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Emidio, l'uomo che alleva le formiche

sab ago 19, 2006 11:14 am

da repubblica.it

Ad Ascoli Piceno un allevatore ha brevettato l'arnia
per gli insetti. Tra i clienti registi e musei.
L'uomo che alleva formiche
"Timide o feroci, sono un business"
Emidio Ferretti vende gli insetti al chilo
"Usati per tanti scopi, anche come alimento"

dal nostro inviato JENNER MELETTI



ROCCAFLUVIONE (Ascoli Piceno) - L'uomo che alleva le formiche sembra un gigante, quando, novello Superman, solleva il tetto della casetta gialla. Dentro ci sono 2 milioni di Crematogaster scutellaris, minuscole formiche a testa rossa, che l'allevatore chiama semplicemente "Crema". Gli insetti corrono in cerchio, impazziti dalla paura, ma non abbandonano la casa gialla.

"Qui trovano lo zucchero da mangiare e anche il cotone imbevuto d'acqua, così possono bere senza annegare. Bisogna conoscerle, le formiche. Ci ho messo anni, per studiarle. E adesso sono il primo imprenditore in grado di vendere formiche a chi ne ha bisogno. Sarebbero tanti, i clienti, ma non ancora tutti sanno di avere bisogno delle mie creature". L'uomo che vende le formiche abita in una casa di sasso sulle colline di Ascoli, ma tiene le abitazioni delle formiche in luoghi diversi, "altrimenti si ammazzano fra di loro".

L'ultimo affare, qualche giorno fa. Il Museo delle farfalle di Milano Marittima aveva bisogno di un paio di milioni di formiche per mostrarle ai bambini in visita. "Ho portato una delle mie casette. Ho guadagnato 500 euro. Come si possono contare le formiche? Si va a peso. Una "Crema" pesa poco più di 3 milligrammi. Per fare un chilo ce ne vogliono circa un milione".
L'umanità intera, da secoli e secoli, si dà da fare per cacciare questi animali dalle case e dalle colture. Il signor Emidio Ferretti, 56 anni, apicoltore e inventore da sempre, sostiene invece che le formiche sono una ricchezza da sfruttare. "Anch'io, fino a dieci anni fa, mi davo da fare, come gli altri allevatori di api, per sterminarle. Le formiche entrano negli alveari per mangiare le api morte e per stare al caldo. Per eliminare questi invasori, si usano il fuoco e i veleni chimici. Poi mi sono chiesto: e se fossero utili? Mi sono messo a studiarle. Ho fatto tanti esperimenti, ed ora posso produrre 60 chilogrammi di larve all'anno, a 400 euro al chilo. Per ora non riesco però a vendere tutto.
Ma il mercato si è avviato, e spero bene. Vendo anche formiche vive, soprattutto per il cinema. Le formiche che assalgono Margherita Buy nel film "I giorni dell'abbandono" di Roberto Faenza sono proprio le mie".

All'inizio di tutta la storia c'è il brevetto numero 01308110 rilasciato dal ministero delle Attività produttive nel novembre 2001. Si attesta che l'"arnia razionale per l'allevamento delle formiche", è stata inventata dal signor Ferretti. "Non posso raccontarle tutto, per non farmi rubare l'idea. Sappia però che alla base di tutto c'è una scoperta: se fornite di casa e di cibo, le formiche non lasciano più il rifugio. Dentro la casetta ci sono tanti piani di legno, e per stabilire la distanza dei diversi piani ho studiato le gallerie che le formiche scavano sotto le pietre".

È orgoglioso, il signor Ferretti. "Stia attento, adesso le mostro l'altra specie. Si tratta della formica Ercole, la Camponutus herculeanus: insomma, i formiconi neri". La cassetta stavolta è bianca e l'allevatore solleva il tetto con prudenza. "Questi, se mordono, fanno uscire il sangue. Sono la specie dominante, qui in Europa. Sono i leoni delle formiche. Sono bravissimi nella lotta contro altri insetti, e per questo sono utilissimi in agricoltura".

Le formiche possono essere scatenate contro le cavallette che distruggono i campi. La strategia d'attacco sembra elaborata da Napoleone. "Dal formicaio parte la scia, che è poi la fila a doppio senso di marcia che vediamo accanto a tanti formicai. Le operai, piccoline, vanno davanti, per prendere cavallette o bruchi già morti. Le soldato e le guardiane si spargono invece nel territorio delle cavallette, e qualcuna sale proprio in cima ai fila d'erba. La cavalletta verde, appena mangiato, si aggrappa sempre a un filo d'erba, per riposare. Dall'alto scende la formica che con un morso le fa un buco in testa e la paralizza. Poi la cavalletta viene spezzata e portata a casa. Per i bruchi servono tante formiche soldato, che attaccano assieme a uccidono con tanti morsi".

Le "Crema", più piccoline, sono utili invece nell'impollinazione degli ulivi. "Da quattro anni ho messo una casetta sotto un ulivo e i frutti sono almeno raddoppiati. Danno comunque un grosso aiuto a tutti gli alberi da frutta. Si infilano nelle gallerie dei tarli e li mangiano, cacciano i ragnetti. Un docente dell'istituto di entomologia dell'università di Bologna, che è venuto a visitare il mio allevamento, mi ha detto che anche loro stanno pensando all'uso delle Crema per eliminare le uova degli afidi dentro la corteccia degli ippocastani".

Le formiche sono utili anche in forma di larva. "Ogni anno fornisco la ditta Bioplanet della Romagna che applica strategie per la lotta biologica. Un chilo mi viene pagato 400 euro, e viene usato per alimentare le larve delle coccinelle, che poi partono all'attacco dei pidocchi di alberi da frutta e di ortaggi".

Fa anche il misterioso, il signore delle formiche. "Non posso rivelare tutto. Ma posso dire che io ed un amico medico stiamo facendo esperimenti interessanti. La pappa di larve di formiche è molto più nutriente della pappa reale delle api, è quasi un elisir di lunga vita. Posso dire che è afrodisiaca e chi l'ha provata è contento. In questo caso mescoliamo le larve - io le ammazzo congelandole - nel frullatore, assieme a olive, pane grattugiato, olio...".

Su è giù per le colline, per portare acqua e zucchero ai suoi tesori. "Il peggior nemico della formica è la scolopendra. Si nasconde sotto una pietra, mangia tutte le formiche che passano e poi quando la famiglia è indebolita entra nel nido e lo devasta. Ho però la mia difesa: accanto a ogni casetta metto una pietra. Se la scolopendra arriva, si nasconde proprio lì. Io sollevo la pietra e l'ammazzo".

Nell'allevamento sulle colline c'è una terza specie, che il signor Emidio Ferretti chiama "formica timida". "Ha una particolarità: le mascelle tenere. Così non riesce a mordere. Ma anche per queste formiche ho un'idea: potrei venderle a un regista di film del terrore. Migliaia di formiche timide su un corpo umano... E senza nessun rischio". Ma non c'è tempo per le fantasie. Le Crematogaster scutellaris stanno agitandosi troppo. "Sarà mica arrivata la scolopendra?".

(19 agosto 2006)


Immagine

sab ago 19, 2006 11:52 am

ma gli hadato un nome a tutte ? :mrgreen:

dom ago 20, 2006 11:12 am

CHE SCHIFO! :|

lun ago 21, 2006 7:39 pm

una ha anche il soprannome "U'Carcamagnu"

mar ago 22, 2006 1:30 pm

doppiosenso ha scritto:una ha anche il soprannome "U'Carcamagnu"


ke? :lol:

mar ago 22, 2006 1:49 pm

come mai questa discussione?

Cmq, Emidio è il santo protettore di Ascoli Piceno, quindi è un nome comune come dire Sabino da noi.

mar ago 22, 2006 1:50 pm

Sant' Emidio Martire Protettore contro i terremoti.

5 agosto


Nacque a Treviri nel 279 da famiglia pagana. A ventitré anni, ricevuto il battesimo, Emidio iniziò a studiare le Sacre Scritture, diventando un ottimo predicatore e suscitando le ire dei pagani. Recatosi dal papa Marcello, su invito di un angelo in sogno, Emidio venne ordinato vescovo di Ascoli. Iniziò la sua predicazione, convertendo moltissimi pagani e operando guarigioni. Il governatore Polimio, credendolo incarnazione del dio Esculapio, gli promise in matrimonio la figlia Polisia. Ma Emidio la convertì, suscitando l'ira di Polimio, che ordinò di decapitarlo. Avvenne allora l'ultimo miracolo del santo: al momento di morire, raccolse il proprio capo, camminando fino al monte dove aveva costruito un oratorio. Era il 5 agosto 309. Nel 1703 un violento terremoto colpì le Marche risparmiando Ascoli, protetta dal suo patrono. Per riconoscenza, nel 1717 gli abitanti gli eressero una chiesa. (Avvenire)


Etimologia: Emidio = semidio, mezzo Dio, dal latino


Emblema: Palma

La storia di Emidio è narrata nella "Passio" composta probabilmente da un monaco di origine franca, intorno all'undicesimo secolo, dopo il ritrovamento delle reliquie del santo Emindius morto decapitato, reliquie portate nella cripta del Duomo e conservate in un sarcoago romano. Emidio nacque a Treviri nel 279 da famiglia pagana e si istruì nelle arti liberali. All'età di ventitrè anni lascia le dottrine filosofiche e diviene catecumento, ricevendo quindi il battesimo. Iniziò quindi a studiare le Sacre Scritture divenendone un buon conoscitore e iniziò così la sua vita da predicatore. La sua predicazione suscitava molte conversioni e ciò irritava i pagani che lo catturarono e lo portarono ad un tempio dedicato a Giove, dove Emidio fece una solenne professione di fede alla quale seguì un improvviso terremoto che spaventò i suoi carcerieri. Raggiunti i compagni Euplo, Germano e Valentino partì alla volta dell'Italia, anche perché una voce nel sonno gli suggerì questo viaggio. Giunse a Milano ove stette per tre anni all'oratorio di San Nazario continuando la predicazione che spesso spingeva alla conversione i suoi ascoltatori. In seguito alla persecuzione di Diocleziano dovette fuggire a Roma dove trovò rifuhgio presso un certo Graziano, padre di una ragazza paralitica e emoroissa. Saputo che Emidio praticava anche l'arte medica, Graziano gli chiese aiuto per la figlia ed Emidio promise la guarigione se la ragazza si fosse battezzata. Tutta la famiglia di Graziano si convertì e chiese il battesimo e la guarigione fu ottenuta. Sempre a Roma Emidio guarì nello stesso modo e pubblicamente un cieco e moltissimi dei convenuti chiesero di essere battezzati. I pagani pensavano trattavasi di un incarnazionde del dio Esculapio e portarono all'isola Tiberina dove sorgeva appunto il tempio dedicato ad Esculapio, anche qui Emidio guarì oltre mille infermi e testimoniò la sua fede, spezzando l'ara pagana e gettandola nel Tevere. Dapprima i sacerdoti pagani lo andarano a denunciare al prefetto, ma non avendo ottenuto soddisfazione da questi si ricredettero su Emidio e si recarono da lui per farsi a loro volta battezzare. Successivamente lo stesso prefetto saputo della distruzione dell'altare all'Isola Tiberina scatenò una persecuzione contro i cristiani. Un angelo in sogno invita Emidio e i compagni a recarsi da papa Marcello, che li accolse, ordinò Emidio vescovo di Ascoli e Euplo diacono e li inviò in quella città. Durante il viaggio Emidio si fermò a predicare e convertì l'intera popolazione della città di Pictavis (che però non è stata identificata). Emidio entrò quindi in Ascoli, città ancora pagana, e iniziò la sua predicazione. Il governatore Polimio lo fece chiamare invitandolo a sacrificare agli dei senza ottenere risposta. Data la giovane età di Emidio il governatore anziché arrestarlo gli diede alcuni giorni per riflettere ed Emidio ne approfittò per predicare e per compiere una guarigione miracolosa che convertì moltissimi ascolani. Il governatore Polimio lo richiamò per ottenere il sacrificio agli dei e credendolo incarnazione del dio Esculapio gli promise in matrimonio la propria figlia Polisia. In un incontro con la stessa Emidio la porta a conversione e dopo pochi giorni la battezza nelle acque del Tronto. Nella borgata Solestà battendo la roccia come Mosè Emidio fa scaturire una fonte di acqua limpida dove battezza più di mille ascolani. Polimio infuriato ordina l'arresto della figlia, che preferirà uccidersi lanciandosi in un burrone piuttosto che lasciarsi prendere; quindi ordina la decapitazione di Emidio, durante la quale avvenne l'ultimo miracolo del santo, che invece che stramazzare al suolo raccolse il proprio capo e camminò fino al monte ove aveva costruito un oratorio dove morì. Era il 5 agosto 309, i fedeli sepellirono Emidio nella grotta sottostante l'oratorio e assalirono il palazzo di Polimio abbattendolo. Nel 1703 un violento terremoto sconvolse le Marche ma non colpì la città di Ascoli, si dice protetta dal suo patrono, che è invocato oggi a protezione dai terremoti. In seguito a questo episodio la città di Ascoli eresse nel 1717 una chiesa dedicata appunto al santo e il cui interno è appunto la grotta dove Emidio morì e dove secondo la leggenda fu trovato il sepolcro del santo ricoperto di basilico.

mer ago 23, 2006 12:48 am

uh maronn e quant a fai longa... nn pensavo fussi accussi permaloso :mrgreen:

mer ago 23, 2006 1:41 am

permaloso no, preciso nemmeno!
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