Mobys ha scritto:Guglielmo Tell ha scritto: Eppure resto fiducioso. Da quando è arrivato Ballardini qualcosa è cambiato. D’accordo, forse parlando strettamente di risultati raggiunti non sono quelli che tutti noi speravamo, ma secondo me si è riaccesa una scintilla.
Amico mio, senza fare tragedie greche, voglio affidarmi alla tua sensazione (perchè io, non essendo un mulo, ascolto anche gli altri, anzi li ascolto più di me stesso).
Parli di scintilla riaccesa, la stessa scintilla che, onestamente, io non vedo.
Per questo spero CON TUTTO IL CUORE che sia giusta la tua visione. Non sto dicendo che io vedo tutto nero, che siamo ad un passo dalla C, bla bla bla, figurati, ma quando vedo quel retropassaggio di Kumi e quell'autogol "la tocco piano" di Reale ", quando vedo come si muovono in campo Insigne, Patierno e Russo, penso che oggi ci metterebbero sotto perfino le prime della C, cioè Benevento, Catania (m...a) e Salernitana (m...a).
Lascia perdere il Venezia, ma se facevi caso al tocco di palla degli stabiesi pensavi "Minchia questa è la Serie B che avrei voluto fare anche io".
Non pretendevamo mica la luna ! E quanto mi da fastidio, a proposito di lunghi sfoghi che spesso ti giro in privato, pensare che FORSE la quadra l'avevamo pure trovata ma ci siamo SFORZATI, a gennaio, di distruggerla ? Ed oggi siamo qui, reduci ANCHE di quella laurea di Cagnano festeggiata con Manzi, Lescano e Rigione. Forse si, forse no.
Sono molto abbattuto......non pessimista attenzione, ma proprio scoraggiato. E più guardo quella curva meravigliosa dentro e fuori e più penso: meritavamo un po' di più di vedere la nostra squadra vestita con un evidenziatore che annaspa sognando che arrivi il 90simo quanto prima...
Non è questo il mio Lupo.
Caro Mobys,
non credere che io non provi le tue stesse sensazioni. Le cose che vedi tu le vedo anch’io, e capisco ogni parola che hai scritto. Quando parli della mia "scintilla riaccesa" che tu non riesci a vedere...ecco, lascia che ti spieghi perché io invece continuo a intravederla.
È la stessa scintilla che vidi nel 2018, quando arrivò Foscarini. Uno dei miei allenatori preferiti tra quelli passati sulla nostra panchina. Ti ricordi quella stagione? Ad aprile Novellino fu esonerato a nove giornate dalla fine. Anche allora eravamo partiti bene, avevamo sognato un po', e poi pian piano avevamo iniziato a smarrirci. Le certezze che sembravano solide si sgretolavano settimana dopo settimana. E poi arrivò lui, quasi in silenzio. Una vecchia volpe della Serie B, chiamata quando ormai il tempo sembrava finito. Vinse subito la prima, è vero… ma nelle cinque successive arrivarono solo due pareggi e tre sconfitte. A tre giornate dalla fine avevamo le spalle al muro. La paura di tornare in C era reale, pesante, quasi soffocante. E nelle ultime tre dovevamo giocarci tutto sui campi delle dirette concorrenti.
Eppure, non so spiegarti come, io in quell’Avellino vedevo qualcosa di diverso dalla gestione di Novellino. Anche se l’attacco si era inceppato, anche se i risultati non arrivavano, vedevo una squadra che non si era arresa. Vedevo ordine, vedevo dignità, vedevo carattere. Vedevo una guida lucida, serena, che non perdeva la bussola mentre tutto intorno sembrava crollare. E poi arrivarono quei sette punti in tre partite. Il pareggio ad Ascoli, la vittoria con lo Spezia in casa, e infine Terni…..e chi se la dimentica quella battaglia, se ci penso, mi fa venire i brividi. La vittoria contro la Ternana, la salvezza conquistata quando sembrava ormai sfuggita. Non fu solo una permanenza in B, un piccolo miracolo sportivo, ma soprattutto fu una lezione di carattere!
Foscarini era un veterano, uno che la categoria la conosceva come le sue tasche. Più di 400 panchine in B. Ma quello che mi colpì davvero fu la sua calma, la sua capacità di trasmettere sicurezza quando tutti tremavano. Oggi in panchina c’è Ballardini. Non è un veterano della B, e lo sai: al suo arrivo questo era uno dei punti che mi lasciava perplesso. Ma in lui rivedo quella stessa compostezza, quella stessa lucidità, quella stessa serenità nei momenti difficili. E nella squadra rivedo qualche segnale: il modo di stare in campo, la voglia di restare aggrappati alla partita, anche quando tutto sembra girare storto. Certo, l’unica differenza che noto tra la rosa di allora e quella di oggi è che adesso qualche giocatore non sembra avere fino in fondo quei fondamenti indispensabili per riuscire in un’impresa del genere: umiltà, spirito di sacrificio e la capacità di mettere il "noi" davanti all'"io". Ecco, questa è la mia preoccupazione numero uno!
Per questo motivo, forse a maggio ti dirò che mi ero illuso. Che non potevamo ripetere quel capolavoro per colpa di qualche testa di ca**o nello spogliatoio. È possibile. Ma sento comunque che anche stavolta abbiamo ancora margine, ancora tempo, e un uomo in panchina che ha già attraversato tempeste ben peggiori della nostra. Per questo scelgo di crederci.
E soprattutto, una cosa non dobbiamo fare: lasciarci andare allo sconforto. Perché questa tifoseria, quando si stringe attorno alla squadra, sa fare la differenza. Lo abbiamo già dimostrato tante volte. Non lasciamo soli allenatore e ragazzi proprio adesso. Se poi andrà male, potremo guardarci negli occhi e dire: noi c’eravamo. Sempre. E, in fondo, anche questo conta!