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Una volta era tutta campagna: radici e futuro di Avellino 
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Lupo Galattico
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Lone ha scritto:
dove sarai... sarò ha scritto:
enrico e areto a cupa a macchia???


... prossimamente... :wink:


e jamm bella ja

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lun mag 21, 2007 6:41 pm
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dove sarai... sarò ha scritto:
Lone ha scritto:
dove sarai... sarò ha scritto:
enrico e areto a cupa a macchia???


... prossimamente... :wink:


e jamm bella ja


... non è cosa... non tengo proprio capo... :lol:


mar mag 22, 2007 1:05 am
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Percorrere oggi a piedi via F. Tedesco, fondamentalmente, significa fare un’allegra gimkana tra automobili, fuossi e mer.de di cane.

Se la mia vi sembra una considerazione cinica, sappiate che la cosa davvero triste è che si tratta di una visione estremamente realistica.

Via F. Tedesco è il grande malato (o meglio: UNO DEI TANTI grandi malati) di questa caz.zo di città. Una strada importante, di principale accesso al centro urbano per chi proviene dal salernitano, che, in quanto tale, dovrebbe rappresentare una sorta di biglietto da visita della città di Avellino e che, invece, è drammaticamente ridotta ad un nastro di asfalto sul quale insistono un traffico spaventoso, vecchie case scarrupate, vecchie case mai ristrutturate, vecchie case MAL ristrutturate, nuove case di una bruttezza inenarrabile…

… insomma… una strada talmente brutta da suscitare quasi simpatia, nonché una profonda tristezza.

Il problema è che via F. Tedesco è un po’ il “lato sfigato” di Avellino (o meglio: UNO DEI TANTI lati sfigati): infatti la città, quando nell’800 è divenuta capoluogo ed ha iniziato il suo inevitabile sviluppo urbanistico, è cresciuta sulla direttrice est-ovest generando da un lato il Corso e il viale dei Platani e dall’altro via F. Tedesco e Borgo Ferrovia…

… indovinate a chi è andata peggio…

… e allora facciamo due passi lungo via F. Tedesco, vediamo che sta succedendo da quelle parti…

… innanzitutto, la prima sensazione che si prova camminando lungo quella strada è di solitudine: basta guardarsi attorno per rendersi immediatamente conto che NON CI SONO ALTRI PASSANTI.

Davvero… nessuno… solo automobili.

Evidentemente la strada non è concepita dalla cittadinanza come luogo dove intrattenersi facendo due passi (a meno che non ci sia qualche cane da far *****), ma solo come una striscia d’asfalto finalizzata a trasferire uomini e beni da un punto x ad un punto y. Al limite ci si ferma anche per usufruire delle tante attività commerciali sparse lungo il percorso, ma si tratta solo di soste, con la macchina allegramente messa di traverso sullo spesso solo teorico marciapiedi.

Ma mi sto dilungando troppo, per cui iniziamo questa dannata passeggiata, partendo da Piazza Castello che, da sola, meriterebbe un capitolo a parte.

Da anni, ormai, il castello è in ristrutturazione. Onestamente non riesco a capire dove i lavori vogliano andare a parare: il vecchio maniero è poco più di un rudere, per cui qualsiasi intervento a modifica dell’attuale stato di cose potrebbe più congruamente essere considerato di RICOSTRUZIONE più che di ristrutturazione (qui ci vorrebbe un architetto a spiegarci come stanno le cose: ne conoscerei una che potrebbe farlo).

Il castello di Avellino risale probabilmente al IX secolo e fu teatro, all’epoca della guerra tra i longobardi di Benevento e Salerno, di un crudele fatto di sangue: il feudatario di Avellino Adelferio, schieratosi con i beneventani, imprigionò e fece accecare il principe salernitano Guaimario nelle segrete del castello. Con la dominazione normanna, il castello fu espugnato da Ruggiero II che, proprio ad Avellino, incontrò l’antipapa Anacleto II che, successivamente, l’avrebbe incoronato re. Nel XII secolo il maniero ospitò per alcuni giorni il re Riccardo Cuor di Leone diretto alle crociate (all’epoca si parlò insistentemente di una cordata inglese interessata all’US Avellino, ma poi non se ne fece niente…). Successivamente trasformato da fortezza a palazzo gentilizio, il castello venne progressivamente abbandonato al suo destino, fino alle condizioni attuali. Da notare che nel Museo Irpino è conservato un interessante dipinto che rappresenta il castello nel 1300 realizzato dal professore polacco di storia medievale Lech Dobrowolski.

Il tratto tra il Castello e Largo S. Spirito è decisamente squallido: strada dissestata, case inagibili… sulla sinistra a scendere c’è il complesso del Casino del Principe, originariamente un sontuoso parco posto nelle adiacenze del castello, di esso rimane solo l’edificio che ne fungeva da ingresso, attualmente in (perenne) ristrutturazione e atrocemente dipinto in rosa. Un tempo, oltre il portone di quell’edificio, era davvero tutta campagna.

Sulla destra a scendere troviamo il Monastero di S. Maria di Monserrato e la Chiesa di S. Giovanni Battista, un complesso realizzato (se non ricordo male) nel XVI secolo e successivamente modificato nel XVIII. Ottimi (per una volta) i lavori di ristrutturazione compiuti recentemente.

Ora, a meno che la passeggiata non vi abbia già scocciato, eccoci arrivati a via F. Tedesco. Non riesco, francamente, a descrivervi la strada in maniera precisa: innanzitutto non ricordo ogni dettaglio e poi è una tale accozzaglia di stili da risultarmi davvero difficile dare un senso unitario al discorso, per cui camminiamo in silenzio (tanto il casino delle auto è tale che non sentiremmo nemmeno la nostra voce) e procediamo per immagini isolate…

… ecco le mie considerazioni in ordine rigorosamente sparso:

1) innanzitutto a via F. Tedesco si ha la sensazione (peraltro presente in molte zone di Avellino) che la campagna incomba sulla città. Basta guardare a destra, in uno qualsiasi degli squarci lasciati dalla ricostruzione incompleta per rendersene conto: da uno di essi si vede una casa colonica abbandonata, a pochi metri dal fiume (inquinato). Mi soffermo spesso a guardare quella masseria: rivolta a nord, il fiume a due metri, il calore del lato a sud completamente precluso dalla collina posta alle spalle… immagino i gelidi inverni contadini trascorsi per centinaia di anni in quella casa, con l’umidità del fiume a corrodere le ossa e il rischio perenne della piena che spazzava via le tue cose in un attimo… una vita che immagino di sussistenza, disperatamente legata alla terra da coltivare per sopravvivere e con l’utopia di un raggio di sole, solo intravisto dalle stanze rivolte a nord… una vita grigia e desolante di contadini poveri, una vita che presumibilmente tutti i nostri antenati hanno conosciuto e che il chiatto benessere degli ultimi decenni ha cercato di cancellare, disperdendo così quello che ci distingue dal resto di questa Campania volgare e senz’anima: la consapevolezza di ciò che siamo e da dove veniamo.

2) sul lato sinistro a scendere si possono notare diversi ruderi “moderni”. Infatti molte vecchie case abbattute in seguito al sisma dell’80 non sono ancora state ricostruite, in quanto nelle cantine degli edifici sono state scoperte delle gallerie che si riconnettevano ai cunicoli longobardi che attraversano tutto il sottosuolo del castello e del centro storico (ci ritorneremo). Evidentemente a rallentare la ricostruzione è stato il vincolo posto dalla sovrintendenza ai beni culturali: sono curioso di capire come verrà risolta l’annosa questione… e intanto gli anni passano e i ruderi marciscono.

3) A dimostrazione che un pelo di f… tira più di un carro di buoi, lungo via F. Tedesco hanno aperto un paio di sexy shop che, uniti all’altro che si trova ad Atripalda, formano una sorta di triangolo (e mai metafora geometrica fu più azzeccata…). La considerazione è che, evidentemente, anche gli esercenti di tali attività si sono resi conto che via F. Tedesco è una strada assolutamente perfetta per negozi che necessitano di una certa discrezione: tante automobili, soste rapide facilmente consentite dagli ampi parcheggi, pochissimi passanti che potrebbero scandalizzarsi. Che la presenza di sexy shop possa essere letta come indice di una scarsa pedonalizzazione di un territorio? L’ipotesi è simpatica ma abbastanza oziosa… direi di proseguire…

4) Sulla sinistra a scendere troviamo la Cupa Muti, una stretta salita che s’inerpica fino al Rione Parco e che, una volta, a giudicare dal nome, era decisamente tutta campagna. Gli edifici all’imbocco della Cupa erano probabilmente inagibili, disabitati e, recentemente, sono stati abbattuti. Un paio di anni fa percorsi un breve tratto della cupa e, subito dopo la prima curva, trovai un portoncino che dava accesso posteriore all’edificio abbandonato: il portoncino era aperto e non riuscii a resistere alla tentazione di entrare a dare un’occhiata. Entrai in un’altra dimensione: nel cortile interno c’erano alberi ed una vera e propria aja degna di una masseria di campagna, totalmente incongrua in quel contesto (relativamente) urbano, ma davvero affascinante, sembrava di essere altrove, se capite cosa intendo.

5) Via F. Tedesco è lunga, dilatata, brutta, priva di reali attrattive e alquanto deprimente: riesco a comprendere chi la percorre frettolosamente solo in macchina. Una volta era la strada del cordoglio e del rimpianto, percorsa rigorosamente a piedi da chi si dirigeva al cimitero di Avellino, al quale l’economia della strada era spesso legata (fiori, lavori in bronzo) e, in qualche modo, la strada sembra ancora impregnata della mestizia che accompagnava quel lungo tragitto con i crisantemi fra le braccia.

6) Alla fine della strada c’è il vecchio tirassegno: funziona ancora? Boh...

7) Evitate di passeggiare a via F. Tedesco con la pioggia: rischiate di essere travolti da un fiume di fango che puntualmente percorre la strada ad ogni acquazzone.

8) All’incrocio con via Troncone c’è un tombino di ferro che fa un rumore terribile ogni volta che ci passa una macchina: ho guardato con terrore la vicinanza del tombino ad un condominio e moltiplicato con angoscia il rumore per il numero di macchine che passano di lì ogni giorno… il risultato è stato un casino d’inferno ad ogni ora del giorno e della notte. Che caz.zo ci vorrà a mandare qualcuno dell’ufficio tecnico a fissare quel pezzo di ferro in modo che non faccia più rumore? Nulla, ma non lo si fa comunque. E’ nell’incuria delle piccole cose che si percepisce la mancanza di rispetto di un comune nei confronti dei propri cittadini.

Ora basta: la passeggiata è stata lunga e mi ha stremato, così come questo caz.zo di topic maledetto che non so come mi sia venuto in mente di aprire e che portare avanti temo mi romperà i cogl.ioni in una maniera esagerata…

… e datemi una mano, eccheccaz.zo!


mer mag 23, 2007 2:01 pm
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