lun lug 24, 2006 11:15 am
lun lug 24, 2006 11:18 am
lun lug 24, 2006 11:24 am
ARBATAX1 ha scritto:si grande Luis
lun lug 24, 2006 11:03 pm
poggiorealeforever ha scritto:Nuovo album: Anticipazioni su LE CANZONI DELLA CUPA
Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica, Vinicio Capossela ha anticipato i temi del suo nuovo album. “Il mio prossimo lavoro sarà nella terra delle mie origini, la valle dell’Ofanto”, ha spiegato Capossela. “Si chiamerà ‘Il disco della Cupa”, saranno canzoni buie, agresti e selvatiche. Di volpi, di lune e di sortilegi”.
GRANDE VINICIO !!!!!
http://www.capossela.altervista.org/cutenews/data/upimages/CAPOS--240x180.jpg
mar lug 25, 2006 5:44 pm
mer lug 26, 2006 5:03 pm
gio lug 27, 2006 6:30 pm
gio lug 27, 2006 7:35 pm
gio lug 27, 2006 11:24 pm
CarambaAvellinese ha scritto:mettici pure i lupi pero'!!!
gio ago 10, 2006 1:42 pm
gio ago 10, 2006 3:23 pm
gio ago 10, 2006 3:26 pm
gio ago 10, 2006 3:40 pm
gio ago 10, 2006 11:43 pm
poggiorealeforever ha scritto:Concerto del 14 ad Avellino: è andata così (da Kataweb)
Mercoledì 15 Febbraio 2006
Vinicio Capossela ha scelto Avellino per aprire la tournée del suo ultimo disco, Ovunque proteggi. Lo ha fatto in un giorno particolare per la città irpina che il 14 febbraio, insieme al protettore degli innamorati, festeggia il suo patrono San Modestino. Una scelta non casuale. Come ha spiegato lo stesso Capossela dopo Non trattare e Brucia Troia, il mozzafiato ‘uno-due’ iniziale in pelliccia e corna da minotauro, salutando le oltre milleduecento persone stipate nel teatro Carlo Gesualdo: “Se in bocca al lupo deve essere, che almeno siano lupi paesani”.
Siamo a una quarantina di chilometri da Calitri e Andretta, paesi dei suoi genitori, seduti in prima fila in compagnia di parenti, vecchi amici e semplici conoscenti che per un giorno si sentono tutti protagonisti. Insomma, più che il debutto di un tour destinato a riempire i teatri di mezza Italia sembra una festa di paese. Per rendersene conto basta attendere l’irresistibile Dalla parte di Spessoto, il singolo che ha fatto schizzare l’album ai vertici delle classifiche. Sul palco ad accompagnare Vinicio salgono i Buena Vista Postal Club (come li chiama lui “roba da far invidia a Wim Wenders”): al secolo Tuttacreta, Matalena e Rocco Briuolo, tre anziani signori della Banda della Posta di Calitri, rispettivamente alla fisarmonica, al violino e al mandolino.
A fare da intermezzo nelle oltre due ore di concerto, una manciata di canzoni suonate al pianoforte davanti a un pubblico paradossalmente quasi ostile, che vorrebbe alzarsi in piedi e battere le mani. E che invece viene tirato giù dalle malinconiche Nel blu, Dove siamo rimasti a terra Nutless, Pena del alma e Lanterne rosse (incantevoli le immagini proiettate dalla compagnia di teatro d’ombre Controluce). Fino ad affondare nelle poltrone nell’allucinato tributo al poeta inglese Coleridge: S.S. dei naufragati, con un ispiratissimo Capossela che canta fra due candele, indossa un cappello da vecchio ammiraglio della Royal Navy e suona una campana a morte.
E’ solo il segnale di un’inversione di rotta, che regala alla platea gli attesi classici del repertorio caposseliano. Tutti allora a cantare sulle note di Maraja, Con una rosa e Che cossé l’amor, accolta da un’ovazione e: “Dedicata al nostro Santo preferito”, agiunge lui. A scaldare gli animi arriva poi L’uomo vivo, ancora tratto dal nuovo disco (suonato per intero tranne una traccia). Un inno alla gioia, come recita il sottotitolo, che scatena il teatro Gesualdo. A fare la parte del leone una comitiva partita in pullman da Pignola, in provincia di Potenza. Dove a sentire i racconti dei presenti, fra tarantolate, esibizioni nei festival estivi e pecore cucinate in suo onore, Capossela è di casa.
Il tempo di indossare giacca e mezza tuba, quello per un altro paio di gioielli al piano - Non è l’amore che va via e Una giornata senza pretese - poi scatta il turno del sindaco Galasso, che fra i fischi del pubblico consegna una targa a Vinicio Capossela: l’emigrante che ha fatto fortuna e rende orgogliosi i suoi compaesani. E che per stemperare gli imbarazzi invita nuovamente sul palco la Banda della Posta, questa volta a suonare un pezzo del loro reportorio. Il gran finale, fuochi d’artificio compresi, parte dopo le presentazioni dei musicisti che lo accompagneranno in tour: Alessandro Stefana (chitarre), Glauco Zuppiroli (contrabbasso), Zeno De Rossi (tamburi), Michele Vignali (ance) e Vincenzo Vasi (teremin e programmazioni). Capossela si lancia in un’indiavolata versione di Al veglione, invita sul palco il suo padrino Ciccillo - che alla faccia della timidezza tiene banco per qualche minuto a suon di battute - e fa alzare tutti in piedi con Il ballo di San Vito. Dopo gioia, salmi, naufragi e minotauri la festa chiude con la title track dell’album Ovunque proteggi, una benedizione finale. Tra il sacro e il profano.
Fonte:
Kataweb Musica
...BRAVO POGGIO...ED IO...IN QUANTO ORIGINARIO DI CALITRI...NE VADO ORGOGLIOSO...
ven ago 11, 2006 12:19 am
poggiorealeforever ha scritto:Concerto del 14 ad Avellino: è andata così (da Kataweb)
Mercoledì 15 Febbraio 2006
Vinicio Capossela ha scelto Avellino per aprire la tournée del suo ultimo disco, Ovunque proteggi. Lo ha fatto in un giorno particolare per la città irpina che il 14 febbraio, insieme al protettore degli innamorati, festeggia il suo patrono San Modestino. Una scelta non casuale. Come ha spiegato lo stesso Capossela dopo Non trattare e Brucia Troia, il mozzafiato ‘uno-due’ iniziale in pelliccia e corna da minotauro, salutando le oltre milleduecento persone stipate nel teatro Carlo Gesualdo: “Se in bocca al lupo deve essere, che almeno siano lupi paesani”.
Siamo a una quarantina di chilometri da Calitri e Andretta, paesi dei suoi genitori, seduti in prima fila in compagnia di parenti, vecchi amici e semplici conoscenti che per un giorno si sentono tutti protagonisti. Insomma, più che il debutto di un tour destinato a riempire i teatri di mezza Italia sembra una festa di paese. Per rendersene conto basta attendere l’irresistibile Dalla parte di Spessoto, il singolo che ha fatto schizzare l’album ai vertici delle classifiche. Sul palco ad accompagnare Vinicio salgono i Buena Vista Postal Club (come li chiama lui “roba da far invidia a Wim Wenders”): al secolo Tuttacreta, Matalena e Rocco Briuolo, tre anziani signori della Banda della Posta di Calitri, rispettivamente alla fisarmonica, al violino e al mandolino.
A fare da intermezzo nelle oltre due ore di concerto, una manciata di canzoni suonate al pianoforte davanti a un pubblico paradossalmente quasi ostile, che vorrebbe alzarsi in piedi e battere le mani. E che invece viene tirato giù dalle malinconiche Nel blu, Dove siamo rimasti a terra Nutless, Pena del alma e Lanterne rosse (incantevoli le immagini proiettate dalla compagnia di teatro d’ombre Controluce). Fino ad affondare nelle poltrone nell’allucinato tributo al poeta inglese Coleridge: S.S. dei naufragati, con un ispiratissimo Capossela che canta fra due candele, indossa un cappello da vecchio ammiraglio della Royal Navy e suona una campana a morte.
E’ solo il segnale di un’inversione di rotta, che regala alla platea gli attesi classici del repertorio caposseliano. Tutti allora a cantare sulle note di Maraja, Con una rosa e Che cossé l’amor, accolta da un’ovazione e: “Dedicata al nostro Santo preferito”, agiunge lui. A scaldare gli animi arriva poi L’uomo vivo, ancora tratto dal nuovo disco (suonato per intero tranne una traccia). Un inno alla gioia, come recita il sottotitolo, che scatena il teatro Gesualdo. A fare la parte del leone una comitiva partita in pullman da Pignola, in provincia di Potenza. Dove a sentire i racconti dei presenti, fra tarantolate, esibizioni nei festival estivi e pecore cucinate in suo onore, Capossela è di casa.
Il tempo di indossare giacca e mezza tuba, quello per un altro paio di gioielli al piano - Non è l’amore che va via e Una giornata senza pretese - poi scatta il turno del sindaco Galasso, che fra i fischi del pubblico consegna una targa a Vinicio Capossela: l’emigrante che ha fatto fortuna e rende orgogliosi i suoi compaesani. E che per stemperare gli imbarazzi invita nuovamente sul palco la Banda della Posta, questa volta a suonare un pezzo del loro reportorio. Il gran finale, fuochi d’artificio compresi, parte dopo le presentazioni dei musicisti che lo accompagneranno in tour: Alessandro Stefana (chitarre), Glauco Zuppiroli (contrabbasso), Zeno De Rossi (tamburi), Michele Vignali (ance) e Vincenzo Vasi (teremin e programmazioni). Capossela si lancia in un’indiavolata versione di Al veglione, invita sul palco il suo padrino Ciccillo - che alla faccia della timidezza tiene banco per qualche minuto a suon di battute - e fa alzare tutti in piedi con Il ballo di San Vito. Dopo gioia, salmi, naufragi e minotauri la festa chiude con la title track dell’album Ovunque proteggi, una benedizione finale. Tra il sacro e il profano.
Fonte:
Kataweb Musica