Torneo delle Sei Nazioni: Italia - Francia - 3 - 39
Inviato: sab feb 03, 2007 6:13 pm
Prima giornata del Torneo delle Sei Nazioni di Rugby e prima, prevedibilissima, sconfitta dell’Italia, con la Francia a passeggio sul prato (malmesso) del Flaminio di Roma: 3-39 il risultato finale.
Adoro il rugby, lo seguo fin da bambino e uno dei miei più grandi crucci è quello di non averlo mai potuto praticare agonisticamente. All’epoca dell’allargamento del Torneo delle Cinque Nazioni a sei squadre, ero davvero entusiasta e speranzoso per la definitiva consacrazione della nazionale italiana che sembrava avviata, finalmente, a potersela giocare con le prime 6-7 migliori formazioni al mondo.
Purtroppo la realtà si è rivelata ben più grama rispetto alle mie ottimistiche aspettative: l’Italia non è mai andata oltre un’aurea mediocrità che non le permette di andare oltre un onorevole decimo/dodicesimo posto nel ranking mondiale.
Sono stati inutili gli allenatori francesi e neozelandesi, i tanti pseudo-oriundi, gli innumerevoli naturalizzati: anche oggi l’Italia ha dimostrato di essere una mediocre squadretta, con evidenti limiti fisici e tecnico-tattici.
L’Italia non ha gioco, non ha idee, non ha capacità… i nostri conoscono un solo schema: abbassare la testa, avanzare di un metro o due e… inevitabilmente… essere placcati.
Sembra sempre che il pallone scotti nelle mani del portatore e ormai ho rinunciato a contare i tanti errori grossolani di controllo che puntualmente commettiamo.
La Francia non ha avuto bisogno di fare granchè per vincere: gli è bastato sfruttare i tanti errori dell’Italia e mettere in campo la classe immensa dei suoi giocatori solo a sprazzi.
Abbiamo davvero giocato male: speriamo in uno scatto d’orgoglio negli scontri alla nostra portata (Galles e Scozia), altrimenti il Cucchiaio di Legno quest’anno non ce lo leva nessuno.
Purtroppo la strada che l’Italia dovrebbe fare per poter entrare nel novero delle grandi è ancora lunghissima e non è affatto certo che riusciremo ad arrivarci: nel nostro paese esiste un movimento rugbystico assai limitato a delle piccole aree (il Veneto, Roma, L’Aquila, Benevento, Catania) e non è certo sufficiente per tirare su dei campioni in grado di lottare con i giganti delle altre nazioni.
Si potrebbe obiettare che l’Italia non ha, a differenza della Francia e dei paesi anglosassoni, una tradizione rugbystica, eppure non ce l’ha nemmeno l’Argentina che è cresciuta in maniera impressionante, oggi sesta o settima al mondo, e che si è levata anche lo sfizio, qualche mese fa, di andare a battere gl’inglesi a Twickenham.
Per fortuna, però, il rugby è uno sport vero, praticato da persone con dignità e senso dell’onore: l’applauso che si scambiano le due squadre al termine della partita e la totale correttezza sugli spalti sono elementi ben più importanti del risultato finale.
Adoro il rugby, lo seguo fin da bambino e uno dei miei più grandi crucci è quello di non averlo mai potuto praticare agonisticamente. All’epoca dell’allargamento del Torneo delle Cinque Nazioni a sei squadre, ero davvero entusiasta e speranzoso per la definitiva consacrazione della nazionale italiana che sembrava avviata, finalmente, a potersela giocare con le prime 6-7 migliori formazioni al mondo.
Purtroppo la realtà si è rivelata ben più grama rispetto alle mie ottimistiche aspettative: l’Italia non è mai andata oltre un’aurea mediocrità che non le permette di andare oltre un onorevole decimo/dodicesimo posto nel ranking mondiale.
Sono stati inutili gli allenatori francesi e neozelandesi, i tanti pseudo-oriundi, gli innumerevoli naturalizzati: anche oggi l’Italia ha dimostrato di essere una mediocre squadretta, con evidenti limiti fisici e tecnico-tattici.
L’Italia non ha gioco, non ha idee, non ha capacità… i nostri conoscono un solo schema: abbassare la testa, avanzare di un metro o due e… inevitabilmente… essere placcati.
Sembra sempre che il pallone scotti nelle mani del portatore e ormai ho rinunciato a contare i tanti errori grossolani di controllo che puntualmente commettiamo.
La Francia non ha avuto bisogno di fare granchè per vincere: gli è bastato sfruttare i tanti errori dell’Italia e mettere in campo la classe immensa dei suoi giocatori solo a sprazzi.
Abbiamo davvero giocato male: speriamo in uno scatto d’orgoglio negli scontri alla nostra portata (Galles e Scozia), altrimenti il Cucchiaio di Legno quest’anno non ce lo leva nessuno.
Purtroppo la strada che l’Italia dovrebbe fare per poter entrare nel novero delle grandi è ancora lunghissima e non è affatto certo che riusciremo ad arrivarci: nel nostro paese esiste un movimento rugbystico assai limitato a delle piccole aree (il Veneto, Roma, L’Aquila, Benevento, Catania) e non è certo sufficiente per tirare su dei campioni in grado di lottare con i giganti delle altre nazioni.
Si potrebbe obiettare che l’Italia non ha, a differenza della Francia e dei paesi anglosassoni, una tradizione rugbystica, eppure non ce l’ha nemmeno l’Argentina che è cresciuta in maniera impressionante, oggi sesta o settima al mondo, e che si è levata anche lo sfizio, qualche mese fa, di andare a battere gl’inglesi a Twickenham.
Per fortuna, però, il rugby è uno sport vero, praticato da persone con dignità e senso dell’onore: l’applauso che si scambiano le due squadre al termine della partita e la totale correttezza sugli spalti sono elementi ben più importanti del risultato finale.