Dal Quotidiano della Basilicata
Potenza cacciato
ma resta
uno spiraglio
La società chiede una sospensione del provvedimento
al Tribunale di Arbitrato del Coni
| LA GIORNATA ROMANA |
Le reazioni allo stadio Sgomento e incredulità
«E’ tutta colpa
di Postiglione»
Due ore e mezzo di discussione per una condanna
MUSI lunghi, umore pesto, la notizia
dell'esclusione del Potenza dalla Prima
Divisione è giunta intorno alle 20, i
tifosi del Potenza sono inviperiti. All'esterno
e all'interno dello Stadio Viviani
c'è sconcerto e rassegnazione per l'esclusione
dai campionati che contano
del Potenza. In tanti preferiscono non
parlare, altri sono furibondi
contro il patron del Potenza,
Giuseppe Postiglione e pensano
già a come trascorrere la
domenica lontani dal Viviani.
La passione per i colori
rossoblu è sempre tanta, la
delusione ieri sera ha superato
ogni confine. In tanti paragonano
la mazzata calcistica
alla tragedia di Elisa Claps,
ovviamente i due casi sono
diametralmente opposti per
sensazioni emotive e umane,
ma raffigurano allo stesso
modo un qualcosa che non ritorna più.
Il futuro del calcio in città resta l'interrogativo
maggiore.
Sia dentro che fuori il Viviani è tanta
la rabbia e la delusione. C'è chi fuma,
chi impreca contro la decisione, la malasorte,
ma il principale obiettivo degli
sfoghi è Postiglione.
A parlare per primo dell'esclusione è
Gianni Calò che ammette: “Credo che
la sentenza in fondo sia giusta. Per Potenza
è una settimana nera su tutti i
fronti, dopo aver pianto Elisa Claps
ora si dice addio al calcio. Pongo però
riserve circa la responsabilità oggettiva.
Non meritiamo simili umiliazioni”.
Michele Lapenna ha aggiunto con
rammarico: “La nostra città è stata
mortificata. Sono deluso, questi fatti
accadono nelle città chiuse e omertose”.
Giuseppe Dragonetti concorda con i
pareri dei suoi amici e dice la sua: “La
città e la tifoseria non meritavano questa
delusione. Tutti abbiamo seguito la
squadra in questi anni, siamo andati
in trasferta a costo di sacrifici personali.
Pensavamo già alla prossima partita
di Foggia. Non avrei mai immaginato
un finale così brutto”.
Giacomo Tedesco è categorico: “E'
davvero mortificante”. Rocco Sileoagginuge:
“Paghiamo le colpe di Postiglione
che ci ha rovinato”
Va giù pesante Antonio Aristide che
dichiara: “E' una vergogna per tutti,
mi sembra irreale e per questo dobbiamo
dire grazie a Postiglione”. Il destinatario
è unico e inequivocabile: l’ex
patron che con nelle sue disavventure
personali ha messo dentro anche il calcio
tradendo un’intera comunità.
Francesco Menonna
Le lacrime
del mister
la delusione
di Pellegrino
COSA SUCCEDE NEL CAMPIONATO
Tutti i prossimi avversari dei rossoblù
avranno partita vinta 3-0
Si gioca solo per i playout
L’ESCLUSIONE DEL POTENZA avvenuta nel corso del girone di ritorno
comporta l’assegnazione di tre punti a tavolino a tutti gli avversari
di rossoblù di qui alla fine del campionato. Per cui il Potenza è
già giudicato all’ultimo posto del torneo (retrocessione diretta), le altre
concorreranno per determinare la griglia dei playout e definire le
altre due retrocesse
Pesano le dichiarazioni fatte da De Angelis e Lopiano piuttosto
che quelle di Evangelisti in cui non si parlava di partite vendute
Passa tutta la linea accusatoria di Palazzi
alla Salernitana solo 6 punti in meno
Calcio a processo
Primo piano Primo piano
LA GIORNATA PIÙ tragica del
calcio potentino inizia alle tredici e
venti, quaranta minuti dopo l’ora -
rio previsto per la convocazione
dell’udienza. A farsi attendere è
proprio Stefano Palazzi, che ha
l’ufficio della sua procura federale
a due passi dall’angusta sede Figc
di via Po. Il collegio difensivo della
Salernitana ha preceduto di un
quarto d’ora quello del Potenza,
formato dagli avvocati Chiacchio,
Di Ciommo, Cozzone e Fiorillo. Il
legale partenopeo difende la posizione
della società rossoblu, Di
Ciommo e Cozzone assistono rispettivamente
Giuseppe Postiglione
e Pasquale Giuzio. Proprio
per l’operato dell’ormai ex presidente
e del suo dirigente più fidato
sussiste in capo al Potenza quella
responsabilità diretta doppia che
lascia poco scampo.
Chiacchio al suo arrivo è intercettato
dai cronisti, il ruolo gliimpone
una professione di ottimismo:
“Sappiamo di dover affrontare
una questione assai complicata
–dichiara –ma c’è la consapevolezza
di avere molte frecce al nostro
arco”. Si riveleranno spuntate.
Donato Arcieri e Vittorio Galigani
preferiscono evitare taccuini e microfoni.
La tensione è visibile sui
loro volti come una spia rossa intermittente.
Le porte dell’aula si chiudono
per disposizioni dall’alto, nemmeno
si discutesse dei rapporti tra lo
stato e Cosa Nostra. Arrivano informazioni
di seconda mano. Si capisce
che non tira un buon vento
quando Palazzi segna i primi punti
a suo favore: le eccezioni procedurali,
quelle che sostenevano
l’inammissibilità tecnico-giuridica
della revocazione, sono state rigettate
dalla Corte. Non giova al
Potenza cercare appiglio nelmancato
rispetto dei termini per il ricorso
o nel ruolo di Evangelisti,
non coinvolto nel processo originario.
Alla resa dei conti ilgrande
accusatoreè riuscitoadimostrare
l’esistenza di elementi nuovi, sui
quali di può entrare nel merito. Alla
vigilia, lo scenario più temuto.
Inizia una battaglia in punta di
diritto, si riaprono delle ferite.
L’esistenza o meno di una scommessa
giocata da Postiglione sulla
partita incriminata, le dichiarazioni
approssimative di De Angelis
e Lopiano, i 150mila euro che
sarebbero transitati per mano di
Luca Evangelisti (episodio frutto
delle testimonianze dei due potentini
e che ha pesato più del verbale
di quest’ultimo che non tirava in
ballo nessuno), gli sms minatori
che l’ex presidente, in pratica, si è
mandato da solo. Ultimi a prendere
la parola sono gli avvocati della
Salernitana, Conte e Amatucci.
Passate le tre e mezza escono tutti
fuori, la corte si riunisce in camera
di consiglio. Sentenza attesa
soloin serata,al terminedi tutte le
udienze. All’ingresso di via Po arriva
Simone Loria, difensore del
Torino,che andràa discutere(con
successo) la riduzione di una
squalifica da due a una giornata.
Beato lui. Chiacchio intanto prende
nuovamente la parola, meno disteso
rispetto a un paio d’ore prima.
“Resto ottimista – svela – ab -
biamo portato avanti una buona
difesa. Sono sempre stato convinto
che oggi il processo sarebbe arrivato
fino in fondo, non potevano
fermarsi alle eccezioni proceduraliperchésiamodi
fronteadunmomento
epocale per il calcio italiano,
mai era stata tentata unarevocazione
per illecito a campionato
in corso”. Galiganiprova amantenere
agalla labarca: “Miè sembrato
che la corte abbia manifestato
apprezzamento per i nostri argomenti”.
Inizia verso le sedici ilmomento
più difficile, l’attesa. Dirigenti
e avvocati lasciano la sede
Figc. Di Ciommo fa in tempo a
stringere lamano aPalazzi, ilprocuratore
si lascia sfuggire un
“complimenti”. Ma è la prassi, tra
professionisti del diritto. Nessun
presagio roseo. Una serie di lunghe,
infinite telefonate tira giù il
sipario sul pomeriggio. L’ufficio
stampa della Figc viene preso di
mira per provare a carpire qualche
anticipazione, la sentenza passerà
solo attraverso quel canale. A
via Po, ormai, non c’è più nessuno.
La condanna a morte arriva daun
freddo aggiornamento del sito internet
federale. Roma, ieri sera, ha
fatto davvero la stupida.
Pietro Scognamiglio
sport@luedi.itdi ALFONSO PECORARO
CEREBRALMENTE morto,
ma virtualmente ancora attaccato
a un macchinario. Il
Potenza è cacciato via dal campionato,
assegnato a “uno di
categoria inferiore” dopo la
decisione del Consiglio Federale.
Immediatamente: fin
dalla gara di domani a Foggia.
La Corte di Giustizia Federale
ha accolto in pieno le richieste
del procuratore Federale
Stefano Palazzi, in effetti
dando pieno rilievo probatorio
alle documentazioni presentate
dall’organo inquirente
della Figc che le aveva raccolte
dal tribunale di Potenza,
dopo l’arresto di Postiglione e
Giuzio. Per la prima volta nella
storia del calcio vicende
extrasportive diventano determinanti
nel rettangolo verde.
Una svolta epocale che ha
coinvolto - negativamente - il
Potenza.
La societàè condannataper
una responsabilità unica del
suo ex presidente (dal momento
che non è stata accolta
la revocazione del processo
per Pasquale Giuzio) e viene
sbattuta alla porta.
Il Potenza, la comunità
sportiva, i tifosi pagano - anche
in termini di immagine -
colpe non proprie ma che, per
il principiodella responsabilità
oggettiva diretta di Postiglione,
sonoestese a tutti.Ma,
dicevamo, resta aperto uno
spiraglio.
Fino a tarda notte, dopo
aver raccolto le idee, Arcieri,
Galigani, Chiacchio e Di
Ciommo hanno predisposto
una richiesta di sospensiva
del provvedimento al Tribunale
Nazionale di arbitrato
per lo Sport, organo del Coni al
quale si può fare ricorso dopo
la pronuncia della “Cassazio -
ne”sportiva.
Tale richiesta è stata inviata
anche al presidente della Lega
Pro Macalli, al quale il Potenza
ha chiesto di rinviare la disputa
della di Foggia che, allo
stato attuale delle cose, il club
non potrebbe giocare. Come
dicono a Napoli è una “speran -
ziella” alla quale, in questo
contesto di disperazionee rassegnazione,
è giusto e lecito
appellarsi, pur sapendo che è
ben poco.
In tutta onestà non frega
niente a nessuno che la Corte
ha squalificato per altri 5 anni
Postiglione e ha disposto la
sua preclusione alla permanenza
in qualsiasi rango o categoria
della Figc. Ormai le
sue condotte o, meglio, testimonianzee
intercettazioni telefoniche,
che per la giustizia
sportiva sono punibili in questo
modo (e che per quella ordinaria
sono ancora da dimostrare
vista la presunzione di
innocenza fino a sentenza
passata in giudicato) hanno
rovinato Potenza e il Potenza.
Nel casopeggiore, toccherà
al Consiglio Federale decidere
l’assegnazione del Potenza a
una categoria inferiore. Che
potrebbe essere la Seconda
(magari), la D (eventuale, perchè
si tratta del passaggio a
un’altraLega) oaicampionati
regionali (assaipiù probabile)
con un ventaglio di scelte che
vanno dall’Eccellenza alla
Terza Categoria.