Fenestrelle dov'è il problema???
Inviato: gio nov 01, 2007 2:05 pm
Fenestrelle: dal tubo maledetto ai colpi di mano
La valle del Fenestrelle ha un crudele destino. Essa rappresenta la civiltà della città, stratifica la sua storia, conserva arcani segreti che sono il vanto di un perfetto equilibrio ambientale. Lungo il Fenestrelle vi furono i primi insediamenti abitativi e, sul finire dell’Ottocento e agli inizi del Novecento, fu proprio lungo il torrente che sorsero importanti attività produttive, dai mulini all’industria della lana. L’acqua che vi scorreva si poteva bere e sulle rive del fiume la vegetazione era rigogliosa: vi germogliavano erbe rare utilizzate per curare i malanni. Gli avellinesi erano orgogliosi di questo fiume che alimentava gli antichi orti irrigui della città. Poi vennero gli anni del dopoguerra, della ricostruzione e della fame di abitazioni che legittimò la prima colata di cemento sulla città e nei paesi confinanti. La Valle del Fenestrelle si salvò perchè le periferie non ancora erano entrate nel giro inquietante della speculazione edilizia. Ma su di essa già si era proiettato l’occhio famelico dei signori del cemento. E gli effetti devastanti si ebbero negli anni successivi. Accadde che nel Fenestrelle, attraverso un tubo maledetto, dalla parte alta della città e dai comuni contermini di Monteforte e Mercogliano, si scaricava di tutto: il torrente era diventato una cloaca a cielo aperto. Chi scrive, insieme ad alcuni amici, ma comunque in grande solitudine e con la contrarietà dell’amministrazione comunale che poi fu costretta ad intervenire , dovette rendersi protagonista di una battaglia di civiltà che i lettori ricorderanno come la vicenda del «tubo maledetto». Fu allora che, percorrendo il torrente, restammo allibiti nel constatare che a qualche metro dalle rive del fiume stava sorgendo un primo mostriciattolo di cemento che nel futuro avrebbe finito per rompere l’equilibrio naturale dell’ambiente. Chi dette quelle licenze? Quali norme furono violate e con quali complicità? Quello fu un primo segnale inquietante, rimasto senza risposte. Il successivo è la costruzione di un viadotto di collegamento tra piazzetta Perugini e la variante. Utile o dannoso? E se necessario, è possibile trovare una soluzione che sia meno dannosa? Questa l’idea che ci aveva spinto, vista la netta chiusura dell’amministrazione Galasso a confrontarsi, a proporre un’iniziativa di dialogo e di confronto tra amministratori, associazioni, comitati e cittadini. Non ci eravamo, nè ci siamo, innamorati di un’idea, ma solo di favorire un dialogo franco e costruttivo. Stranamente il Comune si appropria della nostra iniziativa. Il che è assolutamente positivo.
Non abbiamo bisogno di appenderci medaglie al petto. Ma la cosa che ci indigna, e che oggi consegnamo alla città, è che, nonostante le nostre continue sollecitazioni agli amministratori, per favorire la più larga partecipazione, si decide, invece, chi deve partecipare al confronto con scuse puerili che ricordano tanto il tempo delle purghe e della illibertà.
Solo il fascismo agiva in tal senso. Chi, e perchè, ha paura di dialogare con la città reale? Il Fenestrelle è ancora degli avellinesi onesti e rispettosi della sua storia? Ogni mattina al Comune si svolge una conferenza stampa, a volte viene convocata ad horas. Ora perchè c’è necessità di accreditarsi entro un certo limite per partecipare? Noi per raccontare ai lettori ciò che accade in questa città, pur essendo rispettosi delle regole, non abbiamo bisogno di permessi e di analisi del sangue. E per questo stamane saremo al fianco di coloro che vogliono difendere la valle del Fenestrelle e non di chi vuol giocare a nascondino.

La valle del Fenestrelle ha un crudele destino. Essa rappresenta la civiltà della città, stratifica la sua storia, conserva arcani segreti che sono il vanto di un perfetto equilibrio ambientale. Lungo il Fenestrelle vi furono i primi insediamenti abitativi e, sul finire dell’Ottocento e agli inizi del Novecento, fu proprio lungo il torrente che sorsero importanti attività produttive, dai mulini all’industria della lana. L’acqua che vi scorreva si poteva bere e sulle rive del fiume la vegetazione era rigogliosa: vi germogliavano erbe rare utilizzate per curare i malanni. Gli avellinesi erano orgogliosi di questo fiume che alimentava gli antichi orti irrigui della città. Poi vennero gli anni del dopoguerra, della ricostruzione e della fame di abitazioni che legittimò la prima colata di cemento sulla città e nei paesi confinanti. La Valle del Fenestrelle si salvò perchè le periferie non ancora erano entrate nel giro inquietante della speculazione edilizia. Ma su di essa già si era proiettato l’occhio famelico dei signori del cemento. E gli effetti devastanti si ebbero negli anni successivi. Accadde che nel Fenestrelle, attraverso un tubo maledetto, dalla parte alta della città e dai comuni contermini di Monteforte e Mercogliano, si scaricava di tutto: il torrente era diventato una cloaca a cielo aperto. Chi scrive, insieme ad alcuni amici, ma comunque in grande solitudine e con la contrarietà dell’amministrazione comunale che poi fu costretta ad intervenire , dovette rendersi protagonista di una battaglia di civiltà che i lettori ricorderanno come la vicenda del «tubo maledetto». Fu allora che, percorrendo il torrente, restammo allibiti nel constatare che a qualche metro dalle rive del fiume stava sorgendo un primo mostriciattolo di cemento che nel futuro avrebbe finito per rompere l’equilibrio naturale dell’ambiente. Chi dette quelle licenze? Quali norme furono violate e con quali complicità? Quello fu un primo segnale inquietante, rimasto senza risposte. Il successivo è la costruzione di un viadotto di collegamento tra piazzetta Perugini e la variante. Utile o dannoso? E se necessario, è possibile trovare una soluzione che sia meno dannosa? Questa l’idea che ci aveva spinto, vista la netta chiusura dell’amministrazione Galasso a confrontarsi, a proporre un’iniziativa di dialogo e di confronto tra amministratori, associazioni, comitati e cittadini. Non ci eravamo, nè ci siamo, innamorati di un’idea, ma solo di favorire un dialogo franco e costruttivo. Stranamente il Comune si appropria della nostra iniziativa. Il che è assolutamente positivo.
Non abbiamo bisogno di appenderci medaglie al petto. Ma la cosa che ci indigna, e che oggi consegnamo alla città, è che, nonostante le nostre continue sollecitazioni agli amministratori, per favorire la più larga partecipazione, si decide, invece, chi deve partecipare al confronto con scuse puerili che ricordano tanto il tempo delle purghe e della illibertà.
Solo il fascismo agiva in tal senso. Chi, e perchè, ha paura di dialogare con la città reale? Il Fenestrelle è ancora degli avellinesi onesti e rispettosi della sua storia? Ogni mattina al Comune si svolge una conferenza stampa, a volte viene convocata ad horas. Ora perchè c’è necessità di accreditarsi entro un certo limite per partecipare? Noi per raccontare ai lettori ciò che accade in questa città, pur essendo rispettosi delle regole, non abbiamo bisogno di permessi e di analisi del sangue. E per questo stamane saremo al fianco di coloro che vogliono difendere la valle del Fenestrelle e non di chi vuol giocare a nascondino.

