dom feb 04, 2007 11:22 am
Lone ha scritto:Il Molisannio, che sarebbe bello peraltro chiamare semplicemente SANNIO, è indiscutibilmente un sogno, un’utopia di difficile realizzazione che si basa sulla comune origine di un popolo e sul recupero di una tradizione condivisa.
Avellinesi e beneventani non hanno nulla da spartire con la Campania, né da un punto di vista culturale, né tanto meno da quello genetico: Abellinum e Maleventum erano città degli irpini, popolo che faceva parte della Lega Sannitica, assieme a Pentri, Carecini, Caudini e, secondo alcuni storici, ai Frentani.
L’area popolata dai sanniti corrispondeva approssimativamente alle attuali province di Avellino, Benevento, Isernia e Campobasso.
Irpini e molisani sono simili sia da un punto di vista culturale che somatico e non è un caso: condividiamo lo stesso patrimonio genetico e le stesse ancestrali tradizioni.
In realtà noi irpini siamo molto simili anche ad abruzzesi, umbri, ciociari, reatini e, in parte, ai marchigiani.
Questo perché i Sanniti discendevano direttamente dagli Umbro-Sabelli che, giunti in Italia con le invasioni indoeuropee, si diffusero in Italia centromeridionale attraverso le rituali migrazioni del “Ver Sacrum” (Primavera Sacra).
In sostanza, quando la popolazione aumentava, una parte di questa migrava verso nuovi territori, seguendo il percorso tracciato dall’animale totemico della nuova tribù.
Inutile dire che il popolo che si sarebbe chiamato “irpino”, nella sua migrazione seguì un “hirpus”, ossia un lupo.
I Sanniti, divisi nelle quattro o cinque tribù summenzionate, ma federati in un patto d’alleanza, erano un popolo di fieri e bellicosi montanari che contese alla crescente potenza di Roma, il controllo dell’Italia centro meridionale e solo dopo decenni di aspre battaglie, i romani riuscirono a sconfiggere i nostri antenati, che continuarono a ribellarsi a più riprese al giogo di Roma, fino alla definitiva integrazione all’interno della pax romana.
I romani compresero subito la pericolosità di un popolo fiero ed orgoglioso come quello sannita ed operarono la tattica del “divide et impera”, ossia trasformarono diverse città sannite, come Maleventum, ribattezzata Beneventum e , successivamente, Abellinum, in colonie romane, al fine d’indebolire l’identità nazionale del popolo sannita, dividerlo nel suo interno e poterlo controllare meglio. Allo stesso scopo, per tenere separate le tribù sannite, deportarono in alcune aree del Sannio, intere popolazioni ribelli di altre aree d’Italia, come i Liguri Bebiani nella zona dell’attuale Taurasi, e i Picenti, che furono spostati dalle attuali Marche all’area che adesso, non a caso, è definita dei Monti Picentini.
Inoltre, quando Augusto divise l’Italia in regioni, ebbe cura di tenere separati i sanniti, dividendo la nazione in diverse regioni.
In sostanza, sebbene il Sannio abbia comuni origini, esso è da duemila anni tenuto diviso dalle ragioni dei vincitori, prima, e dall’inevitabile oblio che copre la storia degli sconfitti, poi.
Mi rendo conto che oggi è assai difficile far comprendere la comune origine sannita a popolazioni che sono state divise per tanti secoli ma, in fondo, sarebbe sufficiente parlarsi, per rendersi conto quanto simili siano avellinesi, beneventani e molisani.
Il problema è che anche parlarsi diventa un’impresa, quando si è nell’italietta dei campanili e delle rivalità regionali, provinciali, cittadine e condominiali. E’ difficile parlare quando le rivalità calcistiche si sovrappongono alla vita reale e qualsiasi scambio di opinioni, diventa immediatamente un ring per scontri tra ultras.
Teniamo fuori il calcio da questa discussione: non ci azzecca nulla, stiamo parlando di un progetto culturale e politico e non di 22 fessi che corrono dietro ad un pallone, che ci appassionano tanto, ma che sempre 22 fessi rimangono e, probabilmente, noi siamo i più fessi di tutti, che ci danniamo l’anima appresso a loro.
A volte, la rivalità tra Avellino e Benevento, mi ricorda la simile rivalità tra Springfield, la città dei Simpson (una delle cose più intelligenti della tv di sempre, che non se n’è accorto o lo considera un cartone animato per bambini è un povero fesso) e la vicina Shelbyville: due cittadine identiche, dove persino gli abitanti si somigliano, ma che si odiano a morte per futili motivi o, più probabilmente, perché ognuna vede nell’altra il riflesso speculare dei propri vizi e dei propri difetti. Il beneventano che odia Avellino (e viceversa) in qualche modo odia se stesso e sfoga sull’altro il proprio complesso d’inferiorità, nei confronti del vero “nemico”, l’area metropolitana della Campania che considera noi cafoni e montanari delle aree interne, come delle rustiche ed estreme propaggini della loro sfera d’influenza.
La priorità, oggi, per avellinesi e beneventani, è riuscire a superare questo risibile odio reciproco, e cominciare davvero a collaborare per la realizzazione dei comuni interessi delle due città.
La costituzione della regione Molisannio, o più semplicemente SANNIO, sarebbe la realizzazione di un sogno, il riscatto dei nostri antenati che hanno lottato per secoli la potenza di Roma e, sconfitti, sono stati costretti alla divisione e, persino, alla “damnatio memoriae”, all’oblio con il quale i romani spegnevano il ricordo dei popoli più temibili e che, proprio per la loro pericolosità, non doveva restare nemmeno il ricordo.
Una regione Sannio, composta da Avellino, Benevento, Campobasso e Isernia, sarebbe la bellissima utopia di un popolo finalmente di nuovo unito, ma non sarebbe solo questo, sarebbe anche e soprattutto una concreta occasione di riscatto, il modo per uscire dalla politica campana “napolicentrica” e cominciare davvero a perseguire gl’interessi delle aree interne, troppo a lungo sacrificati sull’altare delle priorità delle aree costiere.
Lo ripeto per l’ennesima volta: noi con i napoletani e i salernitani, non abbiamo nulla a che spartire, siamo diversi di indole, di cultura e, diciamolo senz’alcun accento razzista, anche geneticamente.
Una giovane scrittrice napoletana, Antonella Cilento, in uno dei suoi ultimi romanzi, ha descritto molto bene il senso di diversità, provato da lei napoletana, durante le sue permanenze ad Avellino e Benevento. Lei ci descrive come delle realtà chiuse, diverse, ostili, “longobarde”.
E’ la verità: noi non siamo napoletani, abbiamo una nostra identità, un nostro carattere ben preciso, delle nostre tradizioni e dei nostri interessi che dobbiamo assolutamente perseguire, svincolandoci dall’orbita napoletana che tanti danni ci ha creato negli ultimi decenni (malavita, rifiuti, mancato sviluppo ecc.).
Il Molisannio sarebbe il modo di riscattare noi stessi e la nostra cultura: forse è un’utopia, ma la storia c’insegna che, a volte, le utopie possono essere realizzate.
Intanto parliamone e cerchiamo di coinvolgere più persone possibili nella discussione, invitando anche amici di Benevento, Isernia e Campobasso a parteciparvi.
dom feb 04, 2007 8:36 pm
lupo_randagio ha scritto:Lone ha scritto:Il Molisannio, che sarebbe bello peraltro chiamare semplicemente SANNIO, è indiscutibilmente un sogno, un’utopia di difficile realizzazione che si basa sulla comune origine di un popolo e sul recupero di una tradizione condivisa.
Avellinesi e beneventani non hanno nulla da spartire con la Campania, né da un punto di vista culturale, né tanto meno da quello genetico: Abellinum e Maleventum erano città degli irpini, popolo che faceva parte della Lega Sannitica, assieme a Pentri, Carecini, Caudini e, secondo alcuni storici, ai Frentani.
L’area popolata dai sanniti corrispondeva approssimativamente alle attuali province di Avellino, Benevento, Isernia e Campobasso.
Irpini e molisani sono simili sia da un punto di vista culturale che somatico e non è un caso: condividiamo lo stesso patrimonio genetico e le stesse ancestrali tradizioni.
In realtà noi irpini siamo molto simili anche ad abruzzesi, umbri, ciociari, reatini e, in parte, ai marchigiani.
Questo perché i Sanniti discendevano direttamente dagli Umbro-Sabelli che, giunti in Italia con le invasioni indoeuropee, si diffusero in Italia centromeridionale attraverso le rituali migrazioni del “Ver Sacrum” (Primavera Sacra).
In sostanza, quando la popolazione aumentava, una parte di questa migrava verso nuovi territori, seguendo il percorso tracciato dall’animale totemico della nuova tribù.
Inutile dire che il popolo che si sarebbe chiamato “irpino”, nella sua migrazione seguì un “hirpus”, ossia un lupo.
I Sanniti, divisi nelle quattro o cinque tribù summenzionate, ma federati in un patto d’alleanza, erano un popolo di fieri e bellicosi montanari che contese alla crescente potenza di Roma, il controllo dell’Italia centro meridionale e solo dopo decenni di aspre battaglie, i romani riuscirono a sconfiggere i nostri antenati, che continuarono a ribellarsi a più riprese al giogo di Roma, fino alla definitiva integrazione all’interno della pax romana.
I romani compresero subito la pericolosità di un popolo fiero ed orgoglioso come quello sannita ed operarono la tattica del “divide et impera”, ossia trasformarono diverse città sannite, come Maleventum, ribattezzata Beneventum e , successivamente, Abellinum, in colonie romane, al fine d’indebolire l’identità nazionale del popolo sannita, dividerlo nel suo interno e poterlo controllare meglio. Allo stesso scopo, per tenere separate le tribù sannite, deportarono in alcune aree del Sannio, intere popolazioni ribelli di altre aree d’Italia, come i Liguri Bebiani nella zona dell’attuale Taurasi, e i Picenti, che furono spostati dalle attuali Marche all’area che adesso, non a caso, è definita dei Monti Picentini.
Inoltre, quando Augusto divise l’Italia in regioni, ebbe cura di tenere separati i sanniti, dividendo la nazione in diverse regioni.
In sostanza, sebbene il Sannio abbia comuni origini, esso è da duemila anni tenuto diviso dalle ragioni dei vincitori, prima, e dall’inevitabile oblio che copre la storia degli sconfitti, poi.
Mi rendo conto che oggi è assai difficile far comprendere la comune origine sannita a popolazioni che sono state divise per tanti secoli ma, in fondo, sarebbe sufficiente parlarsi, per rendersi conto quanto simili siano avellinesi, beneventani e molisani.
Il problema è che anche parlarsi diventa un’impresa, quando si è nell’italietta dei campanili e delle rivalità regionali, provinciali, cittadine e condominiali. E’ difficile parlare quando le rivalità calcistiche si sovrappongono alla vita reale e qualsiasi scambio di opinioni, diventa immediatamente un ring per scontri tra ultras.
Teniamo fuori il calcio da questa discussione: non ci azzecca nulla, stiamo parlando di un progetto culturale e politico e non di 22 fessi che corrono dietro ad un pallone, che ci appassionano tanto, ma che sempre 22 fessi rimangono e, probabilmente, noi siamo i più fessi di tutti, che ci danniamo l’anima appresso a loro.
A volte, la rivalità tra Avellino e Benevento, mi ricorda la simile rivalità tra Springfield, la città dei Simpson (una delle cose più intelligenti della tv di sempre, che non se n’è accorto o lo considera un cartone animato per bambini è un povero fesso) e la vicina Shelbyville: due cittadine identiche, dove persino gli abitanti si somigliano, ma che si odiano a morte per futili motivi o, più probabilmente, perché ognuna vede nell’altra il riflesso speculare dei propri vizi e dei propri difetti. Il beneventano che odia Avellino (e viceversa) in qualche modo odia se stesso e sfoga sull’altro il proprio complesso d’inferiorità, nei confronti del vero “nemico”, l’area metropolitana della Campania che considera noi cafoni e montanari delle aree interne, come delle rustiche ed estreme propaggini della loro sfera d’influenza.
La priorità, oggi, per avellinesi e beneventani, è riuscire a superare questo risibile odio reciproco, e cominciare davvero a collaborare per la realizzazione dei comuni interessi delle due città.
La costituzione della regione Molisannio, o più semplicemente SANNIO, sarebbe la realizzazione di un sogno, il riscatto dei nostri antenati che hanno lottato per secoli la potenza di Roma e, sconfitti, sono stati costretti alla divisione e, persino, alla “damnatio memoriae”, all’oblio con il quale i romani spegnevano il ricordo dei popoli più temibili e che, proprio per la loro pericolosità, non doveva restare nemmeno il ricordo.
Una regione Sannio, composta da Avellino, Benevento, Campobasso e Isernia, sarebbe la bellissima utopia di un popolo finalmente di nuovo unito, ma non sarebbe solo questo, sarebbe anche e soprattutto una concreta occasione di riscatto, il modo per uscire dalla politica campana “napolicentrica” e cominciare davvero a perseguire gl’interessi delle aree interne, troppo a lungo sacrificati sull’altare delle priorità delle aree costiere.
Lo ripeto per l’ennesima volta: noi con i napoletani e i salernitani, non abbiamo nulla a che spartire, siamo diversi di indole, di cultura e, diciamolo senz’alcun accento razzista, anche geneticamente.
Una giovane scrittrice napoletana, Antonella Cilento, in uno dei suoi ultimi romanzi, ha descritto molto bene il senso di diversità, provato da lei napoletana, durante le sue permanenze ad Avellino e Benevento. Lei ci descrive come delle realtà chiuse, diverse, ostili, “longobarde”.
E’ la verità: noi non siamo napoletani, abbiamo una nostra identità, un nostro carattere ben preciso, delle nostre tradizioni e dei nostri interessi che dobbiamo assolutamente perseguire, svincolandoci dall’orbita napoletana che tanti danni ci ha creato negli ultimi decenni (malavita, rifiuti, mancato sviluppo ecc.).
Il Molisannio sarebbe il modo di riscattare noi stessi e la nostra cultura: forse è un’utopia, ma la storia c’insegna che, a volte, le utopie possono essere realizzate.
Intanto parliamone e cerchiamo di coinvolgere più persone possibili nella discussione, invitando anche amici di Benevento, Isernia e Campobasso a parteciparvi.
Bellissimo sto post, Lone.
Addirittura struggente, anche se un pò enfatizzato, il passaggio che sottolinea la possibilità di riscattare i nostri avi.
Sei davvero la nostra memoria storica(anche se il più vecchio rimango io)
mer feb 07, 2007 11:45 pm
antonio88av ha scritto:mi sono informato da fonte certa, l'antica Sub Ròmulea non è altro che l'attuale Bisaccia.
Saluti
mer feb 07, 2007 11:46 pm
Lone ha scritto:lupo_randagio ha scritto:Lone ha scritto:Il Molisannio, che sarebbe bello peraltro chiamare semplicemente SANNIO, è indiscutibilmente un sogno, un’utopia di difficile realizzazione che si basa sulla comune origine di un popolo e sul recupero di una tradizione condivisa.
Avellinesi e beneventani non hanno nulla da spartire con la Campania, né da un punto di vista culturale, né tanto meno da quello genetico: Abellinum e Maleventum erano città degli irpini, popolo che faceva parte della Lega Sannitica, assieme a Pentri, Carecini, Caudini e, secondo alcuni storici, ai Frentani.
L’area popolata dai sanniti corrispondeva approssimativamente alle attuali province di Avellino, Benevento, Isernia e Campobasso.
Irpini e molisani sono simili sia da un punto di vista culturale che somatico e non è un caso: condividiamo lo stesso patrimonio genetico e le stesse ancestrali tradizioni.
In realtà noi irpini siamo molto simili anche ad abruzzesi, umbri, ciociari, reatini e, in parte, ai marchigiani.
Questo perché i Sanniti discendevano direttamente dagli Umbro-Sabelli che, giunti in Italia con le invasioni indoeuropee, si diffusero in Italia centromeridionale attraverso le rituali migrazioni del “Ver Sacrum” (Primavera Sacra).
In sostanza, quando la popolazione aumentava, una parte di questa migrava verso nuovi territori, seguendo il percorso tracciato dall’animale totemico della nuova tribù.
Inutile dire che il popolo che si sarebbe chiamato “irpino”, nella sua migrazione seguì un “hirpus”, ossia un lupo.
I Sanniti, divisi nelle quattro o cinque tribù summenzionate, ma federati in un patto d’alleanza, erano un popolo di fieri e bellicosi montanari che contese alla crescente potenza di Roma, il controllo dell’Italia centro meridionale e solo dopo decenni di aspre battaglie, i romani riuscirono a sconfiggere i nostri antenati, che continuarono a ribellarsi a più riprese al giogo di Roma, fino alla definitiva integrazione all’interno della pax romana.
I romani compresero subito la pericolosità di un popolo fiero ed orgoglioso come quello sannita ed operarono la tattica del “divide et impera”, ossia trasformarono diverse città sannite, come Maleventum, ribattezzata Beneventum e , successivamente, Abellinum, in colonie romane, al fine d’indebolire l’identità nazionale del popolo sannita, dividerlo nel suo interno e poterlo controllare meglio. Allo stesso scopo, per tenere separate le tribù sannite, deportarono in alcune aree del Sannio, intere popolazioni ribelli di altre aree d’Italia, come i Liguri Bebiani nella zona dell’attuale Taurasi, e i Picenti, che furono spostati dalle attuali Marche all’area che adesso, non a caso, è definita dei Monti Picentini.
Inoltre, quando Augusto divise l’Italia in regioni, ebbe cura di tenere separati i sanniti, dividendo la nazione in diverse regioni.
In sostanza, sebbene il Sannio abbia comuni origini, esso è da duemila anni tenuto diviso dalle ragioni dei vincitori, prima, e dall’inevitabile oblio che copre la storia degli sconfitti, poi.
Mi rendo conto che oggi è assai difficile far comprendere la comune origine sannita a popolazioni che sono state divise per tanti secoli ma, in fondo, sarebbe sufficiente parlarsi, per rendersi conto quanto simili siano avellinesi, beneventani e molisani.
Il problema è che anche parlarsi diventa un’impresa, quando si è nell’italietta dei campanili e delle rivalità regionali, provinciali, cittadine e condominiali. E’ difficile parlare quando le rivalità calcistiche si sovrappongono alla vita reale e qualsiasi scambio di opinioni, diventa immediatamente un ring per scontri tra ultras.
Teniamo fuori il calcio da questa discussione: non ci azzecca nulla, stiamo parlando di un progetto culturale e politico e non di 22 fessi che corrono dietro ad un pallone, che ci appassionano tanto, ma che sempre 22 fessi rimangono e, probabilmente, noi siamo i più fessi di tutti, che ci danniamo l’anima appresso a loro.
A volte, la rivalità tra Avellino e Benevento, mi ricorda la simile rivalità tra Springfield, la città dei Simpson (una delle cose più intelligenti della tv di sempre, che non se n’è accorto o lo considera un cartone animato per bambini è un povero fesso) e la vicina Shelbyville: due cittadine identiche, dove persino gli abitanti si somigliano, ma che si odiano a morte per futili motivi o, più probabilmente, perché ognuna vede nell’altra il riflesso speculare dei propri vizi e dei propri difetti. Il beneventano che odia Avellino (e viceversa) in qualche modo odia se stesso e sfoga sull’altro il proprio complesso d’inferiorità, nei confronti del vero “nemico”, l’area metropolitana della Campania che considera noi cafoni e montanari delle aree interne, come delle rustiche ed estreme propaggini della loro sfera d’influenza.
La priorità, oggi, per avellinesi e beneventani, è riuscire a superare questo risibile odio reciproco, e cominciare davvero a collaborare per la realizzazione dei comuni interessi delle due città.
La costituzione della regione Molisannio, o più semplicemente SANNIO, sarebbe la realizzazione di un sogno, il riscatto dei nostri antenati che hanno lottato per secoli la potenza di Roma e, sconfitti, sono stati costretti alla divisione e, persino, alla “damnatio memoriae”, all’oblio con il quale i romani spegnevano il ricordo dei popoli più temibili e che, proprio per la loro pericolosità, non doveva restare nemmeno il ricordo.
Una regione Sannio, composta da Avellino, Benevento, Campobasso e Isernia, sarebbe la bellissima utopia di un popolo finalmente di nuovo unito, ma non sarebbe solo questo, sarebbe anche e soprattutto una concreta occasione di riscatto, il modo per uscire dalla politica campana “napolicentrica” e cominciare davvero a perseguire gl’interessi delle aree interne, troppo a lungo sacrificati sull’altare delle priorità delle aree costiere.
Lo ripeto per l’ennesima volta: noi con i napoletani e i salernitani, non abbiamo nulla a che spartire, siamo diversi di indole, di cultura e, diciamolo senz’alcun accento razzista, anche geneticamente.
Una giovane scrittrice napoletana, Antonella Cilento, in uno dei suoi ultimi romanzi, ha descritto molto bene il senso di diversità, provato da lei napoletana, durante le sue permanenze ad Avellino e Benevento. Lei ci descrive come delle realtà chiuse, diverse, ostili, “longobarde”.
E’ la verità: noi non siamo napoletani, abbiamo una nostra identità, un nostro carattere ben preciso, delle nostre tradizioni e dei nostri interessi che dobbiamo assolutamente perseguire, svincolandoci dall’orbita napoletana che tanti danni ci ha creato negli ultimi decenni (malavita, rifiuti, mancato sviluppo ecc.).
Il Molisannio sarebbe il modo di riscattare noi stessi e la nostra cultura: forse è un’utopia, ma la storia c’insegna che, a volte, le utopie possono essere realizzate.
Intanto parliamone e cerchiamo di coinvolgere più persone possibili nella discussione, invitando anche amici di Benevento, Isernia e Campobasso a parteciparvi.
Bellissimo sto post, Lone.
Addirittura struggente, anche se un pò enfatizzato, il passaggio che sottolinea la possibilità di riscattare i nostri avi.
Sei davvero la nostra memoria storica(anche se il più vecchio rimango io)
Beh... un minimo di enfasi ogni tanto ci vole...![]()
mer feb 07, 2007 11:50 pm
mer feb 07, 2007 11:56 pm
gio feb 08, 2007 12:25 am
gio feb 08, 2007 5:52 pm
Longobardo ha scritto:ciao Lone , vedo che hai fatto strada....ottimo
gio feb 08, 2007 5:54 pm
19Lupobiancoverde86 ha scritto: a giorni posterò in questa sezione una chicca archeologica,spero ti piacerà).
gio feb 08, 2007 10:51 pm
Lone ha scritto:Longobardo ha scritto:ciao Lone , vedo che hai fatto strada....ottimo
Ciao Marco, ho piacere di risentirti...![]()
... non so se ho fatto strada... in realtà non mi sò mosso da casa...![]()
... devo dire che "ha fatto strada" il forum con la creazione di questa sezione dedicata ad Avellino e Irpinia, sulla quale possiamo parlare di argomenti specifici a noi particolarmente cari...
... partecipa attivamente, mi raccomando...
gio feb 08, 2007 10:54 pm
Longobardo ha scritto:antonio88av ha scritto:mi sono informato da fonte certa, l'antica Sub Ròmulea non è altro che l'attuale Bisaccia.
Saluti
carissimo longobardo....hai da dire qualcosa contro BISACCIA???sembri deluso dalla scoperta!!!!1
ven feb 09, 2007 4:26 pm
mar feb 13, 2007 10:05 pm
mer feb 14, 2007 12:41 am
antonio88av ha scritto:carissimo lone....x qnt riguarda te...hai pienamente ragione sulla bruttezza architettonica delpiano regolatore......in parole povere fa caare!!!!
gio feb 15, 2007 9:29 am
Lone ha scritto:antonio88av ha scritto:carissimo lone....x qnt riguarda te...hai pienamente ragione sulla bruttezza architettonica delpiano regolatore......in parole povere fa caare!!!!
Toglimi una curiosità: come si vive in quelle casette per le vacanze? Sono adeguate al freddo bestiale di quelle parti? La gente è (giustamente) incazzata oppure subisce passivamente la situazione?
ven feb 16, 2007 4:22 pm
antonio88av ha scritto:carissimo longobardo.....l ho detto x scherzare in tono amichevole....nn te la prendere.....
carissimo lone....x qnt riguarda te...hai pienamente ragione sulla bruttezza architettonica delpiano regolatore......in parole povere fa caare!!!!
sab mar 03, 2007 1:00 am
sab mar 03, 2007 1:11 am
dom mar 04, 2007 11:50 pm
Lone ha scritto:Interessante notizia sul "Mattino" di oggi: Nardone, il sindaco di S.Giorgio del Sannio ha annunciato di voler promuovere un referendum popolare per la separazione delle province di Av, Bn e Sa dal resto della Campania...![]()
... qualcosa si muove...
ven mar 09, 2007 5:06 pm