diverse cime montagnose, di cui la più imponente è il Cervialto (1809 metri), Bagnoli Irpino, noto come "La gemma dell'Irpinia", oasi di pace, paradiso verde dall'aria salubre, è senza dubbio la località turistica più famosa della Provincia di Avellino. Nel suo territorio insiste l'altopiano del Laceno, già famoso per un laghetto naturale, sempre più frequentato data la possibilità di praticare lo sci, grazie ad efficienti impianti di risalita e l'equitazione. Il tutto, favorito dalla costruzione di un villaggio residenziale frequentato tutto l'anno e dalla presenza di alberghi e ristoranti. Il paese è letteralmente immerso nel verde ed i folti boschi circostanti inducono ad effettuare fantastiche escursioni ossigenanti. Le campagne producono diversi prodotti (cereali, uve, patate, legumi, frutta), il bosco ed il sottobosco sono generosissimi (legna da taglio, fragole, castagne, nocciole, funghi, tartufi neri). In passato, si ricavavano anche canapa, segala e carbone di faggio. L'allevamento del bestiame consente un'ottima produzione artigianale di latticlni e formaggi freschi e stagionati, nonchè di insaccati. Il Comune irpino ha "spinto" talmente la sua vocazione turistica, che in passato, le autorità comunali, al fine di valorizzare una delle sue aree più belle, concesse gratuitamente ad ogni richiedente un lotto di suolo sull'altipiano Laceno per costruzione di Alberghi, villini, chalets, ecc.

Dati essenziali: con una superficie 7.071 ha, quasi completamente ricoperti da boschi, a 654 metri s.l.m. ed a 39 chilometri da Avellino, Bagnoli Irpino ospita poco più di 3300 Bagnolesi, con una tendenza demografica lievemente positiva, che la sta riportando verso il dato statistico di fine XIX secolo (3409 abitanti). Il Santo Patrono è S. Lorenzo, festeggiato il 10 agosto. Bagnoli Irpino si raggiunge in auto percorrendo l'Ofantina-bis, deviando tra Montella e Lioni oppure utilizzando la linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant'Antonio, fermandosi alla stazione di Bagnoli, a circa due chilometri dal paese.

L'abbondanza di siti naturalistici e di sorgenti che circondano Bagnoli Irpino stimolano il visitatore a godere delle bellezze ambientali presenti nel territorio di questo borgo irpino dell'alta valle del fiume Calore: il Cervarolo (1556 metri), l'Altopiano del Laceno (1076 metri), presso cui opera una funivia (tel. 0827-68132), il Cervialto (1809 metri), la montagna più alta dell'area da cui si gode un vasto panorama che spazia fino al Golfo di Salerno, il Calvello (1579 metri), la Montagna Grande (1502 metri), il Raiamagra (1676 metri). Tra le fonti si ricorda una sorgente di acqua clorurato-sodica-bicarbonata, utilizzata in passato per le affezioni reumatiche e nervose, adoperata, secondo la tradizione, da Leonardo da Capua. Chi non si accontentasse delle bellezze della natura, delle opportunità turistiche e dell'ottima gastronomia e dei prodotti tipici che Bagnoli Irpino e l'Altopiano del Laceno offrono al visitatore, potrà visitare la locale Pinacoteca e Biblioteca, sita in Via Garibaldi (tel 0827-62317), dove sono esposti lavori artigianali dell'intaglio del legno.

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Messaggio Re: cosa c'è da vedere in Irpinia
Altopiano Laceno
L'Altopiano Laceno è divenuto una meta turistica durante tutto l'anno, anche nella stagione invernale, data la presenza di impianti di risalita e campi da sci, oltre che, ovviamente, strutture ricettive ed un villaggio residenziale.

L'ampia pianura, su cui pascolano beatamente diverse mandrie, è occupata in parte da un laghetto, noto come Lago Laceno.

Purtroppo, lo stato di salute del bacino lacustre è alquanto precario, non solo a causa della natura carsica del suo letto, che presenta delle falde che assorbono gran parte dell'acqua che vi affluisce, ma anche per i medesimi problemi che affliggono l'affluente Tronnola, che presenta diverse spaccature sul fondale.

Ciò spiega le opere di impermeabilizzazione finanziate dalle autorità Regionali e Provinciali, pur nella piena consapevolezza che l'intervento, data la natura dei problemi esposti, potrà solo arginare e tamponare il fenomeno e non risolverlo del tutto.

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Messaggio Re: cosa c'è da vedere in Irpinia
Piazza Vittoria, odierno centroUrbanistici e sociali sono stati i cambiamenti che Lioni ha subito a seguito del tremendo sisma del 1980. La data citata rappresenta, infatti, uno spartiacque non solo urbanistico (ricostruzione completa con modifiche della vecchia struttura urbana), ma soprattutto sociale. L'aiuto fornito dalla gran massa di persone provenienti dal centro-nord in occasione del terremoto, e qui a lungo rimaste, il patrimonio di conoscenze ed esperienze trasmesse, nonchè le relazioni sociali intrecciate con la popolazione locale, hanno finito per cambiare completamente i connotati di Lioni, che da borgo di antiche tradizioni agricole (latticini, butirri, caciocavalli) ed artigianali (laterizi, marmi e mobili), si è trasformato in attivo centro commerciale. Tuttavia, il "miraggio della società mercantile" è pericoloso, visto che, da un lato, Lioni non deve rinnegare il suo passato e presente di comunità legata alla terra, dall'altro, non c'è futuro se lo sviluppo discende dalla lenta agonia dei Comuni limitrofi. In più chiare parole, anzichè cullarsi sulle difficoltà dei vicini, calamitandone le risorse, lungimiranza imporrebbe di programmare uno sviluppo del territorio che ponga Lioni al centro di questo. Lioni è gemellata con Roma, Sezze, Piombino e le Province di Bergamo, Arezzo, Grosseto, Pistoia.

Dati essenziali: ubicata a 550 m s.l.m. ed a 48 chilometri da Avellino, Lioni si sviluppa nella zona più alta della valle del fiume Ofanto. I lionesi sono poco più di 6000, con andamento demografico negativo. Il Santo Patrono è S. Rocco, festeggiato il 16 agosto (con fiera). Altre feste religiose sono quella della Santissima Annunziata (25 marzo), di San Bernardino da Siena (20 maggio), della Madonna del Carmine (16 luglio). Lioni si raggiunge con la SS 7 e la SS Ofantina bis. Esiste anche la stazione ferroviaria, nel centro del paese, sulla linea Avellino-Rocchetta S. Antonio (ramo secco delle FFSS, la cui ventilata chiusura origina continue controversie).

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