C'era una volta il Corso...
Inviato: dom mar 18, 2007 12:45 am
… ovvero… lo struscio infinito negli anni ’80…
… tutti noi “thirty and something” (in alcuni casi PARECCHIO something…) ricordiamo perfettamente la folla, anzi la VAGLIONERA, che popolava il Corso 7 sere a settimana.
Quanti caz.zi di chilometri abbiamo percorso in “scese” e “sagliute”…
… quanti giorni (mesi… anni!) di infiniti traccheggi appresso alla ragazza dei nostri sogni, perennemente paralizzati dall’imbarazzo e pienamente consapevoli che avevamo una sola possibilità per avvicinarci e che se l’avessimo bruciata per goffaggine o, peggio ancora, se l’oggetto dei nostri desideri si fosse trasformata improvvisamente in una zo....a maledetta e ci avesse fatto una risata in faccia, SAREBBE STATA LA FINE… SPUTTANATI A VITA CON CHIUNQUE…
… eh già… perché lungo il Corso tutti sapevano i caz.zi di tutti, ma nessuno di fatto si conosceva, perennemente bloccati in quella introversione tipicamente avellinese che rende i gruppi impermeabili ad acquisire nuove amicizie e trasforma le femmine in fortezze inespugnabili…
… a meno di non avere la chiave giusta, che di solito era la chiave di una moto o di un’auto (Camilla… perdonami la battutaccia misogina… ma lo sai anche tu che così andavano (vanno?) le cose…)…
… eppure, nessuno cedeva di un millimetro… tutti eravamo lì, ogni maledetta sera, ad officiare il solito rito…
… ‘na scesa, rigorosamente sul lato della Banca Popolare, dal Colletta fino all’incrocio con via Verdi, MAI oltre…
… e poi ‘na sagliuta, in senso inverso.
Ogni gruppetto aveva il suo punto di ritrovo, la sua base operativa… il mio era alla destra del pilastro di quel palazzaccio che devono abbattere, dove prima c’erano Bellafronte e Sport’s…
… dall’altro lato del pilastro si riuniva un gruppetto di metallari… abbiamo condiviso per anni uno spazio di pochi metri E NON CI SIAMO MAI PARLATI…
… anzi… noi li consideravamo degli sfigati e, probabilmente, loro pensavano lo stesso di noi…
… non avendo peraltro tutti i torti…
… del resto eravamo “figli di un portico minore”…
… infatti la vaglionera che contava, quella trendy, con i cinturoni tamarri El Charro, i jeans Valentino, le felpe Best Company, le Timberland con i calzettoni Burlington, avevano già occupato tutti i posti migliori sotto i portici della Banca Popolare…
… noi eravamo degli alternativi… bastava vedere la tuta con la quale ai tempi andavo in palestra: era una splendida Benetton che mia madre aveva pescato Dio solo sa come in una merceria e della quale andavo molto orgoglioso…
… finchè non mi resi conto che la scritta in realtà era BENELTON…
… insomma… il nostro posto era fra i paria metallari dei portici di Bellafronte, non certo fra i fighetti della Popolare…
… e così abbiamo trascorso gli anni ’80…
… in un infinito struscio…
… in uno sterile inseguimento della ragazza dei nostri sogni…
… con le immagini di “Breakfast Club” davanti agli occhi…
… i Simple Minds e gli U2 nelle orecchie…
… e mille confusi sogni nel cuore…
… che non si sarebbero mai realizzati…
… tutti noi “thirty and something” (in alcuni casi PARECCHIO something…) ricordiamo perfettamente la folla, anzi la VAGLIONERA, che popolava il Corso 7 sere a settimana.
Quanti caz.zi di chilometri abbiamo percorso in “scese” e “sagliute”…
… quanti giorni (mesi… anni!) di infiniti traccheggi appresso alla ragazza dei nostri sogni, perennemente paralizzati dall’imbarazzo e pienamente consapevoli che avevamo una sola possibilità per avvicinarci e che se l’avessimo bruciata per goffaggine o, peggio ancora, se l’oggetto dei nostri desideri si fosse trasformata improvvisamente in una zo....a maledetta e ci avesse fatto una risata in faccia, SAREBBE STATA LA FINE… SPUTTANATI A VITA CON CHIUNQUE…
… eh già… perché lungo il Corso tutti sapevano i caz.zi di tutti, ma nessuno di fatto si conosceva, perennemente bloccati in quella introversione tipicamente avellinese che rende i gruppi impermeabili ad acquisire nuove amicizie e trasforma le femmine in fortezze inespugnabili…
… a meno di non avere la chiave giusta, che di solito era la chiave di una moto o di un’auto (Camilla… perdonami la battutaccia misogina… ma lo sai anche tu che così andavano (vanno?) le cose…)…
… eppure, nessuno cedeva di un millimetro… tutti eravamo lì, ogni maledetta sera, ad officiare il solito rito…
… ‘na scesa, rigorosamente sul lato della Banca Popolare, dal Colletta fino all’incrocio con via Verdi, MAI oltre…
… e poi ‘na sagliuta, in senso inverso.
Ogni gruppetto aveva il suo punto di ritrovo, la sua base operativa… il mio era alla destra del pilastro di quel palazzaccio che devono abbattere, dove prima c’erano Bellafronte e Sport’s…
… dall’altro lato del pilastro si riuniva un gruppetto di metallari… abbiamo condiviso per anni uno spazio di pochi metri E NON CI SIAMO MAI PARLATI…
… anzi… noi li consideravamo degli sfigati e, probabilmente, loro pensavano lo stesso di noi…
… non avendo peraltro tutti i torti…
… del resto eravamo “figli di un portico minore”…
… infatti la vaglionera che contava, quella trendy, con i cinturoni tamarri El Charro, i jeans Valentino, le felpe Best Company, le Timberland con i calzettoni Burlington, avevano già occupato tutti i posti migliori sotto i portici della Banca Popolare…
… noi eravamo degli alternativi… bastava vedere la tuta con la quale ai tempi andavo in palestra: era una splendida Benetton che mia madre aveva pescato Dio solo sa come in una merceria e della quale andavo molto orgoglioso…
… finchè non mi resi conto che la scritta in realtà era BENELTON…
… insomma… il nostro posto era fra i paria metallari dei portici di Bellafronte, non certo fra i fighetti della Popolare…
… e così abbiamo trascorso gli anni ’80…
… in un infinito struscio…
… in uno sterile inseguimento della ragazza dei nostri sogni…
… con le immagini di “Breakfast Club” davanti agli occhi…
… i Simple Minds e gli U2 nelle orecchie…
… e mille confusi sogni nel cuore…
… che non si sarebbero mai realizzati…