Vincenti ma rimandati...di Emilio Limone
Inviato: lun mag 09, 2005 10:34 pm
Volevamo segnalrvi il nuovo articolo del nostro Emilio Limone...scritto nelle ore successive il match contro il Sora....
Credo sia passato molto tempo dall’ultima volta in cui, al momento di lasciare il “Partenio” dopo una vittoria, ho provato un sentimento simile a quello che mi ha assalito questo pomeriggio. Le belle quanto inutili vittorie dell’Avellino di Zeman nell’ultimo scorcio dello scorso campionato? No, allora non poteva esserci che rammarico, qualche rimpianto e nulla più. Stavolta è come se, nonostante la vittoria sul Sora, non sentissi in tasca questi tre punti. Sarà stato il surreale e distaccato clima di uno stadio semivuoto, eccezion fatta per l’encomiabile supporto degli aficionados nel cuore della Sud; sarà forse il paradossale equilibrio visto in campo tra la seconda forza del campionato e la squadra quartultima in classifica; potrebbe aver influito l’eco delle tante voci ormai già rassegnate al meritato primato del Rimini e già con il pensiero proiettato sulla strada dei play off: se la squadra avesse perso, forse il mio stato d’animo sarebbe stato identico, con la sola aggiunta di un pizzico di rabbia. Nel mio precedente articolo sottolineavo l’importanza del match contro i ciociari: dopo la batosta morale di Fermo, quello contro la truppa di Capuano doveva essere un test importante in chiave psicologica, una sorta di prova del nove per una squadra chiamata a fare la voce grossa nei titoli di coda di questa stagione. Ho, invece, assistito ad uno scialbo spettacolo conclusosi, per nostra fortuna, a nostro favore forse per l’intercessione dello Spirito Santo, che ha pensato bene di salvare i lupi dall’incredibile pericolo, con tutto il rispetto per i sorani, del nulla. Si può giocare alla pari contro una compagine dal basso tasso tecnico e per di più priva di ben sei uomini? Si può concedere il lusso di destreggiarsi in area biancoverde e sfiorare più volte il gol ad una formazione che ha giocato la prima parte del match con un’unica isolata punta, Pasquale Luiso, al quale nella ripresa è stato affiancato un Corallo in condizioni fisiche non ottimali? Si può, in segreto, ringraziare il cielo per l’assenza del bomber bianconero Roberto Magliocco? Assolutamente no, quando di mezzo ci sono l’Avellino, le residue speranze di gloria immediata ed un appello all’orgoglio che non ha trovato risposta. Al di là di discutibili, ma quasi obbligate, scelte tecnico-tattiche di mister Oddo, non è tollerabile una difesa elusa più di una volta da un Morleo qualsiasi, non si può non esistere sulle fasce, non sono scusabili clamorosi errori sotto porta e, per giunta, non è possibile che Biancolino sia costretto perfino a fungere da “mezzapunta di se stesso” quando Millesi e Rastelli cadono vittime di improvvisi black-out di ispirazione. Sì, le mie critiche sono esagerate, ingenerose e, forse, inutili, soprattutto nella domenica in cui la matematica ci regala la certezza della seconda piazza, ma c’è solo da sperare che questo comportamento in campo sia solo frutto di una particolare concentrazione dei biancoverdi in vista dei play off. Un modo, insomma, per conservare le forze e poi sprigionarle nel momento del bisogno. Perché se così non fosse, altro che super derby per la B: i sogni di gloria svanirebbero al primo turno degli spareggi contro una squadra che, a differenza dell’Avellino, ha lottato sin dall’inizio per un posto nei play off e dunque avrà un morale più agguerrito che mai. Sperando nei pronti recuperi di pedine fondamentali quali Cecere, Moretti ed Ametrano, l’unica nota lieta è quella riguardante Montezine: come già mostrato in quel di Fermo, il fantasista sudamericano ha confermato contro il Sora di aver quasi ritrovato la strada giusta per potersi rivelare utile nell’affondo finale. Lupi, per ora, rimandati: ai posteri l’ardua sentenza.
Ricordandovi che l'articolo è leggibile anche in home page, vi invitiamo a postare commenti, riflessioni, applausi, critiche e quant'altro.
Credo sia passato molto tempo dall’ultima volta in cui, al momento di lasciare il “Partenio” dopo una vittoria, ho provato un sentimento simile a quello che mi ha assalito questo pomeriggio. Le belle quanto inutili vittorie dell’Avellino di Zeman nell’ultimo scorcio dello scorso campionato? No, allora non poteva esserci che rammarico, qualche rimpianto e nulla più. Stavolta è come se, nonostante la vittoria sul Sora, non sentissi in tasca questi tre punti. Sarà stato il surreale e distaccato clima di uno stadio semivuoto, eccezion fatta per l’encomiabile supporto degli aficionados nel cuore della Sud; sarà forse il paradossale equilibrio visto in campo tra la seconda forza del campionato e la squadra quartultima in classifica; potrebbe aver influito l’eco delle tante voci ormai già rassegnate al meritato primato del Rimini e già con il pensiero proiettato sulla strada dei play off: se la squadra avesse perso, forse il mio stato d’animo sarebbe stato identico, con la sola aggiunta di un pizzico di rabbia. Nel mio precedente articolo sottolineavo l’importanza del match contro i ciociari: dopo la batosta morale di Fermo, quello contro la truppa di Capuano doveva essere un test importante in chiave psicologica, una sorta di prova del nove per una squadra chiamata a fare la voce grossa nei titoli di coda di questa stagione. Ho, invece, assistito ad uno scialbo spettacolo conclusosi, per nostra fortuna, a nostro favore forse per l’intercessione dello Spirito Santo, che ha pensato bene di salvare i lupi dall’incredibile pericolo, con tutto il rispetto per i sorani, del nulla. Si può giocare alla pari contro una compagine dal basso tasso tecnico e per di più priva di ben sei uomini? Si può concedere il lusso di destreggiarsi in area biancoverde e sfiorare più volte il gol ad una formazione che ha giocato la prima parte del match con un’unica isolata punta, Pasquale Luiso, al quale nella ripresa è stato affiancato un Corallo in condizioni fisiche non ottimali? Si può, in segreto, ringraziare il cielo per l’assenza del bomber bianconero Roberto Magliocco? Assolutamente no, quando di mezzo ci sono l’Avellino, le residue speranze di gloria immediata ed un appello all’orgoglio che non ha trovato risposta. Al di là di discutibili, ma quasi obbligate, scelte tecnico-tattiche di mister Oddo, non è tollerabile una difesa elusa più di una volta da un Morleo qualsiasi, non si può non esistere sulle fasce, non sono scusabili clamorosi errori sotto porta e, per giunta, non è possibile che Biancolino sia costretto perfino a fungere da “mezzapunta di se stesso” quando Millesi e Rastelli cadono vittime di improvvisi black-out di ispirazione. Sì, le mie critiche sono esagerate, ingenerose e, forse, inutili, soprattutto nella domenica in cui la matematica ci regala la certezza della seconda piazza, ma c’è solo da sperare che questo comportamento in campo sia solo frutto di una particolare concentrazione dei biancoverdi in vista dei play off. Un modo, insomma, per conservare le forze e poi sprigionarle nel momento del bisogno. Perché se così non fosse, altro che super derby per la B: i sogni di gloria svanirebbero al primo turno degli spareggi contro una squadra che, a differenza dell’Avellino, ha lottato sin dall’inizio per un posto nei play off e dunque avrà un morale più agguerrito che mai. Sperando nei pronti recuperi di pedine fondamentali quali Cecere, Moretti ed Ametrano, l’unica nota lieta è quella riguardante Montezine: come già mostrato in quel di Fermo, il fantasista sudamericano ha confermato contro il Sora di aver quasi ritrovato la strada giusta per potersi rivelare utile nell’affondo finale. Lupi, per ora, rimandati: ai posteri l’ardua sentenza.
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