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La rassegna stampa dei munnezzari 
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Messaggio Re: La rassegna stampa dei munnezzari
Pietro invece del verme sulla canna da pesca

ci avrei messo non poco e tuossoco

scusami ma tengo una nervature ncuorpo
voglio dimenticare, ma o fierro é ancora bollente e non é possibile.

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Messaggio Re: La rassegna stampa dei munnezzari
torre ha scritto:
Pietro invece del verme sulla canna da pesca

ci avrei messo non poco e tuossoco

scusami ma tengo una nervature ncuorpo
voglio dimenticare, ma o fierro é ancora bollente e non é possibile.


GERA E DI CHE TRA AMICI E NORMALE SFOGARSI E SORREGGERSI, SERVE ANCHE A QUESTO IL FORUM NO?

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Messaggio Re: La rassegna stampa dei munnezzari
Pirata_pie ha scritto:
torre ha scritto:
Pietro invece del verme sulla canna da pesca

ci avrei messo non poco e tuossoco

scusami ma tengo una nervature ncuorpo
voglio dimenticare, ma o fierro é ancora bollente e non é possibile.


GERA E DI CHE TRA AMICI E NORMALE SFOGARSI E SORREGGERSI, SERVE ANCHE A QUESTO IL FORUM NO?

grazie :ciao:

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lun mag 26, 2008 6:36 pm
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Messaggio Re: La rassegna stampa dei munnezzari
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mar mag 27, 2008 9:31 am
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Messaggio Re: La rassegna stampa dei munnezzari
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ca**o MI CHIAGNI,CACCIAVI I RENARI E FACIVI A SQUADRA BONA


mar mag 27, 2008 11:03 am
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Messaggio Re: La rassegna stampa dei munnezzari
Cita:
Calcio/ I Pugliese, il costo zero e il “cubano”in regalo
redazione - 27.05.08, 9:02 am

Uno studiolo amaranto dell’allora sede prefettizia in corso Vittorio Emanuele e una linea telefonica infuocata. L’Avellino, appena retrocessa, aveva archiviato nel peggiore dei modi l’epopea di Elio Graziano e del Partenio raggiunto in elicottero. I biancoverdi erano una “x” nel calendario della cadetteria e il futuro appariva nero e cupo. In quel salottino furono due big della politica a trovare l’ossigeno necessario. Tanzi, Ferlaino e tanti altri che avevano qualcosa di cui ringraziare firmarono svariati assegni. Anche Avellino firmò la sua bella cambiale in bianco e quelli che la città salutò come salvatori ben presto passarono all’incasso. Corsi e ricorsi. Oggi, come allora, ci s’interroga sul futuro del calcio in questa provincia. Orfani di chi assume su di sè l’onere della soluzione, i tifosi - oggi come ieri - non chiedono altro che la possibiità di poter guardare con ottimismo al futuro. Da più parti, giungono forti e chiare le richieste di una svolta. Più fronti che si coalizzano su un’idea: archiviare l’epoca dei fratelli Pugliese. Beh, non è discorso di primo pelo. A riguardarli con il dovuto distacco, questi anni sono sempre stati all’insegna del minimo sforzo, della tirchieria che viene contrabbandata per oculatezza di gestione del conto economico. I Pugliese non sono mai arrivati al Partenio in elicottero, ma si sono presentatii, spariti e poi tornati sfruttando sempre l’alibi dell’ultima spiaggia, che - alla fine - zittisce tutti. Dopo di noi il nulla, hanno sempre detto. Loro hanno salvato l’Avellino e messo a posto i bilanci, hanno sempre raccontato i menestrelli finiti non per caso nel loro asfittici libri paga. Anche i tifosi (termine che si voglia o meno sta ad indicare l’ambiente, tutto l’ambiente) quando le cose sono andate per il verso giusto hanno sempre fatto quadrato. Fedeltà e coerenza non siedono sugli spalti d’uno stadio. Ma tant’è. Bisognerebbe, a volte, ricordare la genesi delle cose. E se tra Aliberti e Casillo la partita davanti al tribunale di Salerno non è ancora chiusa, andrebbe ricordato che il pacchetto azionario dell’Avellino è ancora sotto sequestro giudiziario. Gli aumenti di capitale (veri o almeno dichiarati tali dai Pugliese) hanno in qualche modo limato l’importanza della quota in carico al curatore giudiziario, ma trattasi comunque di larga parte di quota capitale. Eventuali compratori - giusto per tornare a bomba sull’archiviazione chiesta dell’epoca Pugliese - dovranno avere “pelo sullo stomaco” e non farsi spaventare da risvolti con esiti giudiziari incertissimi. Bene, è il caso di dirlo: se anche ci fosse un pazzo e disperato disposto a riprendere il cammino dei biancoverdi laddove è stato interrotto, dei propri soldi non ne farebbe un giro di roulette russa. Magari preferirebbe riprendere dalla C2 piuttosto che esporsi a randellate impreviste. In pratica, chi prenderebbe in considerazione l’acquisto del 44 per cento di un pacchetto azionario sapendo che il restante 56 è in mano ad un curatore? L’Avellino, in pratica, non è vendibile. O meglio, non è acquistabile da chi, imprenditore genuino (magari di nobile provincia) fa scelte chiare per il suo denaro. L’Avellino è appetibile se le trattative si aprono con “capitani di ventura”, avvezzi all’impresa fine a se stessa e a caccia di forzieri che quasi mai sposano sport e correttezza. Così fan tutti, obietterà qualcuno. Già, ma alla fine è come la cambiale del signor Bruschetelli e dei fratelli Posalaquaglia (Totò e Peppino per chi non ricorda): qualcuno alla scadenza deve pagare. E se in giro non c’è il becco d’un quattrino, occorrono soltanto acquafrescai capaci di mestare lì dove le cose puzzano. Bene, se il futuro dell’Avellino dovrà essere dunque legato a qualcuno che ha necessità di lavare panni (e altro) sporchi, non c’è da augurarsi che spunti in tempo utile all’orizzonte. Meglio che le trattative di cui si parla in queste ore (perché ci sono) non vadano a buon fine. La società resti nelle mani dei Pugliese fin quando i nodi non vengano al pettine. Meglio averli al comando per un altro anno, dando loro l’opportunità di scontare fino in fondo l’affronto fatto alla piazza blasonata, piuttosto che finire dalla padella nella brace. Ma c’è da chiedersi: i Pugliese vorranno continuare? Beh, basta che non si prendano altre deleterie pause di riflessione. L’ultima la ricordiamo. Hanno pensato e ripensato. Mentre loro studiavano uno come Vavassori ha fiutato la male parata e si è dileguato. Perfino uno come Sarri, a 24 ore dall’inizio del campionato, ha preferito la disoccupazione al rapporto con un signore chiamato Lucchesi. Chissà a quale incantatore di serpenti penseranno adesso. Ma l’ironia vera è che non c’è orizzonte diverso a portata di mano. La rotta tracciata dal sindaco (consegnare la società a costo zero) è poco più che una boutade. Frasi fatte che servono a poco. I Pugliese non sono tipi da uscire di scena con niente fra le mani. Avevano appena messo la testa fuori dal sacco, quei 21 punti racimolati in un girone d’andata che a loro evidentemente appariva miracoloso, che già puntavano i piedi chiedendo soldi a destra e a manca. Provincia, Comune, Air: tutti - a loro dire - avrebbero dovuto sostenere il progetto. E che piglio, ad ogni rara vitttoria dei giocatori, mostravano in sala stampa. Parlavano come un Moratti o un Sensi, ma a porgere il microfono non c’erano Rai, Sky o Mediaset. E la gente mostrava loro sostegno. I tifosi, l’ambiente, erano schierati al loro fianco o al loro seguito, come fossero i Re Magi. Come avessero da portare veramente qualcosa in dote. Gli stesso, oggi, ne chiedono la cacciata. Come da qualche parte ci fossero altri Re e altri doni pronti e disponibili. Mettessero fra le mani del sindaco la società (o quella parte di sosicetà che è nella loro disponibilità) e si riaprirebbe quella messa “pezzente” che abbiamo già visto. Dicono che il passato insegni. Beh, se quei mesi della X nel calendario della B qualcosa hanno insegnato è che da questo cilindro non viene mai fuori il coniglio che fa ridire i ragazzini. La città, la storia sportiva di questa provincia, è stanca dei prestigiatori taroccati. Meglio dirottare i sogni da qualche altra parte. Se mollano a costo zero, magari un sigaro cubano glielo regaliamo noi, ai Pugliese. Garantito.




Ottopagine


mar mag 27, 2008 1:02 pm
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Messaggio Re: La rassegna stampa dei munnezzari
Avellino club salerno ha scritto:
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mar mag 27, 2008 1:05 pm
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Il sindaco: i dirigenti portino le carte in Comune. Trattativa fantasma con una cordata

Calcio Avellino, incubo fallimento
Timori per il futuro della società dopo la retrocessione. Pugliese sceglie il silenzio

Gli scenari. Dopo la retrocessione in C 1, all'orizzonte si profilano nubi scure, che minacciano fulmini e tempeste. Cosa ne sarà dell'Avellino? Riuscirà il club biancoverde a centrare l’obiettivo minimo di iscriversi al campionato di calcio di serie C1? I Pugliese resteranno o abbandoneranno la barca che fa acqua da tutte le parti? C'è già chi parla delle solite cordate pronte a subentrare (in tal senso prevista oggi una riunione a Napoli). E chi sogna che Ercolino possa, con l'aiuto di Sarno, mettere in piedi quella famosa Polisportiva di cui si è parlato nelle scorse settimane. I conti. Cosa resta dell'Avellino? Poco o nulla. I giocatori di proprietà del sodalizio irpino si contano sulle dita di una mano (Gragnaniello, il terzo portiere De Marco, il baby Sirignano, l’infortunato Stella e l’oggetto misterioso Kenesei, ndr). E poi: un robusta dose di debiti in bilancio, la mutualità bloccata dalla Lega e il 50% delle azioni sequestrate. Sindaco in campo. Intanto la «mazzata» della retrocessione provoca reazioni in città. Il sindaco Galasso dice: «I Pugliese consegnino il titolo della società al Comune a costo zero e ci impegneremo per la società biancoverde». I Pugliese, dal canto loro, scelgono la via del silenzio.

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mar mag 27, 2008 4:05 pm
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Messaggio fonte IL MATTINO del 27 maggio 2008
Cita:
Avellino crac: cifre in rosso, futuro nero

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All'orizzonte si profilano nubi scure, che minacciano fulmini e tempeste. Cosa ne sarà dell'Avellino? Riuscirà il club biancoverde a centrare l’obiettivo minimo di iscriversi al campionato di serie C1? I Pugliese resteranno o abbandoneranno la barca che fa acqua da tutte le parti? C'è già chi parla delle solite cordate pronte a subentrare. E chi sogna che Ercolino possa, con l'aiuto di Sarno, mettere in piedi quella famosa Polisportiva di cui si è parlato nelle scorse settimane. Per ora, di vero, c'è soltanto la retrocessione. Che s'è materializzata dopo mesi di lunga e tormentata agonia. Cosa resta dell'Avellino? Poco o nulla. I giocatori di proprietà del sodalizio irpino si contano sulle dita di una mano (Gragnaniello, il terzo portiere De Marco, il baby Sirignano, l’infortunato Stella e l’oggetto misterioso Kenesei, ndr). E poi: un robusta dose di debiti in bilancio, la mutualità bloccata dalla Lega e il 50% delle azioni sequestrate. Cifre in rosso, che la dicono lunga sul futuro che attende il calcio avellinese. Nel popolo biancoverde c’era chi sognava di poter festeggiare in serie A, nel 2012, il centenario della fondazione A. E invece ora si rischia, con l'annullamento del Lodo Petrucci, di ripartire dalla serie D. Calcio amaro e crudele. Proprio nell'anno in cui Marco Pugliese, il presidente, diventa un Deputato della Repubblica Italiana, l'Avellino torna in serie C. A testa bassa, senza orgoglio e senza onore. Senza lottare. Ora cominciano giorni di febbrile attesa. Per capire, soprattutto, se i Pugliese decideranno di passare la mano o di continuare l'avventura. Sono cambiate tante cose rispetto a due stagioni fa. Quando, dopo la retrocessione con Colomba, si ripartì con ambizioni di rilancio immediato puntando tutto su Galderisi e su un gruppo storico di fedelissimi (da Cecere e Puleo a Biancolino, passando per Riccio, Ametrano e D'Andrea) che alla fine risultarono determinanti per la riconquista della cadetteria. La storia, stavolta, non si ripeterà. Perché a contratto definitivo l'Avellino ha pochi calciatori e tutti baby che anche in C avrebbero difficoltà a trovare spazio. Secondo interrogativo: che fine faranno quei 6 milioni di euro di mutualità congelati un mese e mezzo fa per inadempienze finanziarie (fidejussioni non completamente coperte)? I Pugliese riusciranno a riprenderseli o dovranno rinunciarvi? Altro nodo da sciogliere: il passaggio societario. Ci saranno imprenditori disposti a rilevare il 50% del pacchetto societario e trattare l'altro 50% con il Tribunale di Nola? L'Us Avellino non sembra una società così solida come troppe volte si è frettolosamente detto. Negli anni passati in molti hanno tentato la scalata: da Vincenzo Ercolino a Ferruccio Capone, senza dimenticare le pittoresche sortite dei fratelli Carino. E tutti, uscendo dalla trattativa, avevano accennato ad una situazione economica apparsa scarsamente florida e poco chiara, con esposizioni debitorie quantificabili attorno ai 6-7 milioni di euro. E ora si torna a trattare. Spunteranno acquirenti fantasma. Il futuro dipende solo dai Pugliese, che saranno chiamati ad iscrivere l'Avellino al campionato di serie C. La «salvezza» del club è nelle loro mani. Purtroppo, direbbero in molti. Ma il momento della verità è vicino. La Lega di C è meno flessibile di quella di A e B. Macalli pretende da tutti il rispetto delle regole. Un mese per mettersi a posto. Potrebbe non bastare per far quadrare i conti di una società a pezzi che difficilmente ripartirà (se ne avrà la forza) con ambizioni di vittoria.


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Cordata misteriosa, c’è un incontro a Napoli


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Il giorno dopo è di quelli all’insegna del silenzio e della riflessione. Massimo Pugliese non rilascia dichiarazioni, chiuso nel suo ufficio dell’Elital di Pianodardine. Il telefono privato e dell’ufficio squilla in continuazione, a vuoto. Per ora di analizzare la riflessione in pubblico, davanti a taccuini e telecamere, non se ne parla. Il confronto del patron è solo con i collaboratori più stretti, e il futuro resta ancora un enorme punto interrogativo. Ma forse qualcosa in più si potrà capire nella giornata di oggi. In serata infatti dovrebbe esserci un primo incontro con un gruppo di imprenditori interessati a rilevare l’Us Avellino. Ancora segreta l’identità, anche se sembra che si tratti di un napoletano ed un romano. Il luogo del confronto sarà lo studio del professor Michele Sandulli a Napoli. Sandulli, docente ordinario di diritto economico alla Terza Università di Roma, è da sempre vicino ai Pugliese e sembra che sia stato scelto dalla proprietà come referente per un futuro progetto di rilancio del club irpino. Ma anche i termini della trattativa sono tutti da stabilire. Prima di tutto ancora non è chiaro se Pugliese sia o meno intenzionato a cedere l’intero pacchetto (il cinquanta per cento è ancora sotto sequestro giudiziario ndr) della società, ed in questo caso potrebbe succedere a costo zero, oppure se rimanere, affiancando i due nuovi imprenditori. Certo è che in passato, ed in più di una occasione, il patron ha sottolineato la sua volontà di cedere l’Avellino a patto di confrontarsi con persone serie e capaci di offrire le giuste garanzie. Chissà che questa volta non possa essere davvero quella buona. Aspettare e sperare è d’obbligo. Così come sarà obbligatorio ricapitalizzare la società. La scadenza per la presentazione dei bilanci è fissata al prossimo 30 giugno. Prima di quella data sarà necessario effettuare una ricapitalizzazione di cinque milioni di euro. Solo dopo questa operazione, l’iscrizione al campionato di serie C sarà una formalità. Il rischio, se tutto questo non dovesse succedere, è di una forte penalizzazione. Ambienti vicini alla società fanno sapere che Pugliese va su tutte le furie quando sente parlare di fallimento. «Sono fandonie - avrebbe ribadito più volte - la società non rischia niente». Pur confermando di essere intenzionato a trattare con nuovi acquirenti. E chissà che in gioco, oltre a questa nuova cordata di imprenditori, non torni pure il costruttore Ercolino. Due mesi fa aveva annunciato la volontà di costruire una Polisportiva, dal basket al calcio. Allora Pugliese si disse non interessato al progetto, ma la squadra irpina non era ancora ripiombata nell’inferno della C. Un dato, però, resta certo: chiunque sarà il nuovo proprietario dell’Avellino dovrà puntare su un progetto chiaro. Questo è il pensiero dei tifosi, esausti e mortificati da campionati in altalena tra la B e la C1 e dalla mancanza di una programmazione seria. Da ricostruire c’è anche una intera squadra. Solo quattro infatti (Gragnaniello, Corallo, Sirignano e Porcari) sono i giocatori di proprietà della società biancoverde. Tutti gli altri sono prestiti, con diritto di riscatto e senza, e comproprietà.


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ANCHE IL SINDACO SI MOSTRA PREOCCUPATO PER IL FUTURO

«Azzerare i debiti, poi il Comune interverrà»

Il primo cittadino è anche il primo tifoso :boh: :lol: :lol: . E per questo il futuro dell’Avellino calcio lo preoccupa non poco. Sindaco Galasso, l'Avellino dice addio alla B con una giornata d'anticipo. E i tifosi chiedono un suo intervento. Cosa può fare? «Il Comune ha già fatto quanto di sua competenza ad inizio di campionato con i lavori per mettere in sicurezza lo stadio. Per quanto riguarda il cambio di società auspicato dai tifosi non ci tiriamo certo indietro per un intervento finalizzato a trovare imprenditori disponibili ad investire nel mondo del calcio. Naturalmente, però, la società ci dev'essere consegnata a "costo zero". Il titolo portato al Comune e, quindi, alla città non può essere comprensivo dei debiti». Si aspettava un epilogo così deludente? «Se devo essere sincero, da tifoso sì. È stata quasi una morte annunciata. Nel corso del campionato non c'è stato mai il convincimento di poter superare la fase di grande difficoltà in cui si è venuta a trovare la squadra già in avvio di stagione per cui, accumulando di giorno in giorno delusione, diciamo che ci eravamo quasi rassegnati all'idea della retrocessione». Negli ultimi sei anni l'Avellino ha conquistato tre promozioni in serie B e altrettante retrocessioni... «Quando i risultati non arrivano sicuramente c'è qualcosa che non va e bisogna fare autocritica. A distanza di tempo, ci siamo trovati di fronte a situazioni simili più volte, questo significa che siamo bravi a salire nella serie superiore ma non altrettanto bravi a rimanerci. Penso proprio che la permanenza in serie B debba essere programmata bene». In che modo? «Con una società solida che costruisca una squadra competitiva. È meglio restare in serie C un anno in più che andare avanti con questa altalena di promozioni e retrocessioni che non fa bene a nessuno e soprattutto alla città che merita di più di quanto al momento il calcio ad Avellino offre». C'è anche un po' di rammarico? «Di rammarico ce n'è tanto. La salvezza è stata buttata via, hanno ragione i tifosi. Il campionato di cadetteria non era quello degli anni scorsi, l'Avellino ha incontrato squadre che, sulla carta, erano alla sua altezza. Con un po' di attenzione e maggiore impegno sul campo la salvezza poteva essere raggiunta. È questo il rammarico più grande. Ora, però, bisogna guardare avanti». Che messaggio lancia ai tifosi? «I tifosi sanno che i presidenti, dirigenti e calciatori passano, restano i colori. È da questo che bisogna ripartire per ottenere una rivincita su quello che è accaduto quest'anno».


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I TIFOSI
«Solo indifferenza oggi alla ripresa degli allenamenti»


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Indifferenza totale. Almeno per i prossimi giorni. Questo pomeriggio la squadra biancoverde, fresca di retrocessione, alla ripresa della preparazione, al Partenio, non sarà «degnata» nemmeno di una tiepida contestazione. Per la tifoseria è meglio non sprecare più fiato prezioso per un collettivo abulico, sprofondato nuovamente in serie C. Dunque, ufficialmente, oggi nessuna protesta, dopo lo sfogo esploso dinanzi alla porta carraia ieri l’altro al rientro da Bari dell’Avellino di Calori. Domenica, probabilmente, nell’ultima di campionato col Brescia, il saluto ironico finale. Ma ora, a caldo, è preferibile il silenzio. «Sono nauseato - commenta Antonio De Palma della Curva Sud -, quindi, ho deciso di ignorare completamente la squadra. Una compagine che, poi, non è altro che lo specchio della società. Una retrocessione figlia dei fratelli Pugliese. So di ricevere l’ennesima coltellata al cuore, ma domenica allo stadio ci sarò». L’Avellino riprenderà gli allenamenti da sconfitto e l’ingresso negli spogliatoi della squadra dovrebbe passare inosservato. «Non ho intenzione di vedere più questa gente - dice Giuseppe Pizzulo, degli Indomitables di Vallesaccarda -, società compresa. La retrocessione porta la firma dei fratelli Pugliese». Una squadra che non ha mai entusiasmato. «Le contastazioni sono altre - fa notare Tommaso Acernese di Dentecane -. Le chiacchiere non sfiorano neppure questi mercenari che tra sette giorni saranno già altrove. E sulla società stendiamo un velo pietoso». «Che senso ha contestare ancora? Società e squadra hanno dimostrato quanto valgono», aggiunge Antonio Barone dei supporter Biancoverdi Forino. «Ormai ogni parola è superflua», conclude Vincenzo D’Adamo, dei Lupi Mannari Gesualdo.

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Messaggio Re: fonte IL MATTINO del 27 maggio 2008
Pirata_pie ha scritto:
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ANCHE IL SINDACO SI MOSTRA PREOCCUPATO PER IL FUTURO

«Azzerare i debiti, poi il Comune interverrà»

Il primo cittadino è anche il primo tifoso :boh: :lol: :lol: . E per questo il futuro dell’Avellino calcio lo preoccupa non poco. Sindaco Galasso, l'Avellino dice addio alla B con una giornata d'anticipo. E i tifosi chiedono un suo intervento. Cosa può fare? «Il Comune ha già fatto quanto di sua competenza ad inizio di campionato con i lavori per mettere in sicurezza lo stadio. Per quanto riguarda il cambio di società auspicato dai tifosi non ci tiriamo certo indietro per un intervento finalizzato a trovare imprenditori disponibili ad investire nel mondo del calcio. Naturalmente, però, la società ci dev'essere consegnata a "costo zero". Il titolo portato al Comune e, quindi, alla città non può essere comprensivo dei debiti». Si aspettava un epilogo così deludente? «Se devo essere sincero, da tifoso sì. È stata quasi una morte annunciata. Nel corso del campionato non c'è stato mai il convincimento di poter superare la fase di grande difficoltà in cui si è venuta a trovare la squadra già in avvio di stagione per cui, accumulando di giorno in giorno delusione, diciamo che ci eravamo quasi rassegnati all'idea della retrocessione». Negli ultimi sei anni l'Avellino ha conquistato tre promozioni in serie B e altrettante retrocessioni... «Quando i risultati non arrivano sicuramente c'è qualcosa che non va e bisogna fare autocritica. A distanza di tempo, ci siamo trovati di fronte a situazioni simili più volte, questo significa che siamo bravi a salire nella serie superiore ma non altrettanto bravi a rimanerci. Penso proprio che la permanenza in serie B debba essere programmata bene». In che modo? «Con una società solida che costruisca una squadra competitiva. È meglio restare in serie C un anno in più che andare avanti con questa altalena di promozioni e retrocessioni che non fa bene a nessuno e soprattutto alla città che merita di più di quanto al momento il calcio ad Avellino offre». C'è anche un po' di rammarico? «Di rammarico ce n'è tanto. La salvezza è stata buttata via, hanno ragione i tifosi. Il campionato di cadetteria non era quello degli anni scorsi, l'Avellino ha incontrato squadre che, sulla carta, erano alla sua altezza. Con un po' di attenzione e maggiore impegno sul campo la salvezza poteva essere raggiunta. È questo il rammarico più grande. Ora, però, bisogna guardare avanti». Che messaggio lancia ai tifosi? «I tifosi sanno che i presidenti, dirigenti e calciatori passano, restano i colori. È da questo che bisogna ripartire per ottenere una rivincita su quello che è accaduto quest'anno».




Questa è la persona che vorrebbe gestire l'Avellino del dopo pugliese e traghettarla verso un buon imprenditore

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LA POLITICA
Comune, prima bocciatura per il bilancio

Bocciato l’elenco dei beni alienabili che l’amministrazione comunale di Avellino ha deciso di mettere in vendita per far cassa. La lista, che rientra nel bilancio di previsione, è finita ieri all’attenzione della riunione congiunta delle commissioni Urbanistica e Finanze. Hanno votato contro gli esponenti di An, a favore quelli del Pd, mentre si sono astenuti i demitiani. La decisione del gruppo che si rifà al leader di Nusco rappresenta la «spia» di quello che sarà l’atteggiamento in aula sul bilancio. Oggi si potrebbe avere una prima conferma: la commissione Finanze si pronuncerà sulla questione, in vista della sessione consiliare che si apre domani pomeriggio per trattare l’argomento. In caso di seconda astensione è pronosticabile una posizione identica dei demitiani nell’ambito dell’assise, facilitando in tale maniera l’approvazione del documento di programmazione economica. In pratica, un «lasciapassare» per il proseguimento dell’esperienza amministrativa del sindaco Galasso (nella foto) e della sua giunta. L’idea del primo cittadino è di incassare il «sì» sul bilancio per procedere successivamente ad integrare la giunta. Dalla posizione della componente demitiana che avrà in questa occasione, Galasso adotterà decisioni conseguenti: divorzio defintivo o la ricerca di un nuovo dialogo. «Da un lato osserviamo che la posizione dei demitiani permane nell’ambiguità - commenta il capogruppo di An, Giovanni D’Ercole, che ieri ha bocciato la lista dei beni alienabili -. Dire di voler fare l’opposizione astenendosi su tutte le pratiche non è coerente. Dall’altro, constatiamo che questa strada non porterà a niente, perchè perdono l’unica arma che hanno per fare pressione sul resto della maggioranza e sul sindaco. C’è da sottolineare, inoltre, l’assenza alla riunione delle due commissioni dei componenti Pd. Se non riescono a garantire neanche queste presenze, mi chiedo in che modo hanno intenzione di proseguire l’azione con un solo esponente in più di maggioranza rispetto agli avversari».



Stam proprio a post :frusta: :frusta: :frusta:

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