Sezione dedicata alle discussioni su Passato, Presente e futuro della nostra terra
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dom feb 04, 2007 11:22 am

Lone ha scritto:Il Molisannio, che sarebbe bello peraltro chiamare semplicemente SANNIO, è indiscutibilmente un sogno, un’utopia di difficile realizzazione che si basa sulla comune origine di un popolo e sul recupero di una tradizione condivisa.

Avellinesi e beneventani non hanno nulla da spartire con la Campania, né da un punto di vista culturale, né tanto meno da quello genetico: Abellinum e Maleventum erano città degli irpini, popolo che faceva parte della Lega Sannitica, assieme a Pentri, Carecini, Caudini e, secondo alcuni storici, ai Frentani.
L’area popolata dai sanniti corrispondeva approssimativamente alle attuali province di Avellino, Benevento, Isernia e Campobasso.
Irpini e molisani sono simili sia da un punto di vista culturale che somatico e non è un caso: condividiamo lo stesso patrimonio genetico e le stesse ancestrali tradizioni.
In realtà noi irpini siamo molto simili anche ad abruzzesi, umbri, ciociari, reatini e, in parte, ai marchigiani.
Questo perché i Sanniti discendevano direttamente dagli Umbro-Sabelli che, giunti in Italia con le invasioni indoeuropee, si diffusero in Italia centromeridionale attraverso le rituali migrazioni del “Ver Sacrum” (Primavera Sacra).
In sostanza, quando la popolazione aumentava, una parte di questa migrava verso nuovi territori, seguendo il percorso tracciato dall’animale totemico della nuova tribù.
Inutile dire che il popolo che si sarebbe chiamato “irpino”, nella sua migrazione seguì un “hirpus”, ossia un lupo.

I Sanniti, divisi nelle quattro o cinque tribù summenzionate, ma federati in un patto d’alleanza, erano un popolo di fieri e bellicosi montanari che contese alla crescente potenza di Roma, il controllo dell’Italia centro meridionale e solo dopo decenni di aspre battaglie, i romani riuscirono a sconfiggere i nostri antenati, che continuarono a ribellarsi a più riprese al giogo di Roma, fino alla definitiva integrazione all’interno della pax romana.

I romani compresero subito la pericolosità di un popolo fiero ed orgoglioso come quello sannita ed operarono la tattica del “divide et impera”, ossia trasformarono diverse città sannite, come Maleventum, ribattezzata Beneventum e , successivamente, Abellinum, in colonie romane, al fine d’indebolire l’identità nazionale del popolo sannita, dividerlo nel suo interno e poterlo controllare meglio. Allo stesso scopo, per tenere separate le tribù sannite, deportarono in alcune aree del Sannio, intere popolazioni ribelli di altre aree d’Italia, come i Liguri Bebiani nella zona dell’attuale Taurasi, e i Picenti, che furono spostati dalle attuali Marche all’area che adesso, non a caso, è definita dei Monti Picentini.

Inoltre, quando Augusto divise l’Italia in regioni, ebbe cura di tenere separati i sanniti, dividendo la nazione in diverse regioni.

In sostanza, sebbene il Sannio abbia comuni origini, esso è da duemila anni tenuto diviso dalle ragioni dei vincitori, prima, e dall’inevitabile oblio che copre la storia degli sconfitti, poi.

Mi rendo conto che oggi è assai difficile far comprendere la comune origine sannita a popolazioni che sono state divise per tanti secoli ma, in fondo, sarebbe sufficiente parlarsi, per rendersi conto quanto simili siano avellinesi, beneventani e molisani.

Il problema è che anche parlarsi diventa un’impresa, quando si è nell’italietta dei campanili e delle rivalità regionali, provinciali, cittadine e condominiali. E’ difficile parlare quando le rivalità calcistiche si sovrappongono alla vita reale e qualsiasi scambio di opinioni, diventa immediatamente un ring per scontri tra ultras.
Teniamo fuori il calcio da questa discussione: non ci azzecca nulla, stiamo parlando di un progetto culturale e politico e non di 22 fessi che corrono dietro ad un pallone, che ci appassionano tanto, ma che sempre 22 fessi rimangono e, probabilmente, noi siamo i più fessi di tutti, che ci danniamo l’anima appresso a loro.

A volte, la rivalità tra Avellino e Benevento, mi ricorda la simile rivalità tra Springfield, la città dei Simpson (una delle cose più intelligenti della tv di sempre, che non se n’è accorto o lo considera un cartone animato per bambini è un povero fesso) e la vicina Shelbyville: due cittadine identiche, dove persino gli abitanti si somigliano, ma che si odiano a morte per futili motivi o, più probabilmente, perché ognuna vede nell’altra il riflesso speculare dei propri vizi e dei propri difetti. Il beneventano che odia Avellino (e viceversa) in qualche modo odia se stesso e sfoga sull’altro il proprio complesso d’inferiorità, nei confronti del vero “nemico”, l’area metropolitana della Campania che considera noi cafoni e montanari delle aree interne, come delle rustiche ed estreme propaggini della loro sfera d’influenza.

La priorità, oggi, per avellinesi e beneventani, è riuscire a superare questo risibile odio reciproco, e cominciare davvero a collaborare per la realizzazione dei comuni interessi delle due città.

La costituzione della regione Molisannio, o più semplicemente SANNIO, sarebbe la realizzazione di un sogno, il riscatto dei nostri antenati che hanno lottato per secoli la potenza di Roma e, sconfitti, sono stati costretti alla divisione e, persino, alla “damnatio memoriae”, all’oblio con il quale i romani spegnevano il ricordo dei popoli più temibili e che, proprio per la loro pericolosità, non doveva restare nemmeno il ricordo.

Una regione Sannio, composta da Avellino, Benevento, Campobasso e Isernia, sarebbe la bellissima utopia di un popolo finalmente di nuovo unito, ma non sarebbe solo questo, sarebbe anche e soprattutto una concreta occasione di riscatto, il modo per uscire dalla politica campana “napolicentrica” e cominciare davvero a perseguire gl’interessi delle aree interne, troppo a lungo sacrificati sull’altare delle priorità delle aree costiere.

Lo ripeto per l’ennesima volta: noi con i napoletani e i salernitani, non abbiamo nulla a che spartire, siamo diversi di indole, di cultura e, diciamolo senz’alcun accento razzista, anche geneticamente.

Una giovane scrittrice napoletana, Antonella Cilento, in uno dei suoi ultimi romanzi, ha descritto molto bene il senso di diversità, provato da lei napoletana, durante le sue permanenze ad Avellino e Benevento. Lei ci descrive come delle realtà chiuse, diverse, ostili, “longobarde”.

E’ la verità: noi non siamo napoletani, abbiamo una nostra identità, un nostro carattere ben preciso, delle nostre tradizioni e dei nostri interessi che dobbiamo assolutamente perseguire, svincolandoci dall’orbita napoletana che tanti danni ci ha creato negli ultimi decenni (malavita, rifiuti, mancato sviluppo ecc.).

Il Molisannio sarebbe il modo di riscattare noi stessi e la nostra cultura: forse è un’utopia, ma la storia c’insegna che, a volte, le utopie possono essere realizzate.

Intanto parliamone e cerchiamo di coinvolgere più persone possibili nella discussione, invitando anche amici di Benevento, Isernia e Campobasso a parteciparvi.


Bellissimo sto post, Lone.
Addirittura struggente, anche se un pò enfatizzato :wink: , il passaggio che sottolinea la possibilità di riscattare i nostri avi.
Sei davvero la nostra memoria storica(anche se il più vecchio rimango io :roll: )

dom feb 04, 2007 8:36 pm

lupo_randagio ha scritto:
Lone ha scritto:Il Molisannio, che sarebbe bello peraltro chiamare semplicemente SANNIO, è indiscutibilmente un sogno, un’utopia di difficile realizzazione che si basa sulla comune origine di un popolo e sul recupero di una tradizione condivisa.

Avellinesi e beneventani non hanno nulla da spartire con la Campania, né da un punto di vista culturale, né tanto meno da quello genetico: Abellinum e Maleventum erano città degli irpini, popolo che faceva parte della Lega Sannitica, assieme a Pentri, Carecini, Caudini e, secondo alcuni storici, ai Frentani.
L’area popolata dai sanniti corrispondeva approssimativamente alle attuali province di Avellino, Benevento, Isernia e Campobasso.
Irpini e molisani sono simili sia da un punto di vista culturale che somatico e non è un caso: condividiamo lo stesso patrimonio genetico e le stesse ancestrali tradizioni.
In realtà noi irpini siamo molto simili anche ad abruzzesi, umbri, ciociari, reatini e, in parte, ai marchigiani.
Questo perché i Sanniti discendevano direttamente dagli Umbro-Sabelli che, giunti in Italia con le invasioni indoeuropee, si diffusero in Italia centromeridionale attraverso le rituali migrazioni del “Ver Sacrum” (Primavera Sacra).
In sostanza, quando la popolazione aumentava, una parte di questa migrava verso nuovi territori, seguendo il percorso tracciato dall’animale totemico della nuova tribù.
Inutile dire che il popolo che si sarebbe chiamato “irpino”, nella sua migrazione seguì un “hirpus”, ossia un lupo.

I Sanniti, divisi nelle quattro o cinque tribù summenzionate, ma federati in un patto d’alleanza, erano un popolo di fieri e bellicosi montanari che contese alla crescente potenza di Roma, il controllo dell’Italia centro meridionale e solo dopo decenni di aspre battaglie, i romani riuscirono a sconfiggere i nostri antenati, che continuarono a ribellarsi a più riprese al giogo di Roma, fino alla definitiva integrazione all’interno della pax romana.

I romani compresero subito la pericolosità di un popolo fiero ed orgoglioso come quello sannita ed operarono la tattica del “divide et impera”, ossia trasformarono diverse città sannite, come Maleventum, ribattezzata Beneventum e , successivamente, Abellinum, in colonie romane, al fine d’indebolire l’identità nazionale del popolo sannita, dividerlo nel suo interno e poterlo controllare meglio. Allo stesso scopo, per tenere separate le tribù sannite, deportarono in alcune aree del Sannio, intere popolazioni ribelli di altre aree d’Italia, come i Liguri Bebiani nella zona dell’attuale Taurasi, e i Picenti, che furono spostati dalle attuali Marche all’area che adesso, non a caso, è definita dei Monti Picentini.

Inoltre, quando Augusto divise l’Italia in regioni, ebbe cura di tenere separati i sanniti, dividendo la nazione in diverse regioni.

In sostanza, sebbene il Sannio abbia comuni origini, esso è da duemila anni tenuto diviso dalle ragioni dei vincitori, prima, e dall’inevitabile oblio che copre la storia degli sconfitti, poi.

Mi rendo conto che oggi è assai difficile far comprendere la comune origine sannita a popolazioni che sono state divise per tanti secoli ma, in fondo, sarebbe sufficiente parlarsi, per rendersi conto quanto simili siano avellinesi, beneventani e molisani.

Il problema è che anche parlarsi diventa un’impresa, quando si è nell’italietta dei campanili e delle rivalità regionali, provinciali, cittadine e condominiali. E’ difficile parlare quando le rivalità calcistiche si sovrappongono alla vita reale e qualsiasi scambio di opinioni, diventa immediatamente un ring per scontri tra ultras.
Teniamo fuori il calcio da questa discussione: non ci azzecca nulla, stiamo parlando di un progetto culturale e politico e non di 22 fessi che corrono dietro ad un pallone, che ci appassionano tanto, ma che sempre 22 fessi rimangono e, probabilmente, noi siamo i più fessi di tutti, che ci danniamo l’anima appresso a loro.

A volte, la rivalità tra Avellino e Benevento, mi ricorda la simile rivalità tra Springfield, la città dei Simpson (una delle cose più intelligenti della tv di sempre, che non se n’è accorto o lo considera un cartone animato per bambini è un povero fesso) e la vicina Shelbyville: due cittadine identiche, dove persino gli abitanti si somigliano, ma che si odiano a morte per futili motivi o, più probabilmente, perché ognuna vede nell’altra il riflesso speculare dei propri vizi e dei propri difetti. Il beneventano che odia Avellino (e viceversa) in qualche modo odia se stesso e sfoga sull’altro il proprio complesso d’inferiorità, nei confronti del vero “nemico”, l’area metropolitana della Campania che considera noi cafoni e montanari delle aree interne, come delle rustiche ed estreme propaggini della loro sfera d’influenza.

La priorità, oggi, per avellinesi e beneventani, è riuscire a superare questo risibile odio reciproco, e cominciare davvero a collaborare per la realizzazione dei comuni interessi delle due città.

La costituzione della regione Molisannio, o più semplicemente SANNIO, sarebbe la realizzazione di un sogno, il riscatto dei nostri antenati che hanno lottato per secoli la potenza di Roma e, sconfitti, sono stati costretti alla divisione e, persino, alla “damnatio memoriae”, all’oblio con il quale i romani spegnevano il ricordo dei popoli più temibili e che, proprio per la loro pericolosità, non doveva restare nemmeno il ricordo.

Una regione Sannio, composta da Avellino, Benevento, Campobasso e Isernia, sarebbe la bellissima utopia di un popolo finalmente di nuovo unito, ma non sarebbe solo questo, sarebbe anche e soprattutto una concreta occasione di riscatto, il modo per uscire dalla politica campana “napolicentrica” e cominciare davvero a perseguire gl’interessi delle aree interne, troppo a lungo sacrificati sull’altare delle priorità delle aree costiere.

Lo ripeto per l’ennesima volta: noi con i napoletani e i salernitani, non abbiamo nulla a che spartire, siamo diversi di indole, di cultura e, diciamolo senz’alcun accento razzista, anche geneticamente.

Una giovane scrittrice napoletana, Antonella Cilento, in uno dei suoi ultimi romanzi, ha descritto molto bene il senso di diversità, provato da lei napoletana, durante le sue permanenze ad Avellino e Benevento. Lei ci descrive come delle realtà chiuse, diverse, ostili, “longobarde”.

E’ la verità: noi non siamo napoletani, abbiamo una nostra identità, un nostro carattere ben preciso, delle nostre tradizioni e dei nostri interessi che dobbiamo assolutamente perseguire, svincolandoci dall’orbita napoletana che tanti danni ci ha creato negli ultimi decenni (malavita, rifiuti, mancato sviluppo ecc.).

Il Molisannio sarebbe il modo di riscattare noi stessi e la nostra cultura: forse è un’utopia, ma la storia c’insegna che, a volte, le utopie possono essere realizzate.

Intanto parliamone e cerchiamo di coinvolgere più persone possibili nella discussione, invitando anche amici di Benevento, Isernia e Campobasso a parteciparvi.


Bellissimo sto post, Lone.
Addirittura struggente, anche se un pò enfatizzato :wink: , il passaggio che sottolinea la possibilità di riscattare i nostri avi.
Sei davvero la nostra memoria storica(anche se il più vecchio rimango io :roll: )


Beh... un minimo di enfasi ogni tanto ci vole... :lol: :wink:

mer feb 07, 2007 11:45 pm

antonio88av ha scritto:mi sono informato da fonte certa, l'antica Sub Ròmulea non è altro che l'attuale Bisaccia.
Saluti




carissimo longobardo....hai da dire qualcosa contro BISACCIA???sembri deluso dalla scoperta!!!!1[/quote]

ciao antonio...........io che sono un convinto sostenitore delle zone interne della campania,non riesco a capire il tuo disappunto.

mer feb 07, 2007 11:46 pm

Lone ha scritto:
lupo_randagio ha scritto:
Lone ha scritto:Il Molisannio, che sarebbe bello peraltro chiamare semplicemente SANNIO, è indiscutibilmente un sogno, un’utopia di difficile realizzazione che si basa sulla comune origine di un popolo e sul recupero di una tradizione condivisa.

Avellinesi e beneventani non hanno nulla da spartire con la Campania, né da un punto di vista culturale, né tanto meno da quello genetico: Abellinum e Maleventum erano città degli irpini, popolo che faceva parte della Lega Sannitica, assieme a Pentri, Carecini, Caudini e, secondo alcuni storici, ai Frentani.
L’area popolata dai sanniti corrispondeva approssimativamente alle attuali province di Avellino, Benevento, Isernia e Campobasso.
Irpini e molisani sono simili sia da un punto di vista culturale che somatico e non è un caso: condividiamo lo stesso patrimonio genetico e le stesse ancestrali tradizioni.
In realtà noi irpini siamo molto simili anche ad abruzzesi, umbri, ciociari, reatini e, in parte, ai marchigiani.
Questo perché i Sanniti discendevano direttamente dagli Umbro-Sabelli che, giunti in Italia con le invasioni indoeuropee, si diffusero in Italia centromeridionale attraverso le rituali migrazioni del “Ver Sacrum” (Primavera Sacra).
In sostanza, quando la popolazione aumentava, una parte di questa migrava verso nuovi territori, seguendo il percorso tracciato dall’animale totemico della nuova tribù.
Inutile dire che il popolo che si sarebbe chiamato “irpino”, nella sua migrazione seguì un “hirpus”, ossia un lupo.

I Sanniti, divisi nelle quattro o cinque tribù summenzionate, ma federati in un patto d’alleanza, erano un popolo di fieri e bellicosi montanari che contese alla crescente potenza di Roma, il controllo dell’Italia centro meridionale e solo dopo decenni di aspre battaglie, i romani riuscirono a sconfiggere i nostri antenati, che continuarono a ribellarsi a più riprese al giogo di Roma, fino alla definitiva integrazione all’interno della pax romana.

I romani compresero subito la pericolosità di un popolo fiero ed orgoglioso come quello sannita ed operarono la tattica del “divide et impera”, ossia trasformarono diverse città sannite, come Maleventum, ribattezzata Beneventum e , successivamente, Abellinum, in colonie romane, al fine d’indebolire l’identità nazionale del popolo sannita, dividerlo nel suo interno e poterlo controllare meglio. Allo stesso scopo, per tenere separate le tribù sannite, deportarono in alcune aree del Sannio, intere popolazioni ribelli di altre aree d’Italia, come i Liguri Bebiani nella zona dell’attuale Taurasi, e i Picenti, che furono spostati dalle attuali Marche all’area che adesso, non a caso, è definita dei Monti Picentini.

Inoltre, quando Augusto divise l’Italia in regioni, ebbe cura di tenere separati i sanniti, dividendo la nazione in diverse regioni.

In sostanza, sebbene il Sannio abbia comuni origini, esso è da duemila anni tenuto diviso dalle ragioni dei vincitori, prima, e dall’inevitabile oblio che copre la storia degli sconfitti, poi.

Mi rendo conto che oggi è assai difficile far comprendere la comune origine sannita a popolazioni che sono state divise per tanti secoli ma, in fondo, sarebbe sufficiente parlarsi, per rendersi conto quanto simili siano avellinesi, beneventani e molisani.

Il problema è che anche parlarsi diventa un’impresa, quando si è nell’italietta dei campanili e delle rivalità regionali, provinciali, cittadine e condominiali. E’ difficile parlare quando le rivalità calcistiche si sovrappongono alla vita reale e qualsiasi scambio di opinioni, diventa immediatamente un ring per scontri tra ultras.
Teniamo fuori il calcio da questa discussione: non ci azzecca nulla, stiamo parlando di un progetto culturale e politico e non di 22 fessi che corrono dietro ad un pallone, che ci appassionano tanto, ma che sempre 22 fessi rimangono e, probabilmente, noi siamo i più fessi di tutti, che ci danniamo l’anima appresso a loro.

A volte, la rivalità tra Avellino e Benevento, mi ricorda la simile rivalità tra Springfield, la città dei Simpson (una delle cose più intelligenti della tv di sempre, che non se n’è accorto o lo considera un cartone animato per bambini è un povero fesso) e la vicina Shelbyville: due cittadine identiche, dove persino gli abitanti si somigliano, ma che si odiano a morte per futili motivi o, più probabilmente, perché ognuna vede nell’altra il riflesso speculare dei propri vizi e dei propri difetti. Il beneventano che odia Avellino (e viceversa) in qualche modo odia se stesso e sfoga sull’altro il proprio complesso d’inferiorità, nei confronti del vero “nemico”, l’area metropolitana della Campania che considera noi cafoni e montanari delle aree interne, come delle rustiche ed estreme propaggini della loro sfera d’influenza.

La priorità, oggi, per avellinesi e beneventani, è riuscire a superare questo risibile odio reciproco, e cominciare davvero a collaborare per la realizzazione dei comuni interessi delle due città.

La costituzione della regione Molisannio, o più semplicemente SANNIO, sarebbe la realizzazione di un sogno, il riscatto dei nostri antenati che hanno lottato per secoli la potenza di Roma e, sconfitti, sono stati costretti alla divisione e, persino, alla “damnatio memoriae”, all’oblio con il quale i romani spegnevano il ricordo dei popoli più temibili e che, proprio per la loro pericolosità, non doveva restare nemmeno il ricordo.

Una regione Sannio, composta da Avellino, Benevento, Campobasso e Isernia, sarebbe la bellissima utopia di un popolo finalmente di nuovo unito, ma non sarebbe solo questo, sarebbe anche e soprattutto una concreta occasione di riscatto, il modo per uscire dalla politica campana “napolicentrica” e cominciare davvero a perseguire gl’interessi delle aree interne, troppo a lungo sacrificati sull’altare delle priorità delle aree costiere.

Lo ripeto per l’ennesima volta: noi con i napoletani e i salernitani, non abbiamo nulla a che spartire, siamo diversi di indole, di cultura e, diciamolo senz’alcun accento razzista, anche geneticamente.

Una giovane scrittrice napoletana, Antonella Cilento, in uno dei suoi ultimi romanzi, ha descritto molto bene il senso di diversità, provato da lei napoletana, durante le sue permanenze ad Avellino e Benevento. Lei ci descrive come delle realtà chiuse, diverse, ostili, “longobarde”.

E’ la verità: noi non siamo napoletani, abbiamo una nostra identità, un nostro carattere ben preciso, delle nostre tradizioni e dei nostri interessi che dobbiamo assolutamente perseguire, svincolandoci dall’orbita napoletana che tanti danni ci ha creato negli ultimi decenni (malavita, rifiuti, mancato sviluppo ecc.).

Il Molisannio sarebbe il modo di riscattare noi stessi e la nostra cultura: forse è un’utopia, ma la storia c’insegna che, a volte, le utopie possono essere realizzate.

Intanto parliamone e cerchiamo di coinvolgere più persone possibili nella discussione, invitando anche amici di Benevento, Isernia e Campobasso a parteciparvi.


Bellissimo sto post, Lone.
Addirittura struggente, anche se un pò enfatizzato :wink: , il passaggio che sottolinea la possibilità di riscattare i nostri avi.
Sei davvero la nostra memoria storica(anche se il più vecchio rimango io :roll: )


Beh... un minimo di enfasi ogni tanto ci vole... :lol: :wink:



ciao Lone , vedo che hai fatto strada....ottimo

mer feb 07, 2007 11:50 pm

L'immigrazione ARIANA proveniente dal nord fu il capostipite della razza UMBRO-SABELLICA, si sovrapposero agli abitatori OPICI\OSCI .
I Sabelli separatisi dagli Umbro , diedero inizio alle famose PRIMAVERE SACRE,I primi a stabilirsi nelle nuove terre DALL'ABRUZZO A BENEVENTO furono i SANNITI,dai Sanniti si staccarono i CAUDINI, gli IRPINI, e per ultimo i LUCANI.
Nel IV secolo ac la Nazione Sannita era composta dalle seguenti Tribu':

PENTRI
sui due versanti del matese con capitale BOJANO e con le città di ISERNIA-VENAFRO-PIETRABBONDANTE-SEPINO.

CAUDINI
su uno dei versanti del taburno nelle valli del calore e del sabato con le città-CAUDIO-TELESE.

IRPINI
al di là del taburno nelle valli superiori del calore e del sabato con le città di MALOENTUMd- ABELLINUM-CONZA-ECLANO-LACEDONIA.

Tribu' minori sono i CARACENI e i FRENTANI.

I SANNITI erano guerrieri valorosi,agricoltori,pastori.Gli avvenimenti piu' importanti dei Sanniti sono l'espansione e la conquista della Campania, combattendo e cacciando gli Etruschida da tali territori.

"Non fuggivano la guerra, ed erano cosi' lontani dallo stancarsi di una difesa anche senza successo della loro libertà, che preferivano subire la conquista piuttosto che non tentare con ogni mezzo la vittoria".

mer feb 07, 2007 11:56 pm

L'ARTE MILITARE
L'esercito era composto in coorti di 400 uomini e combatteva in manipoli,le armate SANNITE in assetto di marcia erano simili a quelle romane e le chiamavano LEGIONI SANNITE.
L'urto della carica iniziale dei SANNITI era molto difficile da sostenere, valorosi montanari sono riusciti a penetrare nelle difese avversarie fino ai triari ed aver portato ROMA vicino alla disfatta piu' di una volta.
I SANNITI si rivelarono un nemico difficile per ROMA; forti, bellicosi essi costringevano le legioni romane ad affrontarli nel loro territorio impervio,montagnoso e paludoso in cui si muovevano con grande abilità e colpivano con attacchi ripetuti e imboscate che deprimevano il morale dei soldati romani,sottoponendoli a una forte pressione psicologica.
L'ostilità frà SANNITI e ROMANI si ebbe quando i SANNITI assalirono e distrussero i sidicini (odierna Teano e dintorni) i quali non potendo competere con l'esercito Sannita chiesero aiuto ai vicini campani (per meglio precisare, la campania di allora era da Napoli a nola , da ARPAIA in su' o da BAIANO IN SU era territorio SANNITA). I SANNITI a loro volta attaccarono i Campani con un'esercito agguerrito e lo sconfissero occupando tutta la Campania rinchiudendo i nemici nelle mura della città di capua.
I Campani mal sopportavano il DOMINIO SANNITA e a loro volta chiesero ed ottennero l'aiuto di ROMA.
_________________

gio feb 08, 2007 12:25 am

Un piacere risentirti longobardo :wink: Immenso l'intervento di Lone (a proposito a giorni posterò in questa sezione una chicca archeologica,spero ti piacerà). :ciao:

gio feb 08, 2007 5:52 pm

Longobardo ha scritto:ciao Lone , vedo che hai fatto strada....ottimo


Ciao Marco, ho piacere di risentirti... :)

... non so se ho fatto strada... in realtà non mi sò mosso da casa... :lol:

... devo dire che "ha fatto strada" il forum con la creazione di questa sezione dedicata ad Avellino e Irpinia, sulla quale possiamo parlare di argomenti specifici a noi particolarmente cari...

... partecipa attivamente, mi raccomando... :wink:

gio feb 08, 2007 5:54 pm

19Lupobiancoverde86 ha scritto: a giorni posterò in questa sezione una chicca archeologica,spero ti piacerà). :ciao:


... attendo con curiosità... :wink:

gio feb 08, 2007 10:51 pm

Lone ha scritto:
Longobardo ha scritto:ciao Lone , vedo che hai fatto strada....ottimo


Ciao Marco, ho piacere di risentirti... :)

... non so se ho fatto strada... in realtà non mi sò mosso da casa... :lol:

... devo dire che "ha fatto strada" il forum con la creazione di questa sezione dedicata ad Avellino e Irpinia, sulla quale possiamo parlare di argomenti specifici a noi particolarmente cari...

... partecipa attivamente, mi raccomando... :wink:



fa piacere vedere la crescita dell'argomento..a noi..molto caro
........un po' di merito..ti saluto affettuosamente.

gio feb 08, 2007 10:54 pm

Longobardo ha scritto:
antonio88av ha scritto:mi sono informato da fonte certa, l'antica Sub Ròmulea non è altro che l'attuale Bisaccia.
Saluti




carissimo longobardo....hai da dire qualcosa contro BISACCIA???sembri deluso dalla scoperta!!!!1


ciao antonio...........io che sono un convinto sostenitore delle zone interne della campania,non riesco a capire il tuo disappunto.[/quote]



Bisaccia è un comune di 4.382 abitanti della provincia di Avellino.

Bisaccia sembra sorta in un'epoca imprecisata sul luogo dell'antica Romulea, città sannitica fondata su un insediamento dell'Età del ferro e distrutta da Publio Decio nel 296 AC. Sede vescovile per quattro secoli, Bisaccia ebbe tra i suoi feudatari Giovan Battista Manso, amico di Torquato Tasso che fu suo ospite, e Ascanio Pignatelli, duca e poeta. Il ritrovamento di una necropoli (IX-VIII sec. a.C.) con tombe a fossa e tombe dell'età del ferro ne convalida l'antica origine.

Il Castello di Bisaccia, costruito dai Longobardi, fu ristrutturato da Federico II di Svevia, il quale andava a caccia nei boschi della verde Alta-Irpinia, presso Bisaccia. Bisaccia, nel corso dei secoli, ospitò anche letterati come Torquato Tasso e Francesco De Sanctis.

Dopo il terremoto del 1980 è stata costruita una parte nuova di Bisaccia, detta "Piano Regolatore", abitato dalla maggior parte dei bisaccesi, mentre il centro storico si è spopolato anche a causa dell'emigrazione verso altri Paesi Europei e città, (come Torino).

Il clima è molto rigido, a causa della sua altitudine (860 m sopra il livello del mare). I luoghi più caratteristici del paese sono: il Convento ( in dialetto locale "lu Cument"), il Castello Ducale Federiciano ("lu Castiell"), la Cattedrale in piazza Duomo ("la Cattdral")e la chiesa dei Morti ("la chies re li' Muort").

A Bisaccia si parla il dialetto "Bisaccese", dialetto che purtroppo sta scomparendo. Il giornale di Bisaccia è "La Torre" che pubblica anche storielle antiche e divertenti in dialetto, nella rubrica: "Nu Cuntarieddro", cioè un racconto.

ven feb 09, 2007 4:26 pm

Su Bisaccia varrebbe la pena di spendere due parole: il centro storico è bellissimo, una vera bomboniera, ma purtroppo interessato da un movimento franoso piuttosto serio.

La "Nuova Bisaccia", invece, è probabilmente il paese più brutto di tutta la provincia di Avellino (mi dispiace davvero per chi ci abita e chiedo loro scusa, ma è la verità).

Immaginate una schiera di simil-villette per le vacanze su un altipiano gelido e perennemente spazzato da un vento furioso... una colata d'asfalto con al centro una chiesona in cemento che sembra un supercarcere e tutt'attorno il nulla assoluto...

... il simbolo desolante della peggiore ricostruzione post-sismica...

mar feb 13, 2007 10:05 pm

carissimo longobardo.....l ho detto x scherzare in tono amichevole....nn te la prendere.....



carissimo lone....x qnt riguarda te...hai pienamente ragione sulla bruttezza architettonica delpiano regolatore......in parole povere fa caare!!!!

mer feb 14, 2007 12:41 am

antonio88av ha scritto:carissimo lone....x qnt riguarda te...hai pienamente ragione sulla bruttezza architettonica delpiano regolatore......in parole povere fa caare!!!!


Toglimi una curiosità: come si vive in quelle casette per le vacanze? Sono adeguate al freddo bestiale di quelle parti? La gente è (giustamente) incazzata oppure subisce passivamente la situazione?

gio feb 15, 2007 9:29 am

Lone ha scritto:
antonio88av ha scritto:carissimo lone....x qnt riguarda te...hai pienamente ragione sulla bruttezza architettonica delpiano regolatore......in parole povere fa caare!!!!


Toglimi una curiosità: come si vive in quelle casette per le vacanze? Sono adeguate al freddo bestiale di quelle parti? La gente è (giustamente) incazzata oppure subisce passivamente la situazione?




tanto casette nn le definirei....sono grandi.....anche troppo secondo il mio modesto parere.....nn so come si viva li dentro....xche io ho casa nella zona vecchi(la nazionale che porta a calitri- vicino le scuole medie)x maggiori informazioni chiedi a lupo perugino....lui abita al piano regolatore!!!!

ven feb 16, 2007 4:22 pm

antonio88av ha scritto:carissimo longobardo.....l ho detto x scherzare in tono amichevole....nn te la prendere.....



carissimo lone....x qnt riguarda te...hai pienamente ragione sulla bruttezza architettonica delpiano regolatore......in parole povere fa caare!!!!




:great:

sab mar 03, 2007 1:00 am

Interessante notizia sul "Mattino" di oggi: Nardone, il sindaco di S.Giorgio del Sannio ha annunciato di voler promuovere un referendum popolare per la separazione delle province di Av, Bn e Sa dal resto della Campania... :D

... qualcosa si muove... :mrgreen:

sab mar 03, 2007 1:11 am

foss a maronn :mrgreen:

dom mar 04, 2007 11:50 pm

Lone ha scritto:Interessante notizia sul "Mattino" di oggi: Nardone, il sindaco di S.Giorgio del Sannio ha annunciato di voler promuovere un referendum popolare per la separazione delle province di Av, Bn e Sa dal resto della Campania... :D

... qualcosa si muove... :mrgreen:

Daccordo in parte,le provincie devono essere: Bn,Av,Cb e Is...il resto non ci appartiene :!:

ven mar 09, 2007 5:06 pm

Interessante novità collegata al progetto GELIS di cui parlai, teso a riscoprire il gene ligure nella nostra terra.

Sembra che sia stato proprio l'elemento ligure ad introdurre nella nostra area il "gozzo", ossia la presenza di noduli benigni della tiroide, problema ormai endemico nelle province di Av e Bn... :?
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