Sezione dedicata alle discussioni sullo sport più seguito del mondo.
gio mag 04, 2006 11:32 pm
E' IL MOMENTO DI FAR FUORI IL MAIALE.....
gio mag 04, 2006 11:44 pm
LA PADANIA
SIENA-JUVE IL PROBLEMA È LA GEA
PAOLA PELLAI
--------------------------------------------------------------------------------
Evviva! La Gea ha vinto un altro scudetto. Il 29° per la Juve, forse qualcuno di più per questa società in mano ad Alessandro Moggi, il figlio di Luciano, direttore generale della Juve. Tre gol in otto minuti. I primi otto minuti. Per una Signora Juventus che non vinceva dal 18 marzo e proveniva da una serie di cinque pareggi (persino a tempo scaduto) è stato come vedersi spalancare le porte del paradiso e aggiungerci l’ennesima stella (la 29ª) della vita. Il Fortin(o) del Siena è stato abbattuto a tempo di record da una mitragliata che non lo ha trovato certo incolpevole. Vieira, Trezeguet e poi tutti... Mutu in casa bianconera. Che, poi, da qualsiasi parte del campo la si guardi è sempre la stessa cosa. Siena e Juve, Juve e Siena, stesso albero genealogico.
I toscani sono una costola della Signora e ogni volta che i loro destini s’incrociano finiscono per riverirla più che per lasciarle ricordi “indimenticabili”. Sarà un caso ma in tre anni di serie A... ...il Siena con la JuventuMoggi ha perso 6 volte su 6 in campionato e altre due in Coppa Italia. E domenica allo stadio toscano (a proposito, Moggi è nativo di Monticiano, provincia di Siena) la Juve ha praticamente scritto “cosa nostra” sullo scudetto. Nonostante i proclami dei giorni precedenti quando il presidente De Luca (amicone di Luciano) e l’allenatore De Canio (scuderia Gea) avevano respinto qualsiasi ipotesi di match al borotalco e di possibili omaggi alla Signora. «Siamo amici - dicevano -, abbiamo affari in comune ma sul campo nessun favore. Il Siena ha un dna e un’anima che tirerà fuori fino all’ultimo minuto». Non specificando, però, il minuto d’inizio di tutta quell’impresa coraggiosa. Sicuramente nei primi otto minuti c’è stato il black out. Sono bastati. Alla Juve per vincere quello che non era poi così sicuro, al Siena per non perdere il suo futuro in serie A. Sì, perchè senza l’aiutino della Signora Moggi col cavolo che sulla panchina toscana trovavano posto un allenatore in seconda come Antonio Conte, un preparatore atletico come Gian Piero Ventrone e in campo non ci andavano Tudor, Legrottaglie, Mirante, Paro, Gastaldello, Molinaro, Guzman, Volpato, Packer...
Ma non è questo il punto. Non si può far finta di scoprire nei primi otto minuti della terz’ultima partita di campionato che il calcio in Italia passa (quasi) tutto dalla Gea, il gruppo della Moggi Company. Conflitto d’interessi, destini che s’incrociano, sante alleanze che, in ogni caso, non sono esenti da dubbi. Ragazzi, Luciano Moggi non è l’ultimo arrivato e non è neppure un signor Qualsiasi. Moggi è la Juve ed è molto di più. Certi sospetti si ripetono ciclicamente e, allora, in un campionato sempre più in mano ad intercettazioni, scandali, difese che si aprono e si chiudono come cerniere lampo, tanto vale togliere all’origine sospetti ed ombre. La Gea è entrata in troppe storie e non potrebbe essere altrimenti visto che ha sotto contratto, tra serie A e C2, circa 200 giocatori più alcuni allenatori (compreso - lo ribadiamo - il “bianconero” De Canio)... Stefano Argilli, ex capitano del Siena da poco migrato a Livorno, è stato chiaro: «La campagna acquisti per il Siena la fa Moggi... Lo sanno tutti che la sua Gea ha le mani in pasta un po’ ovunque. Del resto al calcio italiano fa comodo un accentratore. Se all’interno di una squadra sia il ds sia il tecnico sono della Gea, è normale che sul mercato acquistino solo ed esclusivamente giocatori della loro scuderia. La Gea ha grande potere sui giocatori e le società di medio-basso livello. Chi ne è fuori deve arrangiarsi e cercare di disputare grandi campionati per emergere».
Ci vuole così poco: spegniamo la Gea, riaccendiamo il campionato. Oppure Moggi resti nella Gea, ma si tolga dal campionato. Smetta una volta per tutte di fare il mercato del campionato. Di deciderlo strategicamente a tavolino, con acquisti, prestiti e cessioni a doc. Solo così quei tre gol in otto minuti sarebbero stati semplicemente meraviglie e non etichettati con ironia sospetta. Quello che è certo è che domenica il presidente De Luca è fuggito da uno stadio che vomitava tempesta e non ha saputo dire di meglio che «Magari fosse la Gea a ripianare i debiti...». L’altra certezza è che negli stessi 90 minuti la Juve ha sbranato il suo 29° scudetto e il Siena la sua salvezza in serie A. Da bravi fratellini si va avanti fino alla fine. Del calcio, probabilmente.
Cari lettori, se non siete definitivamente Mog(g)i e avviliti da come vanno le cose nel nostro calcio, diteci cosa ne pensate di tutto quello che ruota attorno a quel Geapallone...
ven mag 05, 2006 1:53 am
A Siena c'è stata la pastetta!E' ora che MOGGI vada via, che la GEA venga abolita, e che questi personaggi vengano radiati per sempre!
SEMPRE PIU' SCHIFO!!! QUESTA E' L'ITALIA!!!
FATTA L'ITALIA, ORA BISOGNA FARE GLI ITALIANI!
MA QUANDO AVVERRA' CIO'?
NEANCHE NELLO SPORT SI è ONESTI!!!
VERGOGNA!!!
ven mag 05, 2006 10:25 am
Secondo giorno di pubblicazioni.
"Chiama il brindellone...Sì, Facchetti"
ROMA, 5 maggio 2006 - Il 23 agosto 2004 , alle 11,36, Luciano Moggi conversa con Paco Casal, procuratore uruguaiano, agente di Fabian Carini. I due parlano dello scambio con Fabio Cannavaro.
Moggi: "Branca ha chiamato Cannavaro e gli ha detto: "Guarda che alla Juve non ti darò mai e lui gli ha detto fatti i beep tuoi perché parlo con il presidente, non parlo con te".
Casal: "Qui bisogna dare una spinta. Se Cannavaro chiama Ghelfi e gli dice "senta dottore io qui non resto perché non gioco e so che l’allenatore non conta su di me". E guarda, questo lo facciamo oggi".
Moggi: "Va beh".
Casal: "Eh, fallo perché io gli mangio la testa qua a Ghelfi, dài".
Subito dopo, alle 11,38, il d.g. bianconero parla con Cannavaro e (da quanto si può desumere) anche con l’agente Enrico Fedele.
M: "Allora lo possiamo fare anche oggi. Fai chiama’ Ghelfi, gli dici che vuole andà via".
Cannavaro: "Come?"
M.: "Fai chiamare Ghelfi, ooh, come si chiama là, il brindellone alto... il presidente!".
C: "Facchetti".
M: "Facchetti. Chiama Ghelfi e Ghelfi lo farà".
L’affare sarà chiuso una settimana dopo con lo scambio alla pari Carini-Cannavaro. Sul trasferimento di Ibrahimovic in bianconero papà Moggi mente anche col figlio, Alessandro. E' il 31 agosto, lo svedese è in volo per Torino, ma Moggi senior nega l’acquisto.
Alessandro Moggi: "Quella cosa l’hai fatta, allora?".
Luciano Moggi: "Quale?"
A.: "Quella dell’attaccante?"
L.: "Ma mi pigli per il beep anche tu? Ma hai detto pure che l’abbiamo nel sito? Ma chi l’ha ufficializzato?".
A.: "L’Ajax".
L.: "Ma so' tutte invenzioni dei giornalisti. Stamattina ho mandato a fare in beep Laudisa perché credevo mi parlasse di Cannavaro. M’ha detto non ti telefono più. E se non mi telefoni più te ne devi andà a... Ma chi ce li dà i soldi".
La telefonata del 14 agosto 2004 tra Giraudo e Moggi che celebra Pierluigi "Gigi" Pairetto (Giraudo: "Ma non è come l’anno scorso?". Moggi: "No, no con Gigi è una cannonata") merita una ulteriore rivisitazione. Lo precede una preoccupata e inquietante analisi del campionato entrante. "Atalanta" in realtà è Paolo Bergamo, il "ragazzino di Roma" è forse un arbitro.
Moggi: "Senti un po’, invece, un’altra cosa. Ieri sera c’avevo un ragazzino di Roma di Atalanta, dell’Atalanta no".
Giraudo: "Sì, quello là".
M: "Porca p. ragazzi, l’Atalanta è un gran figlio di beep".
G: "Ah sì?".
M: "Ha detto che noi... Il campionato sicuramente sarà Milan-Inter".
G: "Sai cosa mi ha detto Adriano (Galliani?, ndr) ho saputo una cosa, bisogna chiamare questi due qua (Bergamo e Pairetto?, ndr), mi ha detto ieri, mi ha preso da parte, m’ha detto, sappi mi han detto che puntano tutto sull’Inter quest’anno".
M: "Sta a sentire, Milan-Inter, ma è andato anche oltre, ha detto tanto Moggi e Giraudo a fine anno Montezemolo li manda via".
G: "Questo già lo so".
M: "Ma porcaccia di un cane".
G: "Abbiamo sbagliato forse ad andare con Fernando". Fernando è un nome, o soprannome, che resta per noi misterioso.
Il 23 agosto Luciano Moggi e Antonio Giraudo parlano in termine entusiastici di Capello e del suo team. A scapito di Lippi. Giraudo (su Galbiati): "Ha parlato all’allenatore (Capello) della Berretti, di quei deficientelli. Perché sai i figli di Bettega sono tutti cretini, perché sono montati, no?... Quando stavi con Marcello ti parlava di beep (donne, ndr), pesca, barche. Cioé questa è gente concentrata sul lavoro".
Il 10 agosto 2004 Moggi usa parole colorite con Giorgio Tosatti: per dire che uno che aveva due minuti di recupero con sei cambi
Moggi: "Figlio di beep" . Tosatti: "è un incidente che è durato un minuto e mezzo". Moggi: no è un figlio di beep". Tosatti: "E’ un grandissimo figlio di beep, gliel'hai detto al tuo amico Pairetto?". Moggi: "No, no, ora glielo dico io non ti preoccupare".
Capitolo Maserati. Moggi chiama casa Agnelli e parla con Nalla. M: "Avrei bisogno di una Maserati per un amico importante. Sì, quattro porte". E Pairetto a un certo Enzo: "La macchina ce l’ho già praticamente. Quando rientro chiamo direttamente la Casa Reale".
ven mag 05, 2006 10:27 am
Ecco i nomi degli arbitri
Lo scandalo del calcio inquinato si allarga e irrompe nel campionato 2004-2005. Nelle intercettazioni Giraudo parla di Dattilo a Moggi. Nelle telefonate anche Bertini, Trefoloni e Dondarini
"Se è un po’ sveglio gli dimezza l’Udinese". Antonio Giraudo è al telefono con Luciano Moggi. È domenica pomeriggio, il 26 settembre 2004. L’arbitro Dattilo è incaricato di dirigere Udinese-Brescia. I due dirigenti bianconeri stanno parlando proprio di lui. L’interesse di Giraudo è palese: il 3 ottobre - la domenica dopo - è in programma Udinese-Juventus.
L’IMBARAZZO È questa una delle telefonate più imbarazzanti e delle quali i due dirigenti dovranno dare conto all’Ufficio Indagini della Federcalcio, che è pronto a partire con le prime audizioni già la prossima settimana. Non è la sola intercettazione che mette sulla graticola gli arbitri. A rendere più chiaro il rapporto che Luciano Moggi vuole tenere con gli arbitri viene la "raccomandazione" a un moviolista perché dia una buona valutazione dell’operato dei suoi "pupilli".
Luciano Moggi: "Devi salvare Bertini, Dattilo e Trefoloni. Sul Milan puoi battere quanto ti pare". La telefonata è fatta a Baldas (ex designatore arbitrale e commentatore della moviola del Processo di Biscardi). La chiamata è di lunedì 20 settembre 2004. Segue una telefonata che Baldas ha fatto a Moggi la sera prima, al termine della gara Bologna-Milan arbitrata da Messina di Bergamo.
Baldas: "Che dici di Messina?". Moggi: "Messina giù"...
ARBITRARE LA JUVE Andare a dirigere la "vecchia signora" deve essere una sorta di premio. Tanto che l’arbitro Dondarini si spertica in ringraziamenti con Pairetto. La telefonata è del 21 settembre 2004, vigilia del turno infrasettimanale Sampdoria-Juventus.
Pairetto: "Mercoledì fai una bella partita tutta sai che lì e sai che son sempre". Dondarini: "Eh, son particolari". P.: "Eh infatti, infatti". D.: "Sì sì sì no bisogna fare". P: "Quindi". D.: "Con cinquanta occhi bene aperti". P.: "Come" D.: "Con cinquanta occhi aperti". P.: "Eh bravo per vedere anche quello che non c’è a volte". Con Dondarini felice e Pairetto che aggiunge: "Non ho bisogno di dirti niente".
ANCHE LE DELUSIONI Antonio Giraudo e Luciano Moggi non giudicano solo gli arbitri. Qualche volta le delusioni vengono dagli assistenti. È il caso di Aglietti al Trofeo Berlusconi. Moggi, però, tranquillizza Giraudo in una telefonata del 16 settembre del 2004: "Quello non lo avremo più". Purtroppo per lui, però, il desiderio non si avvera, almeno questa volta.
LE INCHIESTE Ieri in Procura a Roma c’è stato un vertice tra il pm Luca Palamara (la collega Palaia è impegnata in un corso) e gli investigatori della Guardia di Finanza del colonnello Magliocco. La prima decisione è stata quella di cominciare subito a sentire le persone informate dei fatti. Lunedì tocca ad Argilli, ex capitano del Siena, che in un’intervista ha parlato della Gea. Sì, perché l’interesse dei magistrati romani è proprio sulla società diretta da Alessandro Moggi. In particolare per il fascicolo che proviene da Torino è per stabilire se, oltre a gestire calciatori, la Gea riesca anche a interferire con la scelta degli arbitri. Tutto parte dall’interrogatorio di Ermanno Pieroni che - sentito a Roma - rivelò: "La Gea controlla tutto, anche gli arbitri". A questo vuole dare un eventuale riscontro il lavoro dei prossimi giorni che porterà anche a sentire arbitri e dirigenti.
ALTRI FRONTI Intanto è stato chiarito perché la Procura di Torino abbia fermato le intercettazioni il 27 settembre 2004: il Gip Emanuela Chinaglia si oppose al proseguimento decidendo anche l’archiviazione dell’inchiesta che era stata aperta nei confronti di Giraudo, Moggi, Pairetto, ma anche di Riccardo Agricola; era infatti una costola dell’inchiesta sul doping della Procura di Torino affidata a Raffaele Guariniello. Intanto sempre da fonti giudiziarie si apprende che sarebbe in via di definizione un’altra inchiesta. Questa volta affidata alla Procura di Napoli e che vede sempre il mondo arbitrale al centro dell’attenzione. Anche in quell’inchiesta, Luciano Moggi è un protagonista.
ven mag 05, 2006 10:28 am
non c'e niente di esplicito.....finira' tutto come una bolla di sapone
ven mag 05, 2006 10:28 am
MA in quale cassetto era chiusa tuta sta roba??
ven mag 05, 2006 10:32 am
Avellino club salerno ha scritto:non c'e niente di esplicito.....finira' tutto come una bolla di sapone
dal punto di vista legale non succederà niente ma ci saranno delle conseguenze per questi personaggi. Credo che sia la volta buona: Moggi dovrà per forza abbandonare il mondo del calcio.
In un articolo di stamattina sulla gazzetta si dice che la Juve lo abbia già scaricato per salvarsi il c**o.
Gli ex designatori saranno fatti furi dalla Federazione e Innocenzo Mazzini, vicepresidente della F.I.G.C. non sarà più il capo delegazione della nazionale ai prossimi mondiali di calcio.
ven mag 05, 2006 10:41 am
Processo ad Alessandro Moggi. Luciano: "L''accordo era una multa, ora sistemo Gallavotti
La commissione di vigilanza sui procuratori di calcio contesta ad Alessandro Moggi, figlio di Luciano e numero uno della Gea, comportamenti irregolari: si profila una squalifica. Allora entra in scena il dirigente juventino che telefona a Paolo Conti, un membro della commissione, chiedendo spiegazione. E questi si difende: "Noi l''abbiamo sempre rimandata, abbiamo gia'' fatto molto, cerchiamo di fare il possibile, ma cerca di intervenire tu". Conti, poi, fa il nome di un avvocato della federcalcio, Gallavotti, uno di quelli su cui Moggi deve intervenire: "Tu gli devi dire che bisogna fare una pena pecuniaria, se no rischia la sospensione, se tu li sensibilizzi". Piccata la risposta di Luciano: "Ma chi bacherozzi devo sensibilizzare? Io lo sculaccio! E tu, vedi di non rompere i co****i". Detto, fatto: Moggi chiama Gallavotti: "Tu hai fatto quella commissione che giudica i procuratori, no? Boh, sensibilizzali un po'', perche'' il 20 hanno chiamato Alessandro per una cosa di due anni fa. Ma digli che andassero a fanculo, che non rompessero i co****i". Gallavotti si mette in moto, la situazione sembra evolvere in favore di Alessandro Moggi, ma qualcosa va storto. Lucianone, infuriato, chiama un altro membro della commissione, che si difende spiegando che la deposizione del figlio non e'' stata convincente, e passa alle minacce: "Ma io, senza la deposizione di nessuno, incastro dieci di voi, da''i! Ma che ca**o di deposizione, facciamo a pigliarci per il c**o? Ci metto le mani io e faccio cacciare una decina di procuratori". Come "auspicato", Alessandro Moggi verra'' punito soltanto con una multa.
ven mag 05, 2006 11:37 am
poggiorealeforever ha scritto:Avellino club salerno ha scritto:non c'e niente di esplicito.....finira' tutto come una bolla di sapone
dal punto di vista legale non succederà niente ma ci saranno delle conseguenze per questi personaggi. Credo che sia la volta buona: Moggi dovrà per forza abbandonare il mondo del calcio.
In un articolo di stamattina sulla gazzetta si dice che la Juve lo abbia già scaricato per salvarsi il c**o.
Gli ex designatori saranno fatti furi dalla Federazione e Innocenzo Mazzini, vicepresidente della F.I.G.C. non sarà più il capo delegazione della nazionale ai prossimi mondiali di calcio.
E il Verona vincerá il campionato
ven mag 05, 2006 12:11 pm
ven mag 05, 2006 12:29 pm
Il dg Juve: ""Mi raccomando fai una bella partita che
con quelli sennò salta tutto..." "Lo so, sono particolari"
Tutti agli ordini di Moggi
"Ci arbitra Dondarini? Lo so già"
di MARCO TRAVAGLIO
ROMA - Politici, giornalisti, dirigenti federali e arbitrali, calciatori: tutti in fila davanti a Luciano Moggi, il padrone del calcio italiano, in attesa di un favore, una raccomandazione, una parola buona. Il dossier delle intercettazioni sul trio Moggi-Giraudo-Pairetto consegnato dalla Procura di Torino a quella di Roma, alla Figc e all'Uefa è una miniera inesauribile di piccoli e grandi scandali che vanno molto al di là dei peggiori stereotipi e dei più vieti luoghi comuni sul calcio all'italiana.
PREVITI CUORE LAZIALE - Luciano Moggi ha rapporti con molti politici, fra cui due ministri. Un giorno però, dalle telefonate, spuntano anche i nomi di Berlusconi e Previti. E' il 1° settembre 2004: Giraudo racconta a Moggi una confidenza che gli ha appena fatto il vicepresidente del Milan, Adriano Galliani, su presunte pressioni di Previti (laziale sfegatato), per "aiutare" il presidente della Lazio Lotito, indebitatissimo col fisco: "Adriano dice che lui ha litigato con Cesare Previti, perché l'ha chiamato Cesare Previti per dargli una mano a Lotito. Cesare Previti gli ha detto: "Guarda che lo vuole Berlusconi". Allora Adriano gli ha detto: "Allora fammelo dire da Berlusconi, perché se Berlusconi vuole che io dia dei soldi a Lotito, siccome mi sente sempre, non ho problemi, ma siccome non me l'ha mai detto... ".
LE MINACCE - La Commissione di vigilanza sui procuratori del calcio contesta ad Alessandro Moggi, presidente della Gea, un comportamento scorretto e minaccia di squalificarlo per un po'. Il giovane Ale va a piangere da papà Luciano, che chiama furibondo un membro della Commissione, Paolo Conti: "Che roba è?". Quello si giustifica: "Noi l'abbiamo sempre rimandata, abbiamo già fatto molto, cerchiamo di fare il meno possibile, ma cerca di intervenire tu". E gli segnala un altro membro, Gallavotti (avvocato della federcalcio, ndr): "Tu gli devi dire che bisogna fare una pena pecuniaria, se no rischia la sospensione, se tu li sensibilizzi". Moggi: "Ma chi bacherozzi devo sensibilizzare? Io lo sculaccio! E tu vedi di non rompere i co****i". Poi telefona a Gallavotti, che lo chiama affettuosamente "Lucianone": "Tu hai fatto quella commissione che giudica i procuratori, no? Bò, sensibilizzali un po', perché il 20 hanno chiamato Alessandro per una cosa di due anni fa. Ma digli che andassero a fanculo, che non rompessero i co****i! Li conosci tutti, mi raccomando, fammi sapè". L'avvocato, ubbidiente, assicura: "Sì, sì, ci parlo io". Il giorno 22 Ale richiama papà: "L'avvocato Onorato della commissione ha chiesto 3 mesi di squalifica per me. Alla fine qualcuno mi ha difeso, anche se questo St**** di avvocato ha chiesto una multa più 3 mesi di squalifica". Moggi senior è una furia: "L'accordo era una multa! Ora sistemo Gallavotti, lascia fare a me". Prima però parla con un altro membro della commissione, che gli spiega: "La deposizione di Alessandro è stata brutta e gli avvocati han fatto un casino della Madonna". Ma Lucianone passa alle minacce: "Ma io, senza la deposizione di nessuno, incastro dieci di voi, dài! Ma che ca**o di deposizione, facciamo a pigliarci per il c**o? Ci metto le mani io e faccio cacciare una decina di procuratori!". Alla fine Alessandro se la cava con una multa.
LUCIANONE MOVIOLISTA - Con tutto quel che ha da fare, Moggi trova il tempo per istruire i moviolisti. Uno di una tv privata lo chiama per sapere come trattare l'arbitro Trefoloni che "ha regalato un rigore alla Lazio". E Lucianone: "Bisogna trattarlo bene". Poi c'è il moviolista di Biscardi, che dal 2004 ha inaugurato al Processo la "patente a punti" per gli arbitri. Anche per lui, istruzioni precise prima di andare in onda: "Allora - raccomanda Moggi - te devi salvare Bertini, Dattilo e Trefoloni. Sul Milan puoi battere quanto ti pare". Il giovanotto fa notare che gli arbitri hanno commesso errori e, con la patente a punti, "qualcosina dobbiamo tirar via a Trefoloni e Dattilo, magari un punto. Dimmi tu cosa devo fare e io nei limiti del possibile faccio". Ma Moggi, inflessibile: "A Dattilo, Trefoloni e Bertini va dato un punto in più: anziché 20, 21! Poi ci sentiamo dopo la trasmissione". Il pover'uomo gli rinnova una raccomandazione, un fax che gli ha inviato tempo prima: "Pensi di riuscire a far qualcosa per me, per farmi fare qualche partita di serie A? Ti prego, ricordati di me nelle tue preghiere". E Moggi, benedicente: "Ma io mi ricordo sempre di tutti, non c'è bisogno di pregare".
L'ARBITRO CON 50 OCCHI - Lunedì 20 settembre 2004, alla vigilia della cena a casa Giraudo (martedì 21), vengono designati gli arbitri per la terza di campionato, in programma mercoledì 22. La Juve sarà a Genova contro la Sampdoria. Il 20 mattina Moggi chiede notizie a Pairetto: "Ma che fate oggi i sorteggi?". Pairetto: "Sì, adesso... comunque abbiamo impostato bene, stiamo definendo, è tutto ok... tutto avanti... a dopo". Un'ora dopo un'impiegata dalla Figc chiama Moggi: "Sono usciti gli arbitri per mercoledì". E lui: "Sì, sì, ma li conosco già: abbiamo Dondarini". La donna è stupita: "Ah, li conosce già? Sì, Dondarini, esatto". L'indomani un Dondarini emozionatissimo chiama Pairetto per ringraziarlo (l'arbitro era stato pure candidato da Pairetto ad internazionale). Pairetto: "Mi raccomando, Donda... Fai una bella partita, che sai che lì sono sempre...". Dondarini: "... particolari...". Pairetto: "Infatti, quindi con cinquanta occhi bene aperti... per vedere anche quello che non c'è, a volte... So che arbitrerai benissimo". La Juve vince 3-0, a mani basse. Il primo gol è su rigore, generosamente concesso dal Donda fra le proteste. All'ultimo minuto il guardalinee segnala un rigore anche per la Samp: fallo in area su Pagano. Il Donda indica il dischetto, ma poi, quando Flachi sta per calciare, cambia idea e trasforma il penalty in corner. Finisce in rissa. L'indomani il malcapitato telefona a Pairetto: "Bella battaglia, hai visto? Questi della Samp erano fuori di testa, se non c'erano i giocatori della Juve che mi aiutavano, non so come finiva la partita... Ho dovuto dare un rigore (alla Juve), che era di un netto, Gigi... Emerson mi guarda subito come a dire "oh, ma questo è rigore", e io tranquillamente fischio e indico il rigore, solo che sai lì nessuno ha capito niente... il pubblico... Poi per fortuna mi dicono che c'è l'inquadratura dietro la porta che fa vedere che è nettissimo... Non puoi dare un rigore perché è una grossa squadra?". Quanto al rigore dato e poi tolto alla Samp, è tutta colpa del guardalinee: "Mi ha detto: "Donda, scusami, ho fatto una gran cazzata, non dare il rigore, è solo angolo". Allora, sul 3-0, gli ho detto: "Ma ormai diamo il rigore". Ma lui fa: "No, assolutamente non darlo, perché facciamo una figura di m...a". Alla fine l'episodio non è stato bello, ma è meglio non averlo dato... Alla fine credo di averla portata via limitando i danni...".
LE GUERRE DEL MERCATO - La campagna acquisti bianconera, dopo l'arrivo di Capello, ha due obiettivi: Fabio Cannavaro dall'Inter e Zlatan Ibrahimovic dall'Ajax. I due sono già d'accordo con Moggi, ma restano da convincere i rispettivi club, buttandola in rissa e aizzando i giocatori contro le società. Il 20 agosto Lucianone dice a Giraudo: "Ho parlato con Cannavaro e ci ho fatto parlà anche Ciro Ferrara". Il caso lo segue il suo factotum Paco Casal. Ma poi Moggi parla direttamente con Cannavaro e lo convince a far chiamare dal suo procuratore Branca "il brindellone alto", cioè il presidente dell'Inter Giacinto Facchetti, per comunicargli: "Guardate, io voglio andar via, perché non sono considerato dall'allenatore". Insomma, Cannavaro "farà casino, dopodiché Paco interviene" con l'Inter. Anche Ibrahimovic, ad Amsterdam, ha ricevuto precise istruzioni sulle più moderne tecniche di guerriglia: rifiutarsi di giocare, non presentarsi agli allenamenti, fare l'offeso per il trattamento del compagno di squadra Van der Vart. "Il ragazzo (Ibrahimovic, ndr) c'ha le palle... E' venuto fuori un litigio bestiale - confida Moggi a un giornalista famoso e molto amico - alimentato un po' da noi, insomma...". Alla fine, come da copione, Ibrahimovic approda alla Juve. Pairetto, sempre molto super partes, chiama Moggi apposta dall'Uefa per complimentarsi dell'affare: "Eccezionale! Bestiale! Complimenti! Madonna!".
ven mag 05, 2006 12:34 pm
SAMPDORIA-JUVENTUS
Pairetto prima del sorteggio: "E' tutto ok"
Moggi chiama Pairetto
Moggi: "Ma che fate oggi i sorteggi?"
Pairetto: "Sì, adesso".
M: "Ma per mercoledì per tutto?"
P: "Sì, sì, sì per mercoledì, solo che non ho la... è a casa".
M: "Uhm e va be'".
P: "E' tutto ok eh!"
M: "Ci sentiamo".
P: "Eh è tutto avanti sì"
Dondarini al guardalinee
"Ormai diamo il rigore"
Dondarini chiama Pairetto dopo la partita
Dondarini: "Eh bella battaglia hai visto?"
Pairetto: "Minchia".
D: "Orca miseria ma questi erano fuori di testa".
P: "Come?"
D: "Erano fuori di testa questi della Sampdoria".
P: "Quelli della Samp eh?"
D: "Mamma, guarda ti giuro se non c'erano i giocatori della Juve che mi aiutavano io non so come finiva questa partita perché erano veramente... ma dall'inizio dal primo minuto..."
P: "Sì sì ma questi sono sempre tutti fuori..."
D: "Poi sai ho dovuto dare quel rigore lì."
P: "Sì"
D: "Guarda che è di un netto Gigi".
P: "Sì ma ci credo perché poi dalla vostra posizione".
(...)
D: "Guarda ho dovuto sopportare perché se no..."
P: "Sì sì".
D: "Sì ho dovuto, ho cercato di non infierire perché questi erano cerca di... non erano sereni dall'inizio per cui..."
P: "Sì sì ma vanno sempre in campo mai sereni contro le grandi squadre si sentono sempre vittima di tutto guarda sono incredibili".
D: "Sì veramente ma è una cosa vergognosa quella a questo punto cosa fai? Non puoi dare rigore perché è una grossa squadra..."
P: "Ma vedrai anche in futuro quando avrai modo di farne ancora vedrai sarà sempre così li devi già preparare psicologicamente".
D: "Sì sì ma o me lo aspettavo poi eh perché ci mancherebbe".
P: "Ma poi tu ha visto domenica hai espulso due sacrosanti no?"
D: "Mamma mia."
P: "Sacrosanti no? Si piangevano addosso e dicevano che era stato fatto perché la partita dopo era contro una grande squadra no?"
D: "No no infatti infatti".
(...)
P: "Ma tu cos'avevi dato? rigore?"
D: "No io mi sono guardato in giro per sapere se era angolo o se era rinvio e lui mi ha indicato rigore".
P: "Ma chi?"
D: "Ambrosino" (il guardalinee ndr).
P: "Ha indicato rigore?"
D: "Lui mi ha dato rigore ed io ho fischiato rigore dopo di che mi ha richiamato mi ha detto "Donda scusami ho fatto una grande cazzata non dare rigore perché facciamo una troiata mai vista"".
Antonio Giraudo P: "Era calcio d'angolo infatti"
D: "E infatti fa "guarda che ha preso la palla scusami istintivamente lì ho indicato rigore ma guarda è angolo" allora sul 3 a 0 gli ho detto "Marcello ma oramai diamo rigore" fa "no no guarda assolutamente non darlo perché non è rigore facciamo una figura di m...a" a quel punto l'ho visto talmente convinto".
P: "Ma roba da pazzi".
ven mag 05, 2006 12:36 pm
I SOSPETTI E LA ROMA
"Pensiamo alle nostre
baggianate e basta"
Moggi chiama Giraudo
Giraudo: "Scusa ma il primo grado, cosa hanno condannato il Chievo e il Siena, han dei punti di penalità?"
Moggi: "No no l'hanno assolti, hanno condannato Ricci, Sartori e Papadopulo"
G: "La società?"
M: "No no tutto a posto, tutto a posto e quindi si poteva anche evitare una cosa del genere, oltretutto poi dice naturalmente son baggianate perché io non ritengo assolutamente una cosa che sia un illecito però".
G: "Tutto a posto per dire che anche le nostre son baggianate e be'".
M: "Eh sì anche le nostre sono baggianate si è chiaro, va be', meno male che noi abbiamo l'abitudine di fare sempre le cose per noi e basta, (risata) e in quei casi lì ci aiutano le nostre forze".
(...)
G: "Volevo dirti questo, c'era Baldini no al consiglio che ha accompagnato Sensi no, lui aspettava fuori, quando sono uscito, siccome la Mazzolini (Mazzoleni dirigente della Roma ndr) continua a rompere i co****i che vogliono fare il contratto delle partite no?"
M: "Uhm"
G: "Per il numero di gare che garantiamo, allora io ho detto guarda che e gliel'ho fatto dire alla Mazzolini, noi parlavamo con Baldini per quando ci sono i calendari, io gliel'ho detto guarda che noi non facciamo il contratto se non mettete a posto Emerson eh? "No no ma voi avete questa roba qui che andate fortissimo, quindi non c'è problema, mettiamo", e allora gli ho detto ma guardate che questa continua a chiedere eh! La prossima settimana bisogna vedersi noi inutile che 10 persone, bisogna che lei metta a posto Emerson e contestualmente, mettiamo a posto il contratto, se no non va bene 'sta cosa qua, ma non ci sono problemi, e allora se non ci sono problemi"".
M: "No no bisogna farlo contestualmente".
G: "No ma scherzi".
M. "Altrimenti si fottono eh!"
G: "Ma che scherzi".
M: "Quella è gente senza faccia".
ven mag 05, 2006 12:39 pm
Il Paese anormale
dove Moggi comanda
di MICHELE SERRA
La cosa veramente triste, leggendo le intercettazioni telefoniche di Luciano Moggi con alcuni dei suoi amiconi preferiti, è che sono esattamente come le avremmo immaginate. Nel lessico, nelle intenzioni, nello spirito: ricalcate sulle nostre supposizioni ordinarie. Né migliori, né peggiori.
Sono, senza scampo, senza sorprese, la sceneggiatura già mille volte scritta, mille volte recitata, di un potere italiano trafficone e ruffiano che essendo del tutto all'oscuro del binomio diritti/doveri vive, si muove e si assesta attorno al binomio favori/sgarbi. Un mondo di comparaggi e padrinati (dunque, e lo si sottolinea sempre troppo poco, un mondo esclusivamente maschile, e familista, e sostanzialmente arcaico) sempre in bilico tra illegalità da accertare e un molto accertato squallore.
Come spesso accade nel nostro difficile Paese, diventa complicato perfino parlare di moralità in presenza di mentalità e persone che, esplicitamente, considerano perfettamente legittimo, e forse perfino lodevole, avvolgere i propri interessi di bottega in un fitto bozzolo di protezioni, raccomandazioni, strizzate d'occhio. Come spiegare a un direttore sportivo già chiacchieratissimo che non è proprio il caso di parlare con il designatore degli arbitri (cioè con la più delicata delle istituzioni calcistiche) come se fosse suo compare d'affari? E come spiegare al designatore degli arbitri che spetterebbe proprio a quelli come lui rimettere quelli come Moggi al loro posto, quando è evidente che tra i due la spalla, il sottoposto, è proprio il signor designatore?
In conversazioni di questo genere - come già in quelle, giustamente proverbiali, dei furbetti del quartierino - non echeggiano mai quelle frasi che certificherebbero il buono stato di salute etica, o forse solo di salute mentale, di una comunità: mai uno "stia al suo posto e non si permetta", mai un "ma si rende conto che esistono delle regole?". Nessuno che infranga, anche solo verbalmente, quell'insopportabile patina di complicità, di "diamoci una mano", che fa da tinta madre a tutti i più unti canovacci nazionali.
Ovunque un "tu" piacione e colloso, un clima da eterna rimpatriata (e si immaginano i ristoranti, i bavaglioli, le risate grasse) e una furbizia greve, da commedia dell'arte: quella stessa che poi vediamo, ripulita dei suoi quadri più inconfessabili, nei peggiori talk-show calcistici, dove "l'amico Moggi" da anni ammannisce a una platea spesso estasiata oscure facezie e sorridenti minacce, una specie di andreottisimo però imbertoldito, un'imitazione popolaresca del Potere che è parodia però senza saperlo. In fondo soprattutto penosa, e penosa non tanto perché rimanda a probabili prepotenze calcistiche, quando perché incarna (altro che calcio...) la vecchia furbizia contadina italiana appena appena camuffata, incravattata di fresco, e riscodellata in video per la gran gioia di chi non vuole fare la fatica di pensarci diversi, noi italiani, da questo stucchevole arrangiarci da subalterni: da servi, altro che da potenti. (Che la furbizia sia caratteristica servile, e mai signorile, è la sola fondamentale scoperta politica che milioni di italiani devono ancora fare).
E il tutto, poi, si badi bene, ben radicato e fiorito lungo
il corso degli anni alla corte della sola accertata monarchia borghese d'Italia, la Juventus dello "stile Juventus", gli Agnelli dello "stile Agnelli". Le cui giovani leve, esauriti i dovuti vizi di crescita, si spera possano dare una sterzata all'andazzo, vincendo mezzo scudetto di meno, magari, ma guadagnando un minimo di "immagine", parola così di moda che sempre più spesso ci si dimentica che forse significa qualcosa.
Tanto, Moggi un altro lavoro lo troverebbe di sicuro: il calcio italiano, e il Paese in genere, non pare abbiamo i normali anticorpi bastanti a difendersi dai prepotenti e dai furbi. Difatti, suscitando altri tremiti in altri ambienti attenti allo stile, ogni tanto corre la voce che l'indubitabile signore Moratti voglia portarlo all'Inter, questo fenomeno della telefonata giusta.
Speriamo di no. Ma non stupiamoci se è sì.
ven mag 05, 2006 12:45 pm
Carraro: "Rabbia e sconcerto"
Sul caso intercettazioni parla il presidente della Federcalcio: "Il mio stato d'animo come quello dei tifosi. La giustizia sportiva agirà con serietà e rigore"
Ansa ROMA, 5 maggio 2006 - "La giustizia sportiva agirà con serietà, tempestività, serenità e rigore". Lo ha detto Franco Carraro, presidente della Federcalcio, nel corso di una conferenza stampa convocata oggi a Roma dopo la pubblicazione delle intercettazioni disposte dalla procura di Torino.
"Il mio stato d'animo - ha proseguito - è come quello di milioni di tifosi, che provano sconcerto, tristezza e rabbia. Errori possono esserci: l'importante è che si scopra, e che si appuri e si arrivi alla sanzioni necessarie".
il mio commento
statti zitto scemo, tu non ne sapevi niente ?
ven mag 05, 2006 2:51 pm
"Violati diritti fondamentali"
L'ad della Juve Antonio Giraudo rompe il silenzio sulle intercettazioni: "Chiedetevi per quale motivo i testi sono stati dati ai giornali e non prima a noi o ai nostri legali"
TORINO, 6 maggio 2006 - E' iniziata alle 12.30, ed è tuttora in corso, la conferenza stampa dell'amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo. "Ancora una volta la Juve e i dirigenti bianconeri sono tornati sotto le luci di un processo mediatico che non ha precedenti nella storia del calcio. Ho letto che il nostro silenzio stampa sarebbe figlio della paura, un'affermazione falsa e incredibile. Devo ricordare che nella parte più calda del processo doping la Procura di Torino aveva disposto intercettazioni il cui contenuto, a favore della difesa, non è mai entrato nel processo e non è stato depositato".
VERITA' - "Chiedetevi per quale motivo - è la difesa-accusa dell'a.d. bianconero - queste intercettazioni sono state date alle redazioni dei giornali e non prima a noi o ai nostri legali: noi ne siamo venuti a conoscenza attraverso i giornali e solo oggi ne abbiamo ricevuto copia. E' incredibile che i diritti fondamentali dell'uomo possano essere di così poco interesse. Nessuno ci ha difeso, nemmeno gli opinionisti che abbiamo sopportato durante i sette anni del processo, anche dopo la sentenza che ha cancellato le accuse. Forse qualcuno è più interessato ai polveroni che alla verità delle cose".
DIMISSIONI? - La vicenda delle intercettazioni telefoniche, non solo non induce Antonio Giraudo a prendere in considerazione eventuali dimissioni, ma "ha una forza che compatta la dirigenza e l'ambiente, come lo sono state quelle degli anni passati e sono certo che riusciremo ad ottenere risultati sportivi ancora migliori".
COMPLOTTO? - Alla domanda se sia solo un caso che la vicenda delle intercettazioni telefoniche sia emersa a pochi giorni dalla conclusione del campionato, Antonio Giraudo risponde così:"Non penso a complotti, si tratta soltanto di un dato statistico. Ritengo comunque credibile il sistema calcio. Semmai c'è stata una disparità di trattamenti da parte della stampa. Ci manca il carisma di Gianni e Umberto Agnelli e qualcuno ne approfitta per mancarci di rispetto. Stiamo pagando tutto questo, ma si ricrederanno anche questa volta".
IL MIO COMMENTO
Giraudo dovrebbe chiarire la sostanza delle intercettazioni e non la forma con la quale sono uscite fuori.
Questa mafia deve finire.
ven mag 05, 2006 2:54 pm
Moggi: "E' tutta una buffonata"
TORINO, 5 maggio 2006 - "È tutta una buffonata". TgCom riporta alcune dichiarazioni di Luciano Moggi, che a pochi minuti dalla conferenza stampa indetta da Antonio Giraudo ha rotto anche lui per un attimo il silenzio stampa della Juventus per rispondere alle accuse sul caso delle intercettazioni. "È tutta una buffonata - ha attaccato il dg bianconero -. Chiedetevi piuttosto perché lo hanno fatto alla vigilia di uno scudetto strameritato".
Il MIO COMMENTO
IL MAIALE E' ORMAI FINITO.
ven mag 05, 2006 4:14 pm
Juventini fuori dalle caverne!
ohh.
Powered by phpBB © phpBB Group.
phpBB Mobile / SEO by Artodia.