CARLO MONTELLA – “NON E’ BEETHOVEN” – MEPHITE
Carlo Montella è un anziano scrittore, nato a Napoli e pisano d’adozione, che negli anni ’50 è stato una delle promesse più interessanti della letteratura italiana del dopoguerra.
Montella, da bambino, ha vissuto per alcuni anni ad Avellino, esattamente nella “Villa De Ruggiero” (esiste ancora: quella bella residenza signorile sul Viale dei Platani, nei pressi della Piaggio) e, nel romanzo autobiografico “Non è Beethoven”, lo scrittore racconta la sua infanzia in quella casa e nella nostra città, tra gli anni ’20 e i ’30.
Il libro, meritoriamente ripubblicato dalla piccola e attivissima casa editrice Mephite, è davvero molto bello. Il suo fascino risiede soprattutto nella inedita e affascinante rappresentazione dell’Avellino di quegli anni, quando la città “era tutta campagna”, vista attraverso gli occhi del bambino che la racconta e la descrive come un luogo tetro, grigio e inquietante, perennemente avvolto dalla pioggia, dal gelo di inverni infiniti e costantemente minacciato dalla presenza (reale o metafisica?) dei lupi che scendevano dalle colline circostanti in cerca di preda.
Un luogo, Avellino, fatto di freddo, di pioggia, di silenzi che mozzano il respiro, di ombre e rumori che si muovono nella notte dietro gli scuri serrati delle finestre, di vento che scuote gli alberi in gemiti di sofferenza…
… una città popolata da contadini duri, silenziosi, cupi e introversi, così lontana dai colori caldi, dal tepore rassicurante e dal chiasso delle strade attorno alla casa di Napoli del protagonista (ancora una volta noi non siamo napoletani)…
… una descrizione di Avellino quasi da fiaba gotica, che piacerebbe a Tim Burton, e che, personalmente, ho adorato.
Ma il romanzo è anche altro: critica del regime fascista e del conformismo borghese, denuncia sociale della povertà e dell’emarginazione dell’epoca, romanzo di formazione, struggente rievocazione della figura del padre…
… insomma: davvero un piccolo e misconosciuto gioiello che consiglio caldamente di leggere a tutti.
Peraltro l’autore, ormai ottuagenario, è stato l’anno scorso ospite di un dibattito organizzato nella Chiesa del Carmine dall’assessorato alla cultura del Comune di Avellino.
Ci sono stato e devo dire che è stata l’ennesima occasione persa per parlare di Avellino in maniera inedita e originale.
Infatti, alla presenza di uno scarno pubblico costituito prevalentemente da signore attempate, i relatori hanno avviato un lunghissimo ed incoerente sproloquio (riuscendo puntualmente a NON dire alcunché di sensato), dal quale si evinceva chiaramente che il romanzo NON l’aveva letto nessuno e che, probabilmente, nemmeno l’anziano autore ricordava bene di cosa parlasse…
… una delle ore più cacacaz.zi della mia vita… un vaniloquio noiosissimo ed interminabile…
… al termine del quale ho avvicinato Montella per chiedergli un riscontro delle mie impressioni sul suo romanzo e, quando l’anziano e cortese signore stava per rispondermi, qualcuno lo ha bruscamente trascinato via, in quanto era appena arrivato nientepopodimenochè un qualche assessore dei miei cogl.ioni (alla fine del dibattito: mica fesso…) e lo scrittore doveva assolutamente conoscere cotanto personaggio…
… checcaz.zo ci voliti fa’… la cultura ad Avellino è solo una bella utopia…
