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Paese che vai...Storia che trovi.
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MasterLupo
Iscritto il: mer mag 11, 2005 11:29 pm Messaggi: 8451 Località: Benevento
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 Paese che vai...Storia che trovi.
L'Irpinia è vasta,perchè non dedicare un post dove parlare dei più svariati paesi che compongono la nostra terra(dico nostra perchè ormai sono irpino anch'io  ).L'intento è quello di scoprire un pò la storia,la vità,le curiosità dei paesi che compongono la nostra provincia.
Incominciamo con...
_________________ PUGLIESE NON E' IL MIO PRESIDENTE
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| dom gen 07, 2007 11:36 pm |
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MasterLupo
Iscritto il: mer mag 11, 2005 11:29 pm Messaggi: 8451 Località: Benevento
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LIONI
La Storia
Lioni fu certamente uno dei tanti " vici ", nei quali vivevano gli abitanti di Ferentino. Non è dato di sapere che cosa avvenne in questo borgo, dopo la distruzione della città capoluogo e della sua città compagna, che fu Oppido. Lo stesso Livio però scrisse che gli abitanti di alcune città dei dintorni avevano deciso insieme di darsi alla fuga e le parole dei prigionieri risultarono veritiere. Anche la popolazione di Lioni dovette trovare scampo nella fuga per evitare la morte o la prigionia. Il Sannio-Irpino andava così sempre più svuotandosi : il senato romano pensò allora di ripopolarlo , facendo trasferire in dette terre i Liguri Apuani, tribù ribelli che soltanto dopo una lunga e difficile guerra furono domate dai consoli Cornelio e Bebio. Quarantamila famiglie in un primo momento, e settemila in seguito, furono costrette a lasciare le proprie terre ed a trasferirsi in Irpinia, divise in quattro colonie : la quarta occupò la valle del Calore e l'alta valle dell'Ofanto , installandosi nei vecchi territori di Ferentino sulla sinistra dell' Ofanto ( in latino Aufidus ), nell'anno 182 avanti Cristo. I territori di Oppido , sulla destra appunto dell ' Ofanto formarono dapprima " l' agro Ferentino" ( ager ferentinus) e quando in seguito , non coltivati, divennero pieni di alberi, assunsero il nome di " bosco Ferentino " (nemus ferentinum ). Il "vico" de " li liuni " era sorto lungo il torrente, che oggi porta il nome di "Vallone di S. Bernardino", nel rione che in seguito si chiamò " Fontana Vecchia" . Lungo le due colline , a sinistra e a destra del torrente , sorsero infatti i primi abituri, costituiti nella maggior parte da "grotte" scavate alle falde della collina , detta poi di S. Bernardino. Molte di dette grotte esistono ancora, anche se negli anni che vanno dal 1950 al 1970 furono in gran parte chiuse o adattate a stalle e cantine. A mano a mano si estese a ridosso delle due colline e raggiunse verso oriente , il rione Spirito Santo fino a " li fuossi " , lArco dell'Annunziata e, deviando verso nord , le mura del " Forte Caracciolo" , la Via Torricella e Via Irpina: quest'ultima fu la strada principale di Lioni dei primi secoli. Questa fu l'antica Lioni fino al 1300 circa: tutti gli altri rioni sorsero in epoche sucessive , specialmente dopo che gli Oppidani si trasferirono a Lioni. Fu edificata allora la Cappella dell'Annunziata e , a breve distanza , la " Palazzina del principe ", rimasta inalterata fino a pochi anni or sono . Furono costruite gradatamente tutte le case che del rione Caselle ; le case del rione S. Carlo e del rione S.Rocco. Negli ultimi decenni poi Lioni si è ampliata lungo Via Appia e Via Comm. Ronca, per ultimo è sorto il il rione S. Bernardino. Questo in sintesi, ma dei primi secoli di vita di Lioni nessun documento scritto è stato tramandato, il primo rimonta all'anno 833 dell'era cristiana. Premesso che Lioni viene chiamata nei vecchi documenti anche Liuni, Leoni, Leonum, Leonibus , Terra Leonum. Il Principe Sicardo di Salerno concesse a Wilirona Badessa di S. Sofia, nell'anno 833 una Corte in Leoni su richiesta di Azzone, suo parente e familiare, e di Vito, che era il preposto della Badia di S. Sofia. Leoni fu concesso in Corte col Gualdo , detto Carbarezze, che era lungo due miglia e largo un miglio. Detto gualdo forse abbracciava la zona boscosa che partendo dal " Castello di Paola" , passava per la " Fontana de lo Paccio" e andava a finire a Vallicella. L'atto di cessione di Lioni fu scritto dal notaio Teodorico nell'aprile del primo anno del principato di Sicardo, undicesima indizione. Da tale documento appare chiaro che Leoni, cioè Lioni, era un casale autonomo ed aveva un proprio territorio, che si aggirava intorno ai tremilatrecento tomoli. Per questo limitato territorio non divenne un feudo a sè. Lioni era un comune autonomo e indipendente, come è dimostrato dalla sua cessione in corte alla Badessa di S. Sofia: il diploma di Sicardo infatti non fa seguire alla parola "Leonum" alcuna specificazione o determinazione. Sul territorio lionese sorsero castelli e torri, di cui ancora si possono vedere le vestigia, così in contrada "La Torre", come sulla sinistra dell'Ofanto, presso la piccola cascata di "Gorgosavo". Tra l'833 e il 1100 si ebbe il periodo più tormentato per queste terre: oltre ai terremoti e alle guerre dei Longobardi, furono in questi luoghi i Saraceni, che tanti disastri e lutti operarono dappertutto fino a quando nel 1076 Roberto il Guiscardo, dopo averli annientati, impose il dominio normanno, stabilendosi a Melfi. Nel 1130 ebbe inizio il Regno delle Due Sicilie per opera di Ruggiero, Re dei Normanni, che ebbe l'investitura dall'antipapa Anacleto II e che sottrasse il Ducato di Benevento ai Longobardi. Verso il 1250 gli abitanti di Oppido Nuovo cominciarono a trasferirsi nel Casale di Lioni, l'esodo continuò per tutto il secolo, tanto da suscitare la reazione di Giacomo de Oppido, suffeudatario della Contessa di Apice, contro la feudataria di S. Angelo dei Lombardi, che li allettava a trasferirsi a Lioni, che dipendeva da lei. Il reclamo fu fatto nel 1298: nel 1296 gli abitanti di Oppido vennero alleggeriti di tasse ed imposte. Ma questo non bastò, poichè nel 1297 Filippo Frainella, nuovo suffeudatario di Oppido, espose alla Regia Corte che il suo territorio di giorno in giorno si andava spopolando, perchè i vassalli si trasferivano nel casale "li Liuni". Ormai l'Ofanto non segnava più la divisione fra Lioni e Oppido, ma diventava un anello che li univa nuovamente, come al tempo di Ferentino, avendo avuto la stessa origine. Tra il 1300 e il 1400; inoltre anche la peste del 1326 e i terremoti, che dal 990 in avanti colpirono queste contrade, contribuirono a far sì che gli abitanti superstiti riparassero in Lioni. Forse anche la paura di rappresaglie da parte dei fautori di Luigi, Re d'Ungheria, che venne a Napoli per vendicare l'uccisione di suo fratello Andrea, marito della Regina Giovanna II (1345), contribuì a far trasferire a Lioni gli ultimi abitanti del Piano d'Oppido. Giovanni Zurulo, nella lotta che si accese tra Aragonesi e Angioini il conte fu prima con gli uni e poi con gli altri, opportunista e voltacasacca sempre, finchè "lo fecero uccidere dentro lo letto" tagliandolo a pezzi. Suo figlio Salvatore Zurulo, " Conte di Lioni, Monticello, Morra, Guardia, Oppido (feudo disabitato), Andretta e Fossaseca con Rocca S. Felice" non avendo voluto cederla agli Orsini provoco' le ire della Regina Giovanna II. Il conte Ser Giovanni Caracciolo del Sole di Avellino (noto drudo della Regina, fatto poi da lei assassinare la sera del 19 agosto 1431), acquisto' per diecimila ducati la Contea, che l'anno successivo cedette al fratello Marino. Questi fu un grande diplomatico e un valoroso condottiero in guerra: costruì a Lioni una fortezza, nota col nome di "Forte Caracciolo", che venne poi ceduta al Comune di Lioni. Nel napoletano si riaccese la guerra fra i partigiani degli spagnoli e quelli dei francesi. La guerra ebbe breve durata, ma fu violenta e crudele. Fu questa la più grande calamità, sofferta da Lioni nel corso dei secoli. Fu in tale frangente che vennero distrutti il "Forte Caracciolo" e la primitiva Chiesa a croce greca, che sorgeva leggermente più a sinistra e più a sud ovest dell'attuale Chiesa Madre che venne costruita nel 1580 sulle rovine del detto Forte o Castello, che dir si voglia. Puo' darsi che pure in questa occasione venne distrutto il "Convento di Benedettine". Certamente durante un incendio andarono distrutti tutti i documenti che riguardavano Lioni antica e quei pochi che potettero essere salvati finirono sotto le macerie causate dai terremoti del 1694 e del 1732. E così Lioni venne messa a ferro e fuoco dalla ferocia di un mostro, proprio mentre il mondo intero festeggiava la scoperta dell'America ed augurava un avvenire più lieto per l'umanità e costumi più raddolciti. Frattanto l'Università della Terra di Lioni si sollevava dalla grave sciagura e provvedeva a riparare non soltanto le abitazioni, ma anche la Chiesa. E così la più antica campana, fusa nel 1494, potè chiamare, con il suo noto suono argentino, i superstiti alla preghiera e infondere nei loro cuori il coraggio necessario a vivere e la rassegnazione cristiana. La popolazione, che si era assottigliata nel 1496, continuo' a diminuire nel 1527 a causa della peste: nel 1532 gli abitanti si ridussero a soli 1104. La Chiesa Matrice, che è stata sempre municipale, come è anche adesso, ossia con patronato dell'Università della Terra di Lioni, danneggiata ancor più dal terremoto del 1536 e resa pericolante dal terremoto del luglio 1561, venne demolita. La nuova Chiesa Matrice venne consacrata nel 1580 e riconsacrata l'8 luglio 1702. Da una statistica ufficiale (scrivono G. e L. Sansone) rileviamo che Lioni nel 1532 contava 1104 abitanti, che nel 1656 questi salirono a 2112. Pero' proprio nel 1656 la peste decimo' la popolazione . Dal "Libro dei Morti" di quel tempo si possono ricavare la data d'inizio, il rincrudimento e la data dell'ultimo caso di peste a Lioni. L'epidemia duro' esattamente un anno:dal 1° luglio 1656 al 30 giugno 1657. Un tal Ferrante Ricca, per essere venuto da Napoli appestato, diffuse il contagio fra la popolazione. Dopo otto giorni dal suo ritorno, il 9 luglio 1656 morì dentro Santa Maria del Piano. L'elenco dei morti continua, mentre la peste infuria e miete sempre più le sue vittime. I morti di peste, anche a Lioni, non vennero sepolti nelle fosse comuni delle Chiese, ma nella campagna fuori " le mura della Terra": quelli che morirono nelle dimore campestri, nella maggioranza dei casi furono seppelliti nelle vicinanze delle abitazioni stesse, all'ombra di qualche albero. E' da ammirare lo spirito di abnegazione, dimostrato dall'allora Arciprete D. Francesco Antonio Ronca, che noncurante del morbo non solo confesso', amministro' i sacramenti e reco' il suo conforto spirituale a molti appestati, ma trascrisse anche le loro ultime volontà, che risultano infatti nel detto libro. Nessun danno subì Lioni per il terremoto del 9 novembre 1680 e per quello del 5 giugno 1688, che rasero al suolo S. Angelo dei Lombardi. Nel 1694 Lioni ebbe 45 vittime a causa del terribile terremoto, che demolì fin dalle fondamenta paesi e città. La Chiesa Matrice venne ricostruita nelle parti crollate, come pure le case private. La vita si stava normalizzando, quando il 29 novembre 1732 un nuovo spaventoso terremoto provoco' nuovi danni alle abitazioni e fece crollare la Chiesa Madre e tutte le altre cappelle. Nel 1742 venne riaperta al culto la Chiesa dell'Annunziata; nel 1743 la Chiesa Madre,; nel 1748 venne riedificata la cappella di S. Antonio; nel 1759 quella di S. Carlo e nel 1785 venne ingrandita la Chiesa di S. Rocco, mentre non venne più costruita la cappella del Carmine, che era all'ingresso del Cimitero di S. Rocco. Nel 1734 don Carlo dei Borboni aveva occupato Napoli e, dopo aver liberata l'Italia Meridionale e la Sicilia dai Tedeschi, era stato riconosciuto il 19 novembre 1735, con la pace di Vienna, Re di Napoli e di Sicilia. I Borboni rimasero al potere fino al 1860, salvo la breve interruzione del governo napoleonico. Infatti nel 1805 Napoleone dichiarò decaduti i Borboni, mentre nel 1806 Giuseppe Bonaparte diventò Re di Napoli ed abolì la feudalità. In quell'anno, l'8 agosto, Avellino ridiventò capoluogo della Provincia di Principato Ultra. Tra il 1800 e il 1810 prosperò il fenomeno del brigantaggio, combattuto dal nuovo Re Gioacchino Murat, che tra l'ottobre e il dicembre del 1810 riuscì a ristabilire l'ordine, avendo fatto giustiziare o imprigionare circa 1200 briganti. Tra questi ve ne furono alcuni, che - appena presi - furono legati, appesi ad un anello di ferro, ben fissato alla parete settentrionale esterna della Chiesa di S. Rocco, ed ivi giustiziati. Il 16 febbraio 1818 venne stipulato un Concordato tra la Santa Sede e il Regno delle Due Sicilie, che venne pubblicato il 13 agosto 1819 col "Breve Impensa", che modificò in parte la legislazione esistente. Il Concordato sostituì leggi e decreti anteriori, riguardanti - tra l'altro - la religione, l'insegnamento e i beni ecclesiastici e delegò agli Arcivescovi, Vescovi od Ordinari dei luoghi la facoltà della collazione al di qua del Faro. Nel 1848, a causa di continui tumulti, molti cittadini lionesi vennero processati e furono " emesse sentenze contro persone che professavano idee liberali" Nel 1860, cacciati i Borboni, venne istituita la Guardia Nazionale, mentre coloro che non vollero accettare la liberazione, si dettero alla macchia e divennero dapprima partigiani borbonici e poi briganti. Frattanto le locali autorità amministrative cercarono di superare questi anni critici, aumentando la difesa dei cittadini. Il 2 giugno 1872 la Giunta Municipale di Lioni, con delibera n. 15, approvò a voti uniformi di "offrire e pagare in favore del Consorzio Nazionale la metà del fondo stanziato nel Bilancio Comunale ... per la Festa Nazionale dello Statuto..., e propriamente lire dieci, e ciò in segno di caldi sentimenti di patriottismo da parte di questo Municipio". Nel 1897 la linea ferroviaria Avellino - Rocchetta S. Antonio lambì Lioni e diede nuovo incremento alla vita paesana, anche perchè dalla stazione lionese dovettero servirsi (ed ancora oggi si servono ) gli abitanti di Caposele e di Teora. L'8 giugno 1908 Vittorio Emanuele III, re d'Italia, e la regina Margherita pernottarono nel treno alla stazione di S. Angelo L., che è in territorio di Lioni: essi si recarono a visitare alcuni paesi danneggiati dal terremoto, specialmente Calitri. Nel 1910 la luce elettrica suscitò nella popolazione ammirazione ed esultanza: l'avvenimento fece passare in secondo ordine anche le beghe paesane e per alcuni giorni divenne l'unico argomento delle conversazioni. Nel 1914 vennero approvati i progetti per l'acquedotto e per l'edificio scolastico, che non poterono essere mandati ad effetto a causa della prima guerra mondiale, che l'anno successivo vide l'Italia in armi. Si ebbe così un periodo di stasi nelle opere pubbliche, interrotta solo dalla costruzione del campanile, accanto alla Chiesa di S. Rocco, nel 1916. Le amministrazioni, che si succedettero dopo la prima guerra mondiale, diedero maggiore impulso alla costruzione di opere pubbliche e si dedicarono innanzi tutto ad estendere le fognature ed a pavimentare un gran numero di strade interne. Nel 1921 venne approvata la delibera per la costruzione di un "Monumento ai Caduti" della guerra 1915 - 18 per L.2000. La statua in bronzo venne poi eseguita dallo scultore Ennio Tomai, abruzzese. Nel 1922 venivano approvati il "Capitolato d'appalto per la costruzione dell'acquedotto e norme per la gara". Fu questa l'opera, che ridonda in modo particolare ad onore dell'amministrazione del tempo, con a capo il Sindaco D'Urso Dott. Antonio, che seppe così sopperire alla carenza di acqua. Dopo un periodo burrascoso, che va dal primo novembre 1928 fino al 29 luglio 1933, in cui si alternarono ben dieci tra podestà e commissari prefettizi, venne nominato podestà il Direttore didattico Ricca Vitale, che per più di quattro anni resse le sorti del Comune. In quegli anni Lioni si arricchì della casa dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia (O.N.M.I.), del Consorzio Antitubercolare e dell'Edificio Scolastico "Teodoro Capocci", che però non venne ultimato e solo dopo la seconda guerra mondiale, e precisamente il sette gennaio 1948, potè accogliere le scolaresche, che fino a quel momento erano state sistemate in separati locali di fortuna, quasi tutti a pian terreno. Il Prof. Ricca pensò a dare assetto al "Largo Croce". Alla Piazza della Vittoria seguì il Viale S. Rocco con marciapiedi e sedili; ebbe un piccolo assestamento la piccola Villa Comunale, abbellita sul davanti da una vasca monumentale con due artistici leoni ai lati. Quest'ultima venne demolita, circa dodici anni or sono, non per far posto, come si disse, all'attuale Monumento ai Caduti (opera molto modesta in confronto alla fontana zampillante, che era stata sempre l'attrattiva degli abitanti di Lioni e dei turisti), ma solo per far scomparire i resti di un passato che nonostante tutto, ha lasciato le sue tracce nella storia della Patria. Per calmare in parte il malcontento della cittadinanza per quell'atto vandalico, venne fatta costruire nel 1961 la piccola vasca circolare. Per volontà del benefattore Rev/do D. Felice Perrone sorse su terreno comunale ceduto dall'amministrazione alcuni lustri or sono, cioè nell'anno 1949, il "Convento Francescano di S. Rocco", affidato ai Frati Minori. In questi ultimi anni, e specialmente nel biennio 1970 - 71, molte strade furono selciate, altre furono asfaltate; furono riattate insieme con la Chiesa Madre e col campanile anche la Chiesa di S. Rocco, il Santuario di S.Maria del Piano e la Cappella di S. Bernardino. Venne quasi ultimato l'edificio per una moderna Scuola Materna Statale a tre sezioni. Benedisse i locali l'arciprete Calvanese Antonio; tagliò il nastro tricolore la gentile madrina signora Chieffo- Palmieri. Oggi Lioni si presenta al visitatore come una pittoresca e accogliente cittadina, con strade pulite e ben tenute, che permettono al centro un traffico intenso e che danno la possibilità di raggiungere facilmente le varie contrade di campagna.
Alcune immagini
Curiosità
Alcune poesie di Lioni
Mena lo viento
Mena lo viento e lassalo menà
pe l'aria non se pote mantene'
re male lenghe lassele parlà
addò non vota lo pensiero a te.
Questa è la strada de' mali consigli
non se re vonno fa' l'affari loro:
Pozzano restà senza de figli
sta guagliotta me vonno fa' lassà
Mena lo viento e lassalo menà
dicitamminne quanto vui vulite
vene no iuorno e nui facimme pace,
o male lenghe, a lo 'nfiermno iarrite
Anna
O tu figliola ca te chiami Anna
lo nome te la misso la Madonna
So crocrettino ca portavi 'nganna
stava appoggiato miezzo a doi colonne
Passa lo tuo amore e te lo domanda
O figliu'lo, chi t'ha dato so fiore ?
L'aggio pigliato su lo pietto de Anna,
addò se danno li vasi d'amore.....
***
Canto dell' innamorato
Voglio cantane appiedi a sto palazzo
non me ne curo ca ngeia l'altezza:
Cade na preta 'nterra e me scafazza
Io moro e non vedo re toi bellezze
Tu m'hai legato co no verde laccio
no capello de ste bionde trezze,
se ngè arrivo a venì mmiezzo a se brazze,
voglio morì co ti pe' a contentezza
***
Amore contrastato
Amore mio come volimo fane
non ne potima amane tutt'e dui
non ne potimo na vota parlane
messe nge l'hanno re guardie pe nuie
Nui la gente l'avima fa schiattà
l'amore sima fane tutt'e dui
e, quanno iamo a la chiesa a sposà,
l'uocchi tui e li mii so lampe d'oro;
L'uocchi tui e li mii so doi faville
faran morì l'amante a li flagelli.....
D'oro son dorati li tui capilli,
non se ponno sommà quanto so belli
***
La ferita
Tu tiene l'uocchi comm'a doi schoppette,
vai sparanno lo iuorno e la notte
me n'hai data una mmiezzo a sto pietto
fatta me l'hai la ferita a morte
Sanco ca iessi da re mie ferite
dinto a na carafella conservato
iati ncapo de l'anno e la scoprite
Sanco de primo amore che te face
***
L' amante
Quanno passo da qua, io passo onesta
pe no' sembrrà al la gente ca n'amamo:
tu vasci l'uocchi io vascio la testa:
così nui fra de nui nge salutamo
L'uocchi de vera amante sonno onesti
amano da vicino e da lontano:
io lo porto come no ramaglietto
isso me porta come rosa 'n mano
_________________ PUGLIESE NON E' IL MIO PRESIDENTE
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| dom gen 07, 2007 11:36 pm |
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MasterLupo
Iscritto il: sab lug 02, 2005 12:08 am Messaggi: 9274 Località: 'no poco qua... 'no poco là...
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Vaglio'... te lo dico col cuore... tu sei molto più avellinese che tanti miei concittadini... 
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| lun gen 08, 2007 3:16 am |
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Lupo Galattico
Iscritto il: gio nov 03, 2005 1:38 pm Messaggi: 27235 Località: Rivoli (TO)
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LoneWolf ha scritto: Vaglio'... te lo dico col cuore... tu sei molto più avellinese che tanti miei concittadini... 
e mò te ne sei accorto 
_________________ SOSTENGO LA MIA CITTA' NON UNA MATRICOLA...
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| lun gen 08, 2007 9:40 am |
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MasterLupo
Iscritto il: sab lug 02, 2005 12:08 am Messaggi: 9274 Località: 'no poco qua... 'no poco là...
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A proposito di Lioni, recentemente è uscito "L'alba verrà", un romanzo ambientato nel paesino dell'Alta Irpinia nei giorni del terremoto dell'80 (Delta3 Edizioni, 13,50 euro).
L'autrice, Matilde Reppucci è ovviamente avellinese.
Il romanzo, lo dico subito, non è un capolavoro ma è comunque un interessante spaccato della Lioni pre-sisma...
... se vi va, dategli un'occhiata... 
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| lun gen 08, 2007 1:05 pm |
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MegaLupo
Iscritto il: ven gen 07, 2005 12:50 pm Messaggi: 14889 Località: Avellino - Salerno andata e ritorno
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dove sarai... sarò ha scritto: LoneWolf ha scritto: Vaglio'... te lo dico col cuore... tu sei molto più avellinese che tanti miei concittadini...  e mò te ne sei accorto 
proprio non ce la fai a rispondere anche per gli altri.
_________________ Io non posso giudicare nessuno. Non ho remore contro alcuno. Tuttavia penso sia giunto il momento che voi tutti iniziate a guardare voi stessi, e giudichiate la menzogna nella quale vivete.»
ho il dono dell'ubiquità!!!
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| lun gen 08, 2007 1:50 pm |
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MegaLupo
Iscritto il: ven gen 07, 2005 12:50 pm Messaggi: 14889 Località: Avellino - Salerno andata e ritorno
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dove sarai... sarò ha scritto: LoneWolf ha scritto: Vaglio'... te lo dico col cuore... tu sei molto più avellinese che tanti miei concittadini...  e mò te ne sei accorto 
proprio non ce la fai a rispondere anche per gli altri.
_________________ Io non posso giudicare nessuno. Non ho remore contro alcuno. Tuttavia penso sia giunto il momento che voi tutti iniziate a guardare voi stessi, e giudichiate la menzogna nella quale vivete.»
ho il dono dell'ubiquità!!!
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| lun gen 08, 2007 1:50 pm |
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Grande Lupo
Iscritto il: lun set 25, 2006 4:24 pm Messaggi: 1108 Località: LUCCA E BISACCIA
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a lioni fanno il frappe alla cioccolata che e buono.... e dopo il frappe tutti da de simone a comprare la maglietta dell avellino!!!!!!1
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| lun gen 08, 2007 4:49 pm |
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Grande Lupo
Iscritto il: mar set 06, 2005 11:47 pm Messaggi: 1471
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antonio88av ha scritto: a lioni fanno il frappe alla cioccolata che e buono.... e dopo il frappe tutti da de simone a comprare la maglietta dell avellino!!!!!!1 ahahah
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| lun gen 08, 2007 5:27 pm |
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Grande Lupo
Iscritto il: mar set 06, 2005 11:47 pm Messaggi: 1471
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e le altre storie??
peppe dai metti sant'angelo
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| lun gen 08, 2007 5:28 pm |
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MasterLupo
Iscritto il: sab lug 02, 2005 12:08 am Messaggi: 9274 Località: 'no poco qua... 'no poco là...
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Di seguito, vi riporto un articolo che scrissi qualche anno fa per un sito internet nazionale dedicato a Conza della Campania.
Conza della Campania oggi è un paesino di poche anime dell’Alta Irpinia, ai confini con la provincia di Potenza. Si trova in un luogo abbastanza remoto della provincia di Avellino, ma di una bellezza paesaggistica ed ambientale davvero sublime.
Il viaggiatore frettoloso che dovesse passare da quelle parti non avrebbe modo di rendersene conto, ma Conza è un paese dalla storia antichissima.
In epoca pre-romana è stata una delle principali città degl’Irpini, una tribù sannita che combatté in maniera eroica ed indomabile, durante tre lunghissime guerre, il crescente potere di Roma.
L’antica Compsa ebbe grande lustro anche in epoca romana: grazie alla sua posizione dominante su di un alto poggio a dominio delle sottostanti vie di comunicazione, divenne un importante base per il controllo di una vasta area, e si abbellì di templi e monumenti.
Conza accrebbe la sua importanza anche in epoca medioevale. Grazie alla sua posizione inespugnabile, divenne una delle principali fortezze Longobarde. Secondo stime fatte sulla base delle testimonianze dell’epoca, alcuni storici ritengono che Conza, con i Longobardi, sia arrivata a contare ben 10000 abitanti. Probabilmente la stima è un po’ esagerata ma la dice lunga sull’importanza della città, che divenne persino sede arcivescovile. In epoca longobarda, Conza ospitò anche una sorta di Disfida di Barletta ante litteram, quando Ranfone, detto il Conzino, sfidò a duello un arrogante soldato di Carlo Magno che aveva messo in dubbio il valore dei longobardi. Inutile dirvi chi vinse la singolar tenzone.
Fu proprio con l’arrivo di Carlo Magno che iniziò, purtroppo, il lento ed inarrestabile declino dell’antica e gloriosa città di Conza. Il re dei franchi ne ordinò la distruzione delle mura fortificate e, con esse, decadde anche il ruolo della città.
Ma la grandezza di Conza tramontò anche a causa di un nemico ben più potente di Carlo Magno. Nel 1456 un terribile terremoto la rase completamente al suolo e, di nuovo, la stessa cosa accadde nel 1694 e nel 1732. Non c’era proprio niente da fare: il paese, sempre più spopolato, veniva giù ad ogni sisma. La motivazione, oltre che per la violenza dei terremoti, era probabilmente data dal fatto che la collina sulla quale sorgeva Conza e che aveva fatto la fortuna ed il potere della città irpina, romana e longobarda, evidentemente amplificava le onde sismiche ed aggravava il bilancio dei danni. Eppure gli abitanti non si rassegnavano: ostinatamente ricostruivano il paese lassù dove era sempre stato e ricominciavano la loro vita.
Fino al 23 Novembre 1980.
L’ennesimo terremoto, l’ennesima distruzione.
Questa volta anche gl’indomiti abitanti di Conza si arresero e accettarono che il paese venisse traslocato qualche chilometro a valle, in un punto meno soggetto alle bizze del suolo irpino. Fu così costruita la Nuova Conza, brutta e senz’anima, come ben potete immaginare.
Mi sono interessato alla storia di quei luoghi da quando, in un ventosissimo giorno di Pasquetta del 2000, decidemmo con degli amici di visitare le rovine della vecchia Conza. Sono ancora lì, sulla collina dove il paese è sempre stato. La soprintendenza archeologica ha compiuto degli scavi ed ha portato alla luce il basolato del foro romano, i resti di una basilica e molto altro, anche d’epoca medioevale, a testimoniare il sovrapporsi delle dominazioni. E’ in programma la costituzione di un Parco Archeologico, ma siamo in Italia, per cui campa cavallo.
Molte delle macerie del terremoto sono state sbancate ed è rimasto solo lo scheletro delle case e dell’enorme Cattedrale che, fino al 1980, era la meta della Processione delle Maggiaiole, le vergini del paese di S.Andrea, che compievano a piedi il lungo tragitto fino a Conza. Sulla sommità del paese, l’immagine più emozionante: il giardino comunale, con al centro la fontanella in pietra, intatto come se Conza non fosse un paese fantasma, come se, da un momento all’altro, gli abitanti dovessero tornare e sedersi sulle panchine come un tempo. Come faccio a spiegarvi l’emozione di percorrere strade silenziose e senza vita nelle quali per millenni la gente aveva consumato i suoi amori e le sue tragedie e che ormai erano percorse solo dall’eterno soffiare del vento? Una Pompei minore del terremoto del 1980, questo è oggi Conza.
L’unica speranza è che gli abitanti del paese insegnino ai loro figli la storia della loro terra e gli trasmettano l’amore e la devozione per la loro storia. Solo così sarà possibile preservare quel tesoro che adesso giace sulla collina silenziosa.
Sono un appassionato di fotografia e quel giorno di Pasquetta del 2000 feci diverse foto. La più bella la scattai quando, al termine di quella giornata di vento e nuvole, il sole fece finalmente capolino ed illuminò con delle spettacolari lame di luce quel lembo d’Irpinia bellissimo e sfortunato. Penserete che sono un fesso, ma l’ho considerato come un buon presagio.
Vi chiedo scusa per essermi dilungato, spero in maniera non troppo tediosa, ma, credetemi la storia di Conza doveva essere raccontata.
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| lun gen 08, 2007 11:52 pm |
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Lupo Galattico
Iscritto il: gio nov 03, 2005 1:38 pm Messaggi: 27235 Località: Rivoli (TO)
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ARBATAX1 ha scritto: dove sarai... sarò ha scritto: LoneWolf ha scritto: Vaglio'... te lo dico col cuore... tu sei molto più avellinese che tanti miei concittadini...  e mò te ne sei accorto  proprio non ce la fai a rispondere anche per gli altri.
pure tu nn scarzei...
devi mori pazzo 
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| mar gen 09, 2007 12:45 am |
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Lupo Galattico
Iscritto il: gio nov 03, 2005 1:38 pm Messaggi: 27235 Località: Rivoli (TO)
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LoneWolf ha scritto: Di seguito, vi riporto un articolo che scrissi qualche anno fa per un sito internet nazionale dedicato a Conza della Campania.
Conza della Campania oggi è un paesino di poche anime dell’Alta Irpinia, ai confini con la provincia di Potenza. Si trova in un luogo abbastanza remoto della provincia di Avellino, ma di una bellezza paesaggistica ed ambientale davvero sublime. Il viaggiatore frettoloso che dovesse passare da quelle parti non avrebbe modo di rendersene conto, ma Conza è un paese dalla storia antichissima. In epoca pre-romana è stata una delle principali città degl’Irpini, una tribù sannita che combatté in maniera eroica ed indomabile, durante tre lunghissime guerre, il crescente potere di Roma. L’antica Compsa ebbe grande lustro anche in epoca romana: grazie alla sua posizione dominante su di un alto poggio a dominio delle sottostanti vie di comunicazione, divenne un importante base per il controllo di una vasta area, e si abbellì di templi e monumenti. Conza accrebbe la sua importanza anche in epoca medioevale. Grazie alla sua posizione inespugnabile, divenne una delle principali fortezze Longobarde. Secondo stime fatte sulla base delle testimonianze dell’epoca, alcuni storici ritengono che Conza, con i Longobardi, sia arrivata a contare ben 10000 abitanti. Probabilmente la stima è un po’ esagerata ma la dice lunga sull’importanza della città, che divenne persino sede arcivescovile. In epoca longobarda, Conza ospitò anche una sorta di Disfida di Barletta ante litteram, quando Ranfone, detto il Conzino, sfidò a duello un arrogante soldato di Carlo Magno che aveva messo in dubbio il valore dei longobardi. Inutile dirvi chi vinse la singolar tenzone. Fu proprio con l’arrivo di Carlo Magno che iniziò, purtroppo, il lento ed inarrestabile declino dell’antica e gloriosa città di Conza. Il re dei franchi ne ordinò la distruzione delle mura fortificate e, con esse, decadde anche il ruolo della città. Ma la grandezza di Conza tramontò anche a causa di un nemico ben più potente di Carlo Magno. Nel 1456 un terribile terremoto la rase completamente al suolo e, di nuovo, la stessa cosa accadde nel 1694 e nel 1732. Non c’era proprio niente da fare: il paese, sempre più spopolato, veniva giù ad ogni sisma. La motivazione, oltre che per la violenza dei terremoti, era probabilmente data dal fatto che la collina sulla quale sorgeva Conza e che aveva fatto la fortuna ed il potere della città irpina, romana e longobarda, evidentemente amplificava le onde sismiche ed aggravava il bilancio dei danni. Eppure gli abitanti non si rassegnavano: ostinatamente ricostruivano il paese lassù dove era sempre stato e ricominciavano la loro vita. Fino al 23 Novembre 1980. L’ennesimo terremoto, l’ennesima distruzione. Questa volta anche gl’indomiti abitanti di Conza si arresero e accettarono che il paese venisse traslocato qualche chilometro a valle, in un punto meno soggetto alle bizze del suolo irpino. Fu così costruita la Nuova Conza, brutta e senz’anima, come ben potete immaginare. Mi sono interessato alla storia di quei luoghi da quando, in un ventosissimo giorno di Pasquetta del 2000, decidemmo con degli amici di visitare le rovine della vecchia Conza. Sono ancora lì, sulla collina dove il paese è sempre stato. La soprintendenza archeologica ha compiuto degli scavi ed ha portato alla luce il basolato del foro romano, i resti di una basilica e molto altro, anche d’epoca medioevale, a testimoniare il sovrapporsi delle dominazioni. E’ in programma la costituzione di un Parco Archeologico, ma siamo in Italia, per cui campa cavallo. Molte delle macerie del terremoto sono state sbancate ed è rimasto solo lo scheletro delle case e dell’enorme Cattedrale che, fino al 1980, era la meta della Processione delle Maggiaiole, le vergini del paese di S.Andrea, che compievano a piedi il lungo tragitto fino a Conza. Sulla sommità del paese, l’immagine più emozionante: il giardino comunale, con al centro la fontanella in pietra, intatto come se Conza non fosse un paese fantasma, come se, da un momento all’altro, gli abitanti dovessero tornare e sedersi sulle panchine come un tempo. Come faccio a spiegarvi l’emozione di percorrere strade silenziose e senza vita nelle quali per millenni la gente aveva consumato i suoi amori e le sue tragedie e che ormai erano percorse solo dall’eterno soffiare del vento? Una Pompei minore del terremoto del 1980, questo è oggi Conza. L’unica speranza è che gli abitanti del paese insegnino ai loro figli la storia della loro terra e gli trasmettano l’amore e la devozione per la loro storia. Solo così sarà possibile preservare quel tesoro che adesso giace sulla collina silenziosa. Sono un appassionato di fotografia e quel giorno di Pasquetta del 2000 feci diverse foto. La più bella la scattai quando, al termine di quella giornata di vento e nuvole, il sole fece finalmente capolino ed illuminò con delle spettacolari lame di luce quel lembo d’Irpinia bellissimo e sfortunato. Penserete che sono un fesso, ma l’ho considerato come un buon presagio.
Vi chiedo scusa per essermi dilungato, spero in maniera non troppo tediosa, ma, credetemi la storia di Conza doveva essere raccontata.
bravo enri'...bell'articolo davvero,certe eventi cambiano la vita e l'esistenza
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| mar gen 09, 2007 12:49 am |
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Lupissimo
Iscritto il: dom feb 20, 2005 12:34 am Messaggi: 3571 Località: NOVEDRATE(CO) VALLE OFANTO- CALITRI (AV)
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CALITRI
Stato: Italia
Regione: Campania
Provincia: Avellino
Abitanti:5.809
Coordinate: Latitudine: 40° 54′ 0′′ N
Longitudine: 15° 26′ 0′′ E [1]
Altitudine: 530 m s.l.m.
Superficie: 100 km²
Densità: 58 ab./km²
COMUNI CONTIGUI: Andretta, Aquilonia, Atella (PZ), Bisaccia, Cairano, Pescopagano (PZ), Rapone (PZ), Rionero in Vulture (PZ), Ruvo del Monte (PZ)
CAP: 83045
Pref. tel: 0827
Codice ISTAT: 064015
Codice catasto: B415
Nome abitanti: calitrani
Santo patrono: San Canio
Giorno festivo: 25 maggio
STORIA
Le prime tracce della presenza umana nel territorio di Calitri risalgono al Neolitico, cui appartengono alcuni utensili in selce levigata conservati presso il Museo Irpino di Avellino. Il nome di Calitri risale al toponimo greco "Alètrion" derivante dall'originario "Alètriom" etrusco, che in epoca romana sarà "Aletrium" poi "Caletrum" ed, infine, "Calitri". Plinio il Vecchio (23-79 D.C.), elencando le popolazioni irpine, parla della colonia degli Aletrini, dando conferma della presenza di una comunità nella zona dove sorge Calitri Nel periodo medioevale, Calitri è uno dei tanti centri sottoposti all'amministrazione Longobarda prima e Normanna e Sveva poi. Proprio sotto queste due dinastie l'insediamento calitrano conosce un periodo di crescita e prosperità. Al tramonto dell'impero romano, la storia di Calitri è strettamente legata alle diverse sorti che nei secoli vivrà l'ampio feudo di Conza, importante punto stategico del meridione. Durante la dominazione normanna, il feudo di Calitri venne affidato ai Balvano, mentre sotto Federico II di Svevia appartenne al regio demanio. Nel 1304 Calitri passò ai Gesualdo, principi di Venosa che ne ebbero il possesso per tre secoli. Con i Gesualdo, Calitri conobbe la sua epoca d'oro e l'antico castello venne trasformato in una sontuosa dimora signorile. Dopo i Gesualdo, Calitri passò ai Ludovisi che, nel 1676, lo cedettero alla famiglia Mirelli. Durante il terremoto dell'8 settembre 1694 il famoso castello di Calitri fu completamente distrutto e morì il principe Mirelli. I superstiti della famiglia Mirelli optarono per l'abbandono dei ruderi in cima alla collina ricostruendo il palazzo baronale più a valle. L'area del castello divenne, dal XVIII secolo in poi, oggetto di grosse modifiche fino ad essere completamente abbandonata a sé stessa. Dopo l'unità d'Italia la storia di Calitri si confonde con quella di tanti altri centri dell'Italia meridionale: brigantaggio, emigrazione, latifondismo baronale, lotte per la spartizione della terra. Negli anni '30, si diede luogo alla completa ristrutturazione della zona del Municipio con la creazione dell'attuale piazza della Repubblica e la costruzione degli imponenti muraglioni, per il contenimento della frana.
PERSONAGGI ILLUSTRI
Angelo Maria Maffucci, Alfonso Maria Del Re, Bernardino Di Milia, Benedetto Cialeo, Alfonso Gesualdo, Salvatore Scoca, Vincenzo Pastore

_________________ ALZA IL VOLUME...E GODITI LO SPETTACOLO!!!
http://www.mediafire.com/?fyxdxw2y2rf
http://www.mediafire.com/?an0zz0dz2mf
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| mar gen 09, 2007 11:18 pm |
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Lupo Galattico
Iscritto il: gio gen 06, 2005 6:49 pm Messaggi: 27268 Località: Irpino in giro per il mondo
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CASTELFRANCI
Coordinate:
Latitudine: 40° 56′ 0′′ N
Longitudine: 15° 3′ 0′′ E
Mappa
[1]
Altitudine: 440 m s.l.m.
Superficie: 11 km²
Abitanti:
2.524
Densità: 229 ab./km²
Frazioni:
Comuni contigui: Montemarano, Nusco, Paternopoli, Torella dei Lombardi
CAP: 83040
Pref. tel: 0827
Codice ISTAT: 064023
Codice catasto: C105
Nome abitanti: castellesi
Santo patrono: San Nicola di Bari
Santa Maria del Soccorso
Giorno festivo: 10 maggio
Prima domenica di Agosto
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Castelfranci è un comune di 2.524 abitanti della provincia di Avellino.
Il Comune di Castelfranci, in provincia di Avellino, Castelfranci, si trova a 450 metri d'altezza sulla Valle del Calore, e dista dal capoluogo Avellino 30 chilometri.
Si estende per 11,83 Kmq e confina con i comuni di: Montemarano, Nusco, Torella dei Lombardi, e Paternopoli.
Il territorio di Castelfranci si può individuare principalmente nelle seguenti località: Centro, c/da Baiano, c/da Braiole e c/da Vallicelli.
Grazie alla sua posizione geografica, il paese presenta un paesaggio incantevole.
Fra i vari servizi offerti, il Comune di Castelfranci è attrezzato di un buon centro sportivo, (campo di calcio, campo di calcetto, tennis, pallavolo, palestra comunale) e di un area PIP (Piano per gli Investimenti Produttivi).
Il paese, è circondato da una rigogliosa vegetazione spontanea, da vigneti, che producono l'uva dei più classici vini Aglianico e Taurasi D.O.C.G., e da uliveti produttori di olio extra vergine.
Storia di Castelfranci
Castelfranci ha origini medievali. Si ipotizza infatti che sia sorto prima dell'anno mille come agglomerato di case e capanne sulle rocce e sulla riva destra del fiume Calore.
Dal Giustiniani, 1795-1805, III, 297 è chiamato Castelfranco, che così ne scrive: "Si vuole che anticamente fosse stata una fortezza, come lo indicano gli avanzi delle sue mura, e delle sue torri; ed anche presidio di soldati, e che della franchigia, che godevano, ed immunità presa avesse di poi la detta terra sua denominazione".
Secondo un'altra tradizione "il paese avrebbe avuto origini nel tempo in cui Ludovico II re di Francia scese in Italia nell'851 per conciliare le scissure sorte nel ducato di Benevento fra Redelchi e Siconolfo, e dai Franchi abbia preso il nome".
Castelfranci: Chiese, Palazzi, Monumenti e luoghi di interesse
Il Centro Storico conserva ancora oggi i tratti dell'impianto urbanistico medioevale, con vicoli, chiese, Palazzi Gentilizi e portali scolpiti in pietra
La Chiesa di S. Pietro, complet5amente resturata, edificata nel ' 500.
La Chiesa di San Nicola che custodisce alcune importanti opere.
Notevoli sono i Palazzi Celli, Juliani e Vittoli.
Si raccomanda la visita alla Chiesa Parrocchiale di S. Maria del Soccorso, si trova all'inizio del Centro Storico e propone la splendida facciata settecentesca con tre portali,la torre campanaria, le tre navate interne, la volta con la tela di Matteo Vigilante raffigurante l'Immacolata e la tela dell'altare maggiore raffigurante la "Madonna del Soccorso", sempre del Vigilante.
Grazie alla sua posizione geografica, il paese presenta un paesaggio incantevole.
A questo si associa la bellezza delle campagne e i sentieri naturali che corrono lungo le sponde del fiume Calore, dove fare escursioni guidate e visitare i tre Mulini costruiti intorno al 1800.
Castelfranci: feste, fiere, sagre e manifestazioni
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Festa di S.Nicola 9 Maggio.
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Festa di Santa Maria del Soccorso prima domenica di Agosto.
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Festa di S. Antonio terza domenica di Agosto.
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Festa del SS.Salvatore terza domenica di Settembre.
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Sagra dei cavatelli nel corso di estate castellanese 10-20 Agosto.
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| mer gen 10, 2007 2:40 am |
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Lupo Galattico
Iscritto il: gio gen 06, 2005 6:49 pm Messaggi: 27268 Località: Irpino in giro per il mondo
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SANT'ANGELO DEI LOMBARDI
Coordinate:
Latitudine: 40° 56′ 0′′ N
Longitudine: 15° 11′ 0′′ E
Altitudine: 875 m s.l.m.
Superficie: 54 km²
Abitanti:
4.236
Densità: 78 ab./km²
Frazioni: Vedi elenco
Comuni contigui: Guardia Lombardi, Lioni, Morra De Sanctis, Nusco, Rocca San Felice, Torella dei Lombardi, Villamaina
CAP: 83054
Pref. tel: 0827
Codice ISTAT: 064092
Codice catasto: I281
Nome abitanti: santangiolesi
Santo patrono: San Michele Arcangelo
Giorno festivo: 29 settembre
Sant'Angelo dei Lombardi, comune della provincia di Avellino, dista 45 chilometri dal capoluogo e a 870 metri di altezza, all'inizio del fiume Ofanto e a ridosso del torrente Fredane.
Dal punto di vista naturalistico, il territorio si presta a escursioni di grande interesse, anche per la presenza di alcuni corsi d'acqua.
Le coltivazioni principali sono: ortaggi, cereali e foraggio. Un tempo erano fiorenti le industrie manifatturiere e dolciarie, ma oggi l'artigianato è quasi scomparso. Alquanto vivace è il commercio, anche per il tradizionale mercato settimanale.
Le sue origini risalgono al X secolo. Nel 926 fu assediata e occupata dei Saraceni. Con la venuta dei normanni, il feudo passò ai Balvano, quindi ai Ianvilla, ai Di Sangro, ai Caracciolo, agli Imperiale e ai Carafa. Fu sede vescovile sin dal XII secolo.
Sant'Angelo dei Lombardi: Chiese, Palazzi, Monumenti e luoghi di interesse
Il Centro Storico, che ha conservato in parte l'aspetto medioevale.
Il Castello Medievale costruito nel X secolo, fu ampliato fra il 1100 e il 1300, finendo con l'essere trasformato in palazzo residenziale. Completamente restaurato dopo il terremoto del 1980, con lavori che hanno riportato alla luce anche la pavimentazione di un cortile dell' XI secolo e una antica chiesa, si presenta possente nella Torre e nel Loggiato del ' 600.
La Cattedrale, di origine normanna, conserva numerosi elementi architettonici e decorativi (altorilievi di sepolcri gentilizi) e custodisce alcune opere d'arte come le statue dei Santi in legno e marmo e il "Sarcofago di Nicola Cecere".
Il Convento di S.Marco, risale al XIII secolo, presenta una bella facciata e l'interno con numerose opere d'arte.
Discorso a parte per l'Abbazia del Goleto, uno dei più bei complessi religiosi dell'Italia Meridionale, sede anche di eventi musicali e culturali.
Il sito architettonico di maggiore interesse artistico e culturale è l'imponente Abbazia del Goleto, il più interessante monumento medievale dell'Alta Irpinia, sorto su di un antico insediamento romano.
Il complesso monumentale (in parte ruderi) fu fondato da S. Guglielmo da Vercelli nella prima metà del XII secolo.
Altro sito di particolare interesse è il Castello longobardo, poi dei Principi Imperiale, ai cui piedi si sviluppò il borgo medievale della città. La struttura custodisce al suo interno un'interessante basilica altomedievale (forse la prima cattedrale della città), ritrovata nel corso dei recenti lavori di recupero architettonico.
Va segnalata, infine, la Cattedrale del XI secolo, ricostruita nel XVI secolo in stile rinascimentale in pietra, a tre navate su pilastri e con un portale marmoreo sempre rinascimentale. Al suo interno vi è un sepolcro seicentesco, mentre di fianco un campanile con torre quadrata. Pregevole la facciata in travertino con il settecentesco portale in pietra.
Manifestazioni, sagre, feste:
Durante il corso dell'anno si svolgono numerose manifestazioni, folcloristiche e religiose, che testimoniano la volontà del popolo di conservare inalterato e rinnovato negli anni un patrimonio fatto di tradizioni le cui origini si perdono nei secoli.
Tra quelle di maggiore interesse, per il numero di visitatori che riescono ad attrarre, ricordiamo:
Agosto Santangiolese (tradizionale rassegna di musica, mostre e tornei sportivi che si svolge nel corso del mese di agosto, quando solitamente rientrano gli emigranti e il flusso turistico è più alto);
Sagra delle sagre (appuntamento autunnale per riproporre nella suggestione del centro storico i prodotti tipici della gastronomia e dell'artigianato dell'Alta Irpinia).

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| mer gen 10, 2007 2:55 am |
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Grande Lupo
Iscritto il: mar set 06, 2005 11:47 pm Messaggi: 1471
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Bravo pè..buon lavoro!!!!!!!!!!! 
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| mer gen 10, 2007 10:47 am |
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MasterLupo
Iscritto il: mer mag 11, 2005 11:29 pm Messaggi: 8451 Località: Benevento
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Calitri Stupenda 
_________________ PUGLIESE NON E' IL MIO PRESIDENTE
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| mer gen 10, 2007 11:48 am |
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MegaLupo
Iscritto il: ven gen 07, 2005 12:50 pm Messaggi: 14889 Località: Avellino - Salerno andata e ritorno
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ATRIPALDA città dei Cachieri:
Citta' situata dai 260 ai 556 m. s.l.m., superficie 8,5 kmq., provincia di Avellino.
Sviluppatasi intorno allo specus Martyrum (IV sec.) e al castello di Truppoaldo da cui prese il nome (X sec.), ATRIPALDA vanta una storia millenaria che affonda le sue radici nella città di Abellinum della quale cospicue testimonianze vengono alla luce in localita' civita.
Feudo dei Capece (Marino e Corrado nell'ottobre del 1254 guidarono re Manfredi nella sua fuga verso Lucera e lo ospitarono per una notte nel castello di Atripalda) e quindi degli Orsini, la città registro' fin dal XIV sec. un notevole sviluppo economico che ne favori' l'espansione urbanistica e acui' i motivi di attrito con la vicina Avellino.
Con il dominio dei Caracciolo (1564-1806) che vi fissarono la propria dimora in un imponente palazzo, del quale ancora oggi si ammirano le poderose strutture tardo-rinascimentali e uno stupendo parco, Atripalda visse uno dei periodi piu' intensi della sua storia. Nel 1585 la chiesa di S. Ippolisto, sorta sin dal XII sec. sullo specus Martyrum, guadagnava la sospirata autonomia dal clero Avellinese, mentre i Caracciolo davano particolare impulso alle attivita' economiche (potenziando la dogana e sviluppando, lungo il corso del fiume Sabato, le industrie del ferro, della carta e soprattutto della lana) e alla vita culturale (sostenendo con illuminato mecenatismo l'Accademia degli Incerti).
Tra la fine del XVI e il XVIII sec. la citta' assunse l'assetto urbanistico che avrebbe conservato fino alla seconda meta' dell'ottocento: in particolare la strada S. Maria dove si erge la omonima chiesa annessa al convento dei PP. Domenicani (XII-XVIII sec.) si arricchi' di palazzi gentilizi e al di la' del fiume Sabato fu costruito il convento e la chiesa di S. Giovanni Battista (fine XVI sec.).
Nel corso del XIX sec. Atripalda si sviluppo' oltre il fiume Sabato, verso il largo mercato, dove fu edificata una nuova Dogana. Gravemente danneggiata dal sisma del 23 novembre 1980, la Citta' ha registrato negli ultimi anni un notevole incremento demografico, potenziando ulteriormente la sua antica vocazione commerciale.
Tra gli uomini illustri di Atripalda si ricordano: il giurista Francesco Rapolla (1701-1762); il martire della rivoluzione napoletana del 1799 Giuseppe Cammarota (1764-1800); il letterato e patriota Raffaele Masi (1817-1876); gli storici Leopoldo Cassese (1901-1960) e Vittorio De Caprariis (1924-1964).Atripalda: Chiese, Palazzi, Monumenti e luoghi di interesse
Nel Centro Storico ci sono: la Piazza Umberto I con la Fontana e il Monumento ai Caduti, i Palazzi del Comune e Di Rito.
La Collegiata di S. Ippolisto, preceduta da un'ampia scalinata con facciata a tre portali, ha nelle tre navate interne i busti d'argento di S.Ippolisto e S.Sabino e l'artistico altare barocco. La Cripta è parte dell'originario "Specus Martyrum" sul quale sorse l'edificio; notevole è l'affresco duecentesco "Martirio del levita Romolo".
La Chiesa dell'Annunziata, all'interno ci sono notevoli testimonianze anche di epoca romana e numerose opere d'arte.
Da segnalare l'Antica Dogana dei Grani, sede del Museo-Contenitore archeologico.
Sempre nella zona del nucleo originario si trova il Castello-Palazzo dei Caracciolo, di stile rinascimentale.
Da visitare anche il Convento di S.Maria della Purità, la Chiesa del Carmine e la Pineta Comunale.
Altro importante luogo da visitare è l'Area Archeologica della Civita, dove sorgeva la città sannita, sono evidenti mura in "opus reticulatum", quelle più antiche in "opus quadratum"e resti di un grande edificio pubblico.
Notevoli la Domus attribuita al liberto Vespanio Primogenio, con peristilio, giardino, piscina e numerosi ambienti affrescati.
Va ricordato che nel Centro Storico molti edifici inglobano elementi di Abellinum
Atripalda: feste, fiere, sagre e manifestazioni
"Elì, Elì, Lammè Sabachtanì (passione di Cristo) Pasqua
Concorso di pittura.
Mostra Nazionale di Scultura Contemporanea Settembre-Ottobre
Mostra Ceramica e Legno 21 Ottobre
Fiera in onore di S.Marco 23-25 Aprile: vengono contrattati soprattutto cavalli da sella e da tiro.
_________________ Io non posso giudicare nessuno. Non ho remore contro alcuno. Tuttavia penso sia giunto il momento che voi tutti iniziate a guardare voi stessi, e giudichiate la menzogna nella quale vivete.»
ho il dono dell'ubiquità!!!
Ultima modifica di ARBATAX1 il mer gen 10, 2007 12:22 pm, modificato 2 volte in totale.
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| mer gen 10, 2007 12:13 pm |
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MegaLupo
Iscritto il: ven gen 07, 2005 12:50 pm Messaggi: 14889 Località: Avellino - Salerno andata e ritorno
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La Città in cifre
Altitudine m 280 s.l.m.
Superficie mq 8045
Abitanti (atripaldesi) 11470 (al 31/3/2000)
Attività commerciali 276
Attività artigiane 222
Esercizi pubblici 35
Distanze da Avellino
Benevento
Caserta
Napoli
Salerno 4 Km
29 Km
60 Km
60 Km
30 Km
_________________ Io non posso giudicare nessuno. Non ho remore contro alcuno. Tuttavia penso sia giunto il momento che voi tutti iniziate a guardare voi stessi, e giudichiate la menzogna nella quale vivete.»
ho il dono dell'ubiquità!!!
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| mer gen 10, 2007 12:13 pm |
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Chi c’è in linea |
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