ARBATAX1 ha scritto:
INFRASTRUTTURE dI pIETRO.....HAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHHAHHA
E TU VAI A CRITICARE TREMONTI CHE ALMENO è UN ECONOMISTA.
.
economista? cioe' l'ex commercialista di Berlusconi me lo chiami un economista?

ARBATAX1 ha scritto:
MICHELE FORSE NON TI RENDI CONTO CHE QUESTI MINISTERI SONO DATI AD UNA COALIZIONE CHE PER STARE INSIEME HA MESSO AL POTERE PERSONE CHE NON CI AZZECCANO NIENTE CON LA PROFESSIONE CHE FACEVANO IN PRECEDENZA,
.
gia' e parliamo del leghista Castelli....ingegnere messo al ministero di grazie e giustizia (ma ottimo per fare la guardia agli interessi berlusconiani).
Non male eh?
Vogliamo parlare di Bossi messo al dicastero delle riforme? poi di Calderoli, che lo sostitui' subito dopo?
vogliamo parlare di Maroni?
o di Lunardi? (ahh gia' questo e' azzeccatissimo....infatti gia' si occupava di infrastrutture...PECCATO CHE AVEVA QUALCHE PROBLEMINO DI "CONFLITTO DI INTERESSI").
/////////////////Lunardi, un conflitto di interessi grande come un'autostrada
di Enrico Fierro
Sul ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi grava un conflitto di
interessi grosso come un’autostrada. «La sua permanenza al ministero
crea una situazione assolutamente anomala, da regime coreano. Perché
prima, da ingegnere, ha progettato opere pubbliche che poi, da ministro,
ha dichiarato assolutamente strategiche». Parla Paolo Brutti,
l’anti-Lunardi, il senatore dei Ds che martedì sera è stato sentito come
«persona informata dei fatti» dal pm Silverio Piro. Il procuratore capo
di Roma ieri ha smentito che il ministro sia iscritto nel registro degli
indagati, ma un dato è certo: l’inchiesta sul conflitto di interessi di
Lunardi c’è e va avanti, la Procura ha sentito il senatotre Brutti che
ha parlato, firmato un verbale lungo due pagine e lasciato documenti.
Tanti. Brutti, che ieri ha tenuto una conferenza stampa con i senaotri
Anna Donati (Verdi) e Maurizio Fabris (Margherita) non molla: «Nel caso
di Lunardi ci troviamo di fronte ad un conflitto di interessi reale, che
si esplica attraverso atti concreti che producono soldi e vantaggi per
le aziende di suoi familiari». Progettazioni, appalti: un giro di
centinaia di miliardi.
I tre senatori dell’Ulivo ricostruiscono la storia della nomina
dell’ingegnere Vincenzo Pozzi ad amministratiore delegato dell’Anas, una
nomina fortemente voluta da Lunardi che l’Ulivo ritiene illegittima.
Perché la legge prevede che al vertice dell’ente sia candidabile solo
chi ha «abbia amministrato per almeno cinque anni società pubbliche o
private di adeguate dimensioni», e il curriculum di Pozzi parla d’altro.
Di un incarico di amministratore all’interno della Rav, una spa di
«modeste dimensioni e comunque non comparabili con quelle dell’Anas»,
scrivono i senatori dell’Ulivo al Presidente del Senato Pera
chiedendogli «un autorevole intervento». Che non è ancora arrivato.
Intanto questa mattina le Commissioni Lavori Pubblci di Camera e Senato
dovranno dare il loro parere sulla nomina di Pozzi. Che il ministro
difende a spada tratta.
«Pozzi è stato nominato amministratore delegato dell'Anas, quindi
andiamo avanti, è persona che ho sempre stimato ed apprezzato e che ho
chiamato all'Anas perchè sono sicuro che risolverà i problemi». L’Ulivo
dice che Pozzi è stato promosso in quel posto perché è amico del
ministro, Lunardi fa spallucce: «Questa storia è venuta fuori perchè io
ho lavorato negli anni passati al monte Bianco, Pozzi è arrivato dopo;
ora cercano di trovare del marcio che non c'è. Stanno perdendo tempo:
non c'è nulla».
E allora vale la pena di ricostruirla la storia di questa strana
amicizia tra il ministro e l’ingegnere. Tutto inizia nel 1989, quando
Pozzi è vice direttore generale della Rav, un società del gruppo
Autostrade che in quegli anni ha il compito di costruire il raccordo
della Val D’Aosta, i cui investimenti provengono per due terzi dal
bilancio dello Stato attraverso l’Anas. All’epoca Lunardi è capo della
Rocksoil, la società di famiglia che si occupa di progettazione, opere
di ingegneria civile e soprattutto grandi scavi. I due entrano in
contatto grazie alla Spea (gruppo Autostrade) che ha il compito di
progettare il raccordo autostradale, ma che stranamente decide di
affidare i piani di progettazione alla Rocksoil e alla Stone srl,
un’altro gioiello della famiglia Lunardi. In Val D’Aosta Lunardi
progetta e Pozzi sovrintende. Altro legame, la Commissione che indaga
sull’incidente del Traforo del Monte Bianco (24 marzo 1999, 39 morti),
presidente viene nominato Lunardi. Il quale chiama Pozzi come membro
nella qualità di ingegnere capo. Due soli giorni di lavoro e l’ing.
Lunardi afferma che «la tragedia era inevitabile non esistendo normative
certe per la sicurezza di gallerie e trafori». Ora bisogna riaprire al
più presto il tunnel. C’è una gara di appalto, alla quale ovviamente
partecipa anche la Rocksoil di Lunardi, ma a vincere è il raggruppamento
italo-francese composto da Scetauroute e Spea (del gruppo Autostrade)
che si dividono gli interventi a seconda della nazionalità del versante.
Della parte italiana si occupa la Spea vincitrice della gara, che però
subappalta la progettazione alla Rocksoil (di Lunardi) prima esclusa
dalla gara. «Che si svolse nel pieno rispetto della normativa», dichiara
la Società per il Traforo del Monte Bianco. Affatto, replicano Brutti,
Donati e Fabris: «Qui siamo di fronte ad un possibile caso di turbativa
d’asta in violazione alle norme comunitarie e nazionali sugli appalti
pubblici. Abbiamo chiesto al ministro Tremonti di dire la sua, ma ad
oggi il ministro dell’Economia ha deciso di non rispondere al
Parlamento».
Chi controlla il controllore? Così si potrebbe intitolare uno dei tanti
capitoli della Lunardi-story. Finita la vicenda Monte Bianco, Pozzi
torna alla Rav per completare il raccordo valdostano. Progetta la
Rocksoil di Lunardi, ma è necessario, come avviene normalmente,
controllare che non siano necessarie modifiche al progetto. Ci vuole una
società che faccia il monitoraggio dell’opera. Ovviamente individuata
nella Rocksoil. Lunardi che ha progettato, deve controllare la validità
tecnica della sue progettazioni. Se necessario dovrà suggerire alla
Rocksoil, quindi a se steso, le modifiche da apportare. Un giochetto che
allunga i tempi e soprattutto prolunga l’incarico alla Rocksoil fino al
2004-2005, permettendole di incassare un bel pacco di miliardi. Facciamo
un po’ di conti: alla società di Lunardi spetta un compenso pari al 4
per mille del costo dell’opera, stima iniziale 700 miliardi. Costi di
oggi, dopo una serie di variazioni al piano dei lavori, più di 1600
miliardi di vecchie lirette italiane. Alla fine, rispetto ai 2 miliardi
e 800 milioni previsti all’inizio dei lavori, la Rocksoil (che Lunardi,
diventato ministro ha affidato alle cure di moglie e figli) andrà ad
incassare 6 miliardi e 800 milioni. Bingo! L’ingegnere (Lunardi) nel
frattempo è stato nominato ministro, il suo amico ingegner Pozzi salirà
ai vertici dell’Anas. E il raccordo? Non è stato ancora ultimato.
L’Anas e i suoi vertici: il tormento di Lunardi. Il consiglio di
amministrazione scadeva nel 2004, ma non piaceva al ministro.
Amministratore delegato era Giuseppe D’Angiolillo, affiancato da quattro
consiglieri, due targati Ulivo (Migliavacca e Carta) e due Polo (Urbani
e Cicconi). D’Angiolillo, che è stato anche commissario dell’Anas, vuole
una rivalutazione delle sue spettanze. Efficiente e più veloce della
luce, Lunardi risolve la questione: lo convoca al ministero e gli fa una
offerta di quelle che non si possono rifiutare. Il 30 settembre 2001 il
manager si dimette spontaneamente portando a casa 2 miliardi e 800
milioni. Analogo trattamento viene riservato ai consiglieri Migliavacca
e Urbani che incassano 650 milioni di lire, a Carta e Cicconi, invece,
offrono «solo» 550 milioni a testa, e quelli non si dimettono. Viene
inventata la liquidazione per gli amministratori pubblici, una vera
manna, che non piace alla Corte dei Conti che apre una inchiesta. Il
consiglio di amministrazione dell’Anas è così azzerato, il 4 ottobre
2001 spunta il nome di Pozzi. Che non ha i requisiti e allora Lunardi,
temendo una bocciatura, ferma le macchine, blocca le Commissioni lavori
pubblci di Camera e Senato e commissaria l’Anas. Il nome del
commissario? L’ing. Luigi Pozzi, ovviamente. Ma anche qusta nomina, a
norma di statuto dell’ente, sarebbe illegittima se dopo pochi giorni non
venisse cambiato lo statuto. «La nomina di Pozzi - dice Brutti - viene
legittimata a posteriori». Il tutto scontenta Lega, An e alleati minori
che vogliono la loro parte nel controllo dell’Anas, la macchina
trita-miliardi che nei prossimi due anni dovrà gestire ben 7,58 miliardi
di euro. Subito accontentati: dal cilindro del governo escono tre
sub-commissari in quota An, Ccd-cdu e Lega.
«Ho chiuso con la Rocksoil, ora la società è gestita da mia moglie e dai
miei figli», giurò Lunardi nominato ministro. «Ma la sua società ebbe
l’appalto per la galleria sul tratto autostradale Fiano-Orte il
20-6-2001, pochi giorni prima che Lunardi diventasse ministro», dicono
Brutti, Donati e Fabris. Che continuano a parlare, a mostare carte e
dossier su quel conflitto d’interessi grosso come un’autostrada.
ARBATAX1 ha scritto:
O ALMENO NON HANNO NESSUNA ESPERIENZA DI SETTORE.
mi accorgo che in Italia l'unica esperienza di settore che si ricerca e' quella del mariuolo....e devo dire che i vari Lunardi, Tremonti, Berlusconi and company ne hanno da vendere.