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Referendum e scappare via....

gio dic 23, 2010 9:19 pm

Hanno detto sì da Scafati a Nocera Inferiore, da Atena Lucana a Cava de’ Tirreni, da Pagani a Paestum. Un numero di delibere sufficiente, secondo la legge, per avviare l’iter davanti alla Corte di Cassazione, che potrebbe portare, in qualche mese, all’indizione del referendum popolare consultivo. Promotore Edmondo Cirielli, parlamentare del Pdl famoso la prima legge che porta il suo nome in materia di prescrizioni, ma soprattutto per aver antipatizzato di recente con il ministro delle Pari opportunità a sua conterranea Mara Carfagna.
La nuova Regione dovrebbe coincidere con l’attuale territorio compreso nella Provincia di Salerno e sarebbe la prima in Italia senza altre unità amministrative che comuni e comunità montane, dato che i promotori puntano all’abolizione dell’amministrazione provinciale. Secondo Cirielli, che intende intitolare la nuova Regione allo storico principe Arechi (che fondò lo spettacolare castello che domina il capoluogo) già nella primavera 2011 si potrebbe tenere il referendum per la Regione del Principato. E nel 2015 si svolgerebbe il voto per l'elezione del primo Consiglio regionale post secessione dalla Campania.

L'obiettivo è alla portata, secondo i promotori. In Cassazione sono state presentate le 59 delibere consiliari comunali (i consigli rappresentano 429.734 abitanti, più di un terzo della popolazione residente nella provincia di Salerno). La Corte potrebbe esprimersi entro l'estate o anche molto prima, consentendo già nel mese di settembre 2011 (Cirielli si augura a primavera) di indire i referendum. Successivamente, nel 2012 partirebbe l'attività parlamentare dato che sarà il Parlamento a dover votare nei due rami le modifiche alla Costituzione (in particolare dell’articolo che indica il numero di Regioni italiane).


La campagna referendaria in provincia di Salerno è già partita: «Se portiamo a votare il 75% degli aventi diritto e il 90% vota a favore, allora sarà forte l'indicazione e il Parlamento potrà procedere rapidamente», dicono i promotori. A sostenere l’iniziativa anche altri gruppi che da anni puntano a modelli alternativi di secessione dalla Campania (dal Molisannio alla Grande Lucania e alla Nuova Silenia).



Tutti i gruppi di opinione che intendono staccarsi da Napoli guardano con favore all’iniziativa di Salerno, dato che un’eventuale accoglimento del progetto (che va avanti perché concentrato in un’unica provincia e su un numero limitato di comuni) consentirebbe rapidi ampliamenti verso Sud e verso Nordest della nuova Regione del Principato di Arechi. «Un territorio vasto che ha tutte le potenzialità per avere un’autonomia gestionale», dicono i promotori. «Con il federalismo possiamo avere un controllo sulle tasse sennò continuerà la spoliazione.


La riforma del titolo V e l’articolo 132 della Costituzione ci spalancano le porte. La nostra nuova Regione sarà la prima che nasce dal popolo. Come avevano già detto i padri fondatori della Nazione. Non come è accaduto con le altre Regioni italiane, decise a tavolino, nei salotti buoni della politica».

da il Mattino

Lo scrissi tempo fa che facevano sul serio....io adesso proporrei di aggregarci all'idea(non al nome...)perché vorrei stare più in compagnia dei pisciaiuoli che dei napoletani. Adesso mi direte che non ci azzacchiamo niente...etc....allaro facciamo la stessa cosa anche qui e ci mettiamo con chi è simile a noi....intendo cultura e tradizione....
Se non erro c'era un topic in merito........

Re: Referendum e scappare via....

gio dic 23, 2010 10:19 pm

Via dalla Campania, anche
Avellino si allea con Salerno
Referendum, raccolte di firme in Irpinia

SALERNO — Procede a passo spedito l'iter politico-amministrativo che dovrebbe concludersi con la nascita della nuova regione: questo pomeriggio a Palazzo Sant'Agostino sarà costituito il comitato promotore dell'iniziativa per il nuovo territorio regionale che potrebbe chiamarsi Longobardia o Principato di Salerno. A presiederlo il consigliere regionale, nonché esponente del gruppo Pdl-Principe Arechi in consiglio provinciale, Giovanni Fortunato. «In questo momento — dice Fortunato — ci sono tutte le condizioni previste dalla Costituzione per raggiungere il risultato di fare del Salernitano una regione a sé stante. Abbandonare Napoli, città afflitta da problemi che non si risolveranno mai, è l'unica possibilità che abbiamo per utilizzare le risorse dei nostri territori al fine di garantirne lo sviluppo e la crescita». Ma non c'è solo la costituzione del comitato promotore a dare ulteriore forza all'ipotesi secessionista: entro la fine della prossima settimana, infatti, altri quattro comuni del Cilento e del Vallo di Diano dovrebbero aggiungersi alla lista di quelli i cui consigli comunali hanno già approvato la delibera con cui si chiede la costituzione della nuova regione.

L'obiettivo è quello di raggiungere un numero di comuni pro-secessione tale da rappresentare almeno un terzo degli abitanti della provincia, presupposto indispensabile per la celebrazione del referendum che dovrebbe dar vita alla nuova regione. L'attivismo secessionista che si regista a Salerno, su impulso del presidente della Provincia Edmondo Cirielli, ha avuto immediata eco nella vicina Avellino. Anche qui, infatti, da tempo è presente un movimento d'opinione che punta a separare le sorti dell'Irpina da quelle dell'ingombrante capoluogo partenopeo. Il comitato per la «Regione dei due Principati», presieduto dal professore Vincenzo Martone ed attivo anche a Salerno, punta a costituire una nuova entità territoriale composta dalle province di Salerno, Avellino e Benevento. «Entro la fine dell'anno— spiega Martone— contiamo di raggiungere il quorum di comuni ed elettori necessario per arrivare al referendum. Questo è il risultato di un lavoro che dura da più di dieci anni e di una collaborazione sempre più intensa tra i comitati promotori dell'iniziativa che operano nelle tre province interessate». Arrivare alla "finis Campaniae" è inevitabile per Martone. «Con l'arrivo del federalismo fiscale — prosegue il presidente del comitato irpino — contano le risorse prodotte dal territorio e noi in Campania siamo costretti a fare i conti con un capoluogo come Napoli che assorbe molto più di quanto produce, il tutto a danno naturalmente delle altre province della regione. E' una situazione insostenibile cui speriamo di porre fine al più presto». Se sarà possibile costruire un percorso unitario tra i "secessionisti" salernitani e quelli avellinesi e beneventani è, però, ancora difficile a dirsi. Le delibere approvate dai comuni salernitani puntano alla costituzione di una regione formata dalla sola provincia di Salerno. E' questo, del resto, l'obiettivo indicato dallo stesso Cirielli che, tuttavia, non esclude di avviare un confronto con altre realtà territoriali pronte a lasciare la Campania, ma sempre e solo dopo la nascita del Principato di Salerno.

Clemente Ultimo
23 settembre 2010

Re: Referendum e scappare via....

ven dic 24, 2010 2:41 am

l'ho letto anche io... me lo auguro di tutto cuore una regione con salerno e benevento va + che bene..senza consigli provinciali ma con i comuni a gestire palmo a palmo i soldi... foss a maronn

Re: Referendum e scappare via....

mar dic 28, 2010 9:41 pm

MA PRINCIPATO DI CHE?
RE LI PISCI MUORTI CHE SE CHIAVINO NGULO?
O SAPITI CHE PE PASSA' O REFERENDUM ADDA VOTA PURE NAPOLI CASERTA AVELLINO E LE PROVINCE?
O SAPITI? E SECONDO VOI CI LASSANO FA NA REGIONE A LORO?
E CO CHI A CAPO
VICIENZO A LAMPADINA?

Re: Referendum e scappare via....

gio dic 30, 2010 10:08 am

Alfacolli ha scritto:MA PRINCIPATO DI CHE?
RE LI PISCI MUORTI CHE SE CHIAVINO NGULO?

CHE FINEZZA!

Re: Referendum e scappare via....

gio dic 30, 2010 1:46 pm

Euplio ha scritto:
Alfacolli ha scritto:MA PRINCIPATO DI CHE?
RE LI PISCI MUORTI CHE SE CHIAVINO NGULO?

CHE FINEZZA!


il dottore è il dottore :D :lol: :lol: :lol: la finezza nn è il suo forte :clapclap: :clapclap: :clapclap: :clapclap:

Re: Referendum e scappare via....

lun gen 17, 2011 5:27 pm

«Mai!». Al Carroccio può non piacere, ma l'esempio più luminoso dell'orgoglio longobardo arriva dal profondo Sud. Siamo a Salerno, è il 774, e Arechi II risponde così alla richiesta di sottomissione ai Franchi dopo che Carlo Magno aveva sconfitto a Pavia Desiderio, suocero di Arechi, e aveva cancellato dalle cartine la Langobardia Maior.
Arechi non è stato dimenticato, e ora vogliono intitolare a lui la futura regione di Salerno, la resurrezione del principato appena chiesta da 60 comuni della provincia che si vogliono staccare dalla Campania. L'idea è nata nella mente di Edmondo Cirielli, il presidente della provincia di Salerno che ideò e poi "ripudiò" la legge per accorciare i tempi di prescrizione ed evitare il carcere a Cesare Previti nel processo Imi-Sir, e ha subito avuto successo: la Cassazione deciderà il 1° febbraio sulla richiesta depositata da 54 comuni della provincia (420mila abitanti, 70mila più del quorum), e nel frattempo altre sette amministrazioni hanno approvato la delibera con l'adesione al progetto. Se tutto va come deve, Cirielli conta di affrontare il referendum a giugno, per poi imbarcarsi nella modifica costituzionale in Parlamento.
Oltre a Longobardi e principati, alla base della proposta ci sono due ragioni che non si trovano nei libri di storia ma sui giornali: «Essere accomunati a Napoli e ai suoi disastri sui rifiuti è un danno d'immagine che non possiamo più sopportare», spiega Cirielli che, mentre il capoluogo di regione passa da emergenza a emergenza, vanta per la sua provincia una percentuale svizzera (60,2%, quarto posto in Italia) nella raccolta differenziata. Poi, come in ogni secessione che si rispetti, c'è un problema di soldi: nei calcoli di Cirielli l'autonomia da Napoli vale almeno 500 milioni all'anno, perché «la provincia versa due miliardi di addizionali Irpef e Irap e ne riceve meno del 75% in termini di spesa e servizi».
All'indipendentismo cilentano guardano molti occhi interessati. Se il referendum darà la giusta spinta, giurano i promotori, molti sono pronti a salire sul treno della nuova regione, da Avellino a Benevento, ma in zona è tutto un ribollire di creatività geografica. A maggio, quando le ipotesi di cancellazione delle mini-province stavano per condurre sul patibolo quella di Isernia, la coordinatrice beneventana del Pdl, Nunzia Di Girolamo, aveva rispolverato la vecchia idea del Molisannio, una regione che dovrebbe unire Benevento al Molise; insieme a Moldaunia (Molise + Daunia, a nord della Puglia), Sannio-Irpinia-Cilento, Grande Lucania, non c'è confine ballerino che non abbia il proprio bravo comitato promotore. A Salerno guarda poi ovviamente il Grande Salento, che il 1° febbraio dovrà passare insieme agli indipendentisti salernitani lo stesso esame alla Cassazione per far partire la macchina referendaria.
Il referendum è il primo scoglio, perché per passare deve spingere al sì «la maggioranza degli elettori iscritti nelle liste elettorali dei comuni nei quali è stato indetto» (lo prevede la legge 352/1970). I problemi veri, però, vengono dopo. L'elenco delle regioni è scritto all'articolo 131 della Costituzione, e per cambiarlo serve una legge approvata quattro volte con i due terzi del Parlamento per essere messa al riparo da nuovi referendum conservativi.

Conoscono bene tutte le difficoltà i comuni che negli anni hanno accolto con plebisciti entusiasti l'idea di abbandonare Veneto o Piemonte per abbracciare le gioie dello Statuto speciale. San Michele al Tagliamento ha chiamato alle urne i propri cittadini nel 1991, ha ottenuto l'89% di voti per il passaggio al Friuli, è riuscito a far dichiarare incostituzionale la vecchia legge che imponeva il "sì" degli enti rappresentanti di almeno un terzo della popolazione delle regioni interessate. Nonostante tutte le vittorie, però, il comune rimane saldamente ancorato alla provincia di Venezia, come sono rimasti finora in Veneto Cortina e gli altri comuni dell'alto bellunese che hanno alle spalle una battaglia ventennale.
Con il via libera al referendum da parte di tutta la provincia di Belluno, ora la battaglia cambia di piano ma non si semplifica. «Invece di spingere per venire da noi – ha subito chiarito Luis Durnwalder, presidente della provincia di Bolzano e governatore di turno del Trentino Alto Adige – chiedano l'autonomia a Zaia e a Galan che, fino a prova contraria, sono molto vicini alla Lega e al Pdl, e quindi al governo».
Immediata la reazione dei bellunesi, che ieri hanno ricordato il «valore relativo» dei pareri (obbligatori ma non vincolanti) della regione di destinazione, ma l'eventuale convivenza non sarà facile. Con tutti i suoi vantaggi (i comuni trentini hanno entrate medie superiori dell'80-85% rispetto a quelli veneti, come ha ricordato ieri la Cgia di Mestre), lo Statuto speciale è un club d'élite, ed entrarci è complicato.
Più facile passare da una regione all'altra nei territori "normali", come testimonia il fatto che la Valmarecchia offre finora l'unico trasloco (dalle Marche all'Emilia Romagna) arrivato a destinazione. Un buon viatico per l'inquieto comune di Spinazzola, che da Bari è passato alla nuova provincia Bat (Barletta, Andria e Trani) e nei giorni scorsi ha minacciato di salutare la Puglia per andare in Basilicata contro la decisione della giunta Vendola di chiudere l'ospedale locale.

LA PROCEDURA

La Costituzione
L'articolo 132 della Costituzione (secondo comma) consente che province e comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una regione e aggregati a un'altra. Serve l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della provincia o delle province interessate e del comune o dei comuni interessati, espressa in un referendum.
E l'approvazione di una legge,
sentiti i consigli regionali.
La legge attuativa
In base alla legge 352 del 1970, applicativa del dettato costituzionale, se il referendum è approvato, il ministro dell'Interno, entro 60 giorni dalla pubblicazione nella «Gazzetta ufficiale» del risultato del voto, presenta al Parlamento il disegno di legge per lo spostamento delle province o dei comuni.
Se la proposta non è approvata,
non può essere rinnovata prima che siano trascorsi cinque anni.
La semplificazione arrivata dalla Consulta
Con la sentenza 334 del 2004, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo 42 della legge 352, giudicando troppo complessa la procedura prevista per indire i referendum finalizzati ai distacchi territoriali. Di fatto, questa pronuncia ha semplificato e sbloccato i referendum

da ilSolo 24ore
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