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AVELLINO: UNA PACCHIA
Prima di tutto si dorme fino alle sette del mattino, che non è poco. E poi in pullman è tutta un’altra cosa. C’è uno che guida, che mette le frecce, che sorpassa (si fa per dire: mi spiegherò meglio dopo). Insomma, non è più tempo di romanticherie. Torino è lontana, lo scudetto pure. Allora perché ad Avellino e non al mare (ehi, di lassù, a Roma è bello pure oggi!!) Non è per fede, l’abbiamo detto. Il tifoso romanista è entrato in una nuova dimensione. Sa che ormai lo scudetto è perso. Ma sa anche che non l’ha perso la squadra. Basta con i sette pareggi casalinghi. Se la Roma avesse vinto quelle partite avrebbe conquistato lo scudetto e dimostrato che era “troppo” forte. Invece il tricolore era suo di diritto in virtù di una superiorità certamente meno marcata ma comunque indiscussa. Insomma, qui per vincere è necessario essere nettamente superiori, come lo era (CENSURA , n.d.r.). Tutto questo il tifoso lo ha capito e ad Avellino ha voluto essere vicino alla squadra nell’ultima Domenica di questa stagione, rischiando in proprio, e di grosso.
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CALDA AVELLINO
Che differenza con Torino. Siamo al Sud. Sole ed umori sono a livello di guardia. Pullman giunti prima di noi sono stati aggrediti a sassate. Da un cavalcavia un mezzo degli “Indipendenti” è stato bombardato e fortunatamente mancato da una grossa damigiana piena di vino. Incredibile atmosfera per chi aveva come noi visitato questi luoghi non più di cinque mesi fa in ben altra circostanza. Ma per un giorno questa terra dimentica le sue disgrazie, i suoi morti, il terremoto. C’è la serie A da conquistare. Anche questo sarà immorale, ma viva l’immoralità. Minor plauso invece all”esuberanza” dei tifosi irpini che hanno trasformato una gita fuori porta in trincea
FOLLIA ED INTIMIDAZIONE
Quella di chi, pur avendo delle responsabilità, si comporta come un irresponsabile. Parliamo di quel pazzo che, colto da raptus, dalla sua postazione microfonica dello stadio avellinese, rilevava le bellicose (ma quando mai!) intenzioni dei tifosi romanisti, innescando un processo pericolosissimo, che non causava danni solo per il buonsenso, ancora una volta, dei cosiddetti irresponsabili. Parliamo ancora dell’incredibile e vergognosa farsa dell’inseguimento ai danni del giovane romanista sceso in campo per piantare una bandierina giallorossa nella porta avellinese,
spinto solo da spirito d’emulazione (già l’operazione era stata portata a termine da un ragazzo irpino nella rete romanista) e con la convinzione che la legge è uguale per tutti. Mai più! Per lui cazzottoni, per l’avellinese pacati e comprensivi sorrisi. Parliamo di chi con troppa facilità spara il candelotto lacrimogeno, causando panico e paura.
Il, giovane Charlie ripeteva, “qui sono tutti matti”. Noi stessi abbiamo temuto il peggio.
ULTIMI FUOCHI
Quelli accesi da Falcao con la sua splendida rete. Durano solo venti minuti, poi ci pensa Cabrini a rimettere le cose a posto. L’ira degli irpini non consente neppure di fare un ultimo applauso ai giocatori romanisti. Si esce con dieci minuti di anticipo, tra minacce e sputi. Una breve salva di mortaretti annuncia la slavezza dell’Avellino. Almeno per loro c’è stata giustizia.
da asromaultras.it