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Re: NBA

gio ott 30, 2008 1:51 pm

NBA - Pierce spegne le brame di Cleveland

Paul Pierce trascina i Celtics nel season-opener alla vittoria per 85-80 su Cavs di Lebron James. Buone prime anche per Bulls e Lakers
Al TD Banknorth Garden di Boston è la serata della consegna degli anelli e dell'innalzamento del "banner" #17 per festeggiare la vittoria del titolo nella passata stagione: ma è anche tempo di season-opener, e il piatto della prima serata NBA è decisamente ricco. I Celtics aprono la stagione ospitando i rinnovati Cleveland Cavaliers di Lebron James, candidati, insieme a Detroit, Orlando e Philadelphia, al ruolo di contenders per il trono della Eastern Conference. Boston vince 85-80 in una partita in cui a brillare è stato soprattutto Paul Pierce che, scacciate le lacrime di commozione al momento della consegna dell'anello, chiude con 27 punti (10/19 dal campo) vincendo il duello con Lebron James (22 punti, 6 rimbalzi e 6 assist), apparso, invece, sinistramente confusionario e impreciso (soprattutto dalla lunetta, dove chiude con 4/8) nel finale in volata.
Primi appunti di stagione: partiamo dal primo esperimento con Mo Williams (acquistato in estate da Milwaukee) come spalla di Lebron James, non andato esattamente a buon fine. Cleveland prova a correre all'inizio del primo e del terzo quarto giocando una pallacanestro in stile D'Antoni con Williams a spingere su ogni possesso: nei minuti iniziali si raccoglie qualche dividendo soprattutto perché i Celtics partono con la testa ancora persa nelle emozioni della cerimonia di premiazione, ma è presto evidente come il gioco "corri-e-tira" snaturi la vera anima della squadra. Si passa presto alla versione "piccola", con Lebron James da ala forte (in un ruolo già visto a Pechino) di fianco a Varejao (ottimo per contributo di testosterone in vernice) e West, Williams e Gibson (o Szczerbiak) sul perimetro: qui si rivedono i Cavs delle passate stagioni, con James isolato a ripetizione su un quarto di campo per la creazione di gioco dal palleggio. I punti interrogativi restano il ruolo di Ben Wallace (tenuto a lungo in panchina insieme al suo contratto chilometrico), la difesa sospetta di Mo Williams, e l'attacco a metacampo dei Cavs in assenza di Lebron, quanto mai stazionario, sterile e prettamente perimetrale.

Sponda Boston: bene, anzi, benissimo Pierce, benino Garnett (11 punti e 6 rimbalzi), male Ray Allen, in serata decisamente negativa al tiro (2/9 ma anche poca creatività dal palleggio). Ma le impressioni più interessanti arrivano dal supporting-cast, quanto mai sotto pressione in questo inizio stagionale per la definizione della nuova identità di squadra dopo le partenze di Posey e PJ Brown. Con Cassell in borghese, bene Rondo (14 punti e 6 assist), cresciuto con il passare dei minuti, benissimo Powe (13 punti) e Tony Allen (11) in uscita dalla panchina, con apprezzabile contributo in termini di energia, male Kendrick Perkins, disperso nei falli, così come Eddie House, disperso invece nei ferri colpiti a ripetizione dall'arco. Il dato: i 50 punti subiti da Boston nel primo tempo sembrano stridere con la natura difensiva della squadra, ma sono evidente frutto del momento di rilassatezza iniziale nel post-cerimonia di premiazione. Nella ripresa, infatti, quando sul parquet scendono i veri Celtics, Cleveland segna 35 punti sviluppando un attacco a metacampo spesso asfittico.

Nelle altre partite della notte, ritorno negativo di Scott Skiles a Chicago in veste di allenatore di Milwaukee: i Bulls, nella giornata di debutto di Derrick Rose (11 punti e 9 assist) battono i Bucks 108-95, trascinati dai 21 punti di Luol Deng.

Esordio positivo anche per i nuovi Lakers di Bynum e Gasol, vincenti allo Staples Center su Portland 96-76: i 23 punti con 11 rimbalzi e 5 assist per Kobe Bryant si uniscono ai 15 con 7 rimbalzi del catalano.

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gio ott 30, 2008 1:56 pm

NBA - Toronto prolunga con Bargnani

I Raptors hanno esercitato l'opzione sul quarto anno di contratto del Mago, blindandolo, dunque, fino al termine del 2009-2010
La nuova cura di Sam Mitchell sembra funzionare: al termine di una pre-season dignitosa, Andrea Bargnani ha riguadagnato la fiducia della franchigia canadese che, esercitando l'opzione sul quarto anno di contratto, ha prolungato l'accordo fino al termine della stagione 2009-2010. I Raptors avevano comunque tempo fino a venerdì 31 ottobre per esercitare l'opzione.

Dopo le cifre in calo della scorsa annata e il campionato complessivamente deludente, il Mago ha ricevuto da coach Mitchell, nel corso del training-camp di inizio ottobre, un ufficiale ammonimento per un maggiore impegno nello sviluppare aspetti del gioco differenti dal tiro da tre punti, un'arma della quale Bargnani ha spesso abusato (con esiti più negativi che positivi) nella sua stagione da sophomore.

Il richiamo del coach sembra aver trovato terreno fertile: nelle sette partite disputate in pre-season i numeri del Mago sono decisamente migliorati così come le percentuali del campo, frutto di un gioco offensivo più ragionato e sviluppato, se non in area, dove i Raptors vorrebbero stesse maggiormente, almeno più vicino a canestro (negli States lo chiamano "mid-range game", il gioco all'interno della zona compresa tra il verniciato e la linea dei tre punti).

In pre-season (conclusa da Toronto con un record in parità, 4-4, anche se Bargnani, come detto, ha preso parte a soltanto 7 partite), il Mago ha sempre chiuso in doppia cifra, con 14.7 punti e 4.9 rimbalzi di media, il 47.5% dal campo e il 50% da tre. A sorprendere non è soltanto il netto miglioramento rispetto alle statistiche della scorsa stagione (10.2 punti e 3.7 rimbalzi) ma soprattutto le percentuali dal campo e la selezione dei tiri: sulle 80 conclusioni tentate dal campo, soltanto 10 sono arrivate da oltre l'arco (una su otto, quindi) mentre, nello scorso campionato, dove il Mago ha tirato con il 38.6% dal campo e il 34.5% da tre, sui 9 tiri tentati di media oltre 3 erano "from downtown". A buon intenditor...

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gio ott 30, 2008 2:02 pm

NBA - NY e Toronto: debutti vincenti

Knicks e Raptors positivi nei rispettivi season-opener contro Miami e Philadelphia, ma sia Gallinari sia Bargnani chiudono senza punti. Solo panchina, invece, per Belinelli nella sconfitta di Golden State contro New Orleans


New York Knicks-Miami Heat 120-115

Esordio vincente per i Knicks di Mike D'Antoni con chiaro segnale del coach verso due dei veterani della gestione Thomas: New York piega Miami con il nuovo up-tempo offense dilagando nel terzo quarto ma tenendo Stephon Marbury ed Eddy Curry in panchina per gli interi 48 minuti di gioco. La franchigia della Grande Mela è guidata dai 29 punti di Crawford, seguiti dai 20 di Randolph e dalla doppia-doppia da 16 e 11 di David Lee: per Danilo Gallinari, da poco rientrato nel gruppo dopo il lungo stop per l'infortunio alla schiena, 3 minuti sul parquet con 0/2 dal campo. Debutto difficile, invece, per Michael Beasley, seconda scelta del draft: 9 punti con 4/14 dal campo e 3 palle perse.

Philadelphia-Toronto 85-94

Al Wachovia Center, Philadelphia manca l'occasione per festeggiare il debutto di Elton Brand in maglia Sixers: l'ex-Clipper mette a referto 14 punti con 13 rimbalzi ma, dopo un buon avvio, Phila tracolla a cavallo del secondo e terzo parziale. Chris Bosh e Jermaine O'Neal combinano per 44 punti e 19 rimbalzi, mentre Andrea Bargnani, in 20 minuti di gioco in uscita dalla panchina, chiude con 5 rimbalzi, 2 assist e 2 stoppate ma senza canestri dal campo (0/4 al tiro).

Golden State Warriors-New Orleans Hornets 103-108

Soltanto panchina per Marco Belinelli nella sconfitta degli Warriors all'Oracle Arena, piegati dalle giocate decisive di Chris Paul (21 punti e 11 assist) nei secondi finali: per gli Hornets è l'ottava vittoria consecutiva dopo una pre-season chiusa con un perfetto 7-0. James Posey, l'acquisto dell'estate, contribuisce con 11 punti e 3/6 dall'arco uscendo dalla panchina, mentre, su sponda Warriors, l'ex-Clipper Corey Maggette debutta con 27 punti.

Los Angeles Clippers-Los Angeles Lakers 79-117

Dura soltanto un quarto il derby losangelino: nel secondo periodo i Lakers prendono il largo sfruttando un ottimo contributo della panchina (i giallo-viola chiuderanno tutti con punti a referto) e conquistano la seconda vittoria consecutiva dopo la passeggiata della opening-night su Portland. Bryant guida l'attacco con 16 punti, mentre Gasol e Bynum ne aggiungono rispettivamente 13 e 12; per i rinnovati Clippers, 11 punti con 7 assist per Baron Davis e un atteggiamento complessivo sinistramente simile a quello negativo visto più volte nella storia della franchigia.

San Antonio Spurs-Phoenix Suns 98-103

Phoenix corsara all'AT&T Center e prima vittoria per coach Terry Porter, conquistata sulla scia dei 22 punti di Amare Stoudemire, esploso nell'ultimo quarto con un 5/5 dal campo. Inizio decisamente singolare con Michael Finley impegnato nell'Hack-a-Shaq dopo soli 5 secondi di gioco: dalla panchina Gregg Popovich ride, mostrando i pollici alzati, e O'Neal replica con un largo sorriso, un modo per ridistendere gli animi dopo le scaramucce verbali in off-season. Shaq chiuderà con una doppia-doppia da 15 punti e 13 rimbalzi, mentre gli Spurs (privi di Ginobili in questo avvio stagionale) ne avranno 32 a testa da Duncan e Parker.

Utah Jazz-Denver Nuggets 98-94

Senza Deron Williams (distorsione alla caviglia) da una parte e Carmelo Anthony (sospensione per due partite) dall'altra sono Carlos Boozer (25 punti e 14 rimbalzi) e la panchina di Utah (16 di Kirilenko e 11 di Korver) i protagonisti della serata. I Jazz, in particolare, dominano nel verniciato superando i Nuggets 46-35 a rimbalzo, guidati dai 14 di Boozer e dai 10 di Okur. Allen Iverson chiuderà con 18 punti, ma sarà Kenyon Martin a prendere (sbagliando) il tiro del possibile pareggio negli ultimi secondi di gara.

Le altre partite: Orlando-Atlanta 85-99 (Howard 22 punti e 15 rimbalzi, Johnson 25), Washington-New Jersey 85-95 (Jamison 14, Carter 21), Detroit-Indiana 100-94 (Prince 19, Granger 33), Minnesota-Sacramento 98-96 (Jefferson 26, Salmons 24), Oklahoma City-Milwaukee 87-98 (Wilcox 15, Redd e Jefferson 20), Houston-Memphis 82-71 (Yao 21, Gay 20).

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Re: NBA

sab nov 01, 2008 12:56 pm

NBA - Bargnani fa 19, Toronto all'overtime
Il Mago, con Bosh e Parker, guida i Raptors al successo su Golden State
Esordio thriller, degno della miglior serata di Halloween, quello dei Toronto Raptors all'Air Canada Centre che dopo aver rischiato la sconfitta piega a fatica i Golden State Warriors 112-108 dopo un supplementare. Due liberi di Chris Bosh, alla fine miglior realizzatore con 31 punti, impattano il match sul 96-96 e allungano la contesa all'overtime dove i canadesi iniziano alla grande, con le due triple di Calderon e (nuovamente) Bosh che segnano l'allungo decisivo nonostante Al Harrington, 26 punti, tenti di far rimanere in partita fino all'ultimo istante i Warriors. Trenta minuti e 19 punti per Andrea Bargnani, non pervenuto dall'altra parte Marco Belinelli, rimasto tutto il tempo in panchina per scelta tecnica.

I primi due punti ufficiali di Danilo Gallinari sono solo una magra consolazione per i New York Knicks, che dopo il brillante esordio escono sonoramente sconfitti 116-87 dal confronto con Philadelphia. La situazione, già abbastanza complessa all'intervallo chiuso a -12, precipita nella ripresa per il quintetto della Grande Mela, che cede sotto i colpi di Elton Brand, 24 punti e 14 rimbalzi, e di Andre Miller, autore di 20 punti, e alla fine le lunghezze di divario salgono a 29. Continua intanto il caso Marbury, ancora una volta lasciato fuori squadra da D'Antoni.

Seconda vittoria su due partite per i campioni in carica dei Boston Celtics, che alla prima al Banknorth Garden domano senza troppe difficoltà i Chicago Bulls 96-80. Kevin Garnett festeggia la sua partita numero 1000 in NBA con una doppia doppia, 18 punti e 10 rimbalzi. A 32 anni e 165 giorni, Garnett è il più giovane giocatore della storia a raggiungere un simile traguardo. "E' pazzesco essere qui e aver giocato la millesima partita, questo la dice lunga non solo sulla mia condizione, ma su quanto mi prenda cura del mio corpo e provi sempre a dare il meglio" ha commentato Garnett a fine partita.

Pronto riscatto dei Portland Blazers, che dopo l'umiliante sconfitta all'esordio coi Lakers battono di misura i San Antonio Spurs 100-99, interrompendo una striscia di 12 vittorie consecutive dei texani negli scontri diretti. Duncan (27 punti e 10 rimbalzi) e Parker (24 punti e 11 assist) non bastano agli Spurs, che si smarriscono nel finale e rimangono ancora al palo, rimediando la seconda sconfitta. Stesso epilogo per i Los Angeles Clippers, che nonostante i 30 punti di Thornton cede sul parquet di casa 113-103 con Denver (25 punti di Iverson). Primo successo della stagione per Memphis, che supera di misura 86-86 Orlando, e per Miami, che invece dilaga 103-77 con Sacramento.

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Re: NBA

sab nov 01, 2008 1:00 pm

NBA - Rockets e Hornets: due su due
Houston fa suo il derby del Texas contro Dallas; Cleveland facile su Charlotte. Hornets che passano sul parquet di Phoenix

Dallas Mavericks-Houston Rockets 102-112

Cresce l'intesa fra Ron Artest e Yao Ming. I due si cercano, si trovano esi difendono. Come nella circostanza che vede il cinese prendere una gomitata da Josh Howard. Artest si precipita fra i due per dividerli e si becca un tecnico dagli arbitri. In sua difesa, subito dopo la partita, Yao dice: "Era solo intervenuto per dividerci. Su Ron posso solo spendere belle parole, è un ottimo compagno di squadra". Il derby texano termina con il secondo successo consecutivo dei Rockets grazie soprattutto a un ultimo periodo chiuso a +9 (27-16) e all'intesa, come detto crescente, fra Yao e Ron. Doppia doppia per il primo (30 punti e 13 rimbalzi), quasi un "trentello" (29) per l'altro, che arricchisce la sua prestazione con 7 punti nel parziale di 16-2 nel momento cruciale dell'incontro. Per i Mavs (cui non basta un Nowitzki da 36 punti, ndr) è da rivedere la difesa, come conferma anche Jason Kidd (12 assist): "Abbiamo anche segnato abbastanza, però dietro siamo stati saltati con troppa facilità. Abbiamo fatto poco blocco".

Cleveland Cavaliers-Charlotte Bobcats 96-79

Successo piuttosto agevole per i Cavs di Mike Brown che conquistano così la loro prima vittoria stagionale. Un LeBron James a mezzo servizio (risparmiato più del solito con solo 30 minuti giocati, ndr) è comunque capace di andare vicinissimo alla tripla doppia (22 punti, 9 rimbalzi e 9 assist). Buone le prestazioni di Boobie Gibson (25 punti per lui, 20 solo nel primo tempo, ndr), e Mo Williams (17) nel suo primo incontro sul parquet di casa con la maglia di Cleveland. Difesa di Charlotte piuttosto approssimativa con Okafor e Wallace costretti sempre agli straordinari. Si salva, ma questa non è una novità, Jason Richardson: lui, il suo (contro Cleveland sono 24 punti), lo fa sempre.

Phoenix Suns-New Orleans Hornets 95-108

Secondo successo di fila per gli Hornets che passano 95-108 sul parquet di Phoenix cui il nuovo coach Terry Porter non è ancora evidentemente riuscito a trasmettere la sua mentalità. New Orleans, che contro i Suns aveva vinto quattro sfide su quattro nella passata stagione, domina per tutta la partita, e anche quando nell'ultimo periodo Phoenix prova a farsi sotto accorciando a -3, Paul (20 punti e 10 assist) e compagni rispondono colpo su colpo senza mai dare l'impressione di mollare. Suns che complicano una partita già difficile con tantissime palle perse: addirittura 40 di cui sette il solo Nash (24 punti).

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Re: NBA

sab nov 01, 2008 1:02 pm

19 punti di Andrea Bargnani nel successo all'overtime di Toronto su Golden State. Primi 2 punti per Gallinari, ma i Knicks vengono travolti da Philadelphia

I risultati della notte:

Philadelphia-New York 116-87

Toronto-Golden State 112-108 (OT)

Miami-Sacramento 103-77

Boston-Chicago 96-80

Memphia-Orlando 86-84

LA Clippers-Denver 103-113 (OT)

Portland-San Antonio 100-99

Re: NBA

sab nov 01, 2008 8:37 pm

NBA - Bargnani, Belinelli e il derby mancato
Nella 1a partita davanti al pubblico di casa, Toronto batte Golden State 112-108 in OT. Il derby italiano Bargnani-Belinelli è mancato, per un Nelson refrattario nel concedere spazio all'ex-Fortitudo. Andiamo comunque ad analizzare quanto mostrato da Raptors e Warriors in questo avvio stagionale

QUI TORONTO

Interior defence - la difesa interiore, il presidio dell'area verniciata e il controllo dei tabelloni: elementi mancati alla franchigia canadese nelle prime due uscite. Contro Philadelphia Toronto è stata surclassata a rimbalzo 56-33, concedendone ben 23 offensivi: la vittoria è poi arrivata più che altro grazie a una serie incredibile di errori dei Sixers piuttosto che per veri meriti dei Dinosauri. Contro Golden State il trend non si è invertito: i Raptors hanno di nuovo sofferto a rimbalzo (46-36), concedendone altri 17 in attacco. Bosh e Bargnani soffrono i contatti, cedendo terreno nelle azioni difensive in post-basso, e la reattività di Jermaine O'Neal è ormai ben lontana dai fasti di Portland e i primi anni di Indiana.

Jermaine O'Neal - eccolo qui, JO, il pezzo pregiato del mercato estivo di Bryan Colangelo, il giocatore perfetto da affiancare a Chris Bosh per formare la combo di lunghi più devastante dell'Est. La stampa canadese ha salutato molto calorosamente la prima prestazione casalinga dell'ex-Pacer: "finalmente un giocatore che dà energia, che intimidisce sotto canestro, in grado di stoppare gli avversari", scrive il "Toronto Star" nel commento al vernissage casalingo dei Raptors. Le cifre dicono 11 punti, 7 rimbalzi e 2 stoppate di media; la stampa costruisce un paragone piuttosto ingombrante con Dikembe Mutombo, stimolata dal festeggiamento con il dito indice a dire "not in my house" con il quale O'Neal ha rigettato un paio di tiri ad altezze stratosferiche. Il pubblico di Toronto si esalta con i salti del nuovo acquisto (le stoppate erano merce rara nella scorsa stagione), ma fra stoppare e difendere c'è in mezzo il mare...

Slow pace - il passo lento, il ritmo controllato: questa è stata l'impronta del gioco offensivo di Sam Mitchell nelle prime due uscite. Ok contro Philadelphia, squadra che fa del contropiede il suo marchio di fabbrica, ma contro Golden State, che senza Baron Davis e Monta Ellis non ha giocatori che spingono in campo aperto, non sembra la scelta più giusta. Nel finale Toronto è stata salvata dalle azioni personali di Bosh e Bargnani, ma cristallizzare la manovra offensiva (soprattutto con O'Neal in panchina e senza una presenza vera in post-basso) può essere controproducente anche per i tiratori (Kapono e Parker) che faticano a trovare il ritmo se il campo non si apre.

Andrea Bargnani - "Chi è quel numero 7 con la maglia nera?". Il "Toronto Star" ironizza sulla prestazione maiuscola del Mago (19 punti, 5 rimbalzi, 3 stoppate, 8/10 al tiro), indicandola come "la migliore dalla sua prima stagione da rookie. Ha mostrato cose che raramente si sono viste nella scorsa annata". Ma qual è il Bargnani vero? Quello all-around della scorsa notte o quello pizzicato, invece, dopo la partita di Philadelphia per il suo atteggiamento abulico e il suo stato di forma, nel complesso, ancora deficitario? Il Mago ha fatto vedere splendidi movimenti dal post-basso, è vero, ma contro avversari fisicamente sovrastabili (Jackson e Azubuike, ad esempio): gli è servito comunque per acquisire fiducia e, nel finale di partita, quando girava più lontano dall'area in quei momenti riempita dai più fisici Biedrins e Turiaf, realizzare canestri importanti dal perimetro.

QUI GOLDEN STATE

Small ball vs Big ball - perso Baron Davis, sospeso Monta Ellis, "Don Nelson non ha ancora capito con che squadra avrà a che fare in questa stagione", scrive il "San Francisco Gate" nel vano tentativo di sbrogliare la matassa ancora avviluppata intorno ai nuovi Warriors. Accantonata la "Small ball" (il quintetto piccolo, con 4 esterni) visto contro New Orleans e nella prima parte della partita contro i Raptors, Nelson si è reso protagonista di una radicale inversione di rotta passando alla "Big ball" con 2 lunghi veri (Biedrins e Turiaf) e 3 esterni alti e potenti (Jackson, Maggette e Harrington). Considerazioni: è chiaro che, senza Davis ed Ellis, la "Small ball" e il passo veloce che ha caratterizzato gli Warriors della scorsa stagione sia impraticabile e, non raccogliendo dividendi in attacco, sia anche controproducente mantenere il quintetto piccolo in difesa. D'altra parte, la "Big ball" sembra più funzionale per una manovra offensiva più controllata e sviluppata attraverso continui isolamenti per giocatori fisici e forti in 1vs1. La difesa regge a centro-area (Biedrins e Turiaf insieme hanno pattugliato il verniciato con autorità), ma, di contro, si rischia di cristallizzare eccessivamente un attacco che necessita di maggiore fluidità nei momenti decisivi (vedi gli ultimi possessi decisivi sprecati con gravi forzature da Maggette).

Who plays the point? - chi gioca playmaker? Bella domanda, perché probabilmente questa squadra un playmaker vero non ce l'ha. Sulla carta sarebbe Monta Ellis, più un attaccante, uno "slasher" (un penetratore), che un ragionatore e un distributore di palloni: dalla panchina escono CJ Watson, piuttosto confusionario, e DeMarcus Nelson, guardia travestita da point-guard ma inadatta a ricoprire quel ruolo. Marcus Williams, acquistato con grandi fasti in estate da New Jersey e osannato come panacea di tutti i mali, per il momento, non vede il campo. Risultato: Stephen Jackson gioca da point-forward, ma, per quanto Captain Jack provi a calarsi nella parte, siamo ben lontani dall'avere un attacco ragionato e armonico. Di Pippen e Sprewell non ce ne sono poi così tanti...

Marco Belinelli - due partite consecutive interamente trascorse in panchina. La filosofia di Nelson sembra chiara: rotazione a 7 giocatori, faccio giocare soltanto i veterani, di cui mi fido. Poi, quando rientrerà Ellis, si passerà probabilmente a una rotazione a 8, con minuti tagliati per Watson. Risultato: i 4/5 del quintetto gioca più di 40 minuti, e in questo modo è difficile arrivare lucidi nelle battute finali (non a caso, Golden State ha perso due partite sul filo di lana), ed Anthony Randolph (14° scelta del draft) fa compagnia al Beli in panchina.

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Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:18 am

intanto per chi nn conoscesse bn questo sport potrà vedere qui anche la storia della NBA infatti adesso vi posterò delle notizie sulla NBA da quanto è nata fino ai giorni nostri......

Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:20 am

l'albo d'oro della NBA, la prima squadra campione fu Golden State Warriors anno 1947......
Anno Squadra
1947 Golden State Warriors
1948 Washington Wizards
1949 Los Angeles Lakers
1950 Los Angeles Lakers
1951 Sacramento Kings
1952 Los Angeles Lakers
1953 Los Angeles Lakers
1954 Los Angeles Lakers
1955 Philadelphia 76ers
1956 Golden State Warriors
1957 Boston Celtics
1958 Atlanta Hawks
1959 Boston Celtics
1960 Boston Celtics
1961 Boston Celtics
1962 Boston Celtics
1963 Boston Celtics
1964 Boston Celtics
1965 Boston Celtics
1966 Boston Celtics
1967 Philadelphia 76ers
1968 Boston Celtics
1969 Boston Celtics
1970 New York Knicks
1971 Milwaukee Bucks
1972 Los Angeles Lakers
1973 New York Knicks
1974 Boston Celtics
1975 Golden State Warriors
1976 Boston Celtics
1977 Portland Trail Blazers
1978 Washington Bullets
1979 Seattle Supersonics
1980 Los Angeles Lakers
1981 Boston Celtics
1982 Los Angeles Lakers
1983 Philadelphia 76ers
1984 Boston Celtics
1985 Los Angeles Lakers
1986 Boston Celtics
1987 Los Angeles Lakers
1988 Los Angeles Lakers
1989 Detroit Pistons
1990 Detroit Pistons
1991 Chicago Bulls
1992 Chicago Bulls
1993 Chicago Bulls
1994 Houston Rockets
1995 Houston Rockets
1996 Chicago Bulls
1997 Chicago Bulls
1998 Chicago Bulls
1999 San Antonio Spurs
2000 Los Angeles Lakers
2001 Los Angeles Lakers
2002 Los Angeles Lakers
2003 San Antonio Spurs
2004 Detroit Pistons
2005 San Antonio Spurs
2006 Miami Heat
2007 San Antonio Spurs

Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:23 am

La National Basketball Association, comunemente nota come NBA, è la principale lega professionistica di pallacanestro degli Stati Uniti d'America e del Canada. Molti dei migliori cestisti del mondo giocano nella NBA e il livello complessivo della competizione è considerevolmente alto.
La lega fu fondata a New York City, il 6 giugno 1946 come Basketball Association of America (BAA). La lega adottò il nome di National Basketball Association nell'autunno del 1949 dopo una fusione con la lega rivale National Basketball League. Il quartier
generale della NBA si trova nella Olympic Tower al 645 della Fifth Avenue a New York. La NBA Entertainment e gli studi della NBA TV sono locati invece a Secaucus, New Jersey.

Anni '40: la BAA e la NBL si uniscono
La NBA venne fondata a New York il 6 giugno 1946 con il nome di Basketball Association of America dai proprietari delle più grandi arene di sport degli Stati Uniti, come il Madison Square Garden di New York City.

Prima della BAA erano già presenti negli Stati Uniti altre leghe professionistiche, come la American Basketball League (ABL) e la National Basketball League (NBL), ma la BAA fu la prima a cercare di avere squadre nelle più grandi città e arene del paese. Durante i suoi primi anni di vita, la qualità del gioco della BAA non era significatamente più alta di quella delle leghe rivali o delle squadre indipendenti come gli Harlem Globetrotters.

Il 1° novembre del 1946, i Toronto Huskies ospitarono i New York Knickerbockers, in quella che è considerata dalla NBA come la prima partita giocata nella storia della lega.

Nel 1948 i finalisti della ABL, i Baltimore Bullets entrarono nella BAA e vinsero il titolo del 1948, seguiti dai campioni della NBL del 1948 i Minneapolis Lakers, che vinsero il titolo BAA del 1949.

Il 3 agosto 1949, la BAA si accordò per fondersi con la NBL, adottando da allora il nome National Basketball Association, e portando il numero delle squadre a 17, localizzate in piccole e grandi città. Nel 1950 la NBA consolidata a 11 franchigie, tramite un processo che continuò fino al 1954, la lega arrivò alla sua dimensione minima con 8 squadre, le quali sono ancora tutt'oggi nella lega (i Knicks, Celtics, Warriors, Lakers, Royals/Kings, Pistons, Hawks, e Nationals/76ers).

Successivamente la lega vide anche trasferire le sue franchigie dalle piccola città in città più grandi. Gli Hawks si spostarono da "Tri-Cities" a Milwaukee e poi a St. Louis; i Royals da Rochester a Cincinnati, i Pistons da Fort Wayne a Detroit.

Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:25 am

Anni '50: l'integrazione razziale e i 24 secondi
Oltre all'abbattimento delle barriere razziali con l'arrivo del giocatore americano-giapponese Wataru Misaka nella stagione 1947-48, quando giocò per i New York Knicks, il 1950 è riconosciuto come l'anno in cui la NBA attua l'integrazione razziale con l'introduzione nella lega di giocatori afro-americani in molte squadre, inclusi Chuck Cooper con i Boston Celtics, Nat "Sweetwater" Clifton con i New York Knicks, ed Earl Lloyd con i Washington Capitols. Oggi, più di cinquant'anni dopo, la NBA è formata da giocatori di differente origine etnica e culturale. Oltre l'80% dei giocatori della NBA oggi sono afro-americani.

Durante questo periodo, i Minneapolis Lakers, capitanati dal centro George Mikan, vinsero cinque campionati NBA e divennero la prima dinastia della lega. Per incoraggiare al tiro e a un gioco più dinamico la lega introdusse la regola dei 24 secondi per arrivare al tiro a canestro, nel 1954. Se la squadra non arrivava al tiro tentato nei 24 secondi per attaccare il canestro avversario, il gioco veniva fermato e la palla data alla squadra avversaria.

Nel 1956, il centro rookie Bill Russell arrivò ai Boston Celtics, i quali già avevano giocatori del calibro di Bob Cousy e il leggendario allenatore Arnold "Red" Auerbach, e andò alla guida della franchigia portandola a vincere undici titoli NBA in tredici stagioni. Il centro Wilt Chamberlain entrò nella lega nel 1959 e diventò la dominante star degli anni '60, segnando l'attualmente imbattuto record di punti in una sola partita (100) e di rimbalzi (55). La rivalità tra Russell e Chamberlain divenne una delle grandi rivalità individuali nella storia dello sport professionistico americano e mondiale.

Anni '60: la rivalità con la ABA
Attraverso questo periodo la NBA continuò a rafforzarsi con lo spostamento dei Minneapolis Lakers a Los Angeles, i Philadelphia Warriors a San Francisco, e i Syracuse Nationals a Philadelphia, come anche con l'aggiunta della prima expansion team.

Nel 1967, la lega affrontò una nuova minaccia esterna con la formazione della American Basketball Association. Le due leghe entrarono in seria competizione. La NBA attirò a se la più importante star del college di quell'epoca, Kareem Abdul-Jabbar (precedentemente conosciuto come Lew Alcindor), che insieme a Oscar Robertson guidò i Milwaukee Bucks al titolo nel suo secondo anno nella lega, e che più tardi giocò con i Los Angeles Lakers vincendo altri cinque titoli NBA.

Comunque, il miglior realizzatore della NBA, Rick Barry andò a giocare nella ABA, come successe per altri quattro arbitri veterani - Norm Drucker, Earl Strom, John Vanak, e Joe Gushue.

Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:26 am

Anni '70: l'accordo con la ABA ed espansione a 22 squadre
L'American Basketball Association continuò a firmare un numero di grandi talenti e star, incluso Julius Erving. La NBA si espanse molto durante questo periodo, con l'obiettivo di raggiungere i mercati delle grandi città. Dopo la stagione 1976, le due leghe raggiunsero un accordo che consisteva nel passaggio di quattro franchigie della ABA, i New York Nets (divenuti poi New Jersey Nets), i Denver Nuggets, gli Indiana Pacers ed i San Antonio Spurs, alla NBA, portando il numero totale delle squadre nella lega a quel tempo a 22.

Inoltre la lega introdusse l'innovativa regola della ABA della linea da tre punti, dal 1979. Quello stesso anno, i rookie Larry Bird e Earvin "Magic" Johnson arrivarono rispettivamente ai Boston Celtics e ai Los Angeles Lakers, iniziando un periodo di significante crescita per la lega e per il gioco della pallacanestro stesso, senza tralasciare il nuovo crescente interesse per i fan nei confronti della NBA, nel paese e nel mondo. Bird guidò i Celtics a tre titoli, e Johnson i Lakers a cinque titoli.


Anni '80: i Celtics, i Lakers, e l'arrivo di Michael Jordan
Gli anni '80 furono per la NBA una decade di grande espansione anche oltre i confini degli Stati Uniti. I sui giocatori simbolo, come Bird, Johnson e Erving, sono conosciuti ormai in tutto il mondo. Le squadre che si contenderanno i titoli di questi anni saranno per lo più i Boston Celtics e i Los Angeles Lakers, che daranno vita ad una delle rivalità più accese e storiche nella storia della NBA e della pallacanestro.

Ma un altro punto di svolta storico per la lega può essere considerato il Draft NBA del 1984, quando con la terza scelta assoluta i Chicago Bulls scelsero la guardia Michael Jordan, che dalla fine degli anni '80 e quasi tutti gli anni '90, rivoluzionò il gioco e l'idea stessa di star sportiva, diventando uomo simbolo della lega, e il miglior giocatore della storia.

L'entrata nella lega dei Miami Heat e degli Charlotte Hornets nel 1988, e degli Orlando Magic e dei Minnesota Timberwolves nel 1989, portò il numero delle squadre a 27.

Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:27 am

Anni '90: globalizzazione e nascita della WNBA
La globalizazione della lega inoltre aumentò negli anni '90. Il Dream Team del torneo olimpico di pallacanestro delle Olimpiadi di Barcellona 1992, la prima con giocatori professionisti NBA, includeva star del calibro di Michael Jordan, Larry Bird, e Magic Johnson.

Un crescente numero di giocatori NBA inoltre iniziarono ad arrivare da altri paesi. Inizialmente, alcuni di questi giocatori, come per esempio l'MVP del 1994 Hakeem Olajuwon della Nigeria, prima giocarono nella NCAA per crescere cestisticamente.

Gli anni '90 sono soprattutto gli anni della dinastia dei Chicago Bulls di Michael Jordan, Scottie Pippen e del coach Phil Jackson, che dal 1991 al 1998, vincono sei titoli NBA, divisi in due three-peat, diventando, per lo stile di gioco e l'altissimo numero di vittorie, una delle squadre, se non la squadra più forte di ogni tempo.

Nel 1995, il numero delle squadre arrivò a 29, con l'espansione della NBA in Canada, nacquero i Toronto Raptors e i Vancouver Grizzlies.

Nel 1996, la NBA creò una lega professionistica per donne, la Women's National Basketball Association.

Nel 1998, i proprietari NBA iniziarono un lockout che finì dopo 192 giorni il 18 gennaio 1999. Come risultato di questo lockout la stagione 1998-99 fu ridotta da 82 partite a 50.

Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:28 am

michael jordan

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Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:29 am

Anni 2000: 30 squadre
Un numero sempre crescente dei migliori giocatori internazionali continua oggi ad arrivare a giocare nella NBA come per esempio il Rookie of the Year del 2002 e l'MVP del Mondiale 2006 Pau Gasol della Spagna, la prima scelta degli NBA Draft del 2002 Yao Ming della Cina, l'MVP del Mondiale 2002 di EuroBasket 2005 ed MVP della NBA nel 2007 Dirk Nowitzki della Germania, e l'MVP delle Olimpiadi di Atene 2004 Manu Ginobili dell'Argentina.

Dal 2000 solo due squadre si sono distinte dalle altre dividendosi sei titoli fino al 2007: i Los Angeles Lakers di Shaquille O'Neal e Kobe Bryant, campioni nel 2000, 2001 e 2002, e i San Antonio Spurs di Tim Duncan, nel 2003, 2005 e 2007.

Ad oggi la NBA è trasmessa in 212 nazioni in 42 lingue. Nel 2001 fu creata una lega minore, la National Basketball Development League, oggi chiamata NBA Development League (D-League), atta a far crescere giocatori.

Nel 2004, la NBA raggiunge il numero di 30 franchigie, con la nascita degli Charlotte Bobcats, e continua a evolvere come una delle più importanti e meglio organizzate leghe sportive professionistiche del mondo.

Nel 2006 avviene un fatto molto importante per il basket europeo. La prima scelta assoluta del 2006 NBA Draft è infatti Andrea Bargnani, cestista italiano scelto dai Toronto Raptors. Bargnani è stato il primo giocatore europeo scelto con il n.1 al draft.

Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:31 am

I San Antonio Spurs in visita alla Casa Bianca dopo la vittoria del titolo nel 2003.

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Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:35 am

Le squadre

La National Basketball Association fu fondata nel 1946, ed era composta da 11 squadre. Successivamente, ci furono espansioni, riduzioni, e rilocazioni fino ad arrivare alle 30 squadre attuali (29 delle quali statunitensi ed una canadese).

La lega attualmente divide le squadre in due conference, ognuna delle quali ha tre division, e ogni division ha cinque squadre. La corrente suddivisione è stata introdotta dalla stagione 2004-05.

National Basketball Association

Eastern Conference
Atlantic Division
Boston Celtics
New Jersey Nets
New York Knicks
Philadelphia 76ers
Toronto Raptors

Central Division
Chicago Bulls
Cleveland Cavaliers
Detroit Pistons
Indiana Pacers
Milwaukee Bucks

Southeast Division
Atlanta Hawks
Charlotte Bobcats
Miami Heat
Orlando Magic
Washington Wizards


Western Conference
Northwest Division
Denver Nuggets
Minnesota Timberwolves
Oklahoma City Thunder
Portland Trail Blazers
Utah Jazz

Pacific Division
Golden State Warriors
Los Angeles Clippers
Los Angeles Lakers
Phoenix Suns
Sacramento Kings

Southwest Division
Dallas Mavericks
Houston Rockets
Memphis Grizzlies
New Orleans Hornets
San Antonio Spurs

I Fort Wayne Pistons, i Minneapolis Lakers e i Rochester Royals entrarono tutte a far parte della NBA (BAA) nel 1948 dalla NBL.
I Syracuse Nationals e i Tri-Cities Blackhawks entrarono nella NBA nel 1949 come parte dell'unione della BBA e della NBL.
Gli Indiana Pacers, i New York Nets, i San Antonio Spurs, e i Denver Nuggets entrarono tutte a far parte della NBA nel 1976 come parte dell'unione tra NBA e ABA.
A causa dei danni causati dall'uragano Katrina all'arena, i New Orleans Hornets giocarono molta parte della stagione 2005-06 a Oklahoma City. E lo stesso hanno fatto anche per la stagione 2006-07. Gli Hornets sono tornati a New Orleans stabilmente dalla stagione 2007-08.
I Toronto Raptors sono l'unica squadra canadese della lega.

Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:38 am

Squadre della NBA scomparse

Anderson Packers dal 1949 al 1950.
Baltimore Bullets (originali) dal 1947 al 1955 (ultima franchigia NBA a scomparire).
Chicago Stags dal 1946 al 1950.
Cleveland Rebels dal 1946 al 1947.
Denver Nuggets (originali) dal 1949 al 1950.
Detroit Falcons dal 1946 al 1947.
Indianapolis Jets dal 1948 al 1949.
Indianapolis Olympians dal 1949 al 1953.
Pittsburgh Ironmen dal 1946 al 1947.
Providence Steamrollers dal 1946 al 1949.
Sheboygan Redskins dal 1949 al 1950.
St. Louis Bombers dal 1946 al 1950.
Toronto Huskies dal 1946 al 1947.
Washington Capitols dal 1946 al 1951.
Waterloo Hawks dal 1949 al 1950.

Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:40 am

Le squadre NBA divise per stati e division.

Immagine

Re: NBA

dom nov 02, 2008 12:41 am

Le franchigie e il sistema sportivo nord-americano
Il sistema sportivo professionistico nord-americano è organicamente diverso da quello europeo e del resto del mondo: infatti le varie leghe professionistiche nord-americane, non solo la NBA, non appartengono ad alcuna federazione sportiva nazionale, ed il concetto di retrocessione in serie minori e di promozione in serie maggiori, non sono neanche vagamente contemplate. Le squadre della NBA sono chiamate con il termine franchigie, e sono sempre le stesse ogni stagione.

Le franchigie possono fallire o essere rilocate in altre città con mercati che la lega riconosce validi. Se una squadra si sposta da una città ad un'altra porta con sé tutta la sua storia: i titoli vinti, i numeri di maglia ritirati, il nome della franchigia, e quant'altro.

L'espansione della lega viene decisa dalla NBA Board of Governors, che è l'assemblea che prende tutte le decisioni riguardanti la lega. Per la scelta di una città come destinazione di una franchigia già esistente o di una nuova expantion team (squadra di espansione), vengono presi in considerazione parametri come la posizione della città, il numero di abitanti, la grandezza dell'impianto sportivo, o se ci sono progetti per la costruzione di una nuova arena più moderna. Nel complesso la NBA calcola il valore del mercato di quella città e i benefici che una squadra potrebbe portare alla lega.

Un esempio riguarda l'ultima expantion team della lega nel 2004, con l'entrata degli Charlotte Bobcats. Infatti nonostante Charlotte avesse già avuto una franchigia fino al 2002, gli Charlotte Hornets, che il proprietario chiese di spostare a New Orleans, l'interessante progetto di un imprenditore di colore per la costruzione di una nuova moderna arena entro due anni, e la grande passione per la pallacanestro degli abitanti del North Carolina, spinsero la NBA a portare la 30ª franchigia a Charlotte nonostante il precedente tentativo con gli Hornets.
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