Domani 2 febbraio la candelora
Inviato: gio feb 01, 2007 3:18 pm
Un rito che si ripete, si rigenera e si rinnova da secoli. Che pur ha subito, in tanto scorrere del tempo, cambiamenti e finalità ma che resta un appuntamento fisso per i devoti. Devoti della tradizione popolar/religiosa e devoti alternativi alla religiosità cattolica. Ancora una volta il sacro si confonde e si amalgama con il profano, ancora una volta il paganesimo raccontato e vissuto, travestito da cattolicesimo. Per raccontare di Mamma Schiavona bisognerebbe narrare due mondi che hanno camminato per secoli in maniera parallela. Questa bellissima icona bizantina, tra l’altro definita come la prima immagine del volto della Madonna, ha affascinato gli uomini, i grandi uomini della storia senza distinzione di culto i più recenti vanno da Pasolini a Karol Wojtyla. Si narra che la più brutta delle sette sorelle, o meglio delle sette Madonne campane, decise di allontanarsi dalla gente e di ritirarsi su di un monte, il monte Partenio che sovrasta la città di Avellino. Durante questa ascesa Mamma Schiavona divenne la più bella ma soprattutto la più miracolosa delle sorelle. La fama della sua miracolosità non si fermò in Irpina ma si allargò per tutta la regione tanto che per giungere al suo santuario, che si dic e essere stato costruito sui resti del tempio di Cibale, il popolo dei devoti da oltre sette secoli affronta un viaggio lungo e faticoso per chiederle la grazia. Il pellegrinaggio a Montevergine è forse uno dei pochi che non ha perso il suo prestigio e la sua ripetitività annuale, non è un pellegrinaggio che si è assottigliato nel tempo. Fino agli anni sessanta erano i carrettoni che partivano dall’agronocerino e dal napoletano, per incontrarsi ad Ospedaletto d’Alpinolo che fungeva da punto di raccolta, erano le processioni di gente che seguiva, si arrampicava su per l’unica mulattiera che portava in alto, dove in santuario era tanto vicino al cielo. Si vegliava la notte, si urlavano le “fronne” si pregava e si chiedeva la grazia. Poi si scendeva in pianura e la musica di devozione diventava festa con il suono delle tammorre. Mamma Schiavona è stata inoltre, invocata per decenni da tante donne che non riuscivano ad avere figli, la supplica era da donna a madre. È stata proprio questa sua particolarità che ha fatto della Vergine nera l’icona sacra preferita dai femminielli, un’immagine a cui a cui destinare i propri pensieri in forma di canto, di ballo o semplicemente di sorriso. La festa a Montevergine è divenuta nel tempo il ritrovo dei femminielli, che hanno portato colore li dove era solo folcklore. Dall’alba al tramonto si ritrovano lì tra gente che arriva da ogni parte d’Italia, simili tra diversi, preghiere tra prot e s t e . Presenza di norma tollerata dai padri Virginiani, se si esclude l’episodio dell’abate Tarcisio Nazzaro nel 2002 quando durante la processione in un impeto di ira scacciò i femminielli additandoli come “i mercanti che affollavano il tempio”.Forse unico episodio di scontro tra cattolicesimo e tradizione popolare durante la festa di mamma Schiavona. Festa spesso però anche strumentalizzata da chi cerca di aprirsi una vetrina su di un universo grande e neanche tanto parallelo e sotterraneo, vedi lo spettacolo di qualche anno fa del tran Luxuria, (oggi deputato!) ritenuto anche dai più permissivi eccessivo e troppo spregiudicato. Cosa altro succederà questo 2 febbraio? chi canterà più forte? I cantori della tradizione con le loro fronne o i femminielli con le loro “chiacchierate” a voce alta?
Luciana Cerreta
Luciana Cerreta
