Un luogo simbolo avellinese: il Poligono.
Inviato: lun lug 16, 2007 12:34 pm
Un luogo simbolo per svariate generazioni di giovani avellinesi è senza dubbio l’area del Poligono, in Contrada Macchia.
Area militare dismessa fin dalla fine degli anni ’50, venne immediatamente colonizzata dai ragazzi avellinesi che trovarono nello spiazzo oltre il fiume uno splendido campo di calcio.
Era una sorta di repubblica dei ragazzi, lontana dalle attività degli adulti e che surrogava meravigliosamente la cronica carenza si strutture sportive e ricreative della nostra città.
La zona era affascinante anche per la relativa difficoltà di raggiungerla: l’area infatti era recintata e attraversata dal fiume Fenestrelle e, per arrivare al campetto, bisognava azzardarsi a guadare l’inquinato corso d’acqua oppure scendere dalla collina e superare la recinzione nei punti in cui era bucata o leggermente sollevata (ci si infilava letteralmente sotto!). Alla fine bisognava persino calarsi lungo una breve scarpata (“o’ lemmetone a fore a’ sciorta”), che magari non sarà stata nulla di straordinario, ma che da piccoli faceva abbastanza impressione.
Un altro rischio era costituito da qualche incazzoso contadino del luogo, che arrivava persino ad inseguire, zappa alla mano, chi attraversava i suoi campi…
… insomma, raggiungere il Poligono era già un’impresa che aumentava il gusto della partita a pallone da giocare.
Negli anni ’70 e ’80, con la diffusione delle droghe, l’area del poligono divenne anche la meta preferita di diversi consumatori di Marijuana, mentre i ruderi del mulino a pochi metri di distanza cominciarono ad essere frequentati dagli eroinomani alla ricerca di luoghi appartati dove farsi uno squallido buco.
Ma la cosa non riguardava più di tanto noi ragazzini: quello dei tossici era un mondo ancora separato, “strano” e considerato lontano… anche se per molti poi fin troppo vicino… più dannatamente vicino di quanto si potesse pensare.
Sono almeno venti anni che non vado al Poligono. Non so cosa sia successo negli ultimi tempi, ignoro le trasformazioni che hanno interessato l’area e chiedo a chi di voi ne fosse a conoscenza di raccontarcele.
Leggerò con interesse i vostri contributi, ma lo stato attuale della zona confesso che non mi appassiona più di tanto. Ho un’immagine davanti agli occhi e non riesco a liberarmene: un gruppo di amici nel Poligono in un pomeriggio di primavera, una capanna costruita tra gli alberi, le patate in lenta cottura sotto la brace, le battute e le risate di un’età ancora spensierata…
… uno di quei ragazzini (che sorpresa!) ero io e il mondo, visto da quel minuscolo lembo di campagna, mi sembrava ancora immenso, bellissimo e sorprendente…
… ho perso tanto tempo fa quello sguardo, maledizione, e non so cosa darei per ritrovarlo.
Area militare dismessa fin dalla fine degli anni ’50, venne immediatamente colonizzata dai ragazzi avellinesi che trovarono nello spiazzo oltre il fiume uno splendido campo di calcio.
Era una sorta di repubblica dei ragazzi, lontana dalle attività degli adulti e che surrogava meravigliosamente la cronica carenza si strutture sportive e ricreative della nostra città.
La zona era affascinante anche per la relativa difficoltà di raggiungerla: l’area infatti era recintata e attraversata dal fiume Fenestrelle e, per arrivare al campetto, bisognava azzardarsi a guadare l’inquinato corso d’acqua oppure scendere dalla collina e superare la recinzione nei punti in cui era bucata o leggermente sollevata (ci si infilava letteralmente sotto!). Alla fine bisognava persino calarsi lungo una breve scarpata (“o’ lemmetone a fore a’ sciorta”), che magari non sarà stata nulla di straordinario, ma che da piccoli faceva abbastanza impressione.
Un altro rischio era costituito da qualche incazzoso contadino del luogo, che arrivava persino ad inseguire, zappa alla mano, chi attraversava i suoi campi…
… insomma, raggiungere il Poligono era già un’impresa che aumentava il gusto della partita a pallone da giocare.
Negli anni ’70 e ’80, con la diffusione delle droghe, l’area del poligono divenne anche la meta preferita di diversi consumatori di Marijuana, mentre i ruderi del mulino a pochi metri di distanza cominciarono ad essere frequentati dagli eroinomani alla ricerca di luoghi appartati dove farsi uno squallido buco.
Ma la cosa non riguardava più di tanto noi ragazzini: quello dei tossici era un mondo ancora separato, “strano” e considerato lontano… anche se per molti poi fin troppo vicino… più dannatamente vicino di quanto si potesse pensare.
Sono almeno venti anni che non vado al Poligono. Non so cosa sia successo negli ultimi tempi, ignoro le trasformazioni che hanno interessato l’area e chiedo a chi di voi ne fosse a conoscenza di raccontarcele.
Leggerò con interesse i vostri contributi, ma lo stato attuale della zona confesso che non mi appassiona più di tanto. Ho un’immagine davanti agli occhi e non riesco a liberarmene: un gruppo di amici nel Poligono in un pomeriggio di primavera, una capanna costruita tra gli alberi, le patate in lenta cottura sotto la brace, le battute e le risate di un’età ancora spensierata…
… uno di quei ragazzini (che sorpresa!) ero io e il mondo, visto da quel minuscolo lembo di campagna, mi sembrava ancora immenso, bellissimo e sorprendente…
… ho perso tanto tempo fa quello sguardo, maledizione, e non so cosa darei per ritrovarlo.